“Con la delibera approvata alla fine della scorsa settimana dalla Giunta regionale pugliese sulla Zes Jonica, secondo la proposta che era stata già approvata dalla Giunta della nostra Regione, si accelera finalmente il complesso e articolato iter politico e amministrativo per il quale adesso manca solo il provvedimento finale del Governo. L’ambiziosa ‘Via cinese della Seta’ e la sforbiciata verso il Nord scandinavo dei Corridoi europei (sono già 69 le Zes organizzate in 33 paesi interessati dai progetti transnazionali) impongono però di adeguare la strategia di programmazione delle misure e degli interventi previsti.
E’ quello che proporremo al Governatore Bardi e alla nuova Giunta non appena si saranno insediati. Ad affermarlo è il segretario confederale della Uil Franco Coppola per il quale “ è necessario recuperare il tempo perduto tenendo conto delle novità intervenute, perché la Zes Jonica apre piste nuove nel mondo che cambia con progressioni inimmaginate prima”.
Il segretario della Uil, in proposito, rilancia la proposta già presentata insieme al Centro Studi Sociali e del Lavoro di istituire un’Autority, una specie di ‘Company’ fatta da soggetti pubblico- privato- sociale, una Amministrazione comune appulo-lucana che “riesca a governare e sovrintendere la delicatissima rete di fili interconnettivi, per far vivere, in modo diffuso i principi ispiratori della Zes Jonico-lucana nella vita dei territori e delle persone coinvolte”.
Una sorta di ‘officina’, di fabbrica delle idee e dei progetti. E’ evidente – aggiunge Coppola - che occorre partire da Matera e dal territorio contermine, con la ‘potenza-in atto’ di Capitale europea della cultura. Ci sono almeno alcune cose urgenti da fare per impiantare il processo decisionale della Zes. Una Zes che è già ora Matera e Taranto, con la caratura mediterranea ed europea di Taranto, del suo porto ‘storico’ e retroporto ricco di insediamenti. Dall’Ilva che si ristruttura, nell’ambito di una avanzata bonifica ambientale, all’Arsenale della Marina militare storica fucina di manutenzione del naviglio, primo in Italia, dotato di un recente programma di ammodernamento, e poi la raffineria Eni marketing connessa ai siti estrattivi lucani, i sistemi integrati Leonardo, la Divisione aereo strutture di Grottaglie, un polo eccellente per l’aereospazio italiano ed europeo.
Ma anche riprendendo le criticità delle economie periferiche delle aree interne, intervenendo sulle storiche emarginazioni dei ‘paesi polvere’ lucani (il Senisese, il Medio Agri le alte terre del Vulture).
La fertilità e la carica di segno positivo dei luoghi tarantini e di quelli materani attendono subito passi inequivocabili della Zes , con una serie di azioni prioritarie con le quali avviare una sperimentazione, una simulazione di come debba funzionare ‘la Zes appulo-lucana’. Si tratta di fare una scelta qualificante, con la regia delle due Regioni, dei Comuni di Matera e Taranto, di Università e Centri di ricerca, riuniti in un pool di alto profilo con il compito di tramutare le linee del Documento strategico in progetti di massima e/o definitivi. Un pacchetto di misure che prefigurino già un modello di Zona speciale, definito nei profili e nelle finalità in modo coerente”.

La ripresa della mobilitazione dei pensionati per protestare contro la totale mancanza di attenzione nei loro confronti da parte del governo con tre grandi assemblee promosse unitariamente come Sindacati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil per il prossimo 9 maggio (per il sud a Napoli); Riforma fiscale più equa per superare la forte penalizzazione delle pensioni; Separazione assistenza e previdenza; Legge nazionale per la non autosufficienza; Invecchiamento attivo con l’impegno dei  nuovi Governo e Consiglio Regionali a dare pronta attuazione alla legge della passata legislatura sull’invecchiamento attivo. Sono questi i temi principali affrontati dal Consiglio Regionale della Uil Pensionati di Basilicata.

