Articoli filtrati per data: Ottobre 2018 - UIL Basilicata

Tempa Rossa (Corleto Perticara), sciopero ad oltranza dei lavoratori licenziati da un'azienda metalmeccanica che lavorava per Tecnimont.

La UIL chiede a Total di intervenire con un accordo di sito che possa mettere in sicurezza tutti i lavoratori che operano presso il Centro Oli di Tempa Rossa.

Lunedì alle ore 11,00 presso l’assessorato alle attività produttive convocati CGIL, CISL, UIL, Tecnimont e Total per affrontare la vertenza.

• ORE AUTORIZZATE A SETTEMBRE 2018
dati per macro area, regioni, province - confronto con SETTEMBRE 2017

• ORE AUTORIZZATE NEI PRIMI 9 MESI DEL 2018
dati per macro area, regioni, province - confronto con stesso periodo 2017

• STIMA UIL: POSTI DI LAVORO SALVAGUARDATI NEI PRIMI 9 MESI DEL 2018
dati per macro area e regioni - confronto con stesso periodo 2017

• ORE AUTORIZZATE PER SETTORE PRODUTTIVO NEI PRIMI 9 MESI DEL 2018
dati per macro area e regioni - confronto con stesso periodo 2017

 

 INTRODUZIONE

La forte riduzione tendenziale degli strumenti di integrazione salariale, sia ordinaria che straordinaria, registrata nel mese di settembre, fotografa la condizione in cui versa attualmente il nostro sistema produttivo.

Con 11,3 milioni di ore autorizzate ed un calo del 44,2% rispetto allo stesso mese del 2017, settembre 2018 mostra una riduzione del 44,9% delle ore richieste di cassa integrazione straordinaria ed una contrazione del 25,6% delle ore di ordinaria. Verso il completo svuotamento la cassa in deroga che si riduce del 98,7%.

 Nei primi 9 mesi di quest’anno, sono state complessivamente autorizzate 162 milioni di ore, pari ad una stima di 106 mila posti di lavoro salvaguardati grazie a questo strumento. Il trend delle ore di cassa integrazione è in continua diminuzione. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, le ore richieste sono diminuite del 38,7%, con una cassa integrazione straordinaria che si è quasi dimezzata.

 Da una parte, quindi, la timida crescita in atto traina le imprese più competitive determinando una minore richiesta di cassa integrazione; dall’altra, i dati segnalano la sofferenza di quella parte del sistema produttivo non ancora uscito dalla crisi che ha terminato i periodi di cassa integrazione previsti  dalla riforma introdotta dal Jobs Act, con conseguente apertura delle procedure di licenziamento le quali trovano riscontro nell’aumento delle domande di Naspi.

All’interno di questo quadro vanno nella giusta direzione i primi orientamenti del Ministero del Lavoro come da noi più volte richiesto, circa l’ampliamento dei periodi di cassa integrazione in favore di quelle aziende che stanno gestendo complesse fasi di riorganizzazione e la reintroduzione della cassa integrazione per cessazione di attività, anche in presenza di procedure concorsuali.

 

Ivana Veronese – Segretaria Confederale UIL                            

Roma, ottobre 2018

 

1. Le dinamiche del lavoro lucano rilevate da Istat e Osservatorio precariato Inps nel I semestre 2018 confermano un’immagine ‘doppia’ del sistema economico locale. Sembra concludersi la congiuntura favorevole dell’economia lucana registrata nell’asse triennale 2015-2017, con una performance non brillante degli occupati nel secondo trimestre 2018 (-3mila unità sul secondo trimestre 2017).

2. I dati dimostrano chiaramente quanto la presunta ripresa economica regionale di questi anni fosse effimera. Il saldo migratorio, fra 2015 e 2017, torna negativo dopo anni in cui era stato moderatamente positivo: nel biennio in questione, lasciano la regione ben 1.794 lucani. Le forze di lavoro potenziali, per effetto di fenomeni di scoraggiamento, diminuiscono dell’1,3%. Si perdono i più istruiti: il tasso di emigrazione dei giovani laureati passa da -23,8 nel 2013 a -27,9 nel 2016. La percentuale di studenti lucani che nel 2017 si iscrive nelle Università del Centro Nord è del 44,1%. Una vera fuga di cervelli incontrastata.

