Articoli filtrati per data: Ottobre 2018 - UIL Basilicata

Tempa Rossa (Corleto Perticara), sciopero ad oltranza dei lavoratori licenziati da un'azienda metalmeccanica che lavorava per Tecnimont.

La UIL chiede a Total di intervenire con un accordo di sito che possa mettere in sicurezza tutti i lavoratori che operano presso il Centro Oli di Tempa Rossa.

Lunedì alle ore 11,00 presso l’assessorato alle attività produttive convocati CGIL, CISL, UIL, Tecnimont e Total per affrontare la vertenza.

Nella mattinata odierna, verso le 10:00 un Assistente Capo di Polizia Penitenziaria è stato aggredito e ferito da due detenuti italiani all'interno del Reparto Giudiziario della Casa Circondariale di Melfi, a dichiaralo è Donato SABIA - Segretario Generale Regionale della UILPA Polizia Penitenziaria: "l'episodio deve far riflettere sulle modalità di esecuzione da parte dei due fratelli detenuti,che al rientro dal cortile passeggio hanno aggredito violentemente l'Agente preposto di servizio, precisamente mentre uno bloccava l'Assistente prendendolo alle spalle con effetto a sorpresa, l'altro lo colpiva violentemente, un'azione premeditata e studiata a tavolino, con la volontà di procurare seri danni ad un rappresentante dello Stato, con una modalità delinquenziale di tipo organizzato".
Continua il Dirigente sindacale,il peggio si è evitato grazie all'abilità, professionalità e prontezza del Poliziotto che è riuscito a svincolarsi chiamando rinforzi. Quanto accaduto nella Casa Circondariale di Melfi non ha precedenti, è ovvio che l'Amministrazione Penitenziaria deve prendere consapevolezza e trovare soluzioni concrete nel più breve tempo possibile, tenuto conto che si registra un trend di crescita a livello nazionale di aggressioni a personale di polizia penitenziaria ed operatori appartenenti a varie figure professionali operanti all'interno delle strutture carcerarie. È ora di dotare Il personale di idonei strumenti per potersi difendere e soprattutto i vertici regionali e nazionali, devono intervenire con determinatezza con provvedimenti restrittivi nei confronti di quei soggetti che si sono resi responsabili di azioni violente, come l'applicazione del regime di sorveglianza particolare del 14 bis dell'Ordinamento Penitenziario, che ormai è rimasto solo sulla carta.
All' Assistente di Polizia Penitenziaria, M.A . di anni 50, dimesso da poco dall'Ospedale di Melfi con gg. 5 di prognosi, giunge la vicinanza della UIL ed una pronta guarigione.

• ORE AUTORIZZATE A SETTEMBRE 2018
dati per macro area, regioni, province - confronto con SETTEMBRE 2017

• ORE AUTORIZZATE NEI PRIMI 9 MESI DEL 2018
dati per macro area, regioni, province - confronto con stesso periodo 2017

• STIMA UIL: POSTI DI LAVORO SALVAGUARDATI NEI PRIMI 9 MESI DEL 2018
dati per macro area e regioni - confronto con stesso periodo 2017

• ORE AUTORIZZATE PER SETTORE PRODUTTIVO NEI PRIMI 9 MESI DEL 2018
dati per macro area e regioni - confronto con stesso periodo 2017

 

 INTRODUZIONE

La forte riduzione tendenziale degli strumenti di integrazione salariale, sia ordinaria che straordinaria, registrata nel mese di settembre, fotografa la condizione in cui versa attualmente il nostro sistema produttivo.

Con 11,3 milioni di ore autorizzate ed un calo del 44,2% rispetto allo stesso mese del 2017, settembre 2018 mostra una riduzione del 44,9% delle ore richieste di cassa integrazione straordinaria ed una contrazione del 25,6% delle ore di ordinaria. Verso il completo svuotamento la cassa in deroga che si riduce del 98,7%.

 Nei primi 9 mesi di quest’anno, sono state complessivamente autorizzate 162 milioni di ore, pari ad una stima di 106 mila posti di lavoro salvaguardati grazie a questo strumento. Il trend delle ore di cassa integrazione è in continua diminuzione. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, le ore richieste sono diminuite del 38,7%, con una cassa integrazione straordinaria che si è quasi dimezzata.

 Da una parte, quindi, la timida crescita in atto traina le imprese più competitive determinando una minore richiesta di cassa integrazione; dall’altra, i dati segnalano la sofferenza di quella parte del sistema produttivo non ancora uscito dalla crisi che ha terminato i periodi di cassa integrazione previsti  dalla riforma introdotta dal Jobs Act, con conseguente apertura delle procedure di licenziamento le quali trovano riscontro nell’aumento delle domande di Naspi.

