“Non si possono ulteriormente sottovalutare le conseguenze del ripetuto annuncio dell’ad di Fca, Mike Manley, questa volta venuto alla vigilia del Salone dell'Auto di Detroit, sul cosiddetto adeguamento del piano di investimenti della FCA in Italia a seguito del “pasticcio” provocato dal Governo con l’introduzione dell’ecotassa”. Ad affermarlo è il Segretario Generale della UIL di Basilicata Carmine Vaccaro per il quale “sapere che comunque il piano non viene stoppato”, come dice Manley, non tranquillizza affatto. La contraddizione più evidente è la necessità di un aumento della capacità produttiva per Jeep al fine di soddisfare la crescente domanda dei mercati internazionali. La ventilata proroga dei contratti di solidarietà dei lavoratori della FCA di Melfi è invece la prova più evidente della profonda incertezza sulle nuove produzioni annunciate da tempo. Non possono essere ancora penalizzati i lavoratori di Melfi come degli altri stabilimenti italiani, che hanno già pagato in termini di salario ridotto le scelte del governo dettate da motivazioni a metà strada tra il populismo demagogico e l’ideologico. Come non bastano le dichiarazioni del Ministro del MISE Di Maio sulla "disponibilità a rivedere il provvedimento se poi non si dà alcun seguito alle stesse".
Nel ricordare che il piano industriale FCA presentato ai sindacati prevede 5 miliardi di investimenti dal 2019 al 2021 con la produzione di due nuovi modelli di Jeep a Melfi, Vaccaro sottolinea che “il governo deve sapere che le sue azioni hanno una ricaduta concreta su oltre 7mila lavoratori impiegati a Melfi oltre ad alcune migliaia di altre imprese dell’automotive. Il settore – aggiunge – negli anni ha contribuito in maniera significativa al PIL del Paese e il recente crollo registrato dall’Istat dimostra come la politica non possa non tenerne conto. Introdurre in modo così semplicistico l’ecotassa è una scelta scellerata che non consente “mezze misure”. Noi siamo pronti a fare la nostra parte per tutelare tutti i lavoratori.

La formazione nel comparto metalmeccanico dei primi anni di Fiat a Melfi, il passaggio alla segreteria lucana della categoria dei pensionati, quindi la proficua collaborazione con Il Centro Studi Sociali per la Basilicata. Questo è il percorso sindacale di Vincenzo Tortorelli che nel 1995 diventa coordinatore di stabilimento UILM dell'allora Fiat Sata di San Nicola di Melfi. Nel 2001 il giovane sindacalista di Potenza viene nominato segretario regionale del comparto metalmeccanico UIL che diventa la prima organizzazione nella zona industriale. Tortorelli vive in prima persona la storica crisi dell'area industriale lucana con la chiusura di importanti fabbriche dell'indotto come Lasme, CF gomme, Vale, Rejna e gestisce con perizia e professionalità la grande protesta dei 21 giorni della Sata. In quei giorni "caldissimi" Tortorelli mantiene sempre un atteggiamento pacato e responsabile nonostante il blocco delle tute amaranto  che chiedevano migliori condizioni di lavoro all'azienda del gruppo automobilistico piemontese. Non un caso se la UIL passa da essere l'ultimo sindacato al primo per numero di iscritti e Rsa. «Il mio sarà un mandato in continuità con le cose che abbiamo già fatto in passato - spiega Tortorelli - per un lavoro facilitato da un sindacato ben organizzato sul territorio. Siamo già ben presenti nelle aziende lucane, FCA in particolare, quindi per me si tratta di una responsabilità nuova che cercherò di onorare con impegno quotidiano e grande spirito di collaborazione con tutte le categorie della UIL». I lavoratori di Melfi vivono un momento di tensione per la soppressione dei turni domenicali, il che comporterà una riduzione delle spettanze in busta paga. «Comprendo le preoccupazioni - spiega il segretario organizzativo- Vincenzo Tortorelli - perché dopo l'uscita di produzione della Punto  ora serve che FCA riassegni una nuova missione per lo stabilimento di San Nicola. Occorre al più presto saturare la produzione della fabbrica. La congiuntura del mercato è stata gestita con il contratto di solidarietà ma la mancanza di lavoro sulla linea di produzione della Punto, che ha coinvolto circa 1600 lavoratori, è difficile da assorbire. Ecco perché adesso serve urgentemente un terzo modello da produrre a Melfi. Certo i dazi di Trump non aiutano. Abbiamo in Basilicata uno stabilimento sulla cui produzione incide fortemente l'esportazione. il 50% di Jeep Renegade e Fiat 500 si vendono all'estero ed in particolare negli Stati Uniti. La politica di Trump non ci aiuterà in futuro anche perché l'area europea sarà sempre più penalizzata. Tuttavia resto ottimista perché Melfi ha tutte le carte in regola per competere e confrontarsi con la produzione di qualsiasi altro stabilimento del mondo. Noi intanto abbiamo il dovere di confrontarci il prima possibile con i vertici FCA. Bisogna ridisegnare il futuro per stabilire nuovi piani industriali propedeutici ai nuovi investimenti già previsti a Melfi. Auspico al più presto l'annuncio del nuovo modello che dia serenità e prospettiva ai lavoratori in grado di agganciarsi al futuro con strumenti adeguati». Sulle possibilità politiche del Governo pro pensionati. «Ovviamente siamo d'accordo con la scelta di aumentare le pensioni - conclude il segretario della UILP, Tortorelli - a patto che non si dia con una mano e si sottragga con l'altra. Se si aumenta la pensione minima a 780 euro ma si aumentano contemporaneamente le bollette, i servizi sanitari, ci sarà sempre più difficoltà dei pensionati a curarsi. Servono scelte che vadano a costruire il beneficio di un aumento che possa essere valido anche per l'economia locale nazionale».