I lavori sono stati aperti da una relazione del segretario regionale Vincenzo Tortorelli per il quale il report aggiornato dell’Inps sul sistema previdenziale italiano fa giustizia del vecchio luogo comune secondo cui da noi e in tutto il Sud si concentra la più alta percentuale di pensionati e di pensioni assistenziali. Le pensioni erogate al primo gennaio 2019 in Basilicata sono 125.131 (71.653 donne e 53.476 uomini) con una percentuale pari a 222 ogni 1.000 residenti e un coefficiente di pensionamento standardizzato pari a 219. Entrambi questi indicatori sono inferiori ad altre regioni del Nord quali Piemonte, Liguria e del centro quali Emilia e Marche. Lo stesso vale per le pensioni assistenziali – 42.003 (24.805 donne e 17.198 uomini) con percentuale di 75 ogni 1000 e coefficiente pensionamento pari a 73.  

Oltre il 60% delle pensioni ha un importo inferiore a 750 euro; Il 61,3% delle pensioni ha un importo inferiore a 750 euro. Questa percentuale, che per le donne raggiunge il 74,5%, costituisce solo una misura indicativa della "povertà", per il fatto che molti pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche o comunque di altri redditi. Il divario tra i due generi è accentuato; infatti per gli uomini la percentuale di prestazioni con importo inferiore a 750 euro scende al 44,1% e se si analizza la situazione della categoria vecchiaia si osserva che questa percentuale scende al 22,4%, e di queste solo il 21,7% è costituito da pensioni in possesso dei requisiti a sostegno del reddito. Sempre per i maschi, si osserva che oltre un terzo delle pensioni di vecchiaia è di importo compreso  fra 1.500 e 3.000 euro. L'importo medio mensile della pensione di vecchiaia è di 1.196,98 euro e presenta il valore più elevato nel settentrione con 1.283,52 euro. Gli uomini percepiscono pensioni mediamente più elevate rispetto alle donne, arrivando ad essere quasi il doppio (+90,5%) nel settentrione per la categoria vecchiaia.  Percepiscono una pensione media di 495 euro al mese i 2.743.988 invalidi civili iscritti all'Inps. Per quanto riguarda la composizione dell'importo, il numero è di 582.730 sole pensioni (con un importo di 293,77 euro), 1.764.164 sole indennità (per 493,66 euro) e 397.094 pensioni e indennità di accompagnamento insieme (896,73 euro), per un totale complessivo di 2.743.988 invalidi civili. L'importo medio mensile è quindi di 495,07 euro.

L’unica misura messa in campo – denunciano i dirigenti della Uil Pensionati – è stata quella del taglio della rivalutazione, che partirà dal 1° aprile e a cui si aggiungerà un corposo conguaglio che i pensionati dovranno restituire nei prossimi mesi. La tanto sbandierata pensione di cittadinanza invece finirà per riguardare un numero molto limitato di persone e non basterà ad affrontare il tema della povertà.

Nulla è stato previsto inoltre sul fronte delle tasse, che i pensionati pagano in misura maggiore rispetto ai lavoratori dipendenti, e tanto meno sulla sanità, sull’assistenza e sulla non autosufficienza, che sono temi di straordinaria rilevanza per la vita delle persone anziane e delle loro famiglie e che necessiterebbero quindi di interventi e di risorse.

In un Paese in cui il potere d’acquisto di lavoratori e pensionati è eroso e la popolazione continua a invecchiare – sostiene Tortorelli -  sono necessarie iniziative lungimiranti nelle politiche fiscali e socio-sanitarie. Invece tutti gli ultimi Governi hanno deciso di fare cassa mettendo le mani nelle tasche dei pensionati, indebolendo contemporaneamente il Sistema sanitario nazionale con la conseguente crescita della spesa per l’accesso a servizi privati e la rinuncia alle cure da parte di molti anziani. Insomma: sono tante e urgenti le questioni da affrontare che chiederemo alla nuova Giunta e al nuovo Consiglio Regionali di esaminare con maggiore attenzione rispetto al passato e soprattutto in un quadro di concertazione con i sindacati di pensionati più  efficace e produttivo.