All’interno di questo quadro vanno nella giusta direzione i primi orientamenti del Ministero del Lavoro come da noi più volte richiesto, circa l’ampliamento dei periodi di cassa integrazione in favore di quelle aziende che stanno gestendo complesse fasi di riorganizzazione e la reintroduzione della cassa integrazione per cessazione di attività, anche in presenza di procedure concorsuali.

 

Ivana Veronese – Segretaria Confederale UIL                            

Roma, ottobre 2018

 

1. Le dinamiche del lavoro lucano rilevate da Istat e Osservatorio precariato Inps nel I semestre 2018 confermano un’immagine ‘doppia’ del sistema economico locale. Sembra concludersi la congiuntura favorevole dell’economia lucana registrata nell’asse triennale 2015-2017, con una performance non brillante degli occupati nel secondo trimestre 2018 (-3mila unità sul secondo trimestre 2017).

2. I dati dimostrano chiaramente quanto la presunta ripresa economica regionale di questi anni fosse effimera. Il saldo migratorio, fra 2015 e 2017, torna negativo dopo anni in cui era stato moderatamente positivo: nel biennio in questione, lasciano la regione ben 1.794 lucani. Le forze di lavoro potenziali, per effetto di fenomeni di scoraggiamento, diminuiscono dell’1,3%. Si perdono i più istruiti: il tasso di emigrazione dei giovani laureati passa da -23,8 nel 2013 a -27,9 nel 2016. La percentuale di studenti lucani che nel 2017 si iscrive nelle Università del Centro Nord è del 44,1%. Una vera fuga di cervelli incontrastata.

3. L’analisi dei dati su scala inter-annuale a partire dal 2015, anno di riforma del mercato del lavoro con il Jobs Act, restituisce una performance non brillante degli occupati nel secondo trimestre 2018: il dato di 188mila occupati risulta infatti il peggiore rispetto agli anni 2015-2017. Dai dati, dunque, si evince un graduale, seppur controverso, riassestamento della base occupazionale, atteso che essi accostano o tendono al dato storico del 2008 di 195mila occupati, che lascia presumere un graduale recupero della base occupazionale pre-crisi. Tendenza confermata anche dalle stime ISTAT sulla disoccupazione che se a livello congiunturale aumenta (nel T2/2018 i disoccupati ammontano a 13mila unità, +2mila rispetto al T1/2018), a livello tendenziale diminuisce di mille unità rispetto al T2/2017 (14mila).

Dai dati alle valutazioni
Occorre elaborare, reinventare una ‘visione per il futuro’ della Basilicata fondata da un lato sul ‘fuori’ dell’economia regionale, le sue componenti, le leadership d’impresa, i player d’eccellenza presenti sul territorio, connessi con le tendenze del mercato globale; dall’altro, centrata sull’internalità dei processi di sviluppo, sospinti dalle istituzioni e dalla
società locale, per massimizzare il potenziale di risorse della regione verso il sistema Paese.

a) L’economia lucana ‘Fuori’.
Il ciclo economico della Basilicata è strettamente correlato con quello nazionale. Il modello di specializzazione peculiare della Basilicata, basato su settori produttivi fortemente prociclici (edilizia, turismo, automotive, commercio) e sulla ristrettezza del mercato interno regionale, induce effetti di spillover sui mercati delle regioni limitrofe, specie in Campania e Puglia.
È vero, è tornata la crescita, ma proprio per effetto del trascinamento nazionale. Eventi contingenti, ‘scintille’ e ‘bagliori’, hanno alimentato la performance del 2015-2016 (annata agricola particolarmente favorevole,nuovi flussi turistici mediterranei verso il Sud, e quindi anche verso la Lucania, per effetto di paure legate al terrorismo nei Paesi nordafricani,
assunzioni straordinarie ed investimenti per rinnovo delle linee produttive alla FCA di Melfi).
In seguito la crescita del 2017 è stata molto contenuta, orientandosi verso una sostanziale stagnazione (+0,7%, solo la metà del +1,4% meridionale e del +1,5% nazionale).
Le previsioni per il 2018 degli Istituti meridionalistici, tra i quali la Svimez, puntano verso un più che probabile ulteriore rallentamento, in linea con quello del ciclo generale del Mezzogiorno e del Paese.
Gli elementi ‘forti’ di questa ‘potenza’ globale dell’economia lucana sono le esportazioni. Esse crescono dal 1997 al 2017 del 12,2%, dato leader su scala nazionale, seppure le componenti tiranti sono i mezzi di trasporto e l’industria estrattiva, sbilanciate su altri campi, dove si affacciano l’agroalimentare e le apparecchiature elettroniche. Spiccano, inoltre, l’aumento delle presenze e permanenze turistiche e per altro la vivacità delle imprese giovanili (variazione del 16,7% ), primato su scala nazionale.

