PRESENTAZIONE 1° NOTA SEMESTRALE 2018 “LEGGERE IL CAMBIAMENTO SOCIALE, ISTITUZIONALE E DEL LAVORO IN BASILICATA”.

di Addetto stampa
Lunedì, 29 Ottobre 2018 12:39

 

1. Le dinamiche del lavoro lucano rilevate da Istat e Osservatorio precariato Inps nel I semestre 2018 confermano un’immagine ‘doppia’ del sistema economico locale. Sembra concludersi la congiuntura favorevole dell’economia lucana registrata nell’asse triennale 2015-2017, con una performance non brillante degli occupati nel secondo trimestre 2018 (-3mila unità sul secondo trimestre 2017).

2. I dati dimostrano chiaramente quanto la presunta ripresa economica regionale di questi anni fosse effimera. Il saldo migratorio, fra 2015 e 2017, torna negativo dopo anni in cui era stato moderatamente positivo: nel biennio in questione, lasciano la regione ben 1.794 lucani. Le forze di lavoro potenziali, per effetto di fenomeni di scoraggiamento, diminuiscono dell’1,3%. Si perdono i più istruiti: il tasso di emigrazione dei giovani laureati passa da -23,8 nel 2013 a -27,9 nel 2016. La percentuale di studenti lucani che nel 2017 si iscrive nelle Università del Centro Nord è del 44,1%. Una vera fuga di cervelli incontrastata.

3. L’analisi dei dati su scala inter-annuale a partire dal 2015, anno di riforma del mercato del lavoro con il Jobs Act, restituisce una performance non brillante degli occupati nel secondo trimestre 2018: il dato di 188mila occupati risulta infatti il peggiore rispetto agli anni 2015-2017. Dai dati, dunque, si evince un graduale, seppur controverso, riassestamento della base occupazionale, atteso che essi accostano o tendono al dato storico del 2008 di 195mila occupati, che lascia presumere un graduale recupero della base occupazionale pre-crisi. Tendenza confermata anche dalle stime ISTAT sulla disoccupazione che se a livello congiunturale aumenta (nel T2/2018 i disoccupati ammontano a 13mila unità, +2mila rispetto al T1/2018), a livello tendenziale diminuisce di mille unità rispetto al T2/2017 (14mila).

Dai dati alle valutazioni
Occorre elaborare, reinventare una ‘visione per il futuro’ della Basilicata fondata da un lato sul ‘fuori’ dell’economia regionale, le sue componenti, le leadership d’impresa, i player d’eccellenza presenti sul territorio, connessi con le tendenze del mercato globale; dall’altro, centrata sull’internalità dei processi di sviluppo, sospinti dalle istituzioni e dalla
società locale, per massimizzare il potenziale di risorse della regione verso il sistema Paese.

a) L’economia lucana ‘Fuori’.
Il ciclo economico della Basilicata è strettamente correlato con quello nazionale. Il modello di specializzazione peculiare della Basilicata, basato su settori produttivi fortemente prociclici (edilizia, turismo, automotive, commercio) e sulla ristrettezza del mercato interno regionale, induce effetti di spillover sui mercati delle regioni limitrofe, specie in Campania e Puglia.
È vero, è tornata la crescita, ma proprio per effetto del trascinamento nazionale. Eventi contingenti, ‘scintille’ e ‘bagliori’, hanno alimentato la performance del 2015-2016 (annata agricola particolarmente favorevole,nuovi flussi turistici mediterranei verso il Sud, e quindi anche verso la Lucania, per effetto di paure legate al terrorismo nei Paesi nordafricani,
assunzioni straordinarie ed investimenti per rinnovo delle linee produttive alla FCA di Melfi).
In seguito la crescita del 2017 è stata molto contenuta, orientandosi verso una sostanziale stagnazione (+0,7%, solo la metà del +1,4% meridionale e del +1,5% nazionale).
Le previsioni per il 2018 degli Istituti meridionalistici, tra i quali la Svimez, puntano verso un più che probabile ulteriore rallentamento, in linea con quello del ciclo generale del Mezzogiorno e del Paese.
Gli elementi ‘forti’ di questa ‘potenza’ globale dell’economia lucana sono le esportazioni. Esse crescono dal 1997 al 2017 del 12,2%, dato leader su scala nazionale, seppure le componenti tiranti sono i mezzi di trasporto e l’industria estrattiva, sbilanciate su altri campi, dove si affacciano l’agroalimentare e le apparecchiature elettroniche. Spiccano, inoltre, l’aumento delle presenze e permanenze turistiche e per altro la vivacità delle imprese giovanili (variazione del 16,7% ), primato su scala nazionale.