 

 

Non possiamo sapere se il pomeriggio di ieri sarà ricordato a lungo nelle cronache sindacali ma intanto è doveroso annotare quanto è successo. Prima i tre segretari generali di Cgil-Cisl-Uil sono stati ricevuti dal vicepremier Luigi Di Maio e a seguire si sono spostati di qualche centinaio di metri nel centro di Roma e hanno iniziato un secondo round con i vertici della Confindustria. Nell’Italia del delirio populista succede anche questo, che in un pomeriggio primaverile i bistrattatissimi sindacati confederali, considerati dai vincitori delle elezioni politiche alla stregua di dinosauri, hanno riconquistato una loro centralità. Tanto da dar vita a distanza di mezz’ora a una triangolazione anche se imperfetta, a una sorta di surrogato anni ‘10 della vecchia concertazione.

Dalle dirette Facebook siamo tornati agli incontri tra delegazioni che partoriscono, come accadeva una volta, una serie di successivi incontri di approfondimenti che vengono chiamati — guarda caso — «tavoli».

Non è certo una novità veniamo da stagioni in cui la politica era solita «vendere» più arredo dell’Ikea grazie alla moltiplicazione non dei pani e dei pesci ma proprio dei tavoli e delle sedie. Ma evidentemente il «cambiamento» si è dovuto in qualche maniera piegare, anche lessicalmente. Riparte dunque una stagione di confronto sindacati-governo che è figlia della mobilitazione del 9 febbraio perché la verità è semplice: se muovi le piazze alla fine i populisti sono costretti a rispettarti, terranno pure il conteggio minuzioso dei like e dei clic ma poi Rousseau si deve inchinare a Carmelo Barbagallo.

Ma — chiederete — dopo gli schemi socio-politici seguiranno finalmente i contenuti? I presupposti ci sono.

I tavoli discuteranno di problemi seri e reali di questo Paese (cantieri, pensioni, lavoro, salario minimo, rappresentanza) e possiamo solo sperare che il dialogo sia propedeutico all’individuazione di soluzioni. A questo punto saggeremo la virtù dei leader sindacali che obiettivamente hanno davanti a sé un’occasione pressoché unica. Per farla fruttare al meglio, nell’interesse loro e più in generale del sistema Paese, dovranno muoversi in maniera compatta e — come peraltro hanno dichiarato — saper alternare presenza ai tavoli e mobilitazione.

Se poi riuscissero anche a mettere in asse le proprie proposte con quelle di Confindustria, la revanche dei corpi intermedi sarebbe ancora più netta e potrebbe regalarci in questo complicatissimo 2019 una maggiore ragionevolezza di obiettivi e di intenti.

 

 

 I sindacati dei pensionati di Basilicata Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil aderiscono al Global Strike for Future, la marcia per il clima nata dalla protesta della quindicenne Greta Thunberg che ha deciso di manifestare ogni venerdì sotto il Parlamento di Stoccolma contro la scarsa ambizione delle attuali politiche sul clima. Una delegazione parteciperà al corteo di domani 15 marzo a Potenza promosso dalla Legambiente Basilicata e dalla Rete degli studenti medi di Basilicata.

Oggi la sfida del clima è la più ampia, globale e importante che abbiamo davanti. Per questo è fondamentale accelerare il passo nelle politiche climatiche e definire delle strategie coordinate tra i diversi Paesi per rispettare gli impegni presi, a partire dall’Accordo di Parigi della COP21, per mettere in campo politiche adeguate allo scenario che il cambiamento climatico ci impone già. Una sfida che deve raccogliere anche l’Italia che purtroppo su questo fronte è indietro con politiche governative, passate e attuali, poco incisive e ancora incentrate sulle fonti fossili, come dimostrano i 16 miliardi di euro di sussidi diretti e indiretti ancora oggi garantiti alle società petrolifere.

Quello che serve alla Paese è un nuovo modello energetico basato su efficienza e rinnovabili che riduca fortemente le emissioni di gas serra, aiutando così il clima, l’ambiente e l'innovazione tecnologica. Affinché i Governi, a partire da quello italiano, si attivino attraverso un impegno serio e tangibile è importante una spinta sempre più pressante e incisiva dal basso che coinvolga e abbia per protagonisti i giovani.

Per questo sosteniamo il movimento “Fridays For Future” e lo sciopero globale “Global Strike for Future” del 15 marzo, per rivendicare il diritto al futuro alle attuali e alle prossime generazioni.