«La Basilicata ha tassi di capitale umano al livello della media
nazionale e superiore alla media meridionale, ha sistemi locali del
lavoro che hanno retto meglio di molte altre parti d’Italia alla crisi
economica degli ultimi dieci anni, ha strutture di ricerca e di
formazione universitaria di minute dimensioni ma di buon pregio, ha
risorse naturali da mettere a valore. Ci sono in Lucania poli
territoriali che ruotano attorno a Melfi, a Viggiano, a Matera, alla
costa ionica che non solo resistono alla crisi ma che stanno anche
investendo», (G. De Rita).

b) L’economia lucana ‘dentro’.
All’inverso c’è il tema delle risorse interne, del lavoro dentro i confini regionali, nel ‘letto del fiume’ come dice il Censis. Sentire cosa c’è, cosa si muove nel territorio, cosa c’è da cambiare, da risistemare da riorganizzare.
È evidente che subito balzano all’attenzione i temi delle competenze regionali e delle buone politiche per i servizi e per il mercato del lavoro, della formazione e dell’effetto più ampio che le politiche locali hanno sul contesto del vitalismo sociale e produttivo dei territori.

«Non basta il solo resistere, servono politiche per le produzioni e per
il lavoro tra loro integrate e coordinate, serve maggiore attenzione ai
giovani, serve una politica per l’occupazione di alta qualità ed un
sostegno intelligente dei processi interni alla società lucana, con una
valorizzazione delle risorse naturali. In altre parole con una nuova
idea di sviluppo», (G. De Rita).


QUATTRO PUNTI D’ATTACCO SERVONO PER RENDERE
EFFICACI LE SCELTE DI POLITICA ATTIVA REGIONALE (F.Giubileo,
La Voce).

1. un modello “matriciale” di gestione, che parta dalle attività da realizzare tramite presìdi locali, con una regia regionale (Agenzia del lavoro) e strettamente connesse con le misure ancora da rifocalizzare delle politiche sociali e delle politiche dell’istruzione basate sul modello dei poli formativi e di una programmata e selezionata alternanza scuola-lavoro;

2. a livello locale creare le “Officine o Laboratori del lavoro”, strutture multifunzionali in grado di erogare servizi a 360 gradi, come il Multilab di Rozzano, in provincia di Milano. Nella stessa sede si svilupperebbero attività di incontro fra domanda e offerta di lavoro,
formazione professionale per i disoccupati, servizi di auto-impiego e auto-imprenditorialità;

3. in tutti i centri per l’impiego insediare una seria attività di orientamento professionale, anche attraverso l’utilizzo di modelli informatici predittivi per attività di targeting, come avviene in Svizzera, con l’impiego di professionalità del managing del lavoro per i soggetti più difficili da collocare in modo da sviluppare un buon bilancio di competenza;

4. a livello regionale, lo sviluppo di un serio progetto di marketing territoriale, attraverso pochi ma preparati agenti commerciali, che sviluppino e organizzino “fiere lavoro” nel proprio territorio e si affidino ad un ‘gestionale’ volto alla reportistica delle attività fatte
ed allo sviluppo di timesheet delle attività da svolgere.


Gli interrogativi

Si può fare un passo avanti oltre la fase opaca di una ripresa regionale ancora frenata, spontanea e non contrappuntata da obiettivi strategici condivisi?
Quali scelte la regione può e deve compiere, come si attrezza per interloquire ed accompagnare questi processi di trasformazione che toccano pezzi e poli produttivi
importanti? Imprese grandi e piccole più e meglio operano nel mercato globale, inclusi i processi del sistema-conoscenza ed innovazione molto sentito dalle classi giovanili che preferiscono ‘emigrare’, per studio e lavoro?

Si può attrezzare un nuovo protagonismo regionale con le regioni limitrofe, ad esempio partendo dalle ZES, per confrontarsi con i grandi soggetti para pubblici e privati che presidiano ai flussi di mobilità verso le nuove più incalzanti offerte di lavoro?

Si possono promuovere progetti integrati sui temi della trasportistica e della logistica sugli spostamenti delle nuove generazioni al lavoro e in movimento?

