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Al Presidente Bardi e al Responsabile della Task force regionale Esposito rilanciamo il nostro invito-appello.

Sono  ancora  tanti i fronti aperti, le incertezze e le disorganicità nei servizi sanitari. Sia chiaro, vogliamo risposte e decisioni trasparenti e non burocratiche. Occorre subito un piano operativo.

Una road map chiara nei tempi, nelle modalità e nel ‘chi fa che cosa’ per tracciare ed attuare le macro-azioni ritenute urgenti e prioritarie che per noi sono essenzialmente tre.

La prima, una campagna estesa di tamponi verso i casi sospetti, probabili e confermati, con riferimento alle categorie più esposte al rischio e coinvolgendo anche i laboratori privati accreditati;

la seconda, disciplinari chiari, operativi e cogenti rivolti direttamente ai responsabili generali o di settore delle Asl, tradotti in ordini di servizio per riallineare il percorso dei pazienti pre-sintomatici e sintomatici tra territorio ed ospedale attraverso protocolli  di ‘scorrimento rapido’ nei reparti verso  spazi attrezzati;

la terza, predisporre strutture Covid-19 di seconda linea senza disarticolare servizi ospedalieri già funzionanti (i casi  da rivedere dell’ospedale di Venosa e di Pescopagano) e reperire spazi alberghieri o collettivi per la presa in carico temporanea dei pazienti a decorso post acuto. Si tratta di operazioni da avviare subito e valide anche per una seconda fase dell’emergenza con assetti e procedure assistenziali più prossime alle nuove condizioni di fragilità sociale delle comunità. La nostra indicazione è di seguire il “modello piacentino” per quanto attiene la prevenzione domiciliare e nel frattempo si renda obbligatoria l’uso di mascherine come accade in Lombardia .

 

Fin qui la contingenza, quali sono invece le proposte della UIL per il dopo-virus?

Stiamo valutando con attenzione le misure messe in campo o annunciate a livello nazionale e regionale. Prima i bisogni di emergenza, la spesa e la vita quotidiana. Ma non limitiamoci a questo. Nel Mezzogiorno e nella nostra regione il ‘cosa fare’ per risalire la china richiederà verosimilmente più fatica e la risalita sconterà necessariamente più fatica, più affanno e più malessere e marginalità sociale. E’ intorno a queste valutazioni che si snoda la nostra idea-proposta di Fondo mutualistico  che ha proprio la caratteristica di strumento finanziario a diretta emanazione regionale, con l’ausilio ed il sostegno dei soggetti legati alla rappresentanza sociale ed imprenditoriale. Pensiamo ad un fondo mutualistico di 200 milioni di euro, un prestito delle compagnie petrolifere da restituire a partire dal 2022 per la durata delle concessioni petrolifere al netto di quello che devono dare per le royalties, l’Ires, la fiscalità statale. Qualcuno dovrebbe ricordare che la Uil e il Cssel in tutti questi anni hanno condotto un’iniziativa asfissiante  per la  costituzione del Fondo Sovrano che se ora ci fosse avrebbe rappresentato più che un’ancora di salvezza, un’autentica cassaforte regionale. Inoltre, non ci appassiona il dibattito che lasciamo prima di tutto agli Istituti della sanità, alla scienza, agli esperti sui tempi e le modalità della cosiddetta fase due del Covid-19. Lasciamo a loro la valutazione. Noi come sindacato vogliamo essere pronti alla riapertura che non potrà che essere graduale.

 

Quali sono secondo lei i settori su cui intervenire?

Ci sono alcune priorità  tra cui la manodopera agricola indispensabile alle aziende per far arrivare i prodotti specie ortofrutticoli nelle case. La grande campagna di raccolta nel Metapontino come nel Vulture-Alto Bradano ha sempre richiesto manodopera extraregionale ed estera che ha difficoltà di movimento. E' un nodo che va affrontato come quello della graduale riapertura dei cantieri di costruzione di opere infrastrutturali indispensabili. Ci sono poi i servizi socio-assistenziali per i nostri anziani, ancora più strategici in questa fase di tutela della salute, che diventano un nuovo settore di lavoro, sia pure ancora con gradualità e sistema simile al lavoro agile (centri ascolto e di informazione, assistenza con sistema skype, ecc.). Dobbiamo inoltre pensare già adesso alla Fca Melfi e all'indotto per il “dopo Coronavirus”.  L’automotive è sicuramente il punto più  complesso per tutta una serie di interconessioni nazionali ed intenazionali. In una fase successiva – che auspichiamo a più breve tempo possibile – si dovranno affrontare tutti i temi della ripresa produttiva e dell'occupazione.  Una possibilità importante e da non sottovalutare è la riconversione di impianti di pmi per la produzione di mascherine e presidi personali di tutela salute, oltre che materiale medicale. Alcune imprese italiane lo stanno facendo attingendo ad un fondo nazionale specifico. E' un'opportunità e al tempo stesso un modo per testimoniare sensibilità sociale tenuto conto che dobbiamo ricorrere a massicce importazioni per ora dalla Cina.

