Articoli filtrati per data: Aprile 2020

La decisione dell'Unità di crisi della Regione di ubicare a Venosa l'unità #COVID19, con il passare dei giorni, sta creando sempre più imbarazzo e preoccupazione tra gli operatori dell'Ospedale e nell'intera comunità venosina. La UIL, all'annuncio di questo provvedimento, ha espresso una posizione di sostanziale condivisione poiché era stato presentato come un rafforzamento delle attività del nosocomio di Venosa, mai avrebbe immaginato che l'esistente venisse, quasi del tutto, smantellato per far posto al centro COVID-19.
Gli ospedali territoriali rappresentano un punto di forza, soprattutto quelli ubicati sui confini con le regioni limitrofe, perché attraggono mobilità sanitaria attiva, come nel caso di Venosa, ed è sbagliato prevederne un loro depotenziamento. Perciò, assistere allo smantellamento del Centro Alzheimer, al trasferimento dell'Oculistica, (una delle eccellenze) e della piastra ambulatoriale di radiologia nell'Ospedale San Francesco, rappresenta una vera sorpresa e una vera incognita sul suo futuro.

A queste condizioni sarebbe stato più logico (come non abbiamo mancato di suggerire) utilizzare l'Ospedale di Pescopagano per questa emergenza poiché già presente una terapia intensiva attrezzata che, guarda caso, è stata anche questa smantellata.

La sensazione che se ne ricava è che sia stato fatto un vero capolavoro di ingegneria istituzionale che, nei fatti, penalizza Pescopagano perché allontana la realizzazione del Centro di Riabilitazione di III livello, per il quale sono stati già spesi diversi milioni, e smantella Venosa senza sapere cosa succederà una volta finita questa tragedia.

Il COVID 19 di Venosa, inoltre, rischia ancor più di diventare un carrozzone atteso che la Regione Basilicata disporrebbe di ben due ospedali da campo che potrebbero servire alla bisogna. Anche in questo caso, gli ospedali da campo si costruiscono in due giorni, non è necessario metterli in funzione adesso creando, tra l'altro, non poche incomprensioni con le comunità locali. Sarebbe solo uno spreco di risorse. Quello che bisognerebbe fare, per il momento, è limitarsi ad individuare le aree dove montare questi ospedali e procedere solo in caso di necessità. Anche su questo bisogna essere chiari: i due ospedali da campo e gli 80 posti del COVID 19 di Venosa farebbero della Basilicata il Centro COVID 19 più importante d Italia. Si può fare chiarezza anche su questo? Due Comunità, dunque, Pescopagano e venosa che rischiano grosso per il futuro, malgrado la riorganizzazione della rete ospedaliera sia stata fatta per mantenere in piedi tutti gli ospedali lucani. La UIL e la UIL FPL, pertanto, sono convinte che i promotori di questa scelta non si rendono nemmeno conto delle conseguenze e, bene ha fatto l'Amministrazione Comunale di Pescopagano a protestare energicamente.
Ci si chiede adesso di condividere un percorso per l'utilizzo, in questa fase, del personale; sia chiaro, la UIL e la UIL FPL non daranno il loro consenso a spostamenti e/o trasferimenti senza un quadro chiaro sul futuro dellOspedale di Venosa.

La cosa più logica, in questo momento, sarebbe non quella di chiudere tutte le attività ordinarie, ma mantenere almeno i reparti di Alzheimer, Lungo Degenza e di Medicina Fisica e Riabilitativa, per poi ripartire con il resto delle attività finita l'emergenza.
La UIL e la UIL FPL, nel raccogliere le preoccupazioni del personale dell'Ospedale e della comunità di Venosa, chiedono al Presidente Bardi e all'Assessore Leone di esprimersi con chiarezza sul futuro una volta finita l'emergenza, anche, se possibile, ritornando su una decisione tanto affrettata.

Aprano subito un confronto con il Sindacato su queste problematiche e, più in generale, sulla intera gestione dellemergenza CORONAVIRUS, visto che è ormai imminente l'apertura della fase 2.

