INTERVISTA AL SEGRETARIO GENERALE UIL, VINCENZO TORTORELLI: L'IDEA DI UNA NUOVA REGIONE

di Massimo Brancati
Lunedì, 27 Gennaio 2020 20:12

 

Solo due settimane fa Vincenzo Tortorelli veniva eletto segretario regionale della UIL. Il “segretario operaio”, figlio di un operaio e dipendente della FCA di Melfi, 49 anni, da pochi giorni ha avviato all’interno del sindacato il lavoro di rilancio della confederalità e all’esterno, in sintonia con i colleghi di Cgil e Cisl, partecipa alla nuova fase di azione comune a sostegno della piattaforma unitaria.

Segretario facciamo un po’ di autobiografia. Chi è Vincenzo Tortorelli? Un identikit veloce.

La mia scuola è quella dell’operaio Fiat. Dentro una formidabile scommessa. Dal “prato verde” a operai formati per un’impresa unica: uno stabilimento modernissimo, una nuova cultura industriale, l’organizzazione just in time. Cose nuovissime. Un primo impegno sindacale di giovane lavoratore venticinquenne in Fiat, poi l’arco si tende fino ad arrivare oggi al vertice della Uil regionale. Una vertigine!

Mi ispiro a quei valori di appartenenza, di lealtà, in uno spirito di miglioramento continuo. Fabbricatore e costruttore. La ricerca e la scoperta di una direzione nelle cose del mondo d’oggi, così complesso da decifrare. Poi se vuoi cambiarlo, ancora di più.

Fasi alterne in Fiat ma sempre ispirati ad un riformismo possibile, vissuto, sperimentato nella sottoscrizione di accordi, oltre ogni radicalismo e conflittualità sterili per assicurare i livelli occupazionali. Fino alla recente fusione Fca-Psa. Guardiamo in positivo a questa nuova sfida, sempre conservando un punto di vista sindacale e autonomo. Permangono incertezze e preoccupazioni da fugare scoprendo le carte del programma e delle scelte produttive, a cominciare dagli effetti del Memorandum. Come in Francia, l’auspicio è di definire un’armatura di politiche industriali, governative e di efficaci strumenti come i cosiddetti “pôles de compétitivité”, clusters di alta manifattura a livello regionale.

C’è una continuità evidente con la direzione di Carmine Vaccaro nei dieci anni di guida della Uil e prima ancora di Michele Delicio. E poi ora c'è lei...

Sono loro che ringrazio con la Uil tutta, che conosco e che mi conosce. Ringrazio Carmine. Quel suo modo di condurre, esuberante e generoso, ha slargato gli orizzonti della Uil. Altri compiti sono stati assunti per migliorare il sociale, il vivere collettivo. Lo ha fatto con vere invenzioni. Il sindacato, la Uil, che pensa con il suo Centro studi. E quante altre innovazioni, penso al Meeting di Metaponto.

Nuovi diritti e nuove conquiste del mondo del lavoro nella dimensione locale dello sviluppo. Mi ritrovo in questa visione. Chiedersi sempre cosa significhi nel XXI secolo “portare avanti chi è nato indietro”.

Ora ci sono io, c’è il sè di chi è chiamato. Con una sensibilità nuova ma sempre affidabile, forgiato alla scuola UIL. Mi auguro di proseguire bene questa opera con l’aiuto convinto di tutta la Uil a cui chiedo di fare un altro passo in avanti. Innovazione e continuità, storia ed invenzione. Una testimonianza nuova, credo giusta ed adeguata. È il tempo che il coraggio si coniughi con il rilancio della confederalità per rafforzare il progetto di sindacato delle comunità. Per fare questo ed altro ho bisogno di tutti, dal segretario di categoria al delegato, all’iscritto.

 

Come immaginate nella Uil un nuovo  sviluppo regionale. Cosa pensate?

Che bisogna battersi per un’idea di un'altra regione. Con un nuovo robusto blocco sociale. Senza una scala di priorità che veda in prima linea il tema del lavoro, dell’occupazione, dell’ impresa e dei giovani, senza una visione del ruolo della Basilicata nell’Italia di domani, senza un impiego produttivo e finalizzato delle risorse molteplici che pure derivano alla regione, il declino ed un destino di semplice sopravvivenza è cosa irreversibile.

Un cammino virtuoso è possibile con “realismo e ambizione”,  come qualcuno ha detto. Questa credo sia l’atteggiamento giusto. Il riuscire a tenere insieme tre dimensioni il  ritardo italiano e meridionale; l’assicurazione di fare insieme un nuovo percorso, in spirito di solidarietà (senza lasciare indietro nessuno) e di identità (il “come siamo”).

Ci dici qualcosa di più specifico  sulla visione di un diverso sviluppo regionale possibile. Ci indichi modalità, appuntamenti. Come fare dal tuo osservatorio.

