INTERVISTA AL SEGRETARIO GENERALE UIL BASILICATA, TORTORELLI, SU POST LOCKDOWN. LE STRATEGIE DA METTERE IN CAMPO PER LE EMERGENZE E PER IL FUTURO

di Sergio Ragone
Lunedì, 07 Settembre 2020 15:51

Per il segretario della UIL di Basilicata è tempo di compattare l’interesse nazionale sul tema che le risolverebbe tutte se solo l’obiettivo della crescita venisse perseguito congiuntamente a quello della riduzione dei nostri divari territoriali.

Nel post Lockdown la SVIMEZ fotografa una crisi senza precedenti e le tante crisi aperte rischiano di minare la tenuta sociale del Paese. In questo dialogo con il Segretario regionale della UIL Basilicata proviamo a tracciare una mappa delle strategie da mettere in campo per rispondere alle emergenze e programmare il futuro.

Cresce nel Paese uno sfilacciamento sociale e si ripropone il solito dibattito che vede contrapposti il Nord ed il Sud. In questo scenario la politica non decide e l’Italia sembra immobile. Segretario, che fare?
La questione meridionale è profondamente cambiata anche per gli effetti della pandemia. E’ vero. Anch’io avverto un atteggiamento della politica e – aggiungo – delle istituzioni regionali del Sud, oltre che del Governo, fortemente inadeguato a interpretare tutte le novità e a dare risposte che la situazione eccezionalmente straordinaria richiede. Noi indichiamo un percorso per uscire dalle sabbie mobili, un percorso che passa da un eco-sistema di valori per il post Covid. Un’autentica agenda del rilancio. Per grandi schemi si può formulare un’agenda di nuove politiche e di campi di intervento da riportare in un’Azione di investimento sociale. La prima consegna è l’urgenza di costruire un catalogo di nuove politiche formative e del lavoro. Il secondo fenomeno da tradurre in un reticolo di politiche del lavoro attiene la sfera della inattività e della non occupazione. Qui la crisi comprime le energie nuove di giovani,di donne,di figure temporaneamente ritirate dal lavoro. È l’universo di figure da riportare allo scoperto di una nuova crescita, iniezioni di credito sociale e di investimenti possono assorbire le sacche di inattività. Il terzo fenomeno, da riportare sotto l’ombrello di più nuove e permanenti politiche sociali, è l’area delle persone e famiglie emarginate. Già nel 2019 cresce la propensione all’impoverimento socio-conomico e demografico della regione. In Basilicata nel 2008 erano circa 230mila le persone che vivevano in famiglie a rischio povertà ed esclusione. Ancora l’esclusione giovanile si sostanzia in 36 mila giovani (15-34 anni) risultano non occupati e non in istruzione e formazione (NEET). Si tratta di circa il 28% dei giovani lucani di cui 6mila sono laureati. Il quarto fenomeno da riporre nella cassetta del Piano post-Covid discende dalla lista della occupazione per settori da candidare alle scelte di una nuova ripresa. Ma più in generale il futuro del nostro Paese e del suo valore fondamentale che è l’unità nazionale deve essere costruito sul rispetto della vita, della salute e sicurezza e sulla riduzione delle diseguaglianze. La manifestazione di Cgil, Cisl e Uil, che si svolgerà il 18 in tutte le Regioni italiane, partirà da questi principi per affermare le nostre rivendicazioni e per offrire una prospettiva ai nostri giovani. Con il Patto per il Paese, che chiediamo ormai da mesi, rivendichiamo questo cambiamento di rotta.

