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Le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali convocano per il giorno 19 febbraio alle ore 10.00 presso il Park Hotel di Potenza gli Stati Generali del Lavoro, un Patto per la Basilicata con al centro i temi del lavoro e dello sviluppo al fine di imprimere un rilancio dell’economia lucana.

La Basilicata non può aspettare! 

 
Martedì, 03 Dicembre 2019 12:47

Cgil Cisl Uil per la parità

Continua la campagna di condivisione per la sensibilizzazione sulla parità di genere. La pubblicazione di questa settimana inaugura la seconda serie di manifesti dedicati agli obiettivi che il Sindacato si è posto sul tema della parità: il primo è il LAVORO, un obiettivo a cui dobbiamo essere particolarmente sensibili. E’ dal lavoro infatti che nasce la vera indipendenza delle donne.

Lavoro: la prima e più urgente emergenza per le donne nel nostro Paese. In Italia lavora una donna su due, una su tre al Sud. Molte di loro lavorano part-time, spesso involontario, con pesanti ripercussioni sui loro stipendi e, in futuro, sulle loro pensioni. Non solo: le donne soffrono una segregazione sia orizzontale (maggiormente presenti nelle professioni meno retribuite) che verticale (con una presenza che si va riducendo man mano che si sale la piramide dei ruoli aziendali).

Il nostro obiettivo deve essere portare più donne nel mercato del lavoro e migliorare la qualità dei lavori che già ci sono. E’ una questione di giustizia sociale, di equità e anche di sviluppo: come anche gli ultimi dati macroeconomici dimostrano, davvero non possiamo permetterci di lasciare inutilizzata una simile ricchezza in termini di capitale umano, competenze e professionalità.

 
Domenica, 09 Dicembre 2018 22:26

Tesseramento UIL 2019

“Cgil Cisl e Uil scelgono quest’anno di celebrare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne sotto lo slogan “Donne libere dalla violenza nel lavoro”. Con il manifesto unitario e la mobilitazione in ogni territorio per porre fine alle violenze e alle molestie di genere, Cgil Cisl Uil vogliono ribadire l'impegno a fare dell’ambiente di lavoro un luogo sicuro e rispettoso della dignità non solo delle lavoratrici e dei lavoratori ma di tutte le persone che vi operano. Nel nostro Paese si affronta quasi esclusivamente la violenza domestica ma la violenza sulle donne ha forme diverse, dalle mura di casa a quella nei luoghi di lavoro, di cui quasi mai si parla e che è in assoluto la meno denunciata, anche se il fenomeno è molto esteso. I dati parlano di un milione e 173 mila donne che hanno subito molestie o ricatti sul posto di lavoro, durante la loro vita, pari all’8,5% delle lavoratrici. Solo lo 0,7% delle donne però ha denunciato, per paura di perdere il lavoro e vergogna di essere giudicate dalla società e dai familiari, per mancanza di fiducia nelle forze dell’ordine, perché pensano che sia meglio trovare soluzioni individuali e in tante, troppe, preferiscono lasciare il lavoro o rinunciare alla carriera. La Basilicata detiene il triste primato di essere tra le prime 4 regioni d’Italia per diffusione del fenomeno delle molestie fisiche sul luogo di lavoro subite da donne di età compresa tra i 15 e i 65 anni. Le iniziative del movimento “MeToo” hanno rotto il silenzio, facendo emergere ricatti, molestie e violenza in alcuni comparti di lavoro, incoraggiando altre donne ad uscire dall’ombra per affrancarsi definitivamente dalla violenza. Dobbiamo fare in modo che l’atto della denuncia attraversi tutti i contesti lavorativi, perché il fenomeno riguarda il mondo del lavoro nella sua totalità e ogni area del pianeta. Non a caso, il nostro impegno non si ferma a livello nazionale ma travalica i nostri confini, attualmente attraverso il sostegno alla Campagna “Stop alla violenza nei luoghi di lavoro” per l’approvazione di una Convenzione e Raccomandazione dell’ILO in materia. Il tema delle molestie, violenze, ricatti e discriminazioni nei luoghi di lavoro ci chiama in causa come organizzazioni sindacali e su questo abbiamo voluto mettere l'accento quest’anno in vista della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, anche alla luce dei numerosi accordi aziendali e territoriali da noi sottoscritti in seguito al recepimento dell’Accordo quadro europeo sulle molestie e la violenza nei luoghi di lavoro. Cgil Cisl e Uil di Basilicata per il 25 novembre aderiranno all’iniziata promossa dalla Crpo e dalla Consigliera regionale di parità con l’esposizione simbolica del drappo rosso per attenzionare tale fenomeno. Per il diritto delle donne alla libertà, al rispetto, nella vita privata e nel lavoro, e ad una vita senza violenza. In Italia le donne continuano ad essere uccise al ritmo di una ogni tre giorni. La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani, eppure in molti casi viene ancora sottovalutata quando non banalizzata. Secondo una ricerca del 2017 fatta dalla Commissione parlamentare sul femminicidio, almeno il 50% delle denunce di reato viene archiviato. I numeri ci dicono che non c'è sufficiente impegno da parte della politica e delle istituzioni nel contrasto alla violenza maschile, con finanziamenti ai centri antiviolenza e alle case rifugio esigui ed esigibili in tempi lunghi.