Il recente lavoro di elaborazione e proposte unitario di Cgil Cisl Uil è qualcosa di nuovo e formidabile, che deve continuare ad ispirare l’azione del sindacato lucano. Lo abbiamo avvertito alla manifestazione splendida del 18 ottobre al Cecilia di Tito. Sta crescendo un patrimonio di idee, di opinione e di battaglie comuni, anche con le associazioni imprenditoriali e del terzo settore, per affermare visioni e programmi di una nuova regione. Ci vuole un’offensiva per convincere le parti istituzionali che le cose o si fanno insieme oppure si rischia la marginalità e l’inconsistenza.

Mi auguro che il Presidente Bardi cambi idea sulle relazioni sindacali. Non ha senso decidere da soli nell’Istituzione, distaccati dall’apporto preliminare e dal coinvolgimento profondo del mondo sindacale e imprenditoriale. C’è una indiscutibile e riconosciuta responsabilità sociale di cui sono portatori le forze rappresentative del lavoro e dell’impresa. La regione deve rilanciarsi nell’esterno della competitività globale dei mercati. Con una propria fisionomia slow e meridiana. Un modello alla Cucinelli, un’ambientazione attrattiva stile Marche-Umbria. Che dire della meraviglia che le vie lucane e meridionali della transumanza riconosciuta patrimonio Unesco?!

Ecco, cerchiamo il filo rosso. Ripartiamo dai motori dello sviluppo lucano.

Intanto serve una visione e pianificazione strategica, non a spezzoni, assente nella storia recente della regione. Un pieno di programmi e di direzionalità nello sviluppo. Ambiente come salvaguardia e come valorizzazione, come ricchezza delle tante internalità dei comuni lucani impoveriti. Invece luoghi potenziali di rilancio produttivo e di protezione sociale degli abitati e della ruralità.

E poi vi è la questione delle questioni: come evolverà l’industria dell’energia per traguardare gli obiettivi ambientali europei al 2030 (e poi al 2050) di auspicata e graduale decarbonizzazione.

Bisogna aprire con le compagnie, e con lo Stato, un serrato confronto per spostare nel contesto locale pezzi e settori diversificati dell’industria di trasformazione energetica.

Un caleidoscopio di strumenti territoriali, incluso quello di un distretto energetico con le certificazioni areali ed un robusto piano paesaggistico, oltre che capace di mettere a frutto le notevoli rinvenienze da royalties per il vantaggio delle generazioni che verranno e per cumulare investimenti produttivi.

Bene. Per tutti questi aspetti bisogna battersi per conferire al complesso estrattivo trasformativo lucano uno status di distretto meridionale della sostenibilità socio-ambientale e di ridefinizione della trama infrastrutturale lucana.

Ci può dire in modo semplice qualcosa di nuovo sul nesso lavoro, ricerca innovazione e qualche proposta concreta.

La centralità dei nuovi lavori, delle competenze sempre più specialistiche che spesso non si trovano, delle nuove tecnologie e di nuovi, più massicci ed adeguati investimenti sta in cima alle proposte del Manifesto unitario. Fenomeni che sono già in Basilicata. In 3 casi su 10 le imprese prevedono di avere difficoltà nel reperimento dei profili desiderati. Alternanza scuola-lavoro, misure complementari all’istruzione, formazione post-lauream, ect. per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, partendo da ciò che i nuovi tempi ed il mercato richiedono. Ben oltre il modello rigido ed antico della formazione cristallizzata a catalogo.

E poi modelli assolutamente innovativi. La stessa  sfida di Academy Basilicata, un trust (tra Federico II di Napoli e UNIBAS) che mira a coinvolgere nella ricerca imprese anche prestigiose come Huawei, per creare opportunità di lavoro già negli ultimi anni di formazione universitaria.

È chiaro che le opportunità di lavoro crescono se cresce l’economia e la produzione. Attenzione speciale va posta sugli anelli mancanti di filiere produttive aperte, attraendo investitori esterni e sollecitando capitale locale per completare il processo generativo di reddito e occupazione (es. le semi-filiere della trasformazione dei prodotti ago-alimentari, dell’energia e dell’industria boschiva).

State riflettendo da tempo sulle criticità e sulle opportunità del modello di welfare lucano…

Famiglia, infanzia, anziani, salute, non autosufficienze, immigrati, accoglienza-integrazione, povertà sono i paradigmi  sui quali occorre costruire le nuove opportunità e i nuovi servizi.

L’idea è quella di spingere il comparto socio-sanitario come asse di un nuovo sviluppo  sociale della regione. Con l’occhio di chi se ne occupa e lavora e con lo sguardo dei pazienti e delle persone di cui prendersi cura!

Serve un grande progetto che prefiguri la sanità futura del nuovo Patto per la salute.

Una rete ospedaliera di grande affidabilità, oltre un arroccamento decisionale sul S.Carlo, valorizzando i presidi decentrati con un governo più diretto dei servizi, attuando con limpidezza il modello degli ‘ospedali di base’. Nel contempo rafforzare le funzioni superiori di eccellenza dei Dea di I e II livello di Potenza e Matera, insieme all’Irccs Crob, nell’ambito di un piano oncologico regionale ancora lontano dal suo avvio.