Carissimi,

la Santa Pasqua è una ricorrenza molto sentita nelle nostre comunità, ma ad oggi profondamente diversa dal passato.

Tante le iniziative che, per tradizione, animavano i nostri paesi: l’arrivo della Primavera, la settimana Santa, la Pasquetta da sempre avvertiti come occasioni di condivisione.

Serenità, tranquillità hanno lasciato il posto ad un periodo che sarà ricordato con profondo cordoglio per le tante vittime e come momento di solitudine e malinconia per le persone obbligate a rimanere a casa e per gli anziani costretti a vivere la quotidianità senza neppure un abbraccio dai propri cari.

La vigilia di Pasqua coincide con i primi 90 giorni dalla mia nomina a guida della UIL di Basilicata: le cose accadute da quell’11 gennaio, che sembra oggi così lontano, sono davvero tante. Abbiamo tutti perso un caro amico, uno dei primi dirigenti della nostra Uil, Michele Delicio, e siamo stati travolti dall’emergenza Covid-19.

Una pandemia che ci sta cambiando senza darci il tempo di rendercene conto e che rivoluzionerà la nostra società e il lavoro. Prepariamoci ad una fase dove il lavoro rappresenterà un problema non soltanto per chi già non lo aveva, ma anche per tutti coloro che lo perderanno o per i quali si ridurrà.

Voglio ringraziare i nostri iscritti, in modo particolare i lavoratori che vivono sul fronte diretto dell’emergenza per il grande spirito di sacrificio e di solidarietà che stanno mostrando: infermieri, dottori, il personale ospedaliero e tutti coloro che garantiscono i servizi essenziali.

Per la UIL la salvaguardia e la tutela della salute delle persone rappresentano principi inviolabili, pertanto come sindacato continueremo a lottare e vigileremo affinché in tutti i posti di lavoro siano rispettati i protocolli di sicurezza per evitare che i lavoratori siano esposti al rischio contagio.

Ringrazio i tanti Pensionati, parte più fragile di questa emergenza ma da sempre nostro ammortizzatore sociale. È grazie a loro che tanti figli e tanti nipoti oggi, come nel passato, riescono a sopravvivere in questo delicato momento storico.

Ci si è posta dinnanzi una inaspettata battaglia e per il bene di tutti e della nostra amata terra dobbiamo vincerla e possiamo farlo solo rimanendo uniti come abbiamo sempre fatto in questi anni.

È necessaria una maggiore responsabilità, senza esclusivismi che in questo delicato momento potrebbero risultare fuorvianti.

Un grande e doveroso ringraziamento ai nostri operatori ITAL e CAF che prontamente si sono organizzati per dare assistenza ai tanti iscritti e cittadini in difficoltà, lavorando, come richiedono i tempi, in maniera diversa, utilizzando le nuove tecnologie e digitalizzando tutte le procedure.

A loro e a tutti i nostri iscritti la UIL non farà mai mancare il sostegno quotidiano.

Vi porgo i migliori auguri di una serena Pasqua attraverso le parole di Papa Francesco:

“Preparatevi a tempi migliori, perché in quel momento questo ci aiuterà a ricordare le cose che sono successe ora. Abbiate cura di voi per un futuro che verrà. E quando questo futuro verrà, vi farà bene ricordare ciò che è accaduto. Avere cura ora , ma per il domani”.