 

Dalle notizie emerse sulla manovra finanziaria varata dal Governo si evince come, ancora una volta, la Pubblica Amministrazione passi in secondo piano. Anche in questa manovra, infatti, non vi è traccia di alcun investimento nella pubblica amministrazione, né in termini di innovazione né quanto meno di sostegno alle istituzioni che, giorno per giorno, prestano servizi alla comunità ma si propongono i soliti tagli lineari.
Ci preoccupa in Basilicata l’assenza di interventi perché il mancato turn over nella pubblica amministrazione, anche da noi, ha determinato un vuoto generazionale con una età media dei lavoratori pubblici che si aggira intorno ai 55 anni. Ci vuole un vero e proprio “piano Marshall” per immettere nuova linfa vitale e recuperare i danni prodotti da questo vuoto.

La diminuzione del personale in servizio si ripercuote negativamente sulla qualità dei servizi erogati ai cittadini. I dipendenti pubblici, secondo le statistiche, sono in costante calo (circa 400.000 in meno negli ultimi 20 anni) (-200.000 solo dal 2011-2016). Il loro numero e le loro retribuzioni medie sono ben al di sotto della media europea. Il risultato: un calo della qualità dei servizi a favore del mondo produttivo con gravi ripercussioni sul funzionamento dell’economia. Le politiche seguite in questi ultimi anni sono state a senso unico: solo tagli lineari, chiusure indiscriminate di uffici, ospedali, strutture penitenziarie, scuole, agenzie fiscali, ecc. Con una ricollocazione forzata del personale, spaventata dal rischio del licenziamento. Non si è tentato in nessun modo di affrontare le questioni, in modo serio, con le parti sociali che sono più vicine ai contesti lavorativi ed ai territori che si sono voluti smantellare.
E’ nostro dovere opporci a questi processi di smantellamento e di privatizzazione e ciò non per sterile corporativismo ma perché siamo convinti che la Pubblica Amministrazione non debba spogliarsi delle prerogative che le leggi fondamentali le assegnano a garanzia di equità di trattamento e salvaguardia dei livelli minimi di tutela sociale.

Non possiamo immaginare uno Stato che abdica dalla propria funzione smantellando i propri apparati. Lo Stato eroga servizi pubblici. I nostri utenti sono cittadini, donne, bambini, lavoratori, pensionati, disoccupati, malati e deboli. Sono le imprese, l’economia pulsante del nostro paese.

Il servizi offerti dalla pubblica amministrazione, lo dobbiamo ricordare, spesso sono quelli che i privati non hanno alcun interesse a gestire poiché sconvenienti se valutati in una sola ottica di profitto.
In settori vitali per la società, come la giustizia, la sicurezza, la sanità, l’istruzione, la ricerca, il settore fiscale, la tutela dell’ambiente, ecc.., si va determinando una situazione di grave sofferenza che non consente agli organi dello Stato di fronteggiare adeguatamente i fenomeni di violazione delle norme e di inefficienza delle strutture di servizio.
Non solo: nessuna copertura finanziaria è prevista per il rinnovo della tornata contrattuale in scadenza a fine anno, nonostante le rassicurazioni sul punto che ci sono state date in precedenza.
Se i testi rimarranno invariati, si profilerà una nuova battuta d’arresto per il potere d´acquisto dei lavoratori pubblici, che così riprenderà il trend al ribasso degli anni del blocco dei rinnovi per legge, ma per tutto il sistema della P.A. Questo per noi è inaccettabile.
A chi, solitamente dall´alto, non esita mai nel mettere la Pubblica Amministrazione nell´occhio del ciclone delle critiche, non possiamo che ribadire con forza, ancora e ancora, che non vi può essere alcuna miglioria dell’efficacia e efficienza dei servizi offerti dal pubblico e per il pubblico, senza opportunamente investire nelle risorse strutturali, finanziarie e umane delle singole istituzioni.

