Emergenza Covid - Si apra subito il confronto con le parti sociali

di CGIL CISL UIL
Lunedì, 26 Ottobre 2020 10:06

Emergenza Covid - Si apra subito il confronto con le parti sociali - Serve un modello organizzativo che guardi, nell’emergenza, al potenziamento territoriale per la gestione della pandemia.

Il sindacato confederale coglie, nei  recenti ed inquietanti approdi della pandemia, una sfida radicale per se e per i soggetti  istituzionali e sociali.

Il ritorno autunnale della pandemia si carica di preoccupazioni e di grandi timori e rischia di aumentare le disuguaglianze sociali nella salute, nella qualità di vita e nell'accesso alle cure specie nelle nostre realtà più periferiche, investite inaspettatamente dall’onda contagiosa.

Si è operato poco sulla prevenzione e ancor meno sul rafforzamento degli strumenti utili ad affrontare con meno affanno il ritorno del contagio. I ricoveri ospedalieri sono in forte aumento, con la crescita dei contagi in progressione geometrica. Il Mezzogiorno e la Basilicata  presentano numeri importanti, con pericolosi focolai  penetrati in tutti gli ambienti e luoghi di vita e di lavoro, alla vigilia di una impegnativa stagione invernale.

La situazione e’ straordinaria, di grande emergenza sanitaria e sociale e richiede interventi e decisioni di governo politico dei fenomeni, altrettanto straordinarie, per la piena tutela e messa in sicurezza della salute pubblica.

A cominciare dal livello regionale che è titolare della gran parte delle  funzioni di assistenza  ed organizzazione sanitaria.

Al contrario delle aspettative, CGIL CISL e UIL affermano con determinazione  che il Governo regionale si distingue per una ‘brillante assenza’, non agisce se non in modo confusionario e frammentato, non presidia con decisioni e  provvedimenti certi e rapidi l’andamento complessivo dei servizi, organizzandone la tenuta e l’ efficacia, non ha una visione strategica sul da farsi . Non c’è!

Cgil Cisl Uil sono fortemente preoccupati da questo stato di incertezza generale del SSR, testimoniato dai tanti fallimenti  emersi a livello organizzativo e logistico (la situazione trasporti, i focolai nelle RSA, il ritardo clamoroso nell’approvvigionamento e nella distribuzione dei vaccini).

Nessuna azione programmatica, nessun potenziamento dei servizi territoriali, nessun piano di assunzione di personale, pur avendo a disposizione oltre 30 milioni di euro messi a disposizione dal Decreto rilancio. Nessuna struttura Covid individuata, nessuna ‘vera’ cabina di regia e  monitoraggio per il tracciamento e nessuna azione concreta, ’qui ed ora’ per aumentare il numero e la diffusione dei tamponi.

Solo sterili, stucchevoli ed improbabili annunci con un infelice e sgradevole tentativo di recupero verbale, mentre l’epidemia incalza.

In Basilicata la gestione dell’emergenza si è mostrata essere una mera, passiva previsione fatalista del corso del contagio accompagnata dal tentativo di ridurre e ridimensionare le questioni.

Altre regioni nel Nord del Paese e nel Mezzogiorno anche  più colpite dal virus, anziché limitarsi ad inseguire l’emergenza cercando di rabberciare ed adeguare alla men peggio l’offerta dei servizi, hanno adottato una strategia di intervento preventivo e di contenimento.

Le Confederazioni avvertono ed evidenziano che così non si può continuare e ripropongono  l’ invito tassativo ad un cambio di passo nella gestione di questa emergenza che va coniugata  con un vero e proprio piano di rilancio del sistema sanitario regionale, nella cornice di una riforma del Servizio Sanitario nazionale.

Il Governo regionale eserciti  la propria funzione di guida, tracciando le direttrici per ridisegnare un sistema sanitario regionale rispondente ai bisogni di salute dei lucani con un impiego virtuoso delle notevoli risorse messe a disposizione dal Governo nazionale , Decreto Cura Italia, Decreto Rilancio, oltre alle disponibilità del Recovery Fund e, auspicabilmente, del Mes.

La prima sfida è quella di intercettare precocemente l’insorgenza dei casi positivi , di modo che si possa anticipare il processo di diagnosi e  ridurre il carico di ospedalizzazione.

Occorre rendere massiccio e crescente  l’impiego delle diverse tipologie di tampone , da estendere ed amplificare ad ampio raggio.

