Denatalità e pensionati più degli occupati, il pesante primato della Basilicata. Tortorelli: così non ci può essere futuro

di UIL Basilicata
Martedì, 14 Luglio 2020 08:06

La diminuzione delle nascite che segnala l’Istat con la Basilicata indicata tra le regioni al Sud a più pesante primato negativo in termini di perdita di popolazione (-0,97%), da una parte e lo studio della Cgia di Mestre, dall’altra, che segnala il sorpasso del numero di pensioni erogate rispetto al numero dei lavoratori occupati, rafforzano il nostro grande sforzo di progettazione sociale per un nuovo modello di Paese e di Basilicata ancor più necessario nel dopo Covid 19.

E’ quanto sostiene il segretario regionale della Uil Vincenzo Tortorelli per il quale di fronte allo scenario di Italia senza futuro così come  prende corpo dalla lettura del Bilancio demografico nazionale Istat 2019,  per invertire la tendenza della crescita pensionistica esponenziale oltre ad imponenti politiche per fronteggiare la denatalità, ancora inconsistenti, e da sostenere con manovre europee, occorre un forte ed energico impulso alla crescita dei sistemi loco-regionali. Senza sottovalutare ulteriormente che Il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione è rilevante non solo per le conseguenze sociali ma anche per quelle economiche in termini di spesa sanitaria e di sostenibilità del sistema pensionistico con 215 mila pensioni e 187 mila occupati”.
Per Tortorelli “è apprezzabile il metodo avviato dal Governo centrale , ma decisiva è la traduzione delle tre-quattro idee di fondo (economia verde, infrastrutture, innovazione..)  in una tempestiva azione di governo percepibile e tangibile dall’insieme degli interessi e delle grandi categorie del lavoro e della produzione che sono il motore della ripresa cercando di affermare un punto di vista del lavoro e le ragioni ed il vissuto di larghe fasce popolari.
C’è bisogno di politiche di incremento netto dell’ occupazione, sia di quella di medie alte specialità, sia di profili meno elevati, presidiando con politiche formative e di sostegno dei mercati locali, strutturando le politiche attive e alleanze per il lavoro sui territori che favoriscano le diverse forme di assunzione e separando le politiche del sociale ed assistenziale da quelle finalizzate al lavoro.
Non si può fare più come prima. I tempi sono straordinari,  richiedono scommesse audaci, un muovere le cose  con un processo di cambiamento compartecipato tra Governo e forze sociali. Con scelte  politiche economiche locali  più aggressive per la tenuta sociale ed i nodi strutturali interessati dall’impatto Covid. Manovre poderose ed una ragionata selezione dei campi da modificare e degli obiettivi da perseguire.
Per grandi schemi si può formulare una agenda di nuove politiche e di campi di intervento da riportare in una Azione di investimento sociale fondata su di un nuovo modello di prossimità, di valorizzazione dei borghi, di fertile crescita del fattore impresa locale legato all’ambiente ed alle caratteristiche del territorio e del nostro lavoro.

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