Potenza, 18 ottobre 2018 UIL Basilicata
UIL FPL Basilicata
UILPA Basilicata

Sabato, 27 Ottobre 2018 15:57

NO PILLON

L’Italia scende in piazza il 10 novembre
NO alla mediazione obbligatoria e a pagamento
NO all’imposizione di tempi paritari e alla doppia domiciliazione/residenza dei minori
NO al mantenimento diretto
NO al piano genitoriale
NO all’introduzione del concetto di alienazione parentale
Sono questi i 5 NO che verranno ribaditi nelle piazze il 10 novembre in una mobilitazione che coinvolge il movimento delle donne, l’associazionismo democratico, tante realtà della società civile, uomini e donne che da subito si sono espressi contro il Disegno di legge Pillon su separazione e affido, con oltre 95.000 sottoscrizioni alla petizione che ne chiede il ritiro lanciata su Change.org da D.i.Re, Donne in rete contro la violenza.
Se verranno approvati il Disegno di legge Pillon e gli altri 3 disegni di legge sulla stessa materia attualmente in discussione al Senato, separazione e affido rischiano di diventare un campo di battaglia permanente.
Di fatto si vieta il divorzio a chi è meno ricco perché le le separazioni saranno fortemente disincentivate dagli alti costi imposti dalla mediazione obbligatoria e a pagamento.
I figli e le figlie diventeranno ostaggi di un costante negoziato sotto tutela per far funzionare il mantenimento diretto a piè di lista e il piano genitoriale con doppio domicilio.
Le donne, la parte in genere economicamente più debole delle coppie perché su di esse grava il lavoro di cura e perché hanno mediamente stipendi più bassi anche a parità di lavoro, rischiano di restare stritolate in un percorso pensato soprattutto per imporre e arricchire una nuova figura professionale, quella del mediatore familiare, anche disconoscendo la pervasiva violenza maschile che è causa di tante separazioni.
La mobilitazione vede unite D.i.Re Donne in rete contro la violenza – la rete nazionale dei centri antiviolenza, Udi Unione donne in Italia, Fondazione Pangea, Associazione nazionale volontarie Telefono Rosa, Maschile Plurale, CGIL, CAM Centro di ascolto uomini maltrattanti, UIL, Casa Internazionale delle donne, Rebel Network, il movimento Non una di meno, CISMAI Coordinamento italiano servizi maltrattamento all’infanzia, ARCI e Arcidonna nazionale, Rete Relive, Educare alle Differenze, BeFree, Rete Relive, Fondazione Federico nel Cuore, il Movimento per l’Infanzia, Le Nove, Terre des hommes, Associazione Manden, CNCA Coordinamento nazionale comunità d’accoglienza, Rete per la parità, Associazione Parte Civile, DonnaChiamaDonna e tante altre realtà, e si svolgerà con presidi e interventi pubblici in moltissime città.

Il disegno di legge Pillon deve essere ritirato.
L’appuntamento a Roma è in piazza San Silvestro sabato 10 novembre alle ore 11.

Gli altri appuntamenti fino ad ora organizzati in Italia:
- Bari, presidio con performance, piazza/orario in attesa di conferma
- Crema, piazza Duomo, dalle 10 alle 12
- Faenza, piazza del Popolo, dalle 9 alle 12
- Follonica: 9 novembre Parco Centrale, Mercato del venerdì, ore 10.30-12.30 e 10
novembre, via Chirici (davanti al Supermercato), ore 10.30-12.30
- Genova, Giardini Luzzati, dalle 15
- Grosseto, piazza Baccarini (centro storico), dalle 16 alle 19.30
- Milano, piazza della Scala, dalle 15
- Napoli, piazza Salvo D’Aquisto, dalle 10
- Orvieto, in attesa di conferma
- Padova, sul Liston, di fronte a Palazzo Moroni, dalle 15
- Palermo, manifestazione regionale con corteo da Piazza Croci a Piazza Verdi, partenza ore
15.30
- Potenza, piazza Mario Pagano dalle 11 alle 13
- Torino, in attesa di conferma
- Valdichiana, staffetta nei 10 comuni con proiezione del film L’affido dal 1 al 10 novembre
- Viareggio, piazza Mazzini, dalle 15.30 alle 18.30
- Vicenza, in attesa di conferma

Il 17 e il 18 Ottobre 2018 si è svolto a Bruxelles il Consiglio europeo, durante il quale i capi di Stato e di governo dell’UE hanno discusso dei seguenti temi:

  1. Brexit (Articolo 50): i leader dell’UE a 27 hanno esaminato lo stato dei negoziati con il Regno Unito rinnovando la piena fiducia in Michel Barnier come negoziatore. Hanno rilevato che, nonostante gli sforzi, non sono stati compiuti progressi sufficienti.
  2. Migrazione: è stata sottolineata la necessità di continuare a prevenire la migrazione illegale e a rafforzare la cooperazione con i paesi di origine e di transito. Impegno nel contrastare i trafficanti di migranti tramite la creazione di una task force presso l’Europol e con azioni di monitoraggio e ostacolo delle comunicazioni online. Riguardo alla politica di rimpatrio dell’UE, hanno stabilito la facilitazione dei rimpatri effettivi e l’attuazione degli accordi vigenti e di quelli nuovi. Necessari ulteriori progressi in merito alla riforma del sistema d’asilo dell’UE, dell’Agenzia per l’asilo nonché della guardia di frontiera europea.
  3. Sicurezza interna: i leader hanno chiesto di rafforzare la deterrenza, la risposta e la resilienza alle minacce ibride e informatiche, come pure chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari (CBRN). Il Consiglio ha inoltre richiesto misure tese a: contrastare le attività illecite di natura informatica creare una cibersicurezza forte; prevenire la radicalizzazione e il terrorismo; fornire risorse per fronteggiare le nuove sfide tecnologiche; rafforzare la capacità di gestione delle crisi. Necessario combattere la disinformazione e proteggere i sistemi democratici in vista delle elezioni europee del 2019.
  4. Relazioni esterne: particolare attenzione alle relazioni con l’Africa, che richiede un nuovo livello di cooperazione entro l’Agenda 2030 e comprensivo del piano per gli investimenti e il fondo fiduciario dell’UE. Accolta con favore l’iniziativa della Commissione per una nuova alleanza Europa-Africa per gli investimenti e l’occupazione sostenibili. Il primo vertice tra i 28 Stati membri e la Lega degli Stati arabi si svolgerà in Egitto il 24 e il 25 febbraio 2019.
  5. Cambiamenti climatici: approvate le conclusioni in vista della conferenza ONU sul clima che si terrà a Katowice nel dicembre 2018 e pieno sostegno alla Polonia nell’organizzazione della COP24. E’ stato riconosciuto l’impatto negativo dei cambiamenti climatici in seguito alla relazione dell’IPCC1.
  6. Vertice Euro: i vertici dell’UE si sono riuniti con il presidente dell’Eurogruppo Mário Centeno e con il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi per il vertice inclusivo dei 27 Stati membri. Hanno esaminato l’avanzamento dei negoziati sull’approfondimento dell’Unione economica e monetaria (UEM) in vista del vertice euro di dicembre, quando si augurano di raggiungere un accordo in seguito all’intensificazione dei lavori tecnici.
Domenica, 14 Ottobre 2018 10:00

L'ECONOMIA SOMMERSA PIAGA

L’Istat, puntualmente, dà i numeri aggiornati sulla cosiddetta “economia non osservata”, ossia la somma dell’economia sommersa e delle attività illegali che, secondo l’istituto di statistica, nel 2016 sfiora quota 210 miliardi di euro, vale a dire il 12,4% del Pil. Da questa cifra spaventosa, epurata la quota derivante dalle attività illegali della criminalità (produzione e traffico di droga, prostituzione, contrabbando di tabacco, ecc.), incluso l’indotto, che risulta pari a circa 18 miliardi, è sempre alta la quota del lavoro e dell’economia sommersi. I dati lo testimoniano: nel 2016, le unità di lavoro irregolari sono 3 milioni 701 mila, in prevalenza dipendenti (2 milioni 632 mila), in lieve diminuzione rispetto al 2015 (rispettivamente -23 mila e -19 mila unità). Il tasso di irregolarità, calcolato come incidenza delle unità di lavoro (ULA) non regolari sul totale, è pari al 15,6% (-0,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente). L’incidenza del lavoro irregolare è particolarmente rilevante nel settore dei Servizi alle persone (47,2% nel 2016, in calo di 0,4 punti percentuali rispetto al 2015), ma risulta significativo anche nei comparti dell’Agricoltura (18,6%), delle Costruzioni (16,6%) e del Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (16,2%).
Anche in Basilicata il lavoro irregolare continua ad essere una metastasi che tocca direttamente tra le 40-50 mila persone e il decremento annuo del 5-6% non ci soddisfa. Un dramma che riguarda tutto il Paese ed investe, soprattutto, i più deboli ed indifesi, risultando sempre più collegato al fenomeno dell’immigrazione, e confermando che la stessa immigrazione irregolare è l’effetto e non la causa dell’economia sommersa. E l’altra faccia della medaglia del lavoro sommerso è costituita dalle tasse che mediamente vengono a mancare in Basilicata pari a circa 1.200 euro l’anno per ciascun residente e che quindi sono sottratte ad investimenti produttivi e sociali. Per un calcolo più preciso, secondo i dati del nostro Ufficio Uil, il gettito evaso è di circa 500 milioni di euro.
Per questo nell’aggiornare l’agenda di lavoro per l’autunno la Uil nella sua visione di Regione 4.0 ha inserito prioritariamente il buon lavoro, vale a dire il superamento del lavoro nero e del precariato. Serve un nuovo slancio programmatico. Un quadro logico, in cui dall’analisi si passa all’identificazione di obiettivi generali, da declinare in obiettivi più specifici, cui legare le singole proposte di policy, da sottoporre a valutazione, in un processo circolare che porta ad una rimodulazione degli obiettivi e delle proposte, e così via. Il che presuppone lo sviluppo di un quadro di misurabilità dei risultati e delle realizzazioni con appositi indicatori e modelli quali-quantitativi di valutazione. In quali macro-piattaforme di policy integrate far confluire e concentrare le risorse del bilancio regionale. I punti di attacco, riletti ed affinati, sono stati offerti nelle più importanti recenti manifestazioni sindacali.
Come sindacati, imprese e Regione abbiamo da tempo individuato due strumenti essenziali: una normativa integrata per il contrasto al sommerso che abbia un profilo soprattutto di incentivazione a chi opera nel rispetto delle normative esistenti in materia di contratti di lavoro e di sicurezza sul posto di lavoro; l’Osservatorio regionale sul sommerso e sulla sicurezza del lavoro che realizzi, di intesa con la Direzione Regionale del Lavoro, delle Entrate, dell’Inps e dell’Inail un “database unico” sulle imprese regionali titolari di contributi pubblici per facilitare i controlli. La Uil di Basilicata ha sempre ritenuto che è indispensabile mettere in campo misure eccezionali, anche se provvisorie. Tra le nostre la sperimentazione del contratto di ricollocazione per soggetti fuoriusciti dal mercato del lavoro e per una nuova occupazione, rivolgendo grande attenzione alla platea di soggetti ammessi agli ammortizzatori sociali in deroga individuati tra giovani e lavoratori di età media (under 45) o a profili professionali che presentano buone caratteristiche per la ricollocazione. Una proposta per sottrarre una platea di persone più esposte al lavoro nero.

 

Nei primi sette mesi dell’anno le ore autorizzate di cassa integrazione in Basilicata hanno superato i 2 milioni 200 mila con un lieve decremento (meno 3,1%) rispetto ai primi sette mesi del 2017. E’ sempre la cig ordinaria quella più utilizzata (circa 1 milione 400 mila ore) mentre i posti di lavoro salvaguardati sono stati 1.854 (erano 1.913 a luglio 2017). Sono questi i dati principali del settimo rapporto del Servizio Politiche Attive e Passive della Uil sulla cig. A livello provinciale, Potenza con poco più di 1 milione 400 mila ore autorizzate fa registrare il decremento maggiore (meno 4,1%); Matera con cica 800 mila ore segna un decremento dell’1,2%. Quanto ai settori di attività è sempre l’industria al primo posto con circa 1 milione 800 mila ore seguita dall’edilizia con 414 mila ore; il comparto costruzioni segna un aumento del 44,3% rispetto ai primi sette mesi del 2017. 

Per la Uil dunque continua la flessione della cassa integrazione anche a luglio di quest’anno. Rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, si registra una diminuzione di ore autorizzate in tutte le macro aree: -68,7% nel Mezzogiorno, -56% nel Centro e -51,9% nel Nord. I valori dell’ammortizzatore sociale si avvicinano sempre più a quelli del periodo pre-crisi. La cassa integrazione si è rivelata in questi anni di crisi, e continua ad essere, un fondamentale strumento di tenuta del tessuto produttivo ed occupazionale. Sicuramente per una parte ciò è dovuto alle recenti riforme degli ammortizzatori sociali che hanno determinato l’abolizione della cassa integrazione in deroga, un irrigidimento dell’utilizzo della cig ordinaria e straordinaria, e aumentato i costi di accesso per le imprese; dall’altra è evidente una tendenza che fa sperare in un miglioramento del sistema economico-produttivo.
Per la Uil aAl di là delle singole capacità imprenditoriali, solo con una massiccia dose di investimenti e politiche di sviluppo per tutto il Paese, a partire dal Mezzogiorno, si potrà rendere più solida e veloce l’attuale timida ripresa economica.
Fonte di preoccupazione è, al contrario, l’incremento delle domande di Naspi presentate nel primo semestre dell’anno se confrontate con lo stesso periodo dell’anno precedente. Segnano un buon andamento i dati occupazionali forniti dall’Osservatorio sul precariato Inps. Infatti nel I semestre di quest’anno aumentano del 6,6%, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, le attivazioni di rapporti di lavoro subordinato, anche a tempo indeterminato.
È significativo il riscontro della forte flessione delle persone in cerca di occupazione, mentre permane preoccupazione per la vistosa crescita dell’occupazione a termine rispetto ai rallentamenti di quella a tempo indeterminato, che sembrano testimoniare ancora un basso livello di credibilità di ripresa del sistema economico-produttivo da parte delle aziende.
Il dato sulla crescita dell’occupazione condotta per fasce di età degli occupati, mostra come il mercato del lavoro sembra continuare ad investire maggiormente su profili di lavoratori con esperienza acquisita, come dimostra il dato sull’aumento dei lavoratori over 50. Segnali di ripresa anche sul fronte giovani, che vedono ridurre la quota di coloro che sono alla ricerca di un’occupazione. Continua, ormai da troppo tempo, ad essere sofferente la fascia 35-49 anni.
In questa fase di seppur debole ripresa, sono necessarie politiche attive efficaci che consentano un miglior matching domanda-offerta di lavoro. Al contempo, occorre continuare ad investire nella formazione continua e negli ITS mirati alle effettive esigenze delle imprese.

Potenza, 10 settembre 2018 L’Addetto Stampa

“A cinque anni dal tragico alluvione nel Metapontino e dopo la recente tragedia in Calabria provocata sempre da alluvioni e fenomeni di dissesto del suolo il progetto di “Rilancio per la tutela e valorizzazione del patrimonio forestale regionale” sostenuto dall’intesa che i sindacati confederali regionali e di categoria hanno sottoscritto con la Regione è il percorso da seguire e consolidare per attuare efficaci misure di prevenzione contro le continue calamità naturali specie in piena stagione autunnale”. A sostenerlo sono i segretari regionali della Uil Carmine Vaccaro e della Uila Gerardo Nardiello ricordando tra gli elementi principali dell’accordo che tutti gli addetti delle diverse platee ( L.42, Green River, Ivam, Vie Blu, Lsu Pollino, ex UTB) che insistono sul settore sono stati accorpati in una platea unica e tutti gli addetti dovranno raggiungere la 151 giornate a testa. “L’obiettivo strategico – aggiungono i dirigenti della Uil e Uila – è quello di saldare l’occupazione, superando la storica precarietà, consentendo a circa 3400 operai di avere un incremento importante di giornate e la certezza della puntualità dei pagamenti, con un programma di opere per dare valore all’intero sistema ambientale e forestale lucano, in modo da realizzare un progetto organico di valorizzazione della risorsa bosco. Un progetto che rappresenta una grande opportunità di nuova occupazione specie tenendo conto dell’età media piuttosto alta dell’attuale organico dei lavoratori lucani idraulico-forestali. Ma proprio per rispondere con più efficacia alle frequenti calamità naturali non dobbiamo fermarci qui. Siamo convinti – dicono Vaccaro e Nardiello – che in Basilicata sia necessario dare corpo e radicare progettualità di grande carica innovativa nelle diverse filiere agroforestali: da quella del legno a quella delle biomasse, dell’utilizzo del sottobosco, della ripresa della forestazione produttiva e protettiva per arrivare al turismo sociale ed all’utilizzo dei crediti di carbonio. A partire da una messa a valore dei beni demaniali regionali e comunali, con particolare attenzione a quei Comuni che già hanno dimostrato di impiegare, a fini multipli, le proprie risorse ambientali. Confortati da esperienze pilota in altre regioni e da modelli già consolidati, possiamo fare della Basilicata una “best practice” nel comparto idraulico-forestale a condizione che si lavori per l’attuazione di un sistema di valorizzazione delle risorse forestali che consente di mantenere ed organizzare una platea vasta ed organizzata di lavoratori.
La forestazione ha la necessità di vedere la messa in campo di una riforma caratterizzata dal coraggio, dalla trasparenza legate ad una riforma vera basata sul superamento dei livelli attuali di competenze che, nei fatti come più volte denunciato, frenano e smorzano ogni tentativo di snellimento del percorso.
Noi riproponiamo con forza il modello dell’Agenzia che altro non è che una nuova idea di corretto e più snello funzionamento del settore legato allo promozione ed attuazione di progetti multifunzionali che abbiano al centro un’anima produttiva che sperimenti subito il nuovo modello nel mondo agroforestale lucano. Si cambi passo e si avvii e si consolidi un nuovo processo di sviluppo incentrato sulla valorizzazione moderna e avanzata dei “beni comuni” con la partecipazione, il coinvolgimento e la condivisione di tutte le parti interessate”.

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