E poi affrontare la crescente domanda di cure e di assistenza verso la cronicità (non autosufficienza, salute mentale, dipendenze). Oltre a sperimentare una serie di Pacchetti di cura con  una sfera della gratuità. Dal ‘percorso donna’ all’area delle disabilità, a quella delle devianze e dei nuovi stili di vita.

Lavoro e buone policies. Come stanno le cose?

Due passi avanti e tre indietro! Abbiamo definito leggi e provvedimenti, eppure nel tempo manca ancora l’attrezzo di una politica del lavoro regionale che allinei i diversi soggetti in campo (Cpi, datori di lavoro, consulenti, terzo settore, enti di formazione, camere commercio, categorie, confederazioni sociali, poli formativi e strutture socio-sanitarie). Essenziale con i nuovi Fondi Ue è mettere su un modello di impiego assolutamente rivoluzionario, centrato su di un vero partenariato sociale, costruttore con la Regione del panel di obiettivi e progetti da attuare insieme. Su questo bisogna fare una battaglia per modificare i comportamenti insufficienti e disorientanti del passato.

Infine la questione istituzionale…

Partiamo dalla riforma degli Enti e degli uffici regionali. Non può essere un appendice a sè stante delle cose da fare, come appare nei recenti provvedimenti, ma anche nel passato. Si è andati un po’ a fantasia nel rimodulare compiti e funzioni dei Dipartimenti.

Bisogna affermare un punto essenziale. La definizione del buon apparato regionale deve essere coerente con le politiche di sviluppo e i programmi strategici; rilanciare i compiti di governo-guida della Regione,  intesa come holding di funzioni alte di governo, trust, polo  di committenza verso strutture allineate di service, Enti e Agenzie riordinate per settori e mission.

Le OO.SS. hanno idee e progetti su questi temi, contenuti nel Manifesto Unitario .

Qualche suggestione sulle città capoluogo.

Gli esperti di geografia conoscono la Basilicata come la “regione senza città”. Nel tempo delle smart city e della sostenibilità urbana Potenza avverte i temi di una vera e propria rigenerazione dell’abitare, del vivere e lavorare. Non solo l’esigenza di nuovi servizi o di adeguate funzioni o di qualità urbana diffusa, quanto di bene unico, irriproducibile, denso di rapporti sociali.

Serve una sorta di Kilometro Rosso  e di Schema-Arduino. Magari con una Stu, una società strategica urbana,  veloce, “aggressiva”, che spinga, come non mai, la funzione di centro direzionale di Potenza a livello meridionale. Anche con uno statuto autonomo riconosciuto con legge regionale e con rango europeo .

E poi c’è Matera i giorni dopo la capitale della cultura. Non può finire così. Senza una ricaduta sulla vita e sul futuro della città e  dei suoi abitanti e dell’intera regione. Ci sono  altri lembi che intendono aggrapparsi strenuamente al convoglio dell’equivalenza “cultura = sviluppo”. Il Metapontino, la Magna Grecia, Venosa con Orazio e le catacombe ebraiche, i Castelli federiciani, l’unicum del Melfese. Bisogna poi avere chiari quali sono i meccanismi che riescono a trasformare la cultura in sviluppo economico. Incidere sul capitale cultura, attraverso una robusta dotazione di beni e servizi, contribuisce a migliorare la competitività del territorio, incrementandone la capacità produttiva e, dunque, i salari.

 A proposito di idee nuove. 

Ne dico alcune, alla rinfusa, come progetti bandiera da affinare e come buone provocazioni. Una scuola regionale di alta formazione per i quadri ed i dirigenti degli Ee.ll. e della Regione. L’aggancio  della Tav Napoli-Bari, con una stazione interpolare attrezzata, appulo-lucana, all’altezza del tracciato in mappa Bovino-Orsara e con una intercetta Candela –S.Nicola di Melfi. Così pensieri ad angolo giro e con i piedi per terra.

 

SCHEDA - Attività sindacale dal 1955

Vincenzo Tortorelli, 49 anni, coniugato con Maria, una figlia Letizia, dipendente FCA dove ha iniziato l'attività sindacale nel 1995, prima come delegato di stabilimento. Nel 2001 viene eletto segretario regionale della UIL Metalmeccanici, componente del Consiglio Nazionale UILM , con lui la UILM diventa il primo sindacato in FIAT nel 2007. Lascia la UILM in un'ottima situazione di iscritti, consensi e di posizionamento nel 2014 per guidare la UIL Pensionati di Basilicata dove matura una esperienza importante al fianco del popolo degli anziani; ricopre l’incarico di Componente dell’Esecutivo Nazionale. Tra le tante iniziative, forse la più importante è quella di aver promosso insieme allo SPI-CGIL e FNP-CISL la realizzazione della legge sull’invecchiamento attivo, per dotare la nostra Regione di uno strumento innovativo al passo dei tempi e dei futuri cambiamenti, una regione sempre più anziana. Sino ad oggi ha ricoperto anche la delega di segretario organizzativo regionale della UIL di Basilicata.

 

 

 

 

 

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