Le previsioni SVIMEZ per il 2021 parlano di un paese “unito” nella crisi, il primato negativo del crollo del Pil nell’anno del Covid-19 spetta alla Basilicata (-12,6%) e il Veneto (-12,2%) ma diviso nella ripartenza. Il Nord riprenderà a correre ed il Sud rallenterà ulteriormente la sua crescita. Le sembra uno scenario ipotetico, catastrofista, oppure è davvero questa la prospettiva che si apre?
Il rischio che avvertiamo più forte è che la pandemia acuisca il divario Nord-Sud e le indicazioni della Svimez mettono in guardia su questo pericolo. Mi sia consentito, sempre rispetto al rapporto Svimez, di “mettere le mani avanti” perché le previsioni di crescita al 2021 – per la Basilicata al 4,5% del Pil – non possono essere considerate scontate. Come l’incremento dei consumi e del reddito delle famiglie lucane, gli investimenti industriali e le esportazioni, previsti tutti sotto il segno più nel prossimo anno. Bisogna lavorare perché ciò accada e, contemporaneamente, per accorciare le distanze dal Nord. L’idea centrale della Svimez si racchiude in un “presidio nazionale forte” per ricostruire un sistema Paese a rischio disgregazione e per governare una ripartenza condivisa su base regionale. Non so se sia da interpretare come esigenza di istituire un’ennesima Cabina di coordinamento, da affiancare al Ministero per il Mezzogiorno, una sorta di nuova Agenzia o altro. Condivido però la valutazione di base. La variabilità regionale della ripartenza fa esplodere una dinamica già innescata dalla grande crisi del 2008, ma rimasta sotto traccia nella ripartenza del 2015-2018: la caratura “nazionale” della coesione territoriale. La differenziazione territoriale dei processi di resistenza allo shock e di ripartenza nel postCovid pone al governo nazionale il tema della riduzione dei divari regionali come via obbligata alla ricostruzione post-Covid. Creare le condizioni per restituire alle regioni del Centro in difficoltà i tassi di crescita conosciuti in passato, liberare le regioni più fragili del Sud dal loro isolamento che le mette al riparo dalle turbolenze ma le esclude dalle ripartenze, ricompattare il Nord e il resto del Paese intorno alle sue tre regioni guida, sono tutte premesse indispensabili per far crescere, insieme, l’economia nazionale. Anziché affannarsi a sostenere la causa delle tante questioni territoriali (del Nord, del Centro, del Mezzogiorno) che si contendono il primato nel dibattito in corso sulle vie di uscita dalla pandemia, è tempo – sono le conclusioni del report Svimez – di compattare l’interesse nazionale sul tema che le risolverebbe tutte se solo l’obiettivo della crescita venisse perseguito congiuntamente a quello della riduzione dei nostri divari territoriali. Dalla Giunta Regionale di Basilicata – che pure in passato ha parlato di strategia unitaria delle Regioni del Sud senza però darne seguito- aspettiamo almeno le prime idee di quello che sarà il Piano Strategico Regionale, al quale anche Svimez è chiamata a collaborare nella scrittura e che per ora è ancora un “oggetto misterioso”. Inoltre, dobbiamo discutere con il Governo per capire quali sono gli asset strategici del Paese e quindi, per parlare anche di politica industriale e di politica ambientale: oggi su questi temi, non abbiamo ancora risposte.

Superata la fase più critica dell’emergenza Covid, sperando di non dover rivivere più i momenti più drammatici di quei mesi, è tempo di rimettere in moto tutto. Guardando alla sua regione, la Basilicata, non possiamo non considerare strategici per l’intero Paese il settore energetico e l’automotive; entrambi hanno subito un duro colpo sia in termini di produzione che di occupazione.
Sono convinto che con il rinnovo dell’Accordo di Programma con l’Eni, dopo l’Accordo con Total che segna l’avvio di Tempa Rossa, si decide adesso il futuro e il destino della comunità regionale che deve fare i conti con denatalità e spopolamento. E’ questa la fase più delicata che richiede una strategia frutto di reale concertazione tra i soggetti in campo, strumenti adeguati e soprattutto un metodo innovativo. Ripartiamo dal progetto “Energy Valley” e rinnoviamo all’ad Eni Descalzi l’invito, che abbiamo formulato da troppo tempo, perché venga in Basilicata a spiegare nei dettagli la proposta, di cui si sono perse le tracce. Abbiamo sempre sostenuto che su energie rinnovabili e chimica verde si deve basare la strategia da perseguire sul dopo petrolio in Val d’Agri e, “a ruota”, nel Sauro-Camastra, fondando il progetto di cosiddetta “svolta verde” su due elementi essenziali: la chimica verde da sviluppare nei comparti delle bioplastiche, del farmaceutico e del biosanitario e l’istituzione del fondo sovrano alimentato dalle royalties del petrolio, mettendo fine definitivamente allo spreco di tutti questi anni. Descalzi ha parlato di investimenti destinati al nostro Paese per 2,3-2,4 miliardi di euro (3,5 miliardi a livello mondiale). Abbiamo bisogno di vedere le carte e conoscere come sarà attuato l’investimento, come saranno realizzati a regime i nuovi 200 posti di lavoro, quali profili professionali saranno necessari, se ci sarà futuro per i giovani lucani laureati e formati. Sosteniamo che l’impegno di ENI nel processo di transizione energetica verso un futuro low-carbon, è l’opportunità per nuovo modello di sostenibilità ambientale ed economica per la Val d’Agri, una sorta di progetto integrato e trasversale volto a creare proprio in Basilicata un nuovo modello produttivo basato sulla diversificazione economica, sulla sostenibilità ambientale e sull’economia circolare. Interventi di sostenibilità, innovazione e riqualificazione agricola. Un programma di investimenti allettante negli intenti, di cui, però, risultano ancora ignote le previsioni in termini di impatti generati sull’occupazione e sull’economia locali. E per accrescere le risorse – elemento strategico per “ridurre” la temperatura in autunno – pensiamo che al netto delle royalties e dell’Ires si debba chiedere all’Eni e contestualmente alla Total un prestito di 100 milioni di euro a compagnia da utilizzare subito.L’altra partita fondamentale si gioca nel comparto dell’automotive. I nuovi programmi industriali della Fca di Melfi, conseguenti alla piena saturazione sulla linea Jeep Renegade e 500X con venti turni settimanali e l’avvio del lavoro straordinario per far fronte alle crescenti richieste di auto prodotte nello stabilimento lucano, in particolare i modelli “ibridi”, sono la base di ripartenza dello stabilimento lucano. Guardiamo con interesse a tutto ciò che sta accadendo e in particolare per l’indotto e non solo a San Nicola di Melfi. A Fca e a tutti i grandi player presenti in Basilicata proponiamo un tavolo per definire una strategia comune che proietti programmi ed investimenti sui territori. Abbiamo aree industriali pronte che non sono utilizzate.