Siamo convinti che, anche nella lotta per la giustizia climatica, le alleanze siano essenziali per sconfiggere l’inerzia dei governi che tutela gli interessi di pochi a scapito della giustizia sociale, dell’equità intergenerazionale e dello sviluppo sostenibile.

Rispondiamo responsabilmente all’appello di Greta: “Non possiamo essere noi giovani a salvare il pianeta, non c’è abbastanza tempo. Tocca agli adulti intervenire e devono farlo adesso”. Noi ci siamo.

È in corso stamattina presso la Sala riunioni della CISL la conferenza stampa organizzata da CGIL,CISL E UIL di Basilicata per presentare un documento di analisi e proposte che le tre confederazioni intendono sottoporre alle compagini politiche candidate a governare la nostra regione.

Riportiamo il testo integrale del documento e in calce il download dello stesso.

 

LE PROPOSTE DAL MONDO DEL LAVORO
PER UNA NUOVA EVOLUZIONE DELLA BASILICATA

CGIL, CISL e UIL di Basilicata intendono sottoporre, alle forze politiche che si candidano a governare questa Regione, un documento in cui si offrono valutazioni e proposte che partono da un osservatorio privilegiato, qual è quello del mondo del lavoro che rappresentiamo.

Crediamo nel primato della politica, cui affidiamo quelle che riteniamo essere le priorità per questo territorio, perché ciò significa per noi occuparsi della Basilicata, ciò significa ridare autorevolezza alle funzioni di governo. La possibile fuoriuscita da una condizione di dipendenza e di crisi strutturale anche per i riflessi delle alterne congiunture richiede più fiducia e scelte politiche efficaci per attivare un nuovo circuito virtuoso, superando una visione rigorista, sostenendo la produzione ed il lavoro ed immettendo la regione nei flussi delle nuove trasformazioni legate alla innovazione ed al capitale sociale. Il documento rappresenta una sintesi ragionata delle tante vertenze, dei tanti presidi e dei tanti tavoli di confronto istituzionali e non che le organizzazioni sindacali hanno promosso.

Le questioni per noi prioritarie sono relative ad un nuovo e più compiuto modello-idea di Regione, più connessa ai processi di modernizzazione ed ai bisogni emergenti di classi, generazioni e territori, nonché ai temi dei vantaggi localizzativi delle imprese, a quello di un rilancio delle infrastrutture fisiche immateriali e della mobilità e così pure degli appalti e della legalità.

Oggi questi temi attengono anche all’autonomia differenziata, di assoluta contingenza, al riordino della sanità regionale, all’istruzione per il rilancio della scuola e del sapere, a Matera 2019. La sfida è di ricostruire il ciclo di vita della programmazione, superando la limitata visione del Dapef per ripristinare la formulazione di un vero Piano di sviluppo regionale a valenza strategica partecipato e condiviso da larghi strati della società lucana.
Occorre mettere a sistema le risorse e le peculiarità ambientali e produttive, valorizzarle attraverso un ordinato e progressivo lavoro di pianificazione e mediante una coerente sequela di interventi di riforma, perseguendo una crescita inclusiva, elevando il tasso di occupazione e favorendo la coesione sociale e territoriale.

