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“Nella nuova geografia europea delle disuguaglianze, così come la Svimez la “fotografa” nel Mezzogiorno d’Italia, forse la più odiosa delle disuguaglianze è la condizione di vita di milioni di pensionati ed anziani meridionali rispetto a pensionati ed anziani degli altri Paesi Europei. Due esempi su tanti: una pensione di 1.500 euro ha in Italia una decurtazione di 300 euro di tasse, contro gli 80 euro della Germania; nel 2007 raccogliemmo centinaia di migliaia di firme per una proposta di legge sull’autosufficienza depositata in Parlamento dove da allora giace. Sono questi alcuni dei motivi che ci vedono oggi a Roma manifestare insieme ai pensionati di Cgil, Cisl,Uil, l’esercito di “invisibili” che almeno per un giorno si è ripresa la visibilità dei media. Le pensionate e i pensionati, infatti, sono stati sostanzialmente ignorati dalla manovra del Governo che contiene molte promesse, ma i fatti concreti sono ancora pochi e l’attuazione di alcune decisioni è ridimensionata dalle poche risorse. Si pensi solo alla “mini rivalutazione delle pensioni”, che riguarderà una platea ristretta di persone che percepiscono una assegno tra il 1.522 e i 2.029 euro lordi, e che ammonterà a 50 centesimi lordi mensili pari a poco meno 6 euro all’anno.

Inoltre, in una società che invecchia rapidamente e vede allungarsi sempre più le aspettative di vita degli anziani, appare quanto meno auspicabile un allungamento della vita attiva. Un’esigenza apparentemente ovvia che trova un fondamento nella riduzione della popolazione attiva e nell’impiego del tempo di una popolazione vecchia ma ancora in condizioni di esprimere soddisfacenti livelli di capacità lavorativa. Un allungamento della vita lavorativa è necessario anche a mantenere in equilibrio i conti di un sistema previdenziale che rischierebbe un serio e duraturo squilibrio finanziario con effetti disastrosi sulla tenuta del tessuto sociale”.