Articoli filtrati per data: Marzo 2019 - UIL Basilicata

“E’ stata avviata la discussione sulla proposta di iter amministrativo che riguarda il turn over di un minimo di 500 unità per il triennio 2019-2021. In coerenza con gli impegni presi per il comparto forestazione, un importante punto di avanzamento si è determinato nella giornata odierna a seguito del tavolo forestazione con le rappresentanze delle sigle sindacali FAI Cisl, FLAI-Cgil e UILA-Uil tenutosi presso il Dipartimento Agricoltura.”

Lo rende noto l’Assessore alle Politiche Agricole e Forestali, Luca Braia.

“La definizione delle procedure oggi avviata – prosegue l’Assessore Braia – mantiene fede all’intesa per la tutela e la valorizzazione del patrimonio forestale regionale firmata con i sindacati nel maggio 2018 che, in particolare, ha previsto il turn over con procedure da attuarsi a partire dal 2019 e che riguarderanno circa 500 unità da assumere entro il 2021.

Sono state condivise le prime riflessioni e indicazioni operative quali, ad esempio, la divisione per Provincia delle graduatorie, la formazione al momento dell’assunzione, il rispetto dei principi indicati dalla legge 42/1998, i criteri di ammissione per le figure previste e una prima bozza di documento da implementare.

Un impegno quello del turn over che, per il costituito tavolo della forestazione coordinato dall’assessorato all’Agricoltura, rimane irrinunciabile priorità.

Un passaggio era stato già compiuto: gli uffici già nel mese di gennaio hanno inviato le linee di indirizzo al Consorzio di Bonifica per le attività 2019.

Ferma rimane quindi – conclude Luca Braia – la volontà di mantenere fede totalmente all’accordo e agli impegni presi, lavorando nelle prossime settimane per giungere alla definizione ed emanazione del bando da pubblicare entro aprile.”

Non possiamo sapere se il pomeriggio di ieri sarà ricordato a lungo nelle cronache sindacali ma intanto è doveroso annotare quanto è successo. Prima i tre segretari generali di Cgil-Cisl-Uil sono stati ricevuti dal vicepremier Luigi Di Maio e a seguire si sono spostati di qualche centinaio di metri nel centro di Roma e hanno iniziato un secondo round con i vertici della Confindustria. Nell’Italia del delirio populista succede anche questo, che in un pomeriggio primaverile i bistrattatissimi sindacati confederali, considerati dai vincitori delle elezioni politiche alla stregua di dinosauri, hanno riconquistato una loro centralità. Tanto da dar vita a distanza di mezz’ora a una triangolazione anche se imperfetta, a una sorta di surrogato anni ‘10 della vecchia concertazione.

Dalle dirette Facebook siamo tornati agli incontri tra delegazioni che partoriscono, come accadeva una volta, una serie di successivi incontri di approfondimenti che vengono chiamati — guarda caso — «tavoli».

Non è certo una novità veniamo da stagioni in cui la politica era solita «vendere» più arredo dell’Ikea grazie alla moltiplicazione non dei pani e dei pesci ma proprio dei tavoli e delle sedie. Ma evidentemente il «cambiamento» si è dovuto in qualche maniera piegare, anche lessicalmente. Riparte dunque una stagione di confronto sindacati-governo che è figlia della mobilitazione del 9 febbraio perché la verità è semplice: se muovi le piazze alla fine i populisti sono costretti a rispettarti, terranno pure il conteggio minuzioso dei like e dei clic ma poi Rousseau si deve inchinare a Carmelo Barbagallo.

Ma — chiederete — dopo gli schemi socio-politici seguiranno finalmente i contenuti? I presupposti ci sono.

I tavoli discuteranno di problemi seri e reali di questo Paese (cantieri, pensioni, lavoro, salario minimo, rappresentanza) e possiamo solo sperare che il dialogo sia propedeutico all’individuazione di soluzioni. A questo punto saggeremo la virtù dei leader sindacali che obiettivamente hanno davanti a sé un’occasione pressoché unica. Per farla fruttare al meglio, nell’interesse loro e più in generale del sistema Paese, dovranno muoversi in maniera compatta e — come peraltro hanno dichiarato — saper alternare presenza ai tavoli e mobilitazione.

Se poi riuscissero anche a mettere in asse le proprie proposte con quelle di Confindustria, la revanche dei corpi intermedi sarebbe ancora più netta e potrebbe regalarci in questo complicatissimo 2019 una maggiore ragionevolezza di obiettivi e di intenti.

 

 

 I sindacati dei pensionati di Basilicata Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil aderiscono al Global Strike for Future, la marcia per il clima nata dalla protesta della quindicenne Greta Thunberg che ha deciso di manifestare ogni venerdì sotto il Parlamento di Stoccolma contro la scarsa ambizione delle attuali politiche sul clima. Una delegazione parteciperà al corteo di domani 15 marzo a Potenza promosso dalla Legambiente Basilicata e dalla Rete degli studenti medi di Basilicata.

Oggi la sfida del clima è la più ampia, globale e importante che abbiamo davanti. Per questo è fondamentale accelerare il passo nelle politiche climatiche e definire delle strategie coordinate tra i diversi Paesi per rispettare gli impegni presi, a partire dall’Accordo di Parigi della COP21, per mettere in campo politiche adeguate allo scenario che il cambiamento climatico ci impone già. Una sfida che deve raccogliere anche l’Italia che purtroppo su questo fronte è indietro con politiche governative, passate e attuali, poco incisive e ancora incentrate sulle fonti fossili, come dimostrano i 16 miliardi di euro di sussidi diretti e indiretti ancora oggi garantiti alle società petrolifere.

Quello che serve alla Paese è un nuovo modello energetico basato su efficienza e rinnovabili che riduca fortemente le emissioni di gas serra, aiutando così il clima, l’ambiente e l'innovazione tecnologica. Affinché i Governi, a partire da quello italiano, si attivino attraverso un impegno serio e tangibile è importante una spinta sempre più pressante e incisiva dal basso che coinvolga e abbia per protagonisti i giovani.

Per questo sosteniamo il movimento “Fridays For Future” e lo sciopero globale “Global Strike for Future” del 15 marzo, per rivendicare il diritto al futuro alle attuali e alle prossime generazioni.

Siamo convinti che, anche nella lotta per la giustizia climatica, le alleanze siano essenziali per sconfiggere l’inerzia dei governi che tutela gli interessi di pochi a scapito della giustizia sociale, dell’equità intergenerazionale e dello sviluppo sostenibile.

Rispondiamo responsabilmente all’appello di Greta: “Non possiamo essere noi giovani a salvare il pianeta, non c’è abbastanza tempo. Tocca agli adulti intervenire e devono farlo adesso”. Noi ci siamo.

Venerdì, 01 Marzo 2019 20:02

UIL 69° ANNIVERSARIO