 

 

Dopo l’ennesima morte in Basilicata non possiamo più aspettare.
La UIL lo sta dicendo da tempo Presidente Bardi: ci ascolti!
L’ampliarsi dei fenomeni diffusivi da contagio Covid 19 nelle scorse settimane e i decessi di persone giovani anche in Basilicata ci obbliga a tutti non solo a riflettere ma soprattutto ad agire #adessonondopo.
Questa emergenza ci impone di governare i processi dell’offerta sanitaria senza ritardi ma puntando alla prevenzione nelle diverse direzioni delle scelte strategiche ed operative.
Appare evidente che le funzioni di indirizzo, di programmazione e di gestione del sistema sanitario nel suo complesso, in una situazione di eccezionalità, oltre che essere presidiate dagli organismi ordinari del Dipartimento regionale e delle aziende e della #taskforce deputata, debbano essere assistite e supportate da un nucleo di consulting presidiato da “figure di alto profilo tecnico-scientifico” scelte nel mondo accademico ed in strutture di eccellenza nazionali.
E’ indispensabile un trasferimento diretto e rapido di alte competenze per la rimodulazione straordinaria ed urgente della rete ospedaliera e territoriale, definendo scenari certi ed accreditati scientificamente sul #chefareora per mettere in fila il set di servizi di diagnosi e cura per l’emergenza da Covid19.
E nel contempo del #chefareora per dare una continuità di offerta, in modo tutt’affatto nuovo, verso quella larga fascia di popolazione non –Covid 19 che non può rimanere in uno stato di sospensione.
Ribaltando il processo di cura. Prima la presa in carico territoriale e poi quando occorre quella ospedaliera. Con equipes e nuclei di operatori, assumendone di nuovi, allertati all’insorgenza della malattia, seguendo i pazienti con il tracciamento a domicilio della evoluzione di Covid 19 (modelli Piacenza e Veneto), impiegando i dispositivi del caso (tamponi, saturi metri etc…).
Nel Piano di salute si prevedano correttamente anche strutture Covid 19 di seconda istanza, reparti che non devono impattare le funzioni ordinarie, da riassestate e non ridimensionare o peggio squinternate a caso (come purtroppo sta avvenendo per gli ospedali di Venosa e Pescopagano, decisione da rivedere!). Questa manovra deve trovare una precisa forte volontà della Regione con finanziamenti straordinari prevedibili in almeno 10 milioni come primo impianto della sorveglianza attiva, sono misure da avviare subito. Senza editti ed annunci, ma con azioni, con atti di gestione efficaci definiti con scadenze e con effetti tangibili verso lo stato di salute della popolazione.
Occorre subito pianificare nella regione una grande manovra di riordino delle reti assistenziali che non può essere lasciata ad interventi separati, settoriali, improvvisati e senza l’apporto di valutazioni, indagini e simulazioni ‘ in progress’ di tipo epidemiologico, infettivologico e di alta programmazione ed organizzazione tecnico sanitaria.
Si tratta di disegnare ed attuare subito, con l’innesto di queste figure, gli scenari in evoluzione degli impatti credibili del contagio nella regione, da cui ricavare un “piano emergenziale” dentro cui allineare le traiettorie assistenziali tra ospedale e territorio, tenendo conto dei
profili di salute peculiari della regione nonchè della distribuzione estremamente diffusa degli abitati.
In particolare occorre una riscrittura ed articolazione della rete territoriale dei servizi e studiare misure per tenere in carico le diverse fasce di popolazione che non possono rimanere nel limbo assistenziale ora e dopo l’emergenza.
Uno schema che preveda anche l’ubicazione e le modalità funzionali di strutture Covid 19 di seconda linea, ben relazionate con gli “Hub Regionali” di infettivologia e dell’emergenza, con diagrammi di flusso ben definiti.
Si tratta di reparti speciali e straordinari che non devono impattare le funzioni ordinarie, le quali in modo evolutivo devono essere riassestate e non ridimensionate o peggio squinternate a caso.
Al nucleo di esperti si può affidare anche il compito di prefigurare schemi e sistemi di alta formazione on the job di una nuova leva di figure direzionali e di gestione per avviare una nuova fase del sistema socio-sanitario, come asse di una ripresa della regione dopo la crisi ed in stretta connessione con gli scenari innovativi che si prefigurano nella comunità scientifica.
E’ chiaro che per essere operativo e propulsivo il nucleo di esperti debba avere garantito ed assicurato una interfaccia diretta verso gli organi politico decisionali della regione, verso la #taskforce e verso la più vasta rete dei soggetti sociali ed istituzionali della regione.

Vincenzo Tortorelli Segretario generale Uil Basilicata

Il diario del lavoro ha intervistato il segretario generale della Uil Basilicata Vincenzo Tortorelli, per chiedergli quali sono le prospettive della sua Regione in vista di una ripresa. Per il segretario, per affrontare concretamente le problematiche legate al Coronavirus bisogna riformare l'intero mondo del lavoro. Un salto di qualità che, per Tortorelli, almeno in parte è già possibile attuare subito.

Tortorelli, qual è la situazione in Basilicata?

Nella nostra Regione la situazione è delicata, tante piccole realtà sono in crisi: tutta la filiera dell'agricoltura nel Metapontino, il turismo. Anche le grandi imprese come Fca, Barilla, Ferrero, Eni, Total sono in difficoltà.

Come avete intenzione di affrontare il post-emergenza?

Abbiamo chiesto di creare un Fondo istituito dalla Regione in vista dell'uscita da questa situazione di emergenza per garantire la tenuta economica e sociale della Basilicata. Abbiamo bisogno di 200 milioni di euro per la riuscita del piano e per aiutare concretamente l'interna comunità.

 

Dove pensate di trovare queste risorse?

Abbiamo due investimenti importanti nella nostra Regione: una stazione petrolifera dell'Eni a Bigiano, e una della Total a Tempa Rossa. L'idea è di chiedergli degli anticipi sulle royalties dei prossimi 10 anni.

Quali sono le realtà industriali maggiormente colpite dalla crisi?

Il settore dell'automotive è in difficoltà e dal momento che produciamo macchine nello stabilimento Fca di Melfi, siamo di riflesso più svantaggiati dalla crisi del settore. Inoltre, il prezzo del petrolio è crollato e di conseguenza la regione ha meno entrate dalle royalities petrolifere. Anche la filiera dell'agroalimentare è in grande difficoltà, gli imprenditori agricoli non riescono a trovare lavoratori da impiegare nei campi, perché la maggior parte non lavora per paura del contagio.

La sicurezza sanitaria in agricoltura è molto carente?

Si, al momento non riusciamo a garantire una filiera sicura. Anche nei campi, i lavoratori non hanno a sufficienza tutti i dispositivi di protezione individuale (Dpi). Inoltre, non abbiamo le strutture adeguate, ad esempio non siamo ancora preparati a verificare quotidianamente la temperatura corporea dei lavoratori, quindi c'è molta incertezza nel determinare chi potrebbe essere ammalato e chi no. Non ultimo, come viaggiano questi lavoratori? Nei furgoncini salgono spesso in dieci per andare al lavoro, ma in questo modo non è possibile garantire le distanze di sicurezza.

Quindi non è solo un problema di risorse?

È anche un problema di sistema, di organizzazione del lavoro. Oggi il mondo produttivo si deve riorganizzare, pensare un nuovo modo di lavorare. E nessuno è preparato. Tutti pensano che il mondo del lavoro tornerà come prima, ma non andrà così. Cambieranno i rapporti, il modo di lavorare, i tempi, gli spazi. La società, e anche il nostro territorio, non sono preparati culturalmente a questo. In Cina, quando hanno ripreso a lavorare, erano presenti efficienti controlli, le misure di sicurezza garantite, attrezzature adeguate, i locali sanificati e così via. Dobbiamo prendere esempio da loro.

Come si può fare?

Prima di tutto, servono le regole che stabiliscano come bisogna agire nel concreto. È necessario costruire una nuova legislazione in merito, che metta al centro le misure di sicurezza all'interno del mondo produttivo. Questo insieme di disposizioni, costruito dall'impresa e dal sindacato assieme, serviranno non solo ad assicurare la sicurezza ma di conseguenza anche la continuità produttiva.


Il sindacato come può muoversi?

Ad esempio si potrebbero costituire commissioni a carattere bilateriale all'interno degli stabilimenti, con i rappresentanti della sicurezza delle imprese e dei sindacati, ma questo non basta. Per essere realmente efficaci contro la pandemia, è necessario che partecipino a queste commissioni degli esperti scientifici, come ad esempio i virologi; il loro contributo è essenziale, insieme alle parti sociali, per riuscire a riorganizzare efficacemente, dal punto di vista sanitario, il processo produttivo.

Cosa pensa del protocollo di sicurezza firmato da sindacati e governo?

Penso non sia ancora sufficiente. Il decreto 81, che garantisce la sicurezza nei luoghi di lavoro, è sicuramente un testo valido ma la sicurezza non si fa solo per decreto. È necessario agire nel concreto attraverso investimenti importanti, sia per quanto riguarda il sistema sanitario, sia per la messa in sicurezza di tutti i luoghi di lavoro. Inoltre, è fondamentale la protezione del lavoratore dal contagio da quando esce di casa fino al posto di lavoro. Ecco perché servono nuovi protocolli, regole, buonsenso, percorsi organizzativi; il punto è mettere al centro la salute nel mondo del lavoro.

Si riuscirà a riorganizzare il mondo del lavoro in tempi brevi?

Non riusciamo ancora a fornire le mascherine a tutti gli operatori sanitari, quindi sarà molto difficile essere celeri su questo ma dobbiamo riuscirci. Il ministro Speranza ha prorogato fino al 13 Aprile i provvedimenti di restrizione, ma non penso che potremo permetterci il lusso di far ripartire la macchina economica al 100% senza i dovuti controlli, i dispositivi di protezione individuale (DPI), protocolli, regole e via dicendo. Sarà un processo graduale, perché altrimenti il rischio è tornare in piena emergenza dopo qualche mese dalla ripresa delle attività.

Dove si potrebbe intervenire fin da subito per migliorare la sicurezza dei lavoratori?

Si potrebbe già intervenire sul cambio turni in fabbrica, nei call center, in tutte quelle realtà che prevedono un grande assembramento di persone. Di norma, centinaia di lavoratori entrano ed escono contemporaneamente al cambio turno, ma non è più pensabile una tale promiscuità. Per impedire che ciò accada, bisogna cambiare l'orario di ingresso e uscita, installare scanner termici all'entrata di cancelli, spostare le postazioni per garantire una distanza di sicurezza, programmare le sanificazioni dei locali. Tutto questo si può già fare nel breve periodo. Infine, bisogna rivedere la mobilità, ma questo è un processo più lento.

Cosa intende quando propone di cambiare la mobilità?

In Basilicata abbiamo un elevato numero di lavoratori pendolari e l'80% del trasporto è su gomma. In un pullman normalmente salgono 50 persone, ma in questo modo non si garantisce il distanziamento sociale. Quindi bisognerà usare due pullman con a bordo 25 persone ciascuno, in modo da avere più spazio di sicurezza all'interno del mezzo. Il problema che costerà molto raddoppiare le corse alle imprese, ai lavoratori ealla Regione.


Si potrebbero usare i treni, aumentare le corse o i vagoni ad esempio.

Magari, ma non abbiamo treni o vagoni a sufficienza, in Basilicata il sistema ferroviario funziona male, è fermo da anni. A volte non abbiamo neanche i binari o addirittura le stazioni, come a Matera.

Il sindacato è stato messo in grado di lavorare dalla politica per fare fronte all'emergenza?

Negli scorsi anni i governi, da Berlusconi a Renzi, hanno tagliato le risorse ai patronati dei sindacati. Ma adesso la situazione sta cambiando. Il premier Conte ha annunciato che il governo vuole collaborare con i patronati, ma attualmente sono in grave difficoltà. I patronati cercano di dare assistenza come possono alla cittadinanza, nonostante le risorse limitate. Per esempio, recentemente è partito il bonus per le partite iva e il sito dell'Inps è andato il tilt, ma il patronato era presente a raccogliere le istanze dei lavoratori, con tutte le difficoltà del caso.