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POTENZA, 20 febbraio 2020 - La confusione della Giunta Regionale in materia di concertazione sociale ha toccato il punto più basso con la delega al suo ufficio stampa a “dichiarare” e pertanto a commentare gli Stati Generali.

Di fronte a un evento del tutto nuovo per la nostra realtà territoriale, in cui parti sociali e datoriali arrivano ad una comune sintesi progettuale mettendo in campo, ognuno nel rispetto della propria autonomia e della propria progettualità, proposte per lo sviluppo, ci saremmo aspettati segnali ben diversi con precise e definite assunzioni di responsabilità politica.

Al contrario, la risposta giunta dalla Regione denota una completa ed irrituale chiusura, con una Giunta che rivendica l’esclusività delle prerogative di programmazione offrendo una lettura superficiale e autoassolutoria di una grande mobilitazione sociale.

Il governo regionale dà, in questo modo, un ennesimo segnale di autoreferenzialità, laddove, invece, sono riuscite parti sindacali e datoriali – Cgil, Cisl, Uil, Pensiamo Basilicata, Confindustria, vale a dire i soggetti rappresentativi dell’intero mondo dell’impresa e della cooperazione - facendo sintesi intorno ad una “visione unitaria” di Basilicata del futuro, pur conservando autonomia e differenti valutazioni.

Il rimarcare la  differenza tra “chi è deputato a governare e chi è deputato a rappresentare i corpi intermedi” suona come il tentativo di confinare la rappresentanza delle parti economiche e sociali a ruolo marginale e quindi ad una consultazione formale.

Preoccupa, in aggiunta, l'affermazione, attribuita alla Giunta Regionale “non si intende seguire le liturgie del passato”: non c'è un'indicazione, sia pure generica, di un nuovo strumento di concertazione, mentre si cita l'esempio della “cabina di regia” - che noi preferiamo chiamare come nella denominazione originaria e condivisa più significativa “tavolo della trasparenza” - come si trattasse di una “concessione” alle parti sociali chiamate di tanto in tanto ad ascoltare decisioni prese in assoluta solitudine.

Per noi invece la programmazione è una costruzione collettiva che deve partire dal basso, dalla condivisione di obiettivi e strategie. Altra cosa è convocare incontri su scelte già assunte e programmi già definiti.

Gli Stati Generali hanno espresso con forza il valore imprescindibile dei corpi intermedi, ricordando che in Basilicata CGIL CISL e UIL rappresentano decine di migliaia di lavoratori e che le associazioni datoriali sono espressione di un vastissimo e articolato tessuto produttivo.

L’appello, dunque, al Presidente Bardi non può che essere ad andare oltre gli individualismi di parte, con l’auspicio che si inizi a dare subito segnali concreti sul terreno del confronto e della concertazione per evitare ulteriori inasprimenti delle relazioni.

 

