Articoli filtrati per data: Novembre 2018

Il ritorno a Matera di Giuseppe De Rita, “padre” del Censis, per la presentazione del suo ultimo libro, "Dappertutto e rasoterra", organizzata dal Centro Studi Sociale e del Lavoro, che collabora con la UIL regionale e nazionale, si è caricata di tanti significati che si trovano “dentro” e “fuori” il libro (con lui ne ha parlato il caporedattore Tgr Basilicata Oreste Lopomo).

Il libro è un condensato di cinquant’ anni della storia italiana attraverso la lente delle ‘Considerazioni generali’ inserite nei ‘Rapporti’ annuali del Censis. Una sorta di atlante di quella ‘nuova geografia dei valori’ a sostegno del lavoro sindacale odierno. Una lettura antica e moderna, fluida e concreta, ma – sottolinea Giancarlo Vainieri, presidente del Cseel - anche libera e creativa. Un ausilio a ‘pensare per immagini’, come ci invita a fare Cacciari, senza il velo delle ideologie, con metafore adatte ad intuire piu che a spiegare il sociale. Un ‘paniere’ di parole d’ordine e di idee guida – aggiunge Vainieri - per aprire il contatto con la gente d’oggi e per pensare ed agire insieme.

Censis sta ‘al lato’ dei fenomeni, li osserva e poi vi si immerge e poi li connette con formule che indicano il senso e la direzione di marcia. Così De Rita ha letto e scovato le costanti, ’le stelle fisse’ della piccola e grande storia. Nella convinzione che più che irriducibili rotture e sconvolgimenti ci sia un impasto ‘strano’ di cose nel sistema sociale italiano.

Il legame tra De Rita e Matera e la Basilicata ed in particolare con la Uil proprio nella Capitale Europea della Cultura ha trovato le opportunità di più intensa cooperazione. Con Giuseppe De Rita e con il Censis – afferma Carmine Vaccaro, segretario regionale Uil - c’è da tempo, per noi della Uil e per il Centro Studi Sociali e del Lavoro, una felice e suggestiva consuetudine di rapporti. Lo testimoniano i tre quaderni sul “valore dei beni comuni lucani”: acqua, energia e foreste. E diversi altri documenti per leggere le trasformazioni sociali della regione. Una frequentazione e una cooperazione che ci ha dato non pochi “attrezzi” per svolgere al meglio il nostro mestiere di sindacato prendendo in prestito lo sguardo indagatore ed ispiratore dell’impareggiabile fondatore del Censis, visionario di uno sviluppo che non è solo economico.

Una sorta di rilancio del potere locale che si interroga e si ripiega su di una nuova, non scontata, valorizzazione delle risorse locali, come plasticamente dice De Rita, “una mano che si chiude” per stringere il fascio delle risorse, dei beni comuni e rimetterle nelle dinamiche del ‘globale’, con visione, determinatezza e nuovo protagonismo”.


C’è poi una forte attualità del “pensiero” di De Rita rispetto a quanto sta avvenendo nella politica del Paese e ancor più in quella della nostra regione. Quel che diventa inaccettabile, secondo il fondatore del Censis, è l’idea che un’élite politico-economica all’interno della nostra società possa prescindere dal corpo sociale perché dipende da altri fattori siano essi esterni (basti pensare alla finanza internazionale) o interni (il raggiungimento e la conservazione dei propri obiettivi di potere). A questo processo il corpo sociale reagisce puntando tutto sulla propria autonoma capacità di “reggersi”, prescindendo a sua volta dalla presenza di strutture politiche e istituzionali.

Questo duplice arroccamento fa emergere la mancanza della funzione di “cerniera”, cui sarebbero adibite le istituzioni, a cui il potere politico ed il corpo sociale dovrebbero avere il coraggio di restituire un nuovo ruolo se vogliono provare a uscire dall’impasse. La politica riafferma orgogliosamente il suo primato progettuale e decisionale, mentre il corpo sociale rafforza la sua orgogliosa autonomia nel «reggersi». Sarebbe il momento giusto di dare, coraggiosamente, un nuovo ruolo alle troppo mortificate istituzioni. Qui si potrebbe usare anche una parola nobile come mediazione se essa non fosse diventata, nel linguaggio corrente, sinonimo di intrallazzo, compromesso al ribasso, filtro burocratico, corruzione. Meglio, allora, il termine usato dal fondatore del Censis: “fare giunture”. Si può fare un passo avanti per uscire dalla fase opaca e pallida di una ripresa regionale ancora stentata e non contrappuntata da obiettivi strategici condivisi? E’ la domanda posta da De Rita.

Abbiamo urgente bisogno – evidenzia Carmine Vaccaro - di “fare cerniere”, di “fare giunture”. Potremmo aggiungere, con una terminologia che ci è diventata familiare, “fare ponti” invece che costruire muri. La cosa più pericolosa per il sindacato è avere neutralità sul riformismo che è invece un formidabile campo di battaglia per difendere diritti, merito, eticità, regole. Per tutto questo – dice ancora Vaccaro – per noi la stella polare è il “bene comune” che vuol dire coltivare una visione lungimirante, vuol dire investire sul futuro, vuol dire preoccuparsi della comunità dei cittadini, vuol dire anteporre l’interesse a lungo termine di tutti all’immediato profitto dei pochi, vuol dire prestare prioritaria attenzione ai giovani, alla loro formazione e alle loro necessità.

Vuol dire anteporre l’eredità che dobbiamo consegnare alle giovani generazioni, raccogliendo proprio i segnali preoccupanti che ci invia De Rita sulla frattura integenerazionale e sul complesso pianeta dei giovani sempre più sfiduciati e – aggiungo – in fuga dalle due grandi città come dai paesi polvere. Ed è la sfida che intendiamo raccogliere da Matera, cogliendo il senso della fatica del Censis, di De Rita, nel riprendere quel respiro profondo della società italiana che ancora oggi si ripropone in forme nuove ed inusitate.

    

 

Il 29 novembre a Matera presso Casa Cava, con inizio alle ore 16,30, si terrà la presentazione dell'ultimo libro di Giuseppe De Rita, "Dappertutto e rasoterra", organizzata dal Centro Studi Sociale e del Lavoro che collabora con la UIL regionale e nazionale, e che proprio con il Censis ha costruito in Basilicata un osservatorio privilegiato sui termini attuali di un nuovo sviluppo nel Mezzogiorno, tra criticità ed opportunità nelle strettoie della crisi.
«Dappertutto e rasoterra» (Oscar Mondadori), ripercorre cinquant’anni di storia della società italiana e pochi come lui sanno analizzare i grandi e i piccoli mutamenti. Il confronto tra le generazioni, nel corpo della nazione, è uno dei grandi fenomeni e su questo De Rita è illuminante.

Negli ultimi anni intensificando la collaborazione – sottolineano Carmine Vaccaro, segretario regionale della Uil e Giancarlo Vainieri, presidente del Cssel – ci sono stati numerosi ‘ritorni’ del Presidente Giuseppe De Rita e di Giorgio De Rita in Basilicata, a Matera in particolare, a rivisitare le origini dell’impegno culturale di questa scuola di pensiero e di ricerca sociale legata ai modelli dello sviluppo locale. Con le lenti del Censis abbiamo prodotto e presentato diversi lavori di interpretazione delle potenzialità di sviluppo della Basilicata, a partire dal ‘valore dei beni comuni acqua, energia, foreste’. Un insieme di asset che da soli rappresentano gli elementi fondamentali per disancorare il Mezzogiorno interno da rapporti storici di svantaggio che neppure il regionalismo ha saputo recuperare.
Una sorta di rilancio del potere locale che si interroga e si ripiega su di una nuova, non scontata, valorizzazione delle risorse locali, come plasticamente dice De Rita, “una mano che si chiude” per stringere il fascio delle risorse, dei beni comuni e rimetterle nelle dinamiche del ‘globale’, con visione, determinatezza e nuovo protagonismo.
Da qui, dalla Basilicata, da Matera ci sembra opportuno cogliere il senso della fatica del Censis, di De Rita nel riprendere quel respiro profondo della società italiana che ancora oggi si ripropone in forme nuove ed inusitate. In qualche modo la qualità originale della storia sociale del Paese in cinquant’anni, interpretata dalle considerazioni generali dei rapporti del Censis raccolti nel testo.

La contestazione, il terrorismo, il sommerso, l’esplosione della piccola impresa, la crescita del ceto medio e la vitalità di una società molecolare il cui sviluppo si è propagato “dappertutto e rasoterra”.
Questo evento assume poi il carattere di alto appuntamento di studio e di approfondimento con il parterre e l’ascolto di rappresentanze locali dei ‘mondi vitali’ e con il concorso-patrocinio degli organismi regionali e nazionali della UIL.
E non rimane fine a se stesso, ma è dentro un lavoro ‘militante’ per leggere ed interpretare i tempi d’oggi, al servizio anche del rinnovamento delle organizzazioni sociali e sindacali.

Ne parlerà con l’autore Oreste Lo Pomo, caporedattore TGR Basilicata.

Martedì, 06 Novembre 2018 12:56

UIL: UN PRIMO PASSO PER TEMPA ROSSA

In data odierna presso il Centro Olio di Corleto Perticara “Tempa Rossa” si è tenuta l’assemblea dei lavoratori, alla quale ha partecipato la delegazione della UIL di Basilicata nelle persone di Carmine Vaccaro, Carmine Lombardi e Giovanni Galgano per illustrare i contenuti dell’accordo raggiunto nella tarda serata di ieri presso la Regione Basilicata.
Accordo resosi necessario a seguito dello sciopero con assemblea permanente dei lavoratori licenziati dal Centro Olio di Tempa Rossa e che hanno dato vita ad un presidio notte e giorno per denunciare e manifestare il proprio dissenso a seguito dei suddetti licenziamenti.
Dopo un’ampia discussione, a cui hanno partecipato i rappresentati di Total, Tecnimont, Organizzazioni Sindacali e Sindaci dell’Area, si è giunti ad un’ intesa che prevede un percorso chiaro e ben definito di come dovrà avvenire la smobilitazione prossima del cantiere di Tempa Rossa e soprattutto come dovrà avvenire in maniera contestuale l’avvio della produzione, che dovrà necessariamente previlegiare l’inserimento e il reinserimento dei lavoratori lucani che hanno costruito e contribuito alla realizzazione del Centro Petrolifero di Tempa Rossa.
Questo percorso va monitorato già dai prossimi giorni e dai tavoli che verranno convocati presso la Regione Basilicata già a partire dal 20 novembre per valutare se gli impegni assunti dalle parti siano davvero esigibili e soprattutto se possano rappresentare una risposta vera alle istanze dei lavoratori.
C’è tanto da fare, ma questo fare dovrà necessariamente andare verso la costituzione del Distretto Energetico Lucano, passaggio fondamentale per garantire la piena occupazione anche attraverso la mobilità dei lavoratori ma soprattutto per il trasferimento di know- how, di tecnologie e di sperimentazione di nuove fonti energetiche, elementi indispensabili per garantire stabilità occupazionale, salariale, industriale e ambientale.


L’assemblea dei lavoratori ha approvato all’unanimità l’intesa raggiunta e pertanto è stato rimosso temporaneamente il presidio dei lavoratori in attesa di quel monitoraggio necessario affinché gli impegni siano rispettati.