 

La Confindustria ha criticato il comportamento dei sindacati in fatto di sicurezza, come risponde?

La priorità assoluta, come nella fase di diffusione del contagio, resta la salvaguardia della salute dei lavoratori, dei pensionati e dei cittadini. In coerenza con il sacrosanto mantra “io resto a casa”, noi chiediamo semplicemente che tutti quelli che possono debbano restare a casa. A questo proposito, le disposizioni nazionali sono un punto di riferimento, ma non ancora sufficienti. Stiamo costantemente valutando in confronto con il Prefetto di Potenza Verdè, in teleconferenza, le attività che intendono riprendere. Ritengo che il Protocollo del 14 marzo non è stato ancora compiutamente attuato in tutti i luoghi di lavoro e, dunque, la sicurezza non è sufficientemente garantita dappertutto. Peraltro, anche lì dove si svolgono servizi, spesso, da eroi, come nella sanità, nella protezione civile, nella sicurezza pubblica, o essenziali, come ad esempio nelle filiere agroalimentare e farmaceutica, solo per citare quelle necessarie alla sopravvivenza, non sempre la sicurezza è assicurata. Non  comprendo pertanto la posizione di Confidustria che del resto è sempre chiamata alla consultazione a livello locale come nazionale. Se non stringiamo tutte le maglie lì dove è possibile, anche quelle attività davvero imprescindibili vengono messe a rischio e le ripercussioni sull’intero Paese possono diventare drammatiche. Chiediamo semplicemente coerenza e, come sempre succede per un Sindacato, per dare forza alle nostre richieste, in questo momento in difesa della salute di tutti, se fosse necessario far rispettare questa coerenza, in alcune realtà potranno essere messe in atto forme di mobilitazione. Ma, responsabilmente, e soprattutto in questo drammatico momento, continuiamo a credere che la via maestra resti sempre quella del dialogo e del confronto.

 

Cosa chiedete alla Regione per fare leva sulla concertazione, tanto più importante in momenti difficili come questo?

L'Accordo Quadro Regione Basilicata per la Cig in deroga è un primo strumento positivo per garantire che tutti quelli che hanno perso il lavoro ricevano l'indennità salariale. Vorremmo che il metodo concertativo diventasse per la Giunta Bardi pratica quotidiana in tutti i settori e non sporadica. La “mission” del sindacato resta: nessuno sarà lasciato da solo.  Ci vuole una risposta straordinaria e robusta del livello locale nella crisi da Covid 19 per sostenere le esigenze di famiglie e cittadini e quelle delle imprese.

Per questa ragione, sollecitiamo il Governo Regionale a valutare con tutta l’attenzione che merita la nostra proposta di costituzione di un ‘Fondo regionale di investimento sociale’, al quale ho fatto riferimento prima,  che può essere un ottimo strumento moltiplicativo di risorse e di reddito adeguato al difficile momento depressivo e per buttare le basi sul dopo emergenza.

Una strategia dunque anche a sostegno, complemento ed implementazione delle provvidenze che arrivano dal Governo nazionale sostanzialmente centrate sul rinforzo dell’offerta e di protezione sociale.

 

Come funzionerebbe il Fondo che proponente?