3. L’analisi dei dati su scala inter-annuale a partire dal 2015, anno di riforma del mercato del lavoro con il Jobs Act, restituisce una performance non brillante degli occupati nel secondo trimestre 2018: il dato di 188mila occupati risulta infatti il peggiore rispetto agli anni 2015-2017. Dai dati, dunque, si evince un graduale, seppur controverso, riassestamento della base occupazionale, atteso che essi accostano o tendono al dato storico del 2008 di 195mila occupati, che lascia presumere un graduale recupero della base occupazionale pre-crisi. Tendenza confermata anche dalle stime ISTAT sulla disoccupazione che se a livello congiunturale aumenta (nel T2/2018 i disoccupati ammontano a 13mila unità, +2mila rispetto al T1/2018), a livello tendenziale diminuisce di mille unità rispetto al T2/2017 (14mila).

Dai dati alle valutazioni
Occorre elaborare, reinventare una ‘visione per il futuro’ della Basilicata fondata da un lato sul ‘fuori’ dell’economia regionale, le sue componenti, le leadership d’impresa, i player d’eccellenza presenti sul territorio, connessi con le tendenze del mercato globale; dall’altro, centrata sull’internalità dei processi di sviluppo, sospinti dalle istituzioni e dalla
società locale, per massimizzare il potenziale di risorse della regione verso il sistema Paese.

a) L’economia lucana ‘Fuori’.
Il ciclo economico della Basilicata è strettamente correlato con quello nazionale. Il modello di specializzazione peculiare della Basilicata, basato su settori produttivi fortemente prociclici (edilizia, turismo, automotive, commercio) e sulla ristrettezza del mercato interno regionale, induce effetti di spillover sui mercati delle regioni limitrofe, specie in Campania e Puglia.
È vero, è tornata la crescita, ma proprio per effetto del trascinamento nazionale. Eventi contingenti, ‘scintille’ e ‘bagliori’, hanno alimentato la performance del 2015-2016 (annata agricola particolarmente favorevole,nuovi flussi turistici mediterranei verso il Sud, e quindi anche verso la Lucania, per effetto di paure legate al terrorismo nei Paesi nordafricani,
assunzioni straordinarie ed investimenti per rinnovo delle linee produttive alla FCA di Melfi).
In seguito la crescita del 2017 è stata molto contenuta, orientandosi verso una sostanziale stagnazione (+0,7%, solo la metà del +1,4% meridionale e del +1,5% nazionale).
Le previsioni per il 2018 degli Istituti meridionalistici, tra i quali la Svimez, puntano verso un più che probabile ulteriore rallentamento, in linea con quello del ciclo generale del Mezzogiorno e del Paese.
Gli elementi ‘forti’ di questa ‘potenza’ globale dell’economia lucana sono le esportazioni. Esse crescono dal 1997 al 2017 del 12,2%, dato leader su scala nazionale, seppure le componenti tiranti sono i mezzi di trasporto e l’industria estrattiva, sbilanciate su altri campi, dove si affacciano l’agroalimentare e le apparecchiature elettroniche. Spiccano, inoltre, l’aumento delle presenze e permanenze turistiche e per altro la vivacità delle imprese giovanili (variazione del 16,7% ), primato su scala nazionale.

«La Basilicata ha tassi di capitale umano al livello della media
nazionale e superiore alla media meridionale, ha sistemi locali del
lavoro che hanno retto meglio di molte altre parti d’Italia alla crisi
economica degli ultimi dieci anni, ha strutture di ricerca e di
formazione universitaria di minute dimensioni ma di buon pregio, ha
risorse naturali da mettere a valore. Ci sono in Lucania poli
territoriali che ruotano attorno a Melfi, a Viggiano, a Matera, alla
costa ionica che non solo resistono alla crisi ma che stanno anche
investendo», (G. De Rita).

b) L’economia lucana ‘dentro’.
All’inverso c’è il tema delle risorse interne, del lavoro dentro i confini regionali, nel ‘letto del fiume’ come dice il Censis. Sentire cosa c’è, cosa si muove nel territorio, cosa c’è da cambiare, da risistemare da riorganizzare.
È evidente che subito balzano all’attenzione i temi delle competenze regionali e delle buone politiche per i servizi e per il mercato del lavoro, della formazione e dell’effetto più ampio che le politiche locali hanno sul contesto del vitalismo sociale e produttivo dei territori.

«Non basta il solo resistere, servono politiche per le produzioni e per
il lavoro tra loro integrate e coordinate, serve maggiore attenzione ai
giovani, serve una politica per l’occupazione di alta qualità ed un
sostegno intelligente dei processi interni alla società lucana, con una
valorizzazione delle risorse naturali. In altre parole con una nuova
idea di sviluppo», (G. De Rita).