«La Basilicata ha tassi di capitale umano al livello della media
nazionale e superiore alla media meridionale, ha sistemi locali del
lavoro che hanno retto meglio di molte altre parti d’Italia alla crisi
economica degli ultimi dieci anni, ha strutture di ricerca e di
formazione universitaria di minute dimensioni ma di buon pregio, ha
risorse naturali da mettere a valore. Ci sono in Lucania poli
territoriali che ruotano attorno a Melfi, a Viggiano, a Matera, alla
costa ionica che non solo resistono alla crisi ma che stanno anche
investendo», (G. De Rita).

b) L’economia lucana ‘dentro’.
All’inverso c’è il tema delle risorse interne, del lavoro dentro i confini regionali, nel ‘letto del fiume’ come dice il Censis. Sentire cosa c’è, cosa si muove nel territorio, cosa c’è da cambiare, da risistemare da riorganizzare.
È evidente che subito balzano all’attenzione i temi delle competenze regionali e delle buone politiche per i servizi e per il mercato del lavoro, della formazione e dell’effetto più ampio che le politiche locali hanno sul contesto del vitalismo sociale e produttivo dei territori.

«Non basta il solo resistere, servono politiche per le produzioni e per
il lavoro tra loro integrate e coordinate, serve maggiore attenzione ai
giovani, serve una politica per l’occupazione di alta qualità ed un
sostegno intelligente dei processi interni alla società lucana, con una
valorizzazione delle risorse naturali. In altre parole con una nuova
idea di sviluppo», (G. De Rita).


QUATTRO PUNTI D’ATTACCO SERVONO PER RENDERE
EFFICACI LE SCELTE DI POLITICA ATTIVA REGIONALE (F.Giubileo,
La Voce).

1. un modello “matriciale” di gestione, che parta dalle attività da realizzare tramite presìdi locali, con una regia regionale (Agenzia del lavoro) e strettamente connesse con le misure ancora da rifocalizzare delle politiche sociali e delle politiche dell’istruzione basate sul modello dei poli formativi e di una programmata e selezionata alternanza scuola-lavoro;

2. a livello locale creare le “Officine o Laboratori del lavoro”, strutture multifunzionali in grado di erogare servizi a 360 gradi, come il Multilab di Rozzano, in provincia di Milano. Nella stessa sede si svilupperebbero attività di incontro fra domanda e offerta di lavoro,
formazione professionale per i disoccupati, servizi di auto-impiego e auto-imprenditorialità;

3. in tutti i centri per l’impiego insediare una seria attività di orientamento professionale, anche attraverso l’utilizzo di modelli informatici predittivi per attività di targeting, come avviene in Svizzera, con l’impiego di professionalità del managing del lavoro per i soggetti più difficili da collocare in modo da sviluppare un buon bilancio di competenza;

4. a livello regionale, lo sviluppo di un serio progetto di marketing territoriale, attraverso pochi ma preparati agenti commerciali, che sviluppino e organizzino “fiere lavoro” nel proprio territorio e si affidino ad un ‘gestionale’ volto alla reportistica delle attività fatte
ed allo sviluppo di timesheet delle attività da svolgere.


Gli interrogativi

Si può fare un passo avanti oltre la fase opaca di una ripresa regionale ancora frenata, spontanea e non contrappuntata da obiettivi strategici condivisi?
Quali scelte la regione può e deve compiere, come si attrezza per interloquire ed accompagnare questi processi di trasformazione che toccano pezzi e poli produttivi
importanti? Imprese grandi e piccole più e meglio operano nel mercato globale, inclusi i processi del sistema-conoscenza ed innovazione molto sentito dalle classi giovanili che preferiscono ‘emigrare’, per studio e lavoro?

Si può attrezzare un nuovo protagonismo regionale con le regioni limitrofe, ad esempio partendo dalle ZES, per confrontarsi con i grandi soggetti para pubblici e privati che presidiano ai flussi di mobilità verso le nuove più incalzanti offerte di lavoro?

Si possono promuovere progetti integrati sui temi della trasportistica e della logistica sugli spostamenti delle nuove generazioni al lavoro e in movimento?

 

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