Il Fondo , auto sostenuto sul mercato finanziario, oltre al prestito da parte delle compagnie petrolifere di cui parlavo, può essere alimentato da risorse recuperate dalla riprogrammazione dei Fondi Ue, impegnati per il FSE a livello nazionale per soli 4,8 mld di euro. In queste drammatiche ore si sta facendo strada l’ipotesi, che noi invece consideriamo non solo come tale ma una strada perseguibile, di utilizzare i soldi europei per darli a cittadini ed imprese con strumenti e procedure innovativi. Ma non solo fondi comunitari. La dote di costituzione del Fondo può contare su diverse traiettorie: prestiti derivanti da operatori internazionali (Bei-Banca Europea per gli Investimenti); svincolo di impegni per opere e per piani annunciati ma non avviati;  programmi di rilancio per il sostegno alle imprese del Sud connessi al ‘salvataggio’ della ‘Popolare di Bari’; garanzie per  finanziamenti non coperte da Medio credito centrale. Primo compito del Fondo è fornire valori e prodotti al fabbisogno di  prima liquidità immediata delle pmi per risarcire il ristagno e lo stop da caduta della domanda .E poi sostenere la ‘seconda liquidita’ che le imprese, ad emergenza sanitaria declinante, si troveranno a dover affrontare. A cominciare dal far fronte agli impegni del microcredito. Questo primo blocco di soggetti beneficiari, oltre alle pmi racchiude quel vasto mondo delle partire iva che sono e saranno le più esposte al rischio di soccombenza, perdendo valori, storie e capacità d’iniziativa (in Basilicata sono circa 48 mila le figure afferenti questa sfera di attività).  Questi soggetti da riconnettere in una rete diffusa ed allargata ai ‘100 ‘paesi polvere’ con aiuti a breve termine, devono essere rimotivati a ripartire in un contesto di mercato modificato.

 

Ci vuole una risposta straordinaria e robusta del livello locale nella crisi da Covid 19 per sostenere le esigenze di famiglie e cittadini e quelle delle imprese. Intanto, va fatta chiarezza e vanno distinte le misure di aiuto straordinario – come quelle previste dal Governo ed annunciate dal Premier Conte e dal Ministro Gualtieri e come la Social Card Covid-19 della Regione – da quelle di breve e medio termine con al centro l’obiettivo della ripresa economica ed occupazionale. Per questa ragione, la costituzione di un ‘Fondo regionale di investimento sociale’ può essere un ottimo strumento moltiplicativo di risorse e di reddito adeguato al difficile momento depressivo e per buttare le basi sul dopo emergenza. Una strategia dunque anche a sostegno, complemento ed implementazione delle provvidenze che arrivano dal Governo nazionale sostanzialmente centrate sul rinforzo dell’offerta e di protezione sociale. Prima i bisogni di emergenza, la spesa e la vita quotidiana. Ma non limitiamoci a questo. È verosimile che per la storia, le caratteristiche, gli assetti produttivi, i territori e le catene del valore industriale sedimentate nei distretti del Nord ripartano prima ,recuperando ed elaborando nel tempo le ferite sociali e personali con un nuovo scatto di reni. Nel Mezzogiorno e nella nostra regione il ‘cosa fare’ per risalire la china richiederà verosimilmente più fatica e la risalita sconterà necessariamente più fatica, più affanno e più malessere e marginalità sociale. È intorno a queste valutazioni che si snoda la nostra idea-proposta di Fondo mutualistico che ha proprio la caratteristica di strumento finanziario a diretta emanazione regionale, con l’ausilio ed il sostegno dei soggetti legati alla rappresentanza sociale ed imprenditoriale. Il Fondo, auto sostenuto sul mercato finanziario, può partire con una dote di costituzione, a valere di risorse recuperate dalla riprogrammazione dei Fondi Ue, impegnati per il FSE a livello nazionale per soli 4,8 mld di euro. In queste drammatiche ore si sta facendo strada l’ipotesi, che noi invece consideriamo non solo come tale ma una strada perseguibile, di utilizzare i soldi europei per darli a cittadini ed imprese con strumenti e procedure innovativi. Ma non solo fondi comunitari. La dote di costituzione del Fondo può contare su diverse traiettorie: prestiti derivanti da operatori internazionali (Bei-Banca Europea per gli Investimenti); svincolo di impegni per opere e per piani annunciati ma non avviati; programmi di rilancio per il sostegno alle imprese del Sud connessi al ‘salvataggio’ della ‘Popolare di Bari’; garanzie per finanziamenti non coperte da Medio credito centrale.
E poi c’è tutta la partita che torna di grande attualità dell’impiego più produttivo delle royalities derivanti dalle risorse energetiche (petrolio e gas) e idriche, di risorse speciali da ricontrattare con Eni ed i players operanti in Basilicata. Qualcuno dovrebbe ricordare che la Uil e il Cssel in tutti questi anni hanno condotto un’iniziativa asfissiante per la costituzione del Fondo Sovrano che se ora ci fosse avrebbe rappresentato più che un’ancora di salvezza, un’autentica cassaforte regionale. Andiamo oltre fino ad immaginare di mobilitare a garanzia dell’operazione ogni commodities derivante dalla fruizione corretta dei beni comuni (forestazione produttiva, crediti di carbonio etc,..). È chiaro che il trust di valori assegnati al Fondo deve essere curato da soggetti di grande affidabilità professionale per la cura delle operazioni di impiego sui mercati finanziari: si può immaginare un pool di soggetti bancari insieme a ‘Sviluppo Basilicata’. Primo compito del Fondo è fornire valori e prodotti al fabbisogno di prima liquidità immediata delle PMI per risarcire il ristagno e lo stop da caduta della domanda. E poi sostenere la ‘seconda liquidità’ che le imprese, ad emergenza sanitaria declinante, si troveranno a dover affrontare.A cominciare dal far fronte agli impegni del micro credito. Questo primo blocco di soggetti beneficiari, oltre alle pmi racchiude quel vasto mondo delle partire iva che sono e saranno le più esposte al rischio di soccombenza, perdendo valori, storie e capacità d’iniziativa (in Basilicata sono circa 48 mila le figure afferenti questa sfera di attività). Questi soggetti da riconnettere in una rete diffusa ed allargata ai 100 ‘paesi polvere’ con aiuti a breve termine, devono essere rimotivati a ripartire in un contesto di mercato modificato. Pensiamo a cosa muta in questi giorni e che forse potrà essere il ‘continente inesplorato’ di un mercato ‘mutato’. Pensiamo alle imprese che si rimodulano per produrre dispositivi di sicurezza. Ma anche alle competenze digitali accresciute; è il caso dei pensionati che hanno imparato ad utilizzare il bancomat o l’internet banking, allo smartworking, senza dimenticare alunni e docenti che stanno imparando insieme le tecniche di apprendimento a distanza. Ecco ci vorrà anche una struttura speciale regionale che aiuti con competenza la gente delle partite iva e delle pmi insieme a mondo sindacale, associativo, patronati a curare marketing territoriale. Una leva di ‘attivatori territoriali’ che aiuti la risalita creativa della platea dei soggetti anche con il modello di contratti di rete già previsti e diffusi con il sostegno di Invitalia che dovrà rimodulare la sua “mission”. Il Fondo poi dovrà avere una seconda gamba nel blocco dei bisogni e delle risorse delle famiglie nelle funzioni di cura e di rilancio dei progetti di quella fascia di mondo giovanile rientrato e che resta una risorsa per le aree interne. Il Fondo potrà operare su questa platea attraverso prodotti di prestiti d’onore o di erogazione fiduciariacome dote-famiglia . Infine il terzo settore. La terza gamba dei beneficiari del Fondo.
La suggestione è di Carlo Borgomeo (Fondazione con il Sud). Un intervento per sostenere le organizzazioni di Terzo settore (associazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e cooperative sociali) mediante la concessione di contributi a fondo perduto da erogare, non in base ad una faticosa selezione di progetti, ma a tutte le organizzazioni che rispondano a requisiti minimi di continuità, di esperienza, di radicamento nei territori.

“La partita del petrolio si gioca e si vince se siamo tutti quanti insieme, diversamente troveremo pure qualche isola felice ma non risolve il problema della Basilicata, risolve il problema di un Paese”. Carmine Vaccaro, segretario regionale della Basilicata della Uil, intervistato per la trasmissione Report di Rai3, nell’inchiesta “Un tanto al barile”, di Luca Chianca, con la collaborazione di Carla Rumor e Norma Ferrara, ha ribadito la posizione del sindacato su temi sempre più di attualità e all’attenzione non solo nella nostra regione. Per capire come altri Paesi investano le risorse derivanti dai tributi che le compagnie petrolifere pagano in cambio delle concessioni le telecamere di Report sono andate in Norvegia dove c'è il più grande dei fondi sovrani. Oggi vale oltre 850 miliardi di euro e investe in tutto il mondo. Solo in Italia ha investito 5,1 miliardi di dollari in titoli di stato e oltre 11 miliardi di dollari in azioni di 117 società tra cui anche la nostra Eni.
“E’ la nostra idea da sempre – dice Vaccaro - la Basilicata dovrebbe essere una delle regioni più ricche d'Italia. Solo l'Eni in cambio dell'estrazione del petrolio ha versato 1,6 miliardi di euro in poco meno di 20 anni. Soldi che dovrebbero essere spesi per rilanciare l'economia lucana. Report, invece, nell’inchiesta, “ha scoperto” che ben 170 milioni sono stati usati per tappare i buchi di sanità e istruzione universitaria. In tutti questi anni è mancata una visione a livello nazionale di cosa si debba fare con tutti questi soldi. La scelta del Fondo sovrano regionale – vorrei ricordarlo - è ispirato da due sentimenti-guida: quello della generatività delle commodities da far attecchire alla economia delle famiglie e delle imprese lucane, massimizzandone i risultati. E poi il sentimento della generosità e della ‘distesa sul futuro’ spostando quote cospicue degli introiti verso le nuove generazioni. Il Fondo – la nostra idea è sul modello norvegese tradotto nelle competenze e nella strumentazione regionale - arricchito da un impiego prudente sul mercato finanziario, proietta la programmazione al futuro e al dopo-petrolio alimentando un flusso di risorse utili, sia come accumulo di ‘previdenza sociale’ per i cittadini lucani e sia per costituire uno stock di risorse a ‘tesoreria regionale’, da investire nello sviluppo del territorio. Nei prossimi 10-20 anni l’indotto del barile petrolifero genera 10-12 miliardi di euro, comprensivi dell’introito dell’ Ires ottenuto con la negoziazione sullo Sblocca Italia. A questi valori si possono aggiungere ulteriori risorse rivenienti da politiche di valorizzazione dell’acqua (e dalle concessioni per lo sfruttamento di acque minerali attualmente incassate dalla Regione) e dei prodotti delle foreste demaniali (quantificabili in circa 18,6 Meuro di introiti all’anno). Il Fondo rimarrebbe investito fino alla sua scadenza (fra 70-80 anni) e, con una gestione accorta (Norway Model), potrebbe avere un rendimento annuo medio prudenziale del 3-4% e quindi fruttare, a scadenza, circa 56-60 miliardi. L’obiettivo del Fondo non è quello di erogare immediatamente provvigioni ai cittadini, ma di creare una riserva di valore crescente, da spendere quando il petrolio scemerà, per ristorare le future generazioni, stimando una curva di invecchiamento della popolazione.
C’é dunque una relazione stretta tra i ‘beni comuni’, l’identità ed il futuro della regione. L’ ha spiegata bene Giuseppe De Rita (Censis). Una relazione che tuttavia deve essere intessuta, architettata perché non è un dato naturale. Ci vogliono le basi di un nuovo costruire per combinare la risorsa idrica, quella appenninico-forestale e del paesaggio e quella dell’energia petrolifera. Quanto al rapporto lavoro-ambiente-comunità – aggiunge Vaccaro - in tutto il mondo è sempre stato inclinato; spetta alla capacità e alla qualità di governo delle classi dirigenti e politiche ristabilire l’equilibrio corretto recuperando anni perduti. Come spetta alla Regione riscrivere le regole, chiamando il Governo alle proprie responsabilità. Lo sforzo che chiediamo alla Total come abbiamo fatto in precedenza all’Eni inoltre è di non guardare solo al profitto”.

