Visualizza articoli per tag: uil

Questo è un Ferragosto di attesa ma anche di attraversamento delle paure, di conforto e ristoro per le famiglie, per le persone che lavorano e per chi è ai margini.

I mesi terribili che abbiamo attraversato hanno rafforzato la consapevolezza che per uscire dalla crisi occorre un cambio di passo, collettivo, verso una nuova dimensione di socialità e di comunità, con una robusta manovra di protezione sociale e con scelte chiare per un nuovo sviluppo: una messa alla prova, per tutti, e un esame di coscienza per una ripresa di senso capace di andare oltre lo sconcerto della Pandemia. Anche per il sindacato dei lavori, della prossimità, della mutualità e dei nuovi bisogni, compartecipe di visioni e destini di uno sviluppo, affatto scontato.

Nel 2020 le cose stanno cambiando drasticamente. Per il mercato del lavoro il 2020 sarà un anno nero con una perdita consistente di occupati di 8mila unità e ad essere colpiti saranno i giovani, i contratti precari, i redditi più bassi, le microimprese con un solo addetto, gli operatori delle varie forme della gig-economy.

È per questo che adesso (e non dopo), in questi tempi straordinari, è necessario intervenire con azioni straordinarie per affrontare con forza i nodi strutturali che della nostra regione. C’è un buon terzo della popolazione attiva lucana da transitare e ritrovare rinvigorito nella fase di ripartenza e rilancio.

Serve una misura ponte, emergenziale, di sostegno economico alle attività e alle famiglie. Come si è fatto in altre regioni, è utile la costituzione di un Fondo di investimenti sociali con le risorse dei Fondi UE riprogrammati e con un prestito-contribuzione straordinaria indotta dai player energetici.

Servono, poi, azioni lungimiranti per lo sviluppo con un concreto Piano Strategico regionale, compartecipato e condiviso da larghi starti della società lucana.

In autunno l’aspettativa è di un cambio sostanziale di paradigma e la sfida è tutta politica: spetta al Governo regionale formulare una proposta compiuta di pianificazione del futuro della regione che, ad oggi, tarda ad arrivare.

C’è da fare  un nuovo statuto materiale della regione!

È assurdo che a livello nazionale il Governo proceda, con il coinvolgimento pieno dei sindacati, nel complicato cammino di scelte e provvedimenti per la ripresa ed in Basilicata invece ci si chiude e si riduce al minimo il confronto.

Si apra una sessione intensa e decisionale per il futuro della Basilicata, senza consultazioni rituali, con al centro un documento di posizione ispirato e concreto, definito per assi strategici e obiettivi di fondo tracciati e declinati con metodo, cronologia, mobilitazione di investimenti e con la previsione di risultati attesi per reddito e occupazione.

Senza questa svolta netta, capace di incidere nella vita delle comunità, sarà ben difficile affrontare la crisi di autunno, a rischio è la tenuta sociale e il conflitto, diversamente, sarà inevitabile, con il sindacato a rappresentarne le ragioni profonde.

Si è ancora in tempo. Si metta perciò in gioco ciò che è stato finora e si scommetta sul futuro. Si provino nuove strade: ci si chieda cosa manca ai nostri centri urbani, cosa manca di moderno, di attuale, di qualitativo e quanto crescono il disagio e le diseguaglianze. Si diano delle risposte opportune!

Serve un modello di sviluppo più sociale che economico: conta il tema della sostenibilità ambientale,  del welfare e delle generazioni, delle infrastrutture; un patto tra una forte comunità di cura, un nuovo sistema di protezione sociale e sanitario; il mondo dell’impresa e del lavoro; il progetto di un vero grande polo produttivo lucano di mezzo fra i distretti metropolitani campano e pugliese, irrobustito dal biofarmaceutico, dall’ICT, dalla componentistica; nuove formule combinatorie tra risorsa idrica, l’ambiente appenninico e il bene paesaggio senza del quale non si può pensare di bloccare il dissesto idrogeologico dei luoghi legati ai decorsi fluviali. È l’idea del contratto di fiume che si sperimenta ora tra le Province ofantine.

Centrale è il processo di transizione energetica della Val d’Agri, necessariamente graduale e diffuso nel tempo, minacciato da arrangiamenti normativi dell’ultima ora. L’emendamento al Decreto semplificazione è una forte turbativa sia per l’assetto occupazionale locale,  già colpito dai  frequenti cambi di appalto, e sia per la continuità delle attività estrattive in essere e sottoposte a moratoria. Si alimenti invece un’intelligente visione compartecipata e contrattata attraverso i tavoli della trasparenza e di sito con i sindacati confederali e categoriali.

L’insieme di queste progettualità deve calare dentro le previsioni del Piano nazionale delle riforme e del Decreto rilancio. Spinga la regione in questa direzione e dica il Governo  quali  sono i cantieri, dove si aprono subito, con il presidio di missioni di sviluppo sul campo, strutture speciali come condensatori e garanti di una rapida e coordinata attuazione  (es. comparto  scuola).

La Regione attrezzi finalmente una linea di “strutture speciali di scopo”, dotate di elevata autonomia manageriale, capaci di realizzare progetti da tempo ritenuti strategici.

Una struttura speciale del lavoro, un’Ageforma rinnovata e delineata sulle politiche giovanili e della ricollocazione; un’altra digitale, architettura indispensabile per innervare la rete; una agroforestale, per un valore plurimo e produttivo dei beni, senza l’impaccio delle ristrette formule consortili.

Ecco alcune condizioni per farcela.