Lo scorso 8 novembre è stata depositata una importantissima sentenza della Corte Costituzionale (sent. n. 194), che ha dichiarato “incostituzionale” il criterio di determinazione dell’indennità spettante al lavoratore a seguito di un licenziamento illegittimo.

Questa sentenza si muove nel campo di applicazione del d.lgs 23/2015 che, come ben sapete, ha introdotto il c.d. regime sanzionatorio a tutele crescenti applicato, in caso di licenziamento illegittimo, alle lavoratrici e lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015.

La norma censurata, e dichiarata incostituzionale con tale pronunciamento, è l’art. 3, comma 1 nella parte in cui prevede, in caso di ingiustificato licenziamento, una indennità crescente pari a 2 mensilità per ogni anno di servizio. Ed è proprio l’ancoraggio dell’indennità alla sola anzianità di servizio ad essere stata bocciata dalla Consulta per contrasto al principio di eguaglianza e di ragionevolezza.

La spiegazione trova la sua ragion d’essere in questo breve estratto della sentenza “In una vicenda che coinvolge la persona del lavoratore nel momento traumatico della sua espulsione dal lavoro, la tutela risarcitoria non può essere ancorata all’unico parametro dell’anzianità di servizio. Non possono che essere molteplici i criteri da offrire alla prudente discrezionale valutazione del giudice chiamato a dirimere la controversia. Tale discrezionalità si esercita, comunque, entro confini tracciati dal legislatore per garantire una calibrata modulazione del risarcimento dovuto, entro una soglia minima e massima”.

Da ciò ne deriva che per le cause in corso e quelle che seguiranno, il giudice potrà comminare la misura dell’indennizzo spettante alla lavoratrice o lavoratore illegittimamente licenziato:
- nel range tra 6 e 36 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il trattamento del TFR (mensilità che, ricordiamo, sono state così aumentate dal Decreto Dignità)
- in base all’anzianità di servizio, ma anche in funzione di altri criteri quali il numero di dipendenti occupati in azienda, le dimensioni dell’attività economica, il comportamento e le condizioni delle parti.
Pertanto, rispetto al testo aggiornato del d.lgs 23/2015 che vi abbiamo inviato nei giorni scorsi, occorre considerare tale ulteriore e riformata versione dell’art.3, comma 1, come di seguito riportata:
“Art. 3 Licenziamento per giustificato motivo e giusta causa
1. Salvo quanto disposto dal comma 2, nei casi in cui risulta accertato che non ricorrono gli estremi del licenziamento per giustificato motivo oggettivo o per giustificato motivo soggettivo o giusta causa, il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di un'indennita' non assoggettata a contribuzione previdenziale di importo pari a due mensilita' dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a sei e non superiore a trentasei mensilita'”.

Riteniamo che questa sentenza abbia finalmente aperto una breccia, seppur non risolutiva, ad un sistema disequilibrato in cui la libertà di organizzazione dell’impresa predomina rispetto alla tutela del lavoratore ingiustamente licenziato.