Contesto socio- economico e demografico. Le politiche del lavoro e di contrasto delle povertà
Demografia. La Basilicata vive una straordinaria e allarmante crisi demografica. Un calo complessivo per la Basilicata, al 2045 di 89 mila abitanti determinato da riduzioni di 62 mila e 61 mila nelle classi d’età 0-29 e 30-74 anni e da un aumento di circa 34 mila nella classe d’età 75 oltre. La popolazione regionale si attesterebbe intorno ai 485 mila abitanti. Dal dopoguerra ad oggi il Mezzogiorno e la Basilicata hanno sperimentato una forte contrazione del tasso di fecondità passando dagli oltre 3 figli per donna degli anni ‘50 a poco più di uno negli anni 2000 anni in cui le regioni del Centro-Nord hanno sopravanzato quelle meridionali. Ancora più accentuata è stata la flessione in Basilicata: partita da valori superiori a quelli medi meridionali negli anni ’50 nel 2017 il numero medio di figli per donna si attesta all’1,23 nella regione contro l’1,30 del complesso delle regioni meridionali.
Occupazione e sviluppo economico. Sul fronte occupazionale la situazione presenta fortissime criticità legate ad un difetto di visione strategica, ad una mancanza di investimenti nei settori più avanzati e innovativi, a limiti e ritardi di matrice storica, che tengono la regione in un “limbo industriale” e in una mancanza di prospettive a medio- lungo termine.
Il mercato del lavoro regionale presenta forme oscillanti tra limitati incrementi e riduzioni occupazionali. Come nella media del 2017 la Basilicata perde complessivamente circa 4100 occupati, la gran parte femmine (-3400 a fronte dei -800 maschi), scivolando drasticamente verso i livelli occupazionali del 2015, 188mila. A fronte di questo le regioni del Mezzogiorno hanno fatto registrare un aumento di circa 70mila nuovi occupati.
È necessario non dimenticare come, in generale, l’industria al Sud sia storicamente posizionata su settori a basso contenuto tecnologico, il che implica che la rivoluzione digitale in corso determinerà un aumento del divario Nord Sud. In effetti, qualche segnale positivo arriva in coda d’anno nell’industria e nelle costruzioni (+4,7% e +4,6% rispettivamente tra il quarto trimestre 2017 e il quarto 2016), a segnalare l’importanza di politiche a sostegno del settore, di una riqualificazione professionale e di una ricollocazione strategica dei comparti tradizionali nelle opportunità di Industria 4.0, considerato che fino ad oggi le performance positive sull’occupazione hanno riguardato settori dei servizi, con prevalenza del commercio e dei settori turistico-ricettivi che risentono molto spesso di picchi stagionali e di bassa continuità.
L’elemento che continua a mancare è la leva pubblica e la strada da intraprendere è quella di un rilancio degli investimenti pubblici come elemento di sviluppo dei territori, a partire dalla clausola del 34% degli investimenti pubblici che dovrebbero andare al Sud, come da impegni assunti, e dall’uso efficace delle risorse addizionali come il Fondo di Sviluppo e Coesione. La risposta non può che essere la creazione di lavoro, accompagnata da misure di inclusione e contrasto alla povertà.
In Basilicata, tra le prime regioni in Italia, è stato realizzato, grazie a un accordo tra Regione e CGIL CISL UIL, il Reddito Minimo di Inserimento, che utilizzando le risorse del Fondo Carburante, prima distribuite “a pioggia”, ha messo in campo una operazione di redistribuzione della ricchezza, di inclusione lavorativa, di sostegno al reddito, ridando speranza a centinaia di lavoratori espulsi dal ciclo produttivo.
Sul versante del lavoro e della lotta alle povertà occorre intensificare un’azione integrata di politiche sociali in grado di dare una spinta alla domanda interna ancora debole e stagnante attraverso l’applicazione del Reddito di Cittadinanza, da inserire in una più ampia tastiera di politiche attive del lavoro di competenza regionale. È necessario valorizzare i ruoli specifici dell’Agenzia regionale per il lavoro, del sistema formativo e dell’orientamento e del collocamento al lavoro. Nell’insieme occorre energizzare le politiche per l’istruzione in modo da finalizzarle ad una più affinata offerta di profili formativi in rapporto ad una domanda di lavoro che richiede una maggiore specializzazione nell’area delle figure professionali legate all’innovazione.
Le misure di integrazione tra lavoro e sociale in favore di una più efficace ricerca dell’occupazione ed anche di contrasto alla povertà possono trarre beneficio da un rilancio del partenariato tra Regione e parti sociali. Il partenariato deve essere rinforzato con scelte regionali più incisive nel senso di coinvolgere le forze sociali in tutte le fasi che attengono ai programmi di investimento e rilancio della formazione ed occupazione, soprattutto per quando attiene l’utilizzo dei Fondi Strutturali previsti in questi ambiti.