Martedì, 11 Agosto 2020 15:53

Studio UIL-EURES sulla Digitalizzazione della PA

La Uil e l’Eures, l’Istituto per le ricerche economiche e sociali, hanno presentato uno studio sulla Digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e sulla competitività del sistema Italia. I principali risultati: in Basilicata le Amministrazioni Locali in cui è possibile gestire almeno 1 servizio interamente “da remoto” rappresentano il 51,1% (prima regione è il Veneto con il 70,8%). Ancora, le Amministrazioni Pubbliche che nella nostra regione utilizzano sistemi di innovazione tecnologica anche semplicemente per le procedure di protocollo di atti e documenti, istanze di cittadini scendono al 45,2%.
Sono soprattutto le Amministrazioni Locali, ovvero gli “enti di prossimità” chiamati a dialogare più direttamente con cittadini e imprese – sottolinea lo studio – che confermano un evidente “ritardo digitale”: neanche la metà delle A.A. L.L. del nostro Paese (47,8%) riesce infatti a garantire la possibilità di gestire interamente «da remoto» l’iter di almeno 1 tra i 24 servizi più frequentemente erogati (Istat 2018). Una inadeguata digitalizzazione si riscontra chiaramente anche nelle «procedure interne»: ben il 44,9% delle AA.LL., infatti, protocolla ancora oltre la metà della documentazione prodotta attraverso procedure di tipo “analogico” (timbri, firme e sigle). Per la Uil la “conversione” digitale della società che ha coinvolto trasversalmente tutti gli aspetti della vita quotidiana impone una profonda trasformazione alla Pubblica Amministrazione, dalla cui efficienza dipende in buona misura la competitività di un sistema. A fronte di tale esigenza, in Italia la spinta alla digitalizzazione della P.A. ha visto profondi interventi sul piano normativo – dal Codice dell’Amministrazione Digitale (D.lgs. 82/2005) alla Riforma Madia – e, soprattutto, consistenti impegni di spesa: l’Agenzia per l’Italia Digitale segnala infatti per l’ultimo quinquennio una spesa media annua di 5,5 miliardi di euro, di cui il 66% per spese correnti e il 34% per “investimenti”. Le risorse finanziarie impiegate e la produzione normativa “dedicata” non hanno tuttavia garantito un’effettiva trasformazione digitale della PA, dove ancora oggi si fa spesso ricorso a procedure e strumenti “tradizionali”. Il problema principale, a tale riguardo, sembra risiedere nelle difficoltà di “chiusura del ciclo” della digitalizzazione: le nuove tecnologie, infatti, anche laddove presenti, spesso non generano innovazioni di processo o di prodotto, ma si usano per gestire singole attività.
Non a caso il monitoraggio sullo stato di avanzamento dei progetti di trasformazione digitale realizzato dall’Agenzia per l’Italia Digitale mostra come il raggiungimento dei principali obiettivi programmati per il 2020 – pur con qualche eccezione – risulti ancora distante.
Tra gli altri elementi dello studio. La disaggregazione territoriale segnala inoltre una marcata disomogeneità: nelle regioni del Nord, infatti, il livello di digitalizzazione dei servizi offerti dai comuni appare nettamente superiore a quello delle regioni del Sud: la più virtuosa è il Veneto, con una percentuale pari al 70%. Sono i comuni più piccoli a presentare le maggiori criticità: tra i quasi 2 mila comuni italiani con meno di mille residenti, infatti, solo uno su tre (33,7%) ha infatti interamente digitalizzato almeno un servizio al pubblico; tale valore sale al 40,8% nella fascia successiva (1.000-2.000 abitanti) e al 46,9% in quelli “da 2.000 a 3.000 residenti”, fino a raggiungere un valore pari all’81% nei 104 comuni che contano almeno 60 mila abitanti.
La scarsa informatizzazione dei servizi al pubblico si accompagna ad una ridotta digitalizzazione delle procedure interne, che garantirebbe maggiore efficienza e trasparenza.
Il Segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri sottolinea che “ l’Italia risulta ultima in Europa nell’utilizzo dei servizi di eGovernment. In sostanza, solo il 32,3% dei cittadini utilizza i sistemi telematici per interfacciarsi con la PA, a fronte del 67,3% della media UE. Inoltre, l’Italia si colloca al 25esimo posto, con un indice al 43,6% (la media UE è al 52,6%) per quel che riguarda la digitalizzazione dell’economia e della società nel suo insieme e, quindi, per diffusione delle nuove tecnologie. Leggermente migliore - prosegue Bombardieri - ma sempre al di sotto della media UE, il dato relativo alla digitalizzazione dei servizi pubblici: siamo al 19esimo posto, con un indice al 67,5% e una media UE al 72%. Davvero preoccupante, poi, è il fatto che neanche la metà delle Amministrazioni Locali sia in grado di gestire interamente da remoto almeno uno dei 24 servizi più frequentemente erogati. Non solo, ben il 44,9% di queste Amministrazioni protocolla ancora oltre la metà della documentazione prodotta attraverso procedure di tipo analogico. Alla luce di questi dati - ha precisato il leader della Uil - chiediamo al Governo e alla politica di decidere che la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione diventi uno dei principali asset strategici per l’utilizzo delle risorse del Recovery Fund. È necessario investire e formare perché su questo tema esiste, evidentemente, anche un problema di tipo culturale. Forse, tra le altre cose, sarebbe utile che il servizio pubblico radiotelevisivo - conclude il segretario della Uil - prevedesse l’inserimento nei propri palinsesti di programmi che educhino al digitale tutti i cittadini, sul modello di quel che accadeva alle origini della Rai con la famosa trasmissione del maestro Manzi, ‘Non è mai troppo tardi’ “

Nell’intervento al Consiglio Confederale della Uil di venerdì scorso il segretario Vincenzo Tortorelli ha lanciato un nuovo allarme: per le “ricadute” sociali ed economiche della pandemia c’è il rischio per tanta parte della società e dell’economia lucana di non farcela, anche nel medio tempo.