 “L’iniziativa di oggi, sicuramente inedita nella storia dei rapporti tra forze sindacali e datoriali e mondo cooperativo e del terzo settore, segna una nuova fase di protagonismo sociale, quella di un sindacato che opera con codici di comportamento più attuali, aperti alla modernità ed alla co-progettazione, al fare insieme”. Lo ha detto il segretario generale della Uil Basilicata Vincenzo Tortorelli, intervenendo agli Stati Generali che – ha evidenziato – “non guardano al passato ma scrivono con coraggio e speranza una nuova pagina di futuro della Basilicata”.
“La splendida iniziativa di Tito dello scorso 18 ottobre, intorno al nostro Manifesto per la Basilicata 2030, con 3 mila presenze, fortemente voluta da Cgil Cisl e Uil, ha aperto un nuovo corso del movimento sindacale lucano, rompendo ogni indugio. Proprio le nuove generazioni, le loro famiglie, i mondi vitali del lavoro e dell’impresa, quelle della produzione e della cooperazione sociale, sono proprio esse che fermentano e chiedono una svolta adesso perché la Basilicata non può aspettare. Diciamo si a questo cammino senza riserve, con convinzione, con nettezza, sincerità e concordia. Sappiamo cosa è buon lavoro, e lo ricerchiamo, perché possibile, realizzabile con una nuova crescita. lavoro di qualità e buona impresa, lo sappiamo qui in Basilicata dove negli anni scorsi hanno avuto inizio esperimenti avanzati dei grandi insediamenti (Fca, Barilla, Ferrero ) e dove ogni giorno capitale e lavoro rifanno quella faticosa e tenace storia delle piccole e medie imprese. Per questo ci muoviamo insieme”.
Per Tortorelli inoltre proprio l’idea progettuale del piano per il Sud del governo, presentato a Gioia Tauro solo qualche giorno fa, ci fa capire che questa è la via giusta. Investire oggi, a cominciare dal sud, significa pensare all’italia di domani. Mobilitare, anche con anticipazioni, subito le diverse missioni strategiche del Piano che convoglierà in dieci anni 120 miliardi di euro.Una strategia pluriennale da applicare presto ai diversi ambiti di intervento per recuperare il lungo inverno del disinvestimento nel Mezzogiorno. Nella convinzione che ogni euro di investimento per il Sud in opere e infrastrutture porta ricchezza a tutti, a cominciare dal Nord con un incremento della domanda in beni, servizi e occupazione.
E allora tre sono gli agganci forti che tengono unite le nostre proposte: innanzitutto la promozione e la tutela della persona-soggetto, come parte di una comunità di lavoro, come cardine della crescita umana e collettiva (come spesso ricorda Giuseppe De Rita ); la tutela e la valorizzazione dell’ambiente che ci circonda, dai borghi che si spopolano ai luoghi di estrazioni delle risorse petrolifere, dalle città alle acque e foreste; l’intelligenza umana nell’uso delle nuove opportunità che la tecnologia e i nuovi media ci mettono a disposizione.
Lo diciamo forte al governo regionale che bisogna cambiare indirizzi e comportamenti: incrociare i finanziamenti prevedibili, specie utilizzando in modo cumulativo e plurifondo quelli del nuovo ciclo delle risorse europee, dando un’anima, una scossa ai temi delle filiere emergenti. A cominciare dalla filiera agro-alimentare dell’ambiente, dell’energia, per avviare anche in Basilicata progetti concreti di transizione energetica.
L’idea e la pratica di una Basilicata verde è la nostra idea, un cardine della nostra nuova battaglia sindacale.
Cosa fare per rendere effettive le leve delle politiche attive e del lavoro?
Vogliamo partecipare anche noi, con le nostre risorse ed organizzazioni, a varare un piano credibile di avviamento all’occupazione, recuperando le storie dei 2mila collocati nel contingente degli ammortizzatori sociali, ma guardando avanti per rendere possibile uno straordinario piano per il lavoro di almeno 5mila nuovi assunti nei prossimi tre anni. Specie un progetto di occupazione femminile e giovanile, seguendo i percorsi e le credenziali che essi stessi si procurano nel mondo del lavoro qualificato, pubblico e privato, oltre che nella ricerca.
E poi una svolta. Si passi ai fatti di una vera riforma sanitaria che – ha detto ancora il segretario della Uil – riorganizzi il sistema, lo rilanci, con una forte alleanza tra le risorse umane del lavoro in sanità e le generazioni di persone che chiedono più cure per tutti e nuovi percorsi di cura.

Noi aspiriamo a gettare le basi per un nuovo sistema di relazioni sindacali e istituzionali, un nuovo ciclo di pianificazione e programmazione regionale, più aperto ed efficace, meno frammentato, non ambiguo, più inclusivo e sicuramente scevro da pregiudizi politici. Con un ruolo di guida e di propulsione della Regione, collegata con enti strumentali revisionati, con agenzie di servizio intermedie e con le Unioni dei Comuni operanti.

La prospettiva per cui battersi è quella di stipulare un “PROTOCOLLO D’INTESA” che impegni la Giunta Regionale insieme al partenariato economico e sociale per rafforzare e sostenere i processi di cooperazione istituzionale. Conta la DEMOCRATICITÀ dei processi decisionali nella costruzione delle scelte strategiche, nelle politiche di sviluppo che necessitano di un nuovo approccio globale della programmazione regionale.

Ecco che confidiamo in una svolta nelle relazioni istituzionali e lo richiediamo con forza, specie al Presidente Bardi e a tutto il governo regionale. Conta l'idea-madre di un’altra regione, più sociale e produttiva che solo un nuovo, largo, robusto blocco storico può sostenere ed integrare con buone prospettive.

Portare avanti chi è nato indietro dicevano i nostri padri nobili del sindacalismo italiano.Con questo spirito bisogna chiedersi sempre cosa significhi nel XXI secolo battersi per nuovi diritti e nuove conquiste del mondo del lavoro e nella nostra società. Ce lo chiediamo ancora oggi, quando ancora ci affliggono le storie di tante donne e uomini, d’intere generazioni, di tanti giovani che sono costretti ad abbandonare la nostra terra, e per loro e con loro che vogliamo costruire fiduciosi un avvenire migliore. Ed è per questo che serve un Patto forte, con il coraggio e la speranza di aprire nuove opportunità per tutti."

 

 

In allegato il documento strategico comune, "Un Patto tra produttori per il Lavoro e lo Sviluppo. La Basilicata non può aspettare" frutto del lavoro di sintesi delle proposte programmatiche di CGIL, CISL e UIL insieme a Confindustria Basilicata, Pensiamo Basilicata, Coldiretti Basilicata 

 

 

 

Le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali convocano per il giorno 19 febbraio alle ore 10.00 presso il Park Hotel di Potenza gli Stati Generali del Lavoro, un Patto per la Basilicata con al centro i temi del lavoro e dello sviluppo al fine di imprimere un rilancio dell’economia lucana.

La Basilicata non può aspettare!