Il rilancio del regionalismo in un quadro unitario del Paese. Autonomia differenziata
Occorre un rilancio dei compiti di governo guida della regione, delineando un modello policentrico in cui la provincia assuma le funzioni di pianificazione di area vasta ed il livello delle unioni dei comuni trovi una compiuta attuazione nella realizzazione di vere e proprie “comunità locali”. Torna la sfida della pianificazione e riorganizzazione funzionale della regione, dei suoi apparati, dell’impiego finalizzato e trasparente delle risorse.
Una impostazione e sollecitazione del nostro sistema di governance regionale per accompagnare in modo finalizzato la realizzazione delle nostre proposte e che assume ancor più pregnanza nell’attuale contesto rispetto a come si svilupperà l’azione di governo sull’autonomia differenziata.
La nostra Costituzione ha prospettato un’autonomia differenziata come opportunità in un paese variegato come il nostro, un’autonomia cioè funzionale a migliorare la qualità della vita dei cittadini, non a creare una cittadinanza di prima classe ed una di terza, non a garantire maggiori risorse alle regioni già ricche del nord, Lombardia e Veneto in testa. L’attuale disegno di autonomia differenziata, accompagnato da un federalismo fiscale che assume ingiusto distogliere risorse fiscali da dove sono state raccolte, spacca e divide il paese, crea ulteriori lesioni ai diritti di cittadinanza e allontana il Mezzogiorno dal resto d’Italia, muove dall’idea di una secessione dei ricchi che tendono a disfarsi della parte debole. Eppure nel corso di questi anni ciò che è stato assunto come dato reale altro non è che una narrazione che ha visto il Sud soccombere, sotto i colpi di minori trasferimenti, nelle pieghe di una spesa storica che condanna oltremodo la nostra sanità, le nostre scuole, i trasporti e la coesione territoriale.
Il tema, infatti, non riguarda solo le diseguaglianze che il potere normativo di singole Regioni può introdurre in ambiti delicatissimi come quelli dell’istruzione e della sanità che dovrebbero essere in ogni caso coperti da una clausola di supremazia della legislazione statale, ma investe la qualità e quantità dei servizi, la selezione e retribuzione del personale, solo per fare qualche esempio. Pensare di realizzare un regionalismo rafforzato in assenza della piena attuazione di alcuni principi sanciti dal Titolo V, in particolare in presenza della carente attuazione dell’art 119 sui Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), concernenti i diritti civili e sociali da garantire su tutto il territorio nazionale attraverso “un fondo perequativo per i territori con minore capacità fiscale per abitante”, è assolutamente sbagliato e rischia di essere un vulnus al principio di unità e coesione nazionale cristallizzando le attuali distanze e disuguaglianze.
Ancora oggi alle regioni del Nord va il 74 dei fondi per la scuola, pro-capite circa 90 € contro i 43 € del Sud. Per questo è improponibile lo stesso ricorso al “fabbisogno storico” in luogo della mancata determinazione dei fabbisogni standard a soccorrere le lacune di un disegno di decentramento sbagliato.
CGIL CISL e UIL ritengono che un Sud coeso è una garanzia per l’Italia, un Sud coordinato è garanzia per tutti i suoi territori e per quelle realtà che ad oggi mettono a nudo le debolezze complessive del sistema paese. Siamo per la gran parte un paese di aree interne, con tutte le difficoltà che ciò comporta, che invecchia e che non offre opportunità ai giovani. La Basilicata si situa in questo contesto. Con una forte tendenza alla decrescita della popolazione, con i cali più consistenti tra i giovani e l’aumento degli anziani. Se non si inverte la tendenza nel giro di pochi anni in Basilicata potremmo assistere alla perdita di più di 500 classi. Altrettanta preoccupazione desta il sistema sanitario regionale, laddove gli squilibri in termini di offerta e integrazione delle funzioni assistenziali ospedaliere, territoriali e domiciliari, presentano maggiori criticità nelle aree interne.
La prossima consiliatura dovrà riorganizzare la governance degli enti regionali e sub regionali, dando alla Regione le sole funzioni di programmazione e costruendo enti intermedi sul modello delle aree vaste, per dare efficacia all’azione programmatoria e restituire centralità al territorio. La politica deve creare opportunità, non approfittare del potere decisionale per rafforzare forme di controllo e di gestione.

Serve un Piano di assunzioni affinché si apra una fase di ricambio generazionale e di potenziamento dell’intero sistema dei servizi pubblici in questa regione. Un concorso unico distinto per profili professionali anche per uscire dalla paradossale situazione, tutta lucana, per cui da circa 15 anni non si riesce a bandire un concorso pubblico.