Segretario Tortorelli, chi sono i lucani che rischiano di non farcela?

A pagare il prezzo più alto è la popolazione in età da lavoro. Persone che chiedono aiuto. La Uil attraverso il suo Centro Studi lo sta rappresentando in questi giorni con indagini partendo da una valutazione: le fragilità sociali aumentano vertiginosamente!

A rischio c’è dunque la larga fascia di lavoratori e famiglie che si trovano tra occupazione e sospensione dell’attività produttiva: sono i 12mila cassaintegrati con perdite oscillanti intorno a 400/700

al mese; altrettanto per chi ha fruito di congedi parentali, con gravi conseguenze sulla capacità di reddito. Ci sono circa 20mila lavoratori lucani irregolari (800mila nel Mezzogiorno).

Ancora ai margini del mercato del lavoro i richiedenti il Rem, con 2.700 domande; gli 8mila disoccupati in cerca di prima occupazione esclusi dal mercato del lavoro nei prossimi mesi (500mila al Sud).

 

Dunque chi è già precario potrebbe restarlo per sempre?

E’ un altro rischio. Noi guardiamo con rinnovata attenzione a quelle fasce sociali a metà tra attività ed inattività. È il caso degli impieghi forestali assommabili a circa 6.000 unità; il contingente della disoccupazione e del lavoro agricolo immigrato di circa 15.000 unità; quello del reddito di cittadinanza intorno alle 12mila unità. Il ‘resto’ del mondo delle fragilità è riferibile al lavoro nero. Nel ‘purgatorio’ della ‘non attività’ spicca poi la fascia dei pensionati per invalidità ed accompagnamento per circa 25.000 unità. Nel complesso un’articolata sociale di circa. 50/60mila figure e famiglie di lucani sottoposte ai gravi disagi provocati dalla crisi Covid-19.

Un altro conto della precarietà è il mondo del lavoro autonomo, della stagionalità e atipicità di matrice lucana. Un perimetro di circa 57mila unità (richiedenti bonus 600 euro su dati Inps).

Sono tutte fragilità che coinvolgono classi e generazioni diverse. I più giovani impegnati nello spettacolo, nella cultura e soprattutto gli stagionali nei settori economici del turismo. Poi i cinquantenni del settore agricolo, i parasubordinati, i professionisti con partite Iva, numerosi nella classe di età intermedia 30-49 anni.

 

Ma a cosa servono gli strumenti di aiuti messi in campo?

È chiaro che gli strumenti anticrisi messi in campo a livello europeo ed italiano non saranno sufficienti. Il sistema ha necessità di uno scuotimento.

Servono due grandi piani per legare l’emergenza allo sviluppo. Un Fondo di investimento sociale regionale, una grande manovra-ponte di sostegno, di empowerment dei soggetti sociali e delle famiglie

colpite dalla crisi che rinforzi la capacità reddituale, di consumo e bisogni essenziali delle famiglie e dei ceti in discesa sociale per i colpi della crisi da Covid.

Per grandi schemi si può formulare un’agenda di nuove politiche e di campi di intervento da riportare

in un’azione di investimento sociale fondata su di un nuovo modello di prossimità, di valorizzazione dei borghi, di fertile crescita del fattore impresa locale legato all’ambiente ed alle caratteristiche del territorio e del nostro lavoro.

Sempre nel Consiglio Confederale ha lanciato un’idea suggestiva di una regione come ‘organismo-sociale’ che aiuta e transita le tante fragilità sociali verso un nuovo mondo. A cosa

pensa di preciso?

Innanzitutto alla riprogettazione dei settori-driver dello sviluppo per ricavare nuovo lavoro. In una visione di Green New Deal e di transizione energetica, con un vero scambio generazionale.

Abbiamo bisogno di riequilibrare poteri e cambiare organizzazioni, e di modificare radicalmente “come” si fanno le cose e “come” si usano i poteri e denari pubblici. È evidente che facciamo fatica a ritrovare nell’attuale compagine di governo regionale una chiara visione delle cose da fare, un vero e proprio progetto strategico.

C’è una sorta di arroccamento e di spaesamento della Giunta regionale che rischia di portare lontano l’Istituzione dai bisogni reali della comunità regionale. Sfugge l’impianto delle decisioni e delle scelte che appaiono separate e settoriali. Penso, per tutte, alla faticosa risalita, nel dopo Covid, delle funzioni

dell’assistenza sanitaria mentre si presenta uno schema di riordino centrato su due mega aziende, senza ripartire da una rivisitazione complessiva tra ospedale e territorio superando le criticità e le inefficienze registrate e senza interpretare i nuovi emergenti bisogni di salute.

Ora deve essere chiaro che spetta al Governo regionale, superando limitate visioni pregiudiziali nelle

relazioni sindacali, formulare una proposta compiuta di pianificazione che comunque tarda ad arrivare.

 

E i tavoli virtuali e più di recente con le presenze fisiche che il presidente Bardi ha convocato cosa hanno prodotto?

A quei tavoli ci è stato chiesto di fare proposte sui diversi temi, ma è evidente il rischio di cadere nella frammentazione e nella deriva dispersiva di opere ed interventi slegati da una visione complessiva.

È sempre in agguato il pericolo dello spezzettamento delle questioni. Nei limiti dati, abbiamo accettato unitariamente, con Cgil e Cisl, di sederci ai tavoli pur dopo le sconsiderate battute ed accuse di essere

ancorati a posizioni ottocentesche.