Una consistente campagna, prima di tutto, nelle scuole e nei luoghi di lavoro, attraverso i test rapidi validati per individuare i positivi e ridurre al minimo sia le quarantene che i tempi di attuazione delle eventuali misure di isolamento.

Più vaccini antinfluenzali e migliaia di tamponi rapidi: dobbiamo essere pronti a contrastare il virus, anche in questa fase che vede numeri in risalita. Come in altre regioni si sperimentino accordi con le rappresentanze categoriali delle farmacie pubbliche e private e con le rappresentanze sindacali dei medici di famiglia per strutturare una rete disponibile ad offrire gratuitamente  a carico del Servizio sanitario regionale l’effettuazione dei tamponi in strutture pubbliche – luoghi dedicati, sanificati e protetti dove i medici di medicina generale ed i pediatri di libera scelta possano operare, coadiuvati da personale di supporto, con la massima sicurezza per sé ed i pazienti.   Ed insieme potenziare ed estendere l’erogazione dei tamponi nasofaringei con le procedure previste per l’accertamento diagnostico della malattia da Covid e con un coinvolgimento più ampio dei laboratori pubblici e privati accreditati.

Il punto è che la Regione e le Aziende sanitarie devono cambiare rapidamente il loro modulo operativo per recuperare ritardi e carenze gravi registrate in più direzioni, a partire da:

-  sono assolutamente insufficienti i posti letto per Covid e per l’area infettivo-pneumologica con  l’allestimento flessibile di ambienti e camere ospedaliere guarnite di adeguati  presidi tecnologici, predisponendo percorsi di accesso separati in modo da assicurare la contestuale continuità delle prestazioni ed i ricoveri per le altre patologie.

- Non sono state ancora previste ed allestite con sollecitudine strutture intermedie per accogliere pazienti positivi che non necessitano di cure ospedaliere ma abbisognevoli di cure e terapie a sorveglianza medico-infermieristica.

- È ancora agli albori la previsione di strutture alberghiere dove accogliere persone positive che non possono sostare a domicilio senza mettere a repentaglio la salute dei conviventi.

Queste scelte qualificanti ed urgenti devono fare il paio con una efficace e rapida manovra della Regione e delle Asp, superando ‘lentezze croniche’ con una più fertile capacità attuativa per coordinare e spendere in modo programmato e finalizzato i fondi cospicui stanziati dal Governo per un rilancio possente del sistema sanitario con investimenti spiccati in più direzioni.

L’emergenza Covid richiede senza alcuna incertezza di procedere ad irrobustire la dotazione delle risorse umane utilizzando le risorse destinate alle nuove assunzioni: complessivamente 16 mln per il 2020 e 10 mln per il 2021. Il rafforzamento degli organici è un punto centrale da cui ripartire, perché mancanza di personale, precariato diffuso e frammentazione derivante da dinamiche professionali e contrattuali rischiano di far implodere il sistema se non affrontate con immediatezza.

Rilevanti sono inoltre i 14 milioni ca ex L 77/20 per il piano di riorganizzazione della rete ospedaliera finalizzati al rafforzamento e incremento delle terapie intensive, aumento dei posti letto, ristrutturazione dei "pronto soccorso", percorsi separati negli ospedali per garantire la massima sicurezza ai degenti. La Regione deve formulare un vero Piano riorganizzativo degli ospedali, in relazione all’incremento significativo che lo Stato ha deciso per le terapie intensive e subintensive, oltre che per i reparti di infettivologia e pneumologia.

Per altro verso sono da utilizzare le risorse ex Decreto 2014/20  per complessivi 6mln destinati al recupero di ricoveri ospedalieri, sia chirurgici che medici,  nonché di prestazioni diagnostiche e visite specialistiche cui non è stata data risposta durante la pandemia e che hanno registrato una riduzione media del 40%.

Si tratta di un sostegno importante che la Regione deve cogliere per una piena ripresa delle attività non Covid in sicurezza, pena una nuova emergenza con danni per la salute di pazienti cronici, oncologici, polipatologici a  rischio di danni irreversibili, senza in mancanza di cure e follow up.

Nel contempo è di assoluta urgenza affrontare e risolvere la questione delle liste d’attesa e delle richieste di prestazioni specialistiche già prenotate da marzo scorso pendente nel numero di circa  290 mila.