Sanità. Dopo il riordino, la cura
La riforma del sistema sanitario regionale, la legge 2/2017, altro non fa che limitarsi a
definire una modifica della titolarità giuridica dei vari presidi ospedalieri e distrettuali. Una riforma dei contenitori e non dei contenuti.
Il risultato è una “riforma – non riforma”, priva di scelte idonee ad imprimere al nostro sistema sanitario regionale quelle caratteristiche idonee e necessarie a salvaguardare il diritto di salute dei cittadini lucani.
Noi pensiamo che il nuovo progetto di rete ospedaliera e territoriale della Regione debba osservare l’obiettivo di allineare gli indicatori ospedalieri agli standard nazionali di cui al DM 70 ed alle normative collegate, ma dovrebbe anche provocare un reale processo d’innovazione e messa in efficienza del sistema sanitario, ripensando i modelli organizzativi e i percorsi assistenziali, in maniera più coerente con gli effettivi bisogni della popolazione, con le peculiarità del territorio e con l’esigenza d’innalzamento dei livelli di qualità dell’assistenza. Tali modelli devono individuare con chiarezza le funzioni e l’articolazione interna degli ospedali di base nell’ambito dell’accorpamento nell’azienda ospedaliera San Carlo e nell’ASM di Matera. È necessario un riferimento forte alla prevenzione, alla cronicità, all’assistenza post-ricovero, alle patologie a lungo decorso ed alla personalizzazione delle cure, alla riqualificazione dell’assistenza ospedaliera puntando all’appropriatezza dei ricoveri nella fase di acuzie, riabilitazione e lungodegenza.
La riorganizzazione dell’offerta ospedaliera richiede il parallelo progressivo potenziamento delle attività territoriali, attraverso la messa a punto di interventi organici e di sistema da sostanziare con l’avvio concreto dei distretti della salute. Solo partendo dalle necessità e dai bisogni del territorio si potranno poi calare i modelli organizzativi che si basano sull’esistente avendo come faro l’interesse dei pazienti e l’obiettivo di preservare qualità delle prestazioni, equità e universalità di accesso, principi cardine del nostro sistema di welfare.

Matera 2019 ... dopo il 2019
La cultura e il turismo, temi fino a qualche tempo fa sconosciuti al nostro territorio, grazie a Matera 2019 rappresentano una grande opportunità da cogliere in tutta la sua straordinaria potenzialità.
Matera 2019, al di là dei ritardi e delle cose fatte va assunta quale priorità di tutta la regione e dell’intero Mezzogiorno come attrattore della cultura mediterranea in cui mettere a circuito l’intero Sud. Le OO.SS. chiedono la costruzione di un’agenda culturale e turistica che punti a valorizzare la rete di partnership tra settore pubblico, privato e no-profit. In quest’ottica va definitivamente risolta la difficoltà del sistema di trasporti e di mobilità, collegando Matera con le direttrici nazionali e internazionali di comunicazione.
Vanno attivate le opere e i servizi annunciati per determinare uno sviluppo effettivo e duraturo attraverso il rilancio imprenditoriale, artigianale, del terziario e del commercio della provincia di Matera e della Basilicata tutta, optando subito per la costruzione di un distretto culturale avanzato dove la cultura - intesa nell’accezione più ampia che comprende la libertà degli individui, l’innovazione, la creatività, la qualità della vita, oltre che gli aspetti immateriali propri dei paesi caratterizzate dalle economie di tipo post industriale - rappresenti un mezzo per coniugarne lo sviluppo con la dimensione del lavoro. Matera 2019 non è il punto di arrivo ma la stazione di partenza di un percorso che deve portarci verso un nuovo patto di sviluppo diffuso e generativo che coinvolga l’intero territorio regionale, a partire dalle aree di prossimità che gravitano intorno alla città, come la fascia jonica con le sue infrastrutture di ospitalità e la collina materana. Si tratta di favorire un contagio delle buone pratiche sperimentate a Matera per fare della Città dei Sassi una capitale cosmopolita aperta sul futuro ma anche una finestra aperta sullo sviluppo dell’entroterra lucano. Un obiettivo che può essere raggiunto con il rafforzamento della cooperazione istituzionale e il suo allargamento alle parti sociali.
Chiediamo la previsione di un contratto d’area interregionale che abbracci il Comune di Matera e il suo immediato hinterland, l’area del Metapontino insieme alle Murge pugliesi, fino a Taranto e al versante Salentino, con la funzione di collegare Matera al suo territorio, anche nell’ambito di una Zes interregionale, potenziando quei fattori fondamentali per lo sviluppo di Matera e restituendo al territorio più ampie opportunità di sviluppo promananti dalla città e dall’evento del 2019.