In un confronto serrato e dettagliato con il presidente cerchiamo comunque di censire, settore per settore, dal turismo all’agroindustria al terziario, un elenco delle cose da fare e da tradurre in scelte operative. È chiaro comunque che, insieme a risultati ed obiettivi conseguiti in questo lavoro congiunto

ai tavoli di settore, noi dobbiamo essere sempre vigili e sempre meglio attrezzati a rappresentare i programmi e le cose da fare, con completezza per definire lo scenario le battaglie del nuovo sviluppo.

Per rilanciare i temi di fondo e le azioni da intraprendere per indirizzare la ripresa. E su questi temi impegnarci per concordare intese con le alte forze sociali.

C’è il problema di fondo di una ripresa seria, approfondita del confronto istituzionale. Dobbiamo essere consapevoli che qui c’è un problema. Bisogna fare una battaglia per riprendere a pieno titolo le relazioni istituzionali e farne comprendere il valore generativo di sviluppo ed avanzamento sociale.

Ci riassume i punti cardine della vostra proposta?

Vado per titoli. La crescita Smart. Sviluppo, crescita e competitività dei comparti produttivi strategici per il territorio. Pacchetti localizzativi destinati a nuovi investitori. Puntare ad attrarre imprese del settore farmaceutico, biomedicale e delle attrezzature sanitarie ed igieniche. Imprese agroindustriali, stante la necessità di rilocalizzare tale filiera, per “accorciarla” dal punto di vista geografico, avvicinandola maggiormente ai consumatori.

Imprese dell’Ict, dei servizi on line, dell’e-commerce e della logistica on line che con la crisi sanitaria, hanno conquistato nuove quote di mercato. Pmi operanti nella componentistica per la produzione di energia rinnovabile. Rafforzamento del settore portante dell’automotive. La Rete tra Università, Enti di Ricerca e Imprese. Giovani, tecnologie e saperi. L’Innovazione Verde e Transizione Energetica. La svolta green per l’ambiente e l’energia. La cultura del Territorio. Agricoltura, agroalimentare e ruralità

 

Cosa manca per un sindacato all’altezza della sfida post Covid?

Serve un sindacato critico e costruttivo che tuttavia tiene ben chiaro in testa la prospettiva di regione per cui si batte. Le nostre idee di sviluppo devono trovare una maggiore convinzione nelle nostre battaglie e nel lavoro di rappresentanza delle categorie e di un più vasto mondo del sociale. Un lavoro di riconquista, di fiducia, che, intorno alla rivendicazione di un nuovo modello di evoluzione della nostra regione, si possano ritrovare le istanze per reinventare la regione e reinventare il Paese: sostenibilità, green economy, riforma fiscale e infrastrutture, mobilità. Puntando su un nuovo vitalismo della società, come dice De Rita (Censis), dobbiamo essere in grado di dare risposte a domande insistenti:

quali sono gli spiragli di una ripresa possibile, come riprendere (sia pure in discontinuità) il ciclo di un nuovo sviluppo aperto?

Non si può fare più come prima. I tempi sono straordinari, richiedono scommesse audaci, un muovere le cose con un processo di cambiamento compartecipato tra mondo istituzionale e sistema della rappresentanza sociale, con scelte politiche economiche locali più aggressive per la tenuta sociale ed i nodi strutturali interessati dall’impatto Covid.

Dunque: manovre poderose ed una ragionata selezione dei campi da modificare e degli obiettivi da perseguire.

Sabato, 13 Giugno 2020 20:50

INAUGURATA NUOVA SEDE UIL A SASSO DI CASTALDA

L’inaugurazione a Sasso di Castalda della nuova sede UIL alla presenza del sindaco Rocchino Nardo ed una delegazione di dirigenti di categoria della Uil assume molti significati. Intanto conferma l’impegno della Uil a garantire la propria presenza su tutto il territorio regionale, con uno sforzo organizzativo maggiore in questa fase di emergenza sanitaria e socio-economica, in un contesto che richiede “più sindacato” e attenzione alle comunità.
La collaborazione tra la UIL e il Governo comunale di Sasso di Castalda per la costituzione di questo nuovo punto di riferimento per tutti i cittadini è un importante segnale che dimostra la necessità dello stare insieme, di confrontarsi, per rispondere ai bisogni della collettività.
E’ questo un periodo particolare per le nostre piccole comunità locali che – sottolinea il segretario regionale della Uil Vincenzo Tortorelli – hanno più bisogno di servizi per tutti gli adempimenti previsti dalle misure nazionali e regionali di aiuto. La nostra attività è non solo questo. Offriamo un punto di incontro e di discussione per la ripresa della vita civile e sociale.

Ci vuole una risposta straordinaria e robusta del livello locale nella crisi da Covid 19 per sostenere le esigenze di famiglie e cittadini e quelle delle imprese. Intanto, va fatta chiarezza e vanno distinte le misure di aiuto straordinario – come quelle previste dal Governo ed annunciate dal Premier Conte e dal Ministro Gualtieri e come la Social Card Covid-19 della Regione – da quelle di breve e medio termine con al centro l’obiettivo della ripresa economica ed occupazionale. Per questa ragione, la costituzione di un ‘Fondo regionale di investimento sociale’ può essere un ottimo strumento moltiplicativo di risorse e di reddito adeguato al difficile momento depressivo e per buttare le basi sul dopo emergenza. Una strategia dunque anche a sostegno, complemento ed implementazione delle provvidenze che arrivano dal Governo nazionale sostanzialmente centrate sul rinforzo dell’offerta e di protezione sociale. Prima i bisogni di emergenza, la spesa e la vita quotidiana. Ma non limitiamoci a questo. È verosimile che per la storia, le caratteristiche, gli assetti produttivi, i territori e le catene del valore industriale sedimentate nei distretti del Nord ripartano prima ,recuperando ed elaborando nel tempo le ferite sociali e personali con un nuovo scatto di reni. Nel Mezzogiorno e nella nostra regione il ‘cosa fare’ per risalire la china richiederà verosimilmente più fatica e la risalita sconterà necessariamente più fatica, più affanno e più malessere e marginalità sociale. È intorno a queste valutazioni che si snoda la nostra idea-proposta di Fondo mutualistico che ha proprio la caratteristica di strumento finanziario a diretta emanazione regionale, con l’ausilio ed il sostegno dei soggetti legati alla rappresentanza sociale ed imprenditoriale. Il Fondo, auto sostenuto sul mercato finanziario, può partire con una dote di costituzione, a valere di risorse recuperate dalla riprogrammazione dei Fondi Ue, impegnati per il FSE a livello nazionale per soli 4,8 mld di euro. In queste drammatiche ore si sta facendo strada l’ipotesi, che noi invece consideriamo non solo come tale ma una strada perseguibile, di utilizzare i soldi europei per darli a cittadini ed imprese con strumenti e procedure innovativi. Ma non solo fondi comunitari. La dote di costituzione del Fondo può contare su diverse traiettorie: prestiti derivanti da operatori internazionali (Bei-Banca Europea per gli Investimenti); svincolo di impegni per opere e per piani annunciati ma non avviati; programmi di rilancio per il sostegno alle imprese del Sud connessi al ‘salvataggio’ della ‘Popolare di Bari’; garanzie per finanziamenti non coperte da Medio credito centrale.
E poi c’è tutta la partita che torna di grande attualità dell’impiego più produttivo delle royalities derivanti dalle risorse energetiche (petrolio e gas) e idriche, di risorse speciali da ricontrattare con Eni ed i players operanti in Basilicata. Qualcuno dovrebbe ricordare che la Uil e il Cssel in tutti questi anni hanno condotto un’iniziativa asfissiante per la costituzione del Fondo Sovrano che se ora ci fosse avrebbe rappresentato più che un’ancora di salvezza, un’autentica cassaforte regionale. Andiamo oltre fino ad immaginare di mobilitare a garanzia dell’operazione ogni commodities derivante dalla fruizione corretta dei beni comuni (forestazione produttiva, crediti di carbonio etc,..). È chiaro che il trust di valori assegnati al Fondo deve essere curato da soggetti di grande affidabilità professionale per la cura delle operazioni di impiego sui mercati finanziari: si può immaginare un pool di soggetti bancari insieme a ‘Sviluppo Basilicata’. Primo compito del Fondo è fornire valori e prodotti al fabbisogno di prima liquidità immediata delle PMI per risarcire il ristagno e lo stop da caduta della domanda. E poi sostenere la ‘seconda liquidità’ che le imprese, ad emergenza sanitaria declinante, si troveranno a dover affrontare.A cominciare dal far fronte agli impegni del micro credito. Questo primo blocco di soggetti beneficiari, oltre alle pmi racchiude quel vasto mondo delle partire iva che sono e saranno le più esposte al rischio di soccombenza, perdendo valori, storie e capacità d’iniziativa (in Basilicata sono circa 48 mila le figure afferenti questa sfera di attività). Questi soggetti da riconnettere in una rete diffusa ed allargata ai 100 ‘paesi polvere’ con aiuti a breve termine, devono essere rimotivati a ripartire in un contesto di mercato modificato. Pensiamo a cosa muta in questi giorni e che forse potrà essere il ‘continente inesplorato’ di un mercato ‘mutato’. Pensiamo alle imprese che si rimodulano per produrre dispositivi di sicurezza. Ma anche alle competenze digitali accresciute; è il caso dei pensionati che hanno imparato ad utilizzare il bancomat o l’internet banking, allo smartworking, senza dimenticare alunni e docenti che stanno imparando insieme le tecniche di apprendimento a distanza. Ecco ci vorrà anche una struttura speciale regionale che aiuti con competenza la gente delle partite iva e delle pmi insieme a mondo sindacale, associativo, patronati a curare marketing territoriale. Una leva di ‘attivatori territoriali’ che aiuti la risalita creativa della platea dei soggetti anche con il modello di contratti di rete già previsti e diffusi con il sostegno di Invitalia che dovrà rimodulare la sua “mission”. Il Fondo poi dovrà avere una seconda gamba nel blocco dei bisogni e delle risorse delle famiglie nelle funzioni di cura e di rilancio dei progetti di quella fascia di mondo giovanile rientrato e che resta una risorsa per le aree interne. Il Fondo potrà operare su questa platea attraverso prodotti di prestiti d’onore o di erogazione fiduciariacome dote-famiglia . Infine il terzo settore. La terza gamba dei beneficiari del Fondo.
La suggestione è di Carlo Borgomeo (Fondazione con il Sud). Un intervento per sostenere le organizzazioni di Terzo settore (associazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e cooperative sociali) mediante la concessione di contributi a fondo perduto da erogare, non in base ad una faticosa selezione di progetti, ma a tutte le organizzazioni che rispondano a requisiti minimi di continuità, di esperienza, di radicamento nei territori.

Da una parte l’emergenza sanitaria, dall’altra quella legata al futuro del comparto produttivo lucano. Passata la tempesta che ne sarà delle nostre aziende? Ne parliamo con il segretario regionale della Uil, Vincenzo Tortorelli: «I numeri dei contagi sono ancora bassi ma vanno intensificati gli sforzi partendo dal rafforzamento e della messa in sicurezza del sistema sanitario regionale».

In che modo? «Dispositivi di sicurezza individuali adeguati e sicuri per tutti, tamponi a tutto il personale sanitario e dei servizi, separazione attraverso un percorso specifico dei reparti Covid-19 dal resto delle unità operative degli  ospedali, assunzione di nuovo personale sanitario a partire da tutte le graduatorie in essere».

Sul fronte organizzativo la Regione punta sull’ospedale di Venosa per ampliare la disponibilità di posti per la terapia intensiva. Cosa ne pensa? «È la scelta giusta. Non ci convince, però, la decisione di smantellare i posti di Terapia Intensiva, già presenti ed attrezzati presso l’ospedale di Pescopagano».

Il sistema di emergenza sanitaria fa capo alla Task force regionale. Crede che stia operando al meglio?

«Penso che sia indispensabile la nomina di un “Commissario Speciale” che dovrebbe avrebbe un ruolo di “comando unico” per il contenimento del virus sul territorio, per gli approvvigionamenti e per la logistica ospedaliera.

Smantellando la Task force? «No, magari integrandola o avvalendosi del consulto di figure di alto spessore tecnico-scentifico. Occorre una riscrittura ed articolazione della rete territoriale dei servizi e studiare misure per tenere in carico le diverse fasce di popolazione che non possono rimanere nel limbo assistenziale ora e dopo l’emergenza. Esempi concreti di intervento a domicilio di équipe dedicate sono sperimentate nelle realtà colpite dal contagio al Nord tra cui Piacenza».

Sul fronte del rapporto con i cittadini ci segnalano ritardi nei tamponi e nelle comunicazioni sulla positività o meno...

«È vero, i cittadini ci chiedono più rapidità nella gestione dei contagiati e dei loro familiari. Molte volte vengono lasciati a casa in quarantena (giustamente) ma hanno bisogno di supporto, di informazioni più precise e dettagliate e di un supporto anche psicologico (molti familiari vanno in confusione). Ecco anche per questo un comando unico aiuterebbe».

Anche l’economia lucana soffre in questa emergenza...

«In questo momento la priorità assoluta è la salvaguardia della salute dei lavoratori, dei pensionati e dei cittadini. In coerenza con il sacrosanto mantra “io resto a casa”, noi chiediamo semplicemente che tutti quelli che possono debbano restare a casa. A questo proposito, l’ultimo Dpcm rappresenta un passo avanti, ma non basta ancora, perché ci sono altre attività che vanno sospese. Inoltre, il Protocollo del 14 marzo non è stato ancora compiutamente attuato in tutti i luoghi di lavoro e, dunque, la sicurezza non è sufficientemente garantita dappertutto. Peraltro, anche lì dove si svolgono servizi, spesso, da eroi, come nella sanità, nella protezione civile, nella sicurezza pubblica, o essenziali, come ad esempio nelle filiere agroalimentare e farmaceutica, solo per citare quelle necessarie alla sopravvivenza, non sempre la sicurezza è assicurata. Per questi lavoratori, inoltre, chiediamo che sia aumentato significativamente il bonus già previsto dal Governo. Ebbene, se non stringiamo tutte le maglie lì dove è possibile, anche quelle attività davvero imprescindibili vengono messe a rischio e le ripercussioni sull’intero Paese possono diventare drammatiche ».

Una volta superata l’emergenza cosa si dovrebbe fare. L’Accordo quadro per la Cassa integrazione in deroga è la strada giusta?

«È un primo strumento positivo per garantire che tutti quelli che hanno perso il lavoro ricevano l’indennità salariale. Vorremmo che il metodo concertativo diventasse per la Giunta Bardi pratica quotidiana in tutti i settori e non sporadica. La «mission» del sindacato resta: nessuno sarà lasciato da solo. Tra le priorità: la manodopera agricola indispensabile alle aziende per far arrivare i prodotti specie ortofrutticoli nelle case. La grande campagna di raccolta nel Metapontino come nel Vulture-Alto Bradano ha sempre richiesto manodopera extraregionale ed estera che ha difficoltà di movimento. È un nodo che va affrontato come quello della graduale riapertura dei cantieri di costruzione di opere infrastrutturali indispensabili. Ci sono poi i servizi socio-assistenziali per i nostri anziani, ancora più strategici in questa fase di tutela della salute, che diventano un nuovo settore di lavoro, sia pure ancora con gradualità e sistema simile al lavoro agile (centri ascolto e di informazione, assistenza con sistema skype). Dobbiamo inoltre pensare già adesso alla Fca Melfi e all’indotto per il “dopo Coronavirus”. In una fase successiva – che auspichiamo a più breve tempo possibile – si dovranno affrontare tutti i temi della ripresa produttiva e dell’occupazione».

”DA DOMANI I LAVORATORI DEL COMPARTO ARTIGIANO SI SENTIRANNO MENO SOLI”.

Venerdì 31 Gennaio presso “Scambiologico” a Potenza si è tenuto il Coordinamento Regionale della UIL Artigianato Basilicata. Presenti all’incontro il Segretario Generale della UIL Basilicata Vincenzo Tortorelli, il Responsabile Nazionale UIL Artigianato Mauro Sasso, i componenti del coordinamento regionale, i segretari e responsabili delle categorie, i membri di CGIL e CISL facenti parte del comitato di gestione EBAB.
“I lavoratori dipendenti artigiani di questo Paese – sottolinea il Responsabile Nazionale UIL Artigianato Mauro Sasso - sono lavoratori deboli: ricevono una retribuzione più bassa rispetto alla pari funzione con i comparti dell’industria, lavorano in aziende piccole entro cui la capacità negoziale del sindacato è complicata e la loro dimensione determina una maggiore esposizione agli andamenti di mercato. Per  questo, più di altri lavoratori, rischiano di perdere il posto o comunque di cambiare spesso la loro funzione. “ A sostegno della debolezza evidente della categoria artigiana, negli anni è stato costituito un sistema di bilateralità tra datori di lavoro e sindacato, di varia entità e importanza sul piano economico: dal bonus per l’acquisto di libri scolastici per i Vigli, dal contributo per l’abbonamento al trasporto pubblico (etc…) ad una sanità integrativa, un fondo per la formazione interprofessionale, a un organismo
paritetico per la sicurezza sui luoghi di lavoro, a un fondo di supporto al reddito come ammortizzatore sociale, una sorta di cassa integrazione per le aziende che attraversano momenti di difficoltà. Molte ditte artigiane però rimangono fuori dalla bilateralità offerta dall’EBAB (Ente Bilaterale Artigianato Basilicata), ignorando che quello è un obbligo; le aziende che stanno all’interno non conoscono i loro diritti. È da queste constatazioni che la UIL regionale ha avviato un progetto programmatico e attuativo della sua azione nel comparto artigiano. “Dove vogliamo andare!” è il titolo dell’iniziativa che si propone di dare un rinnovato slancio in termini di rappresentanza ad un mondo che, per troppo tempo, non ha avuto attenzioni e risposte. Nel corso dell’evento è stato nominato Coordinatore regionale UIL Artigianato Basilicata Diego Sileo, 32 anni, che, nel suo intervento, ha portato una disamina attenta della situazione attuale della bilateralità lucana, dei servizi e delle prestazioni offerte e di quelli possibili, illustrando spunti concreti sul lavoro da svolgere insieme alle categorie confederali in un’ottica di responsabilità comune. “Da domani – ha affermato Sileo – i lavoratori del comparto artigiano si sentiranno meno soli”. Una strategia con cui la UIL conferma il proprio impegno per la ripresa complessiva del settore sul piano della bilateralità e su quello politico organizzativo, economico e strutturale di questo territorio.

 

Contatti Coordinatore regionale UIL Artigianato Basilicata:                                                                                                                Diego SILEO - cell. + 39. 349. 2553919 | e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Lunedì, 13 Gennaio 2020 09:00

UIL: TORTORELLI NUOVO SEGRETARIO REGIONALE

Vincenzo Tortorelli, 49 anni, dipendente FCA dove ha iniziato l'attività sindacale nel 1995, già segretario Uilp, è il nuovo segretario regionale della Uil della Basilicata. E' stato eletto oggi per acclamazione dal Consiglio Regionale della
Uil che si è riunito, alla presenza del segretario generale nazionale Carmelo Barbagallo, in seduta straordinaria con all'ordine del giorno le dimissioni di Carmine Vaccaro.
Con la passione e l’impegno di tutti, dall’iscritto, al rappresentante aziendale, al segretario di categoria, ai responsabili del territorio, Vaccaro – eletto perla prima volta segretario regionale nel 2009 - ha contribuito a fare della Uil di Basilicata un'organizzazione essenziale e imprescindibile per dare vita e prospettiva ad un credibile progetto di cambiamento della Basilicata.
La Uil conta oltre 33mila iscritti, una presenza capillare sui territori, una rete di servizi ai lavoratori, ai pensionati, ai cittadini.
“Nell'anno del 70esimo anniversario della fondazione della Uil – ha detto Vaccaro - consegno un sindacato ‘visionario’, un sindacato che si fa soggetto, attore dello sviluppo, responsabile e coraggioso,aperto e gentile. La sfida che lanciamo – che ha come punto di riferimento il Manifesto di Cgil, Cisl, Uil per il
lavoro e la Basilicata 2030 - è di ridefinire un vero Piano di sviluppo regionale a valenza strategica, compartecipato e condiviso da larghi starti della società lucana. Decisivi sono i piani di settore, mettendo ‘a posto le tante filiere produttive sconnesse. Una scelta unitaria che per noi è irreversibile.
Un modello di sviluppo più sociale che economico a ‘marca lucana’. Ci aspettiamo ora dalla giunta regionale una bozza che preluda a un progetto- regione 2030 compartecipato, per aprire i comparti dell'economia regionale a catene del valore europee ed internazionali. Serve una condivisione tra gli attori
dello sviluppo e serve una coesione finanziaria di alto profilo, capace di innervare e sostenere i processi industriali e la nuova imprenditoria. A distanza di mesi dall'insediamento del Presidente Bardi e della sua Giunta siamo, purtroppo, ancora a livello di enunciazioni di principio. Fatico ad individuare
segni evidenti e chiari di rinnovamento che, mi pare, viene continuamente rinviato”.
Quanto al suo futuro, Vaccaro ha detto: “sarà la Uil a decidere se e quale possa essere il mio nuovo contributo per il sindacato. Sono sincero: da quando ho fatto la scelta di lasciare e favorire il rinnovamento non sono mai stato preso dall'ansia di cosa fare dopo. In discussione non è il mio destino ma quello della Uil, quello che la Uil in Basilicata sarà capace di fare per dare risposte al destino dei giovani, delle donne, degli anziani. Si cambia nel momento in cui si percepisce che per il bene della UIL e della Basilicata bisogna passare il testimone perché bisogna fare cose nuove con persone nuove e giovani”
Per Vincenzo Tortorelli “nella Uil la “staffetta generazionale” non è pura teoria ed oggi – ha detto -lo dimostriamo. Quando mi è stato chiesto un impegno diretto nella Uilp non mi sono tirato indietro. Ho pensato che il sindacato ha bisogno di cooperazione intergenerazionale perchè è principalmente l'allungamento della vita a chiedercelo. Adesso mi appresto a fare un viaggio di ritorno: dopo aver dato il mio contributo ai pensionati – conservando sempre i rapporti con la confederazione
e le categorie – riprendo il percorso decisamente più impegnativo senza nasconderne le difficoltà. Non so in quanti altri sindacati, partiti, associazioni sia successo questo. Ma fa parte – e lo dico con orgoglio – del modello Uil lucano che abbiamo costruito”.
Tra i punti programmatici da affrontare e rinviati al prossimo Consiglio Regionale Tortorelli ha indicato il rilancio della confederalità. Il nuovo segretario regionale
della Uil Basilicata ha anche fissato i principali punti su cui baserà la sua azione sindacale: riposizionamento sui territori; potenziamento della rete dei servizi del Patronato e dei Caaf; ridare sempre e in ogni momento l’occasione agli iscritti di partecipazione attiva al sindacato.
Al termine sono stati eletti due nuovi componenti della segreteria regionale (Antonio Gugliemi e Gerardo Nardiello) confermando gli altri che affiancano Tortorelli (Anna Carritiello, Francesco Coppola, Bruno Di Cuia, Giuseppe Pietrantuono e il tesoriere Cataldo Amoroso).