L'idea messa a punto da UIL Basilicata, CSSEL con il contributo autorevole del Censis di istituire un Fondo sovrano regionale alimentato dalle royalties del petrolio non è nuova e di tanto in tanto torna d'attualità alimentata dalla stampa nazionale. 

"La scelta, ricorda il Segretario regionale Carmine Vaccaro, è ispirata da due sentimenti guida: quello della generatività delle commodities da far attecchire all'economia delle famiglie e delle imprese lucane, massimizzandone i risultati e quello della generosità e della "distesa sul futuro" spostando quote cospicue degli introiti verso le nuove generazioni. Il Fondo - sul modello norvegese tradotto nelle competenze e nella strumentazione regionale - arricchito da un impiego prudente  sul mercato finanziario, proietta la programmazione al futuro e al dopo-petrolio alimentando un flusso di risorse utili sia come accumulo di "previdenza sociale" per i cittadini lucani e sia per costruire uno stock di risorse a "tesoreria regionale" da investire nello sviluppo del territorio. Esperienze straniere (ad esempio quella dell'Alberta Heritage Savings Trust Fund) mostrano che per ogni euro depositato nel fondo si possono creare circa 1,7 euro di redditi da investimenti finanziari, riversati sul territorio anche come investimenti per lo sviluppo. Un esempio: investimenti in quote azionarie della FCA e dell'ENI. L' Obiettivo del Fondo non è quello di erogare immediatamente provvigioni ai cittadini ma di creare una riserva di valore crescente da spendere quando il petrolio scemerà, per ristorare le future generazioni, stimando una curva di invecchiamento della popolazione".

Di Petrolio, utilizzo delle Royalties e della proposta di Fondo Sovrano ne parlerà domani il Segretario regionale della UIL Basilicata, Carmine Vaccaro, nella puntata di Report che andrà in Onda domani, 17 dicembre, alle 21.15 su Rai 3.