Infrastrutture
La Basilicata deve fare oggi i conti con una doppia limitazione. Da un lato il suo storico isolamento, aggravato ancora dall’invecchiamento delle opere a suo tempo concepite ed oggi esigenti interventi profondi e strutturali perché siano adeguate alla nuova transitabilità; dall’altro lato una tendenza alla disgregazione interna che vede la composizione di equilibri nuovi a tutto danno di un equilibrio complessivo della nostra regione, sempre più compressa e disarticolata dalle aree di prossimità più competitive e meglio collegate (il vulture melfese con il foggiano, il materano-bradanico con il barese, il metapontino con il tarantino, il lagonegrese con il salernitano, ecc.). La marginalità di molte aree del territorio lucano è dato dalla distanza da poli urbani e trasportistici importanti, raggiungibili in alcuni casi con tempi di percorrenza su strada superiori alle tre ore. Questo scenario non consente la diffusione degli effetti di “Corridoio” alle aree più interne della regione. All’attuale quadro dell’offerta vanno rapportati i nuovi bisogni di mobilità espressi dal territorio regionale che sono sostanzialmente connessi ai fenomeni migratori e demografici che hanno interessato, ed interessano tutt’ora la popolazione lucana.
Vi è una moltitudine di opere pubbliche bloccate o che si trascinano lentamente verso un approdo che appare sempre sfuggente, in particolare nel settore delle infrastrutture di trasporto in cui la Basilicata conta un non invidiabile primato di arretratezza. In particolare sono da concentrare gli sforzi per il raddoppio della SS658 Potenza-Melfi per raggiungere lo stabilimento Fca e l’area industriale di Melfi e per costruire la trasversale nazionale per far uscire dall’isolamento la regione; sull’adeguamento e messa in sicurezza della SS407 Basentana; l’ammodernamento strutturale e tecnologico delle linee ferroviarie Metaponto-Potenza-Salerno e Potenza-Foggia prevedendo, per il primo, il superamento degli attuali tracciati con pendenze superiori al 20x1000. Il nostro interesse è legato anche alle migliaia di posti di lavoro che si possono realizzare nei cantieri di queste e altre opere pubbliche, tra cui il completamento dello schema idrico Basento-Bradano per assicurare l’approvvigionamento irriguo.
Chiediamo alla prossima consiliatura regionale di prestare ascolto alle necessità e ai bisogni del territorio, capire dove, come, perché e quando decide di mettersi in movimento, per assecondare e agevolare lo spostamento, per agevolare il suo ruolo di area di transito e cerniera, per influenzare le nuove rotte del progresso e del cambiamento. Nei prossimi 10-20 anni l’indotto del barile petrolifero genererà 10-12 miliardi di euro, comprensivi dell’introito dell’Ires ottenuto con la negoziazione sullo Sblocca Italia, che possono a loro volta alimentare un grande piano infrastrutturale in grado di cacciare dall’isolamento la Basilicata.
Vi è poi un tema legato alla realizzazione delle infrastrutture digitali e alla promozione della cultura digitale. Va riaperto il confronto su Agenda Digitale. Partendo da un “punto zero”, rappresentato dallo stato di fatto frammentato, diviso tra servizi e gestione diretta ed attività affidata all’esterno e così procedere per steps successivi fino alla completezza di un quadro programmatico gestionale ottimale fondato sulla omogeneità dell’offerta digitale in mano pubblica. A tal fine il modello che si propone è quello di un’agenzia digitale regionale che internalizzi competenze e strumenti di programmazione, progettazione e di intervento in materia digitale. In una regione come la Basilicata, il tema della digitalizzazione è determinante per combattere l’isolamento delle aree interne, per lo sviluppo, per il benessere dei cittadini e per l’apertura verso l’esterno del territorio; per questo motivo, va altresì diffusa e promossa la cultura digitale presso i cittