Giuseppe De Rita ritorna in Basilicata per la presentazione del suo ultimo libro

di Addetto stampa
Venerdì, 30 Novembre 2018 08:41

Il ritorno a Matera di Giuseppe De Rita, “padre” del Censis, per la presentazione del suo ultimo libro, "Dappertutto e rasoterra", organizzata dal Centro Studi Sociale e del Lavoro, che collabora con la UIL regionale e nazionale, si è caricata di tanti significati che si trovano “dentro” e “fuori” il libro (con lui ne ha parlato il caporedattore Tgr Basilicata Oreste Lopomo).

Il libro è un condensato di cinquant’ anni della storia italiana attraverso la lente delle ‘Considerazioni generali’ inserite nei ‘Rapporti’ annuali del Censis. Una sorta di atlante di quella ‘nuova geografia dei valori’ a sostegno del lavoro sindacale odierno. Una lettura antica e moderna, fluida e concreta, ma – sottolinea Giancarlo Vainieri, presidente del Cseel - anche libera e creativa. Un ausilio a ‘pensare per immagini’, come ci invita a fare Cacciari, senza il velo delle ideologie, con metafore adatte ad intuire piu che a spiegare il sociale. Un ‘paniere’ di parole d’ordine e di idee guida – aggiunge Vainieri - per aprire il contatto con la gente d’oggi e per pensare ed agire insieme.

Censis sta ‘al lato’ dei fenomeni, li osserva e poi vi si immerge e poi li connette con formule che indicano il senso e la direzione di marcia. Così De Rita ha letto e scovato le costanti, ’le stelle fisse’ della piccola e grande storia. Nella convinzione che più che irriducibili rotture e sconvolgimenti ci sia un impasto ‘strano’ di cose nel sistema sociale italiano.

Il legame tra De Rita e Matera e la Basilicata ed in particolare con la Uil proprio nella Capitale Europea della Cultura ha trovato le opportunità di più intensa cooperazione. Con Giuseppe De Rita e con il Censis – afferma Carmine Vaccaro, segretario regionale Uil - c’è da tempo, per noi della Uil e per il Centro Studi Sociali e del Lavoro, una felice e suggestiva consuetudine di rapporti. Lo testimoniano i tre quaderni sul “valore dei beni comuni lucani”: acqua, energia e foreste. E diversi altri documenti per leggere le trasformazioni sociali della regione. Una frequentazione e una cooperazione che ci ha dato non pochi “attrezzi” per svolgere al meglio il nostro mestiere di sindacato prendendo in prestito lo sguardo indagatore ed ispiratore dell’impareggiabile fondatore del Censis, visionario di uno sviluppo che non è solo economico.

Una sorta di rilancio del potere locale che si interroga e si ripiega su di una nuova, non scontata, valorizzazione delle risorse locali, come plasticamente dice De Rita, “una mano che si chiude” per stringere il fascio delle risorse, dei beni comuni e rimetterle nelle dinamiche del ‘globale’, con visione, determinatezza e nuovo protagonismo”.


C’è poi una forte attualità del “pensiero” di De Rita rispetto a quanto sta avvenendo nella politica del Paese e ancor più in quella della nostra regione. Quel che diventa inaccettabile, secondo il fondatore del Censis, è l’idea che un’élite politico-economica all’interno della nostra società possa prescindere dal corpo sociale perché dipende da altri fattori siano essi esterni (basti pensare alla finanza internazionale) o interni (il raggiungimento e la conservazione dei propri obiettivi di potere). A questo processo il corpo sociale reagisce puntando tutto sulla propria autonoma capacità di “reggersi”, prescindendo a sua volta dalla presenza di strutture politiche e istituzionali.

Questo duplice arroccamento fa emergere la mancanza della funzione di “cerniera”, cui sarebbero adibite le istituzioni, a cui il potere politico ed il corpo sociale dovrebbero avere il coraggio di restituire un nuovo ruolo se vogliono provare a uscire dall’impasse. La politica riafferma orgogliosamente il suo primato progettuale e decisionale, mentre il corpo sociale rafforza la sua orgogliosa autonomia nel «reggersi». Sarebbe il momento giusto di dare, coraggiosamente, un nuovo ruolo alle troppo mortificate istituzioni. Qui si potrebbe usare anche una parola nobile come mediazione se essa non fosse diventata, nel linguaggio corrente, sinonimo di intrallazzo, compromesso al ribasso, filtro burocratico, corruzione. Meglio, allora, il termine usato dal fondatore del Censis: “fare giunture”. Si può fare un passo avanti per uscire dalla fase opaca e pallida di una ripresa regionale ancora stentata e non contrappuntata da obiettivi strategici condivisi? E’ la domanda posta da De Rita.

Abbiamo urgente bisogno – evidenzia Carmine Vaccaro - di “fare cerniere”, di “fare giunture”. Potremmo aggiungere, con una terminologia che ci è diventata familiare, “fare ponti” invece che costruire muri. La cosa più pericolosa per il sindacato è avere neutralità sul riformismo che è invece un formidabile campo di battaglia per difendere diritti, merito, eticità, regole. Per tutto questo – dice ancora Vaccaro – per noi la stella polare è il “bene comune” che vuol dire coltivare una visione lungimirante, vuol dire investire sul futuro, vuol dire preoccuparsi della comunità dei cittadini, vuol dire anteporre l’interesse a lungo termine di tutti all’immediato profitto dei pochi, vuol dire prestare prioritaria attenzione ai giovani, alla loro formazione e alle loro necessità.

Vuol dire anteporre l’eredità che dobbiamo consegnare alle giovani generazioni, raccogliendo proprio i segnali preoccupanti che ci invia De Rita sulla frattura integenerazionale e sul complesso pianeta dei giovani sempre più sfiduciati e – aggiungo – in fuga dalle due grandi città come dai paesi polvere. Ed è la sfida che intendiamo raccogliere da Matera, cogliendo il senso della fatica del Censis, di De Rita, nel riprendere quel respiro profondo della società italiana che ancora oggi si ripropone in forme nuove ed inusitate.

    

 

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