QUATTRO PUNTI D’ATTACCO SERVONO PER RENDERE
EFFICACI LE SCELTE DI POLITICA ATTIVA REGIONALE (F.Giubileo,
La Voce).

1. un modello “matriciale” di gestione, che parta dalle attività da realizzare tramite presìdi locali, con una regia regionale (Agenzia del lavoro) e strettamente connesse con le misure ancora da rifocalizzare delle politiche sociali e delle politiche dell’istruzione basate sul modello dei poli formativi e di una programmata e selezionata alternanza scuola-lavoro;

2. a livello locale creare le “Officine o Laboratori del lavoro”, strutture multifunzionali in grado di erogare servizi a 360 gradi, come il Multilab di Rozzano, in provincia di Milano. Nella stessa sede si svilupperebbero attività di incontro fra domanda e offerta di lavoro,
formazione professionale per i disoccupati, servizi di auto-impiego e auto-imprenditorialità;

3. in tutti i centri per l’impiego insediare una seria attività di orientamento professionale, anche attraverso l’utilizzo di modelli informatici predittivi per attività di targeting, come avviene in Svizzera, con l’impiego di professionalità del managing del lavoro per i soggetti più difficili da collocare in modo da sviluppare un buon bilancio di competenza;

4. a livello regionale, lo sviluppo di un serio progetto di marketing territoriale, attraverso pochi ma preparati agenti commerciali, che sviluppino e organizzino “fiere lavoro” nel proprio territorio e si affidino ad un ‘gestionale’ volto alla reportistica delle attività fatte
ed allo sviluppo di timesheet delle attività da svolgere.


Gli interrogativi

Si può fare un passo avanti oltre la fase opaca di una ripresa regionale ancora frenata, spontanea e non contrappuntata da obiettivi strategici condivisi?
Quali scelte la regione può e deve compiere, come si attrezza per interloquire ed accompagnare questi processi di trasformazione che toccano pezzi e poli produttivi
importanti? Imprese grandi e piccole più e meglio operano nel mercato globale, inclusi i processi del sistema-conoscenza ed innovazione molto sentito dalle classi giovanili che preferiscono ‘emigrare’, per studio e lavoro?

Si può attrezzare un nuovo protagonismo regionale con le regioni limitrofe, ad esempio partendo dalle ZES, per confrontarsi con i grandi soggetti para pubblici e privati che presidiano ai flussi di mobilità verso le nuove più incalzanti offerte di lavoro?

Si possono promuovere progetti integrati sui temi della trasportistica e della logistica sugli spostamenti delle nuove generazioni al lavoro e in movimento?

 

Sabato, 27 Ottobre 2018 15:57

NO PILLON

L’Italia scende in piazza il 10 novembre
NO alla mediazione obbligatoria e a pagamento
NO all’imposizione di tempi paritari e alla doppia domiciliazione/residenza dei minori
NO al mantenimento diretto
NO al piano genitoriale
NO all’introduzione del concetto di alienazione parentale
Sono questi i 5 NO che verranno ribaditi nelle piazze il 10 novembre in una mobilitazione che coinvolge il movimento delle donne, l’associazionismo democratico, tante realtà della società civile, uomini e donne che da subito si sono espressi contro il Disegno di legge Pillon su separazione e affido, con oltre 95.000 sottoscrizioni alla petizione che ne chiede il ritiro lanciata su Change.org da D.i.Re, Donne in rete contro la violenza.
Se verranno approvati il Disegno di legge Pillon e gli altri 3 disegni di legge sulla stessa materia attualmente in discussione al Senato, separazione e affido rischiano di diventare un campo di battaglia permanente.
Di fatto si vieta il divorzio a chi è meno ricco perché le le separazioni saranno fortemente disincentivate dagli alti costi imposti dalla mediazione obbligatoria e a pagamento.
I figli e le figlie diventeranno ostaggi di un costante negoziato sotto tutela per far funzionare il mantenimento diretto a piè di lista e il piano genitoriale con doppio domicilio.
Le donne, la parte in genere economicamente più debole delle coppie perché su di esse grava il lavoro di cura e perché hanno mediamente stipendi più bassi anche a parità di lavoro, rischiano di restare stritolate in un percorso pensato soprattutto per imporre e arricchire una nuova figura professionale, quella del mediatore familiare, anche disconoscendo la pervasiva violenza maschile che è causa di tante separazioni.
La mobilitazione vede unite D.i.Re Donne in rete contro la violenza – la rete nazionale dei centri antiviolenza, Udi Unione donne in Italia, Fondazione Pangea, Associazione nazionale volontarie Telefono Rosa, Maschile Plurale, CGIL, CAM Centro di ascolto uomini maltrattanti, UIL, Casa Internazionale delle donne, Rebel Network, il movimento Non una di meno, CISMAI Coordinamento italiano servizi maltrattamento all’infanzia, ARCI e Arcidonna nazionale, Rete Relive, Educare alle Differenze, BeFree, Rete Relive, Fondazione Federico nel Cuore, il Movimento per l’Infanzia, Le Nove, Terre des hommes, Associazione Manden, CNCA Coordinamento nazionale comunità d’accoglienza, Rete per la parità, Associazione Parte Civile, DonnaChiamaDonna e tante altre realtà, e si svolgerà con presidi e interventi pubblici in moltissime città.

Il disegno di legge Pillon deve essere ritirato.
L’appuntamento a Roma è in piazza San Silvestro sabato 10 novembre alle ore 11.

Gli altri appuntamenti fino ad ora organizzati in Italia:
- Bari, presidio con performance, piazza/orario in attesa di conferma
- Crema, piazza Duomo, dalle 10 alle 12
- Faenza, piazza del Popolo, dalle 9 alle 12
- Follonica: 9 novembre Parco Centrale, Mercato del venerdì, ore 10.30-12.30 e 10
novembre, via Chirici (davanti al Supermercato), ore 10.30-12.30
- Genova, Giardini Luzzati, dalle 15
- Grosseto, piazza Baccarini (centro storico), dalle 16 alle 19.30
- Milano, piazza della Scala, dalle 15
- Napoli, piazza Salvo D’Aquisto, dalle 10
- Orvieto, in attesa di conferma
- Padova, sul Liston, di fronte a Palazzo Moroni, dalle 15
- Palermo, manifestazione regionale con corteo da Piazza Croci a Piazza Verdi, partenza ore
15.30
- Potenza, piazza Mario Pagano dalle 11 alle 13
- Torino, in attesa di conferma
- Valdichiana, staffetta nei 10 comuni con proiezione del film L’affido dal 1 al 10 novembre
- Viareggio, piazza Mazzini, dalle 15.30 alle 18.30
- Vicenza, in attesa di conferma

Il 17 e il 18 Ottobre 2018 si è svolto a Bruxelles il Consiglio europeo, durante il quale i capi di Stato e di governo dell’UE hanno discusso dei seguenti temi:

  1. Brexit (Articolo 50): i leader dell’UE a 27 hanno esaminato lo stato dei negoziati con il Regno Unito rinnovando la piena fiducia in Michel Barnier come negoziatore. Hanno rilevato che, nonostante gli sforzi, non sono stati compiuti progressi sufficienti.
  2. Migrazione: è stata sottolineata la necessità di continuare a prevenire la migrazione illegale e a rafforzare la cooperazione con i paesi di origine e di transito. Impegno nel contrastare i trafficanti di migranti tramite la creazione di una task force presso l’Europol e con azioni di monitoraggio e ostacolo delle comunicazioni online. Riguardo alla politica di rimpatrio dell’UE, hanno stabilito la facilitazione dei rimpatri effettivi e l’attuazione degli accordi vigenti e di quelli nuovi. Necessari ulteriori progressi in merito alla riforma del sistema d’asilo dell’UE, dell’Agenzia per l’asilo nonché della guardia di frontiera europea.
  3. Sicurezza interna: i leader hanno chiesto di rafforzare la deterrenza, la risposta e la resilienza alle minacce ibride e informatiche, come pure chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari (CBRN). Il Consiglio ha inoltre richiesto misure tese a: contrastare le attività illecite di natura informatica creare una cibersicurezza forte; prevenire la radicalizzazione e il terrorismo; fornire risorse per fronteggiare le nuove sfide tecnologiche; rafforzare la capacità di gestione delle crisi. Necessario combattere la disinformazione e proteggere i sistemi democratici in vista delle elezioni europee del 2019.
  4. Relazioni esterne: particolare attenzione alle relazioni con l’Africa, che richiede un nuovo livello di cooperazione entro l’Agenda 2030 e comprensivo del piano per gli investimenti e il fondo fiduciario dell’UE. Accolta con favore l’iniziativa della Commissione per una nuova alleanza Europa-Africa per gli investimenti e l’occupazione sostenibili. Il primo vertice tra i 28 Stati membri e la Lega degli Stati arabi si svolgerà in Egitto il 24 e il 25 febbraio 2019.
  5. Cambiamenti climatici: approvate le conclusioni in vista della conferenza ONU sul clima che si terrà a Katowice nel dicembre 2018 e pieno sostegno alla Polonia nell’organizzazione della COP24. E’ stato riconosciuto l’impatto negativo dei cambiamenti climatici in seguito alla relazione dell’IPCC1.
  6. Vertice Euro: i vertici dell’UE si sono riuniti con il presidente dell’Eurogruppo Mário Centeno e con il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi per il vertice inclusivo dei 27 Stati membri. Hanno esaminato l’avanzamento dei negoziati sull’approfondimento dell’Unione economica e monetaria (UEM) in vista del vertice euro di dicembre, quando si augurano di raggiungere un accordo in seguito all’intensificazione dei lavori tecnici.

La formazione nel comparto metalmeccanico dei primi anni di Fiat a Melfi, il passaggio alla segreteria lucana della categoria dei pensionati, quindi la proficua collaborazione con Il Centro Studi Sociali per la Basilicata. Questo è il percorso sindacale di Vincenzo Tortorelli che nel 1995 diventa coordinatore di stabilimento UILM dell'allora Fiat Sata di San Nicola di Melfi. Nel 2001 il giovane sindacalista di Potenza viene nominato segretario regionale del comparto metalmeccanico UIL che diventa la prima organizzazione nella zona industriale. Tortorelli vive in prima persona la storica crisi dell'area industriale lucana con la chiusura di importanti fabbriche dell'indotto come Lasme, CF gomme, Vale, Rejna e gestisce con perizia e professionalità la grande protesta dei 21 giorni della Sata. In quei giorni "caldissimi" Tortorelli mantiene sempre un atteggiamento pacato e responsabile nonostante il blocco delle tute amaranto  che chiedevano migliori condizioni di lavoro all'azienda del gruppo automobilistico piemontese. Non un caso se la UIL passa da essere l'ultimo sindacato al primo per numero di iscritti e Rsa. «Il mio sarà un mandato in continuità con le cose che abbiamo già fatto in passato - spiega Tortorelli - per un lavoro facilitato da un sindacato ben organizzato sul territorio. Siamo già ben presenti nelle aziende lucane, FCA in particolare, quindi per me si tratta di una responsabilità nuova che cercherò di onorare con impegno quotidiano e grande spirito di collaborazione con tutte le categorie della UIL». I lavoratori di Melfi vivono un momento di tensione per la soppressione dei turni domenicali, il che comporterà una riduzione delle spettanze in busta paga. «Comprendo le preoccupazioni - spiega il segretario organizzativo- Vincenzo Tortorelli - perché dopo l'uscita di produzione della Punto  ora serve che FCA riassegni una nuova missione per lo stabilimento di San Nicola. Occorre al più presto saturare la produzione della fabbrica. La congiuntura del mercato è stata gestita con il contratto di solidarietà ma la mancanza di lavoro sulla linea di produzione della Punto, che ha coinvolto circa 1600 lavoratori, è difficile da assorbire. Ecco perché adesso serve urgentemente un terzo modello da produrre a Melfi. Certo i dazi di Trump non aiutano. Abbiamo in Basilicata uno stabilimento sulla cui produzione incide fortemente l'esportazione. il 50% di Jeep Renegade e Fiat 500 si vendono all'estero ed in particolare negli Stati Uniti. La politica di Trump non ci aiuterà in futuro anche perché l'area europea sarà sempre più penalizzata. Tuttavia resto ottimista perché Melfi ha tutte le carte in regola per competere e confrontarsi con la produzione di qualsiasi altro stabilimento del mondo. Noi intanto abbiamo il dovere di confrontarci il prima possibile con i vertici FCA. Bisogna ridisegnare il futuro per stabilire nuovi piani industriali propedeutici ai nuovi investimenti già previsti a Melfi. Auspico al più presto l'annuncio del nuovo modello che dia serenità e prospettiva ai lavoratori in grado di agganciarsi al futuro con strumenti adeguati». Sulle possibilità politiche del Governo pro pensionati. «Ovviamente siamo d'accordo con la scelta di aumentare le pensioni - conclude il segretario della UILP, Tortorelli - a patto che non si dia con una mano e si sottragga con l'altra. Se si aumenta la pensione minima a 780 euro ma si aumentano contemporaneamente le bollette, i servizi sanitari, ci sarà sempre più difficoltà dei pensionati a curarsi. Servono scelte che vadano a costruire il beneficio di un aumento che possa essere valido anche per l'economia locale nazionale».