Articoli filtrati per data: Luglio 2020

La sua esperienza da segretario regionale della UIL è praticamente iniziata con una grande sfida: ripartire dopo l’emergenza Covid-19. Con Vincenzo Tortorelli, 50 anni, ex operaio SATA, abbiamo discusso sui temi caldi che riguardano la Basilicata, a cominciare dalla Sanità, e dalle proposte lanciate unitamente agli altri sindacati nella conferenza stampa di inizio settimana.

D: Lunedì è stato presentato un documento unitario sulla sanità lucana, dalla gestione dell’emergenza sanitaria al modello di riordino. Di cosa si tratta?

R: Vogliamo che si metta in campo un progetto alternativo, ma nello stesso tempo innovativo con una visione di discontinuità rispetto al passato, per questo abbiamo invitato la giunta regionale a prendere in carico e discutere di questa proposta partendo dagli errori del recente passato: con la legge regionale 02/2017 si sono costruite le mega-aziende provinciali, accentrando sul San Carlo i compiti e le funzioni ospedaliere di base, queste soluzioni hanno creato disagi. La Regione ha fatto circolare una bozza del disegno di legge sul riordino, dove viene creata una struttura ospedalo-centrica. Noi vogliamo ribaltare questo schema, ripartendo da un altro modello, ritoccando alcune attività ospedaliere che oggi non rispondono più ai bisogni di salute dei Lucani. Oggi vediamo solo tanta burocrazia, la pandemia ci consegna un modello in cui bisogna essere più vicini ai bisogni del territorio e dei cittadini. A Bardi chiediamo proprio una lettura di questi bisogni, e una stretta correlazione tra medicina primaria, territoriale e ospedaliera, tre fasi che vanno meglio pianificate. Oggi si parla di riordino ospedaliero, se non si parte bene più che riordino, è un disordine. Oggi c’è tanto spaesamento e in passato c’è stata tanta approssimazione.

D: Si è parlato anche della ripresa delle attività sospese causa Covid?

R: Registriamo ancora grossi ritardi, vanno riprese e riprogrammate tutte le attività ambulatoriali che sono state sospese, ma ancora non c’è una data. Bisogna partire con percorsi dedicati, per non rischiare focolai e nuovi contagi, anche se ad oggi la Basilicata non corre rischi perché abbiamo numeri contenuti. Occorre inoltre tener presente che la popolazione lucana è composta prevalentemente da persone anziane che necessitano di un’attenzione diversa per le loro patologie croniche. Gli ospedali maggiori dovrebbero servire solo per l’attività specialistica e per le acuzie, che sui territori non si potrebbero fare. Dal 2008 nel nostro paese, sono stati tagliati 70.000 posti letto, ma anche personale e risorse. Dall’analisi del Centro Studi UIL è emerso che sono stati tagliati circa 380 reparti, bisogna mettere fine a questo stillicidio. Sulla sanità non bisogna più tagliare, ma investire in posti letto, ma soprattutto sul personale che possa garantire il servizio alla comunità. La pandemia ha messo in evidenza la mancanza di anestesisti, medici e anche infermieri.

D: Quali sono i numeri della nostra regione?

R: In Basilicata sono stati registrati tagli record: 1600 posti letto nel 2018, quando nell’anno 2000 ne avevamo 2500. Solo nel triennio 2005/08 sono venuti meno 400 posti. È necessario inoltre reintegrare la centralità della persona, valorizzando il benessere professionale ed umano degli operatori sanitari, con un grande potenziamento degli organici per evitare il sovraccarico di lavoro e la sovrapposizione delle attività. Diciamo NO a macro aziende regionali che allontanano i cittadini dall’accesso alle prestazioni: basti pensare alla geografia della Basilicata e al numero dei comuni, bisogna garantire a tutti un servizio territoriale e soprattutto gratuito, perché ad oggi tanti cittadini non si curano per mancanza di possibilità.

D: Si aggiunge anche il problema della migrazione sanitaria.

R: Se offri una sanità di qualità, la gente rimane, anche se può permettersi di andare fuori, a maggior ragione oggi che difficilmente ci si sposta verso Lombardia e Veneto. Abbiamo avuto delle eccellenze, e anzi dobbiamo auspicare che dalle regioni confinanti possano venirsi a curare in Basilicata, una terra Covid free, ospitale e anche meno costosa. Sono opportunità che dobbiamo valorizzare, bisogna fare in modo che questa situazione possa esserci favorevole per creare un sistema sanitario ambito dall’esterno.