Ottobre ormai è alle porte ed il rischio che possa aumentare il numero di disoccupati non è più solo un’ipotesi. In più c’è da intervenire in due settori strategici quali la sanità e la scuola. I soldi del Recovery Fund arriveranno, ma non adesso, ed i partiti non sbloccano ancora la partita legata al Mes. Sarà un nuovo autunno caldo?
Intanto, per la Basilicata come per tutto il Sud le risorse europee sono l’occasione storica di riavvicinarsi al resto del Paese. L’Europa ci chiede di utilizzare i nuovi finanziamenti da dedicare a progetti che riducano le disuguaglianze per una maggiore coesione sociale tra Nord-Sud e a superare l’enorme gap anche nei diritti di cittadinanza. Pensiamo comunque che gli strumenti anticrisi messi in campo a livello europeo ed italiano non saranno sufficienti a consentire una ripresa economica, in Basilicata, in tempi anche soltanto medi. Bisognerà pensare ed adottare, con immediatezza, strumenti straordinari. Abbiamo pertanto indicato un Piano che, tuttavia, sia principalmente una grande manovra-ponte di sostegno di empowerment dei soggetti sociali e delle famiglie colpite dalla crisi che rinforzi la capacità reddituale, di consumo e bisogni essenziali delle famiglie e dei ceti in discesa sociale per i colpi della crisi. Un grande programma anticiclico regionale, finanziato da un Fondo Unico Anticrisi, approvvigionato con la riprogrammazione dei Fondi Ue 2014/20 residui non impegnati, con misure per le imprese e per le famiglie (anche sotto forma di contributi monetari diretti) selezionate in modo da essere incentrate su interventi di impatto diretto sul ciclo. Dalla Giunta Regionale ci aspettiamo uno scatto di progettualità e una diversa qualità di concertazione sociale. Non chiediamo l’ennesimo Grande Piano di Spesa Pubblica disegnato a tavolino, da calare poi sui territori indipendentemente dal contesto e senza incorporare i saperi locali. Si tratta piuttosto di riequilibrare poteri e cambiare organizzazioni, e di modificare radicalmente come si fanno le cose e come si usano i poteri e denari pubblici. Chiediamo ancora che venga posta attenzione, oltre al richiamo del rispetto dei protocolli sulla sicurezza, ai tanti lavoratori e lavoratrici cosiddetti “fragili” del settore privato e pubblico sia in termini di sorveglianza sanitaria che di sostegno al reddito. In particolare sono due i settori da attenzionare con maggiore efficacia quello della sanità che deve prepararsi a fronteggiare ogni evenienza e quello della scuola con l’avvio del nuovo anno scolastico. Per la tutela del personale scolastico, degli studenti e per tranquillizzare le famiglie, chiediamo il pieno rispetto dei protocolli di sicurezza, rinnovando l’invito al Presidente Bardi, di un incontro per affrontare collegialmente tutte le questioni tuttora aperte che vanno dalle aule, ai banchi, alle mascherine, ai trasporti degli alunni. Ecco perché sosterremo la manifestazione del prossimo 26 settembre annunciata dalle categorie del settore. Molti istituti scolastici non sono ancora a norma, mancano le sedi idonee, non ci sono i docenti. Queste criticità erano già note sin dal mese di maggio, messe in evidenza anche da un documento del comitato tecnico scientifico, ma le risposte della Ministra Azzolina sono state inconcludenti. Per scongiurare un nuovo “autunno caldo” riteniamo ancora che vi sia bisogno di rivisitazione degli ammortizzatori sociali collegata alle politiche attive del lavoro. La UIL è pronta a confrontarsi con il Governo per un sistema di ammortizzatori sociali in costanza del rapporto di lavoro che tuteli tutte le lavoratrici e lavoratori indipendentemente se dipendenti da grandi o piccole imprese. Riteniamo, inoltre, prioritario che nella revisione del sistema si velocizzino le procedure per l’erogazione dei sussidi e si cambi il meccanismo per la loro rivalutazione.

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