“Nella nuova geografia europea delle disuguaglianze, così come la Svimez la “fotografa” nel Mezzogiorno d’Italia, forse la più odiosa delle disuguaglianze è la condizione di vita di milioni di pensionati ed anziani meridionali rispetto a pensionati ed anziani degli altri Paesi Europei. Due esempi su tanti: una pensione di 1.500 euro ha in Italia una decurtazione di 300 euro di tasse, contro gli 80 euro della Germania; nel 2007 raccogliemmo centinaia di migliaia di firme per una proposta di legge sull’autosufficienza depositata in Parlamento dove da allora giace. Sono questi alcuni dei motivi che ci vedono oggi a Roma manifestare insieme ai pensionati di Cgil, Cisl,Uil, l’esercito di “invisibili” che almeno per un giorno si è ripresa la visibilità dei media. Le pensionate e i pensionati, infatti, sono stati sostanzialmente ignorati dalla manovra del Governo che contiene molte promesse, ma i fatti concreti sono ancora pochi e l’attuazione di alcune decisioni è ridimensionata dalle poche risorse. Si pensi solo alla “mini rivalutazione delle pensioni”, che riguarderà una platea ristretta di persone che percepiscono una assegno tra il 1.522 e i 2.029 euro lordi, e che ammonterà a 50 centesimi lordi mensili pari a poco meno 6 euro all’anno.

Inoltre, in una società che invecchia rapidamente e vede allungarsi sempre più le aspettative di vita degli anziani, appare quanto meno auspicabile un allungamento della vita attiva. Un’esigenza apparentemente ovvia che trova un fondamento nella riduzione della popolazione attiva e nell’impiego del tempo di una popolazione vecchia ma ancora in condizioni di esprimere soddisfacenti livelli di capacità lavorativa. Un allungamento della vita lavorativa è necessario anche a mantenere in equilibrio i conti di un sistema previdenziale che rischierebbe un serio e duraturo squilibrio finanziario con effetti disastrosi sulla tenuta del tessuto sociale”.

“Il prossimo venerdì 15 novembre scatta l’ora ‘X’ per le assunzioni nel Pubblico Impiego. Si tratta del termine introdotto dalla legge nazionale di bilancio per il 2019 dal quale poter procedere alle assunzioni conseguenti lo sblocco del turnover al 100%, da tempo sollecitato dal sindacato e resosi necessario per continuare a garantire la funzionalità degli uffici della Pubblica Amministrazione. Ma se i Ministeri interessati si stanno preparando per le procedure concorsuali cosa fa la Regione Basilicata? “. E' quanto sostiene e chiede il segretario generale regionale della Uil Carmine Vaccaro sottolineando che il turnover partirà da quanti hanno utilizzato Quota 100 che in Basilicata secondo i dati più aggiornati dell'Inps sono 2554 (1.698 nella provincia di Potenza e 856 in quella di Matera).
“Lo sblocco delle assunzioni riguarda, da noi - aggiunge - centinaia di posti di lavoro, in tutte le Amministrazioni centrali e periferiche, dagli uffici statali alla regione, dagli ospedali ai comuni, dalle forze dell’ordine agli istituti previdenziali agli uffici giudiziari. In questo modo sarà possibile rimpiazzare le migliaia di uscite di personale concretizzatesi negli anni scorsi e previste per gli anni a venire. Si potrà così a breve immettere in servizio nuovo giovane personale, facendo dimenticare, mi auguro una volta per tutte, la brutta storia del “concorsone” in Regione che risale al 2009 con oltre 30 mila domande presentate e circa 20.500 ammessi, di cui alcuni per più selezioni di profili che si sarebbero dovuti assumere. Dopo lunghissimi anni, come è noto, è stato tutto annullato contribuendo ad alimentare la sfiducia dei nostri giovani e contribuendo alla loro fuga. Le due facce della medaglia – dice Vaccaro – sono l’età media dei dipendenti statali che oscilla intorno ai 50 anni e solo il 2,7% del personale ha oggi meno di 30 anni di età; lo scenario delineato dal Rapporto Svimez 2018 con la “nuova migrazione” meridionale fatta di giovani, con elevati livelli di istruzione, molti dei quali non tornano più. Noi invece continuiamo a credere che la “staffetta generazionale” soprattutto nel pubblico impiego è lo strumento che può invertire la tendenza all'emigrazione intellettuale e giovanile che da noi, ci segnala Svimez, assume un rilevo maggiore in Basilicata con una quota del 33,9% del totale di nuovi emigranti. Per questo la Regione deve prepararsi mettendo in campo tutte le azioni possibili a partire dalla concertazione con i sindacati”.

Pagina 1 di 7