D: Un altro tema caldo è quello del lavoro: come ripartire?

R: Quello che proponiamo al governo regionale è di istituire un fondo che venga da un prestito, dalle anticipazioni delle royalties che arriveranno nei prossimi anni, che metta in protezione il sistema economico e sociale della Basilicata. La pandemia ha colpito i settori che negli ultimi anni hanno registrato ottimi risultati in regione: turismo, terziario, automotive e anche un pezzo dell’agricoltura. Bisogna rilanciare la nostra regione affinché diventi attrattiva per nuovi investimenti, deve rafforzare le proprie potenzialità anche attraverso le piccole economie, che sono proprio quelle su cui si regge, che fanno tessuto e insieme garantiscono la continuità produttiva. Dobbiamo recuperare un gap infrastrutturale, e richiedere nuove politiche: digitalizzazione, transizione energetica, valorizzazione delle nostre risorse naturali come acqua, bosco e petrolio, da cui creare sviluppo e occupazione.

D: A proposito del governo regionale, quali sono i temi su cui avete discusso?

R: Di proposte ne abbiamo fatte tante, adesso bisogna fare un’intesa per mettere a riparo le esigenze del tessuto produttivo della Basilicata. Abbiamo l’obbligo morale di dare delle risposte sull’occupazione: è la generazione tradita, quella a cui è stato detto di studiare, prendere una laurea che potesse garantirgli un futuro, ma purtroppo non è stato così. A causa del Covid alcuni stanno tornando e non potranno continuare a studiare perché molte famiglie non potranno più sostenerli avendo difficoltà di reddito. Bisognerebbe riavviare i concorsi nella pubblica amministrazione che va ricostruita con nuove energie e mentalità, funzionale e veloce con meno burocrazia. I sindacati, unitamente, stanno lavorando per poter difendere e costruire un nuovo modello per la Basilicata, bisogna farlo insieme a chi governa, ma non abbiamo bacchette magiche.

D: Si è molto discusso sulla Scuola: c’è la data di inizio, ma ancora nessuna linea guida su come tornare tra i banchi.

R: Servono risorse economiche per garantire una ripartenza della scuola in sicurezza, ma il problema è nazionale, c’è molta confusione sui decreti. La scuola sta vivendo una stagione difficile, anche in questo settore non sono stati fatti investimenti, non è mai stata messa nelle priorità dei governi. Abbiamo plessi scolastici che hanno bisogno di manutenzione, oggi bisogna pensare al distanziamento, le norme per l’ingresso e l’uscita, e inoltre bisogna garantire la mobilità ad un migliaio di studenti che contemporaneamente viaggiano dai paesi. Sono tutti temi per cui ad oggi non abbiamo trovato soluzione. È stata garantita la mobilità ai lavoratori delle aree industriali, ma per gli studenti nei prossimi mesi non è possibile pensare a pullman pieni, e poi in Basilicata non esiste un parco autobus che possa garantire il servizio. Bisogna cercare soluzioni per nuove aule, forse pensare ad un sistema misto tra lezioni in presenza e virtuali. È chiaro che bisogna aspettare anche i dati dell’evoluzione dei contagi.

D: Ha detto che non abbiamo la bacchetta magica per sapere cosa accadrà nei prossimi mesi, ma quale futuro attende la Basilicata secondo lei?

R: Il futuro dipende da quello che si fa, e sicuramente dagli effetti economici negativi che la Basilicata registrerà sulle ricadute dei settori che danno lavoro e creano il PIL della nostra regione. Incominciamo però a lavorare ad una programmazione per creare opportunità, solo se riusciremo a fare delle scelte insieme (sindacati, imprese e istituzioni), potremo garantire un futuro alla Basilicata, dare speranza a chi ci vive di potersi curare e lavorare, ma anche godersi la propria pensione con servizi che una comunità può offrire. La Basilicata è una bellissima terra, dobbiamo mettere insieme le nostre potenzialità all’interno di un quadro di crescita. Deve recuperare il tempo perso, mettere da parte gli individualismi. Uso sempre questa frase: il vero statista non pensa alle prossime elezioni, ma alle prossime generazioni.