Occorre il coinvolgimento di tutte le diverse strutture ospedaliere e di quelle dei privati convenzionati, fino a coinvolgere i venti e più punti di assistenza specialistica territoriale.

Il Covid-19 ha chiaramente messo in luce le debolezze del Ssn mostrando quanto sia cruciale il ruolo della sanità territoriale. Per questa ragione il potenziamento dell’assistenza territoriale, avviato durante l’epidemia, deve entrare a fare parte della ristrutturazione del nostro sistema sanitario e deve essere programmato in modo tale che sull’intero territorio ai cittadini siano garantite le stesse possibilità di accesso alle cure.

Il fulcro di un rinnovato sistema sanitario deve essere il distretto/ambito e quindi l'azienda territoriale, luogo di programmazione e produzione dei servizi sanitari, in grado di prendere in carico il cittadino utente attraverso il potenziamento dell’assistenza domiciliare e il rafforzamento delle USCA.

Si tratta di costruire un modello in grado di andare incontro alle persone e ai loro bisogni attraverso una presa in carico multidisciplinare, con un reticolo assistenziale in grado di valorizzare e potenziare l'assistenza domiciliare, in una logica di prossimità verso  le persone  dove vivono e lavorano con modelli innovativi, in specie legati alla prevenzione, agli stili di vita, alla multicronicità.

Attualmente in Basilicata i servizi sanitari territoriali sono una sommatoria di ambulatori, i piani sociali di zona degli ambiti territoriali dei fantasmi con cui i cittadini ingaggiano una battaglia impari.

Anzi è proprio negli ambiti territoriali che si sono registrate le maggiori difficoltà durante la pandemia. Mentre si richiedevano servizi utili alle persone più in difficoltà, molti di questi sono stati sospesi  a partire dall’assistenza domiciliare.

Ecco perché decisiva è la regia rafforzata dei servizi a bassa soglia di accesso (pediatri, medici di famiglia , medici di continuità assistenziale , consultori familiari, centri vaccinali, centri di diabetologia, servizi socio-sanitari per anziani, disabili, sofferenti psichici, tossicodipendenti, ecc.), definendo finalmente un assetto certo della continuità assistenziale, strutturato ‘a scorrimento’ ospedale-territorio, con le dimissioni protette, i percorsi diagnostico-terapeutici, la medicina d’iniziativa e rafforzando le strutture intermedie tra domicilio, servizi territoriali e ospedalieri ad esempio attraverso le case della salute quale luogo in cui riorganizzare la medicina territoriale.

In definitiva bisogna accogliere e non rinunciare a sperimentare proprio in Basilicata un modello di ‘sanità-sociale’, integrato e non scisso tra ospedale e territorio. Come viene anche affermato e profilato nel recente Patto per la Salute e negli indirizzi del Ministero della Salute, che dispone finanziamenti consistenti verso l’assistenza domiciliare e territoriale, il reclutamento di medici, assistenti sociali ed infermieri di comunità.

Essenziale è il ruolo dei servizi di igiene e sanità pubblica, all’interno dei dipartimenti di prevenzione. Meno procedure e più centralità e presenza dell’igiene interfacciata anche con medici ospedalieri nella catena del tracciamento e della presa in carico territoriale dei pazienti Covid. Decisivo il ruolo di informazione e promozione della salute oltre che di studio sui fattori di rischio, sui determinanti di salute (comportamenti personali e stili di vita; fattori sociali che possono rivelarsi un vantaggio o uno svantaggio; condizioni di vita e di lavoro; accesso ai servizi sanitari; condizioni generali socio-economiche, culturali e ambientali; fattori genetici.) .

La pandemia provoca e scuote le radici stesse del Servizio sanitario, così come l’abbiamo conosciuto dopo le riforme straordinarie ed uniche degli anni ‘70.

Parole come ‘universalità, generalità,  equità e - persino - gratuità’ risuonano come non mai nella sempre più forte e generalizzata consapevolezza che la sanità pubblica è un bene prezioso sul quale bisogna investire di più.

Il sindacato confederale può, come in altre fasi delicatissime per il nostro Paese, contribuire a reggere l’onda d’urto che questa pandemia sta provocando preservando quella necessaria coesione sociale - oggi profondamente minata -, ma serve un reale ed immediato cambio di passo nelle scelte e nelle azioni conseguenti o sarà mobilitazione. Ci batteremo senza tregua perché si possano tracciare nuovi traguardi di salute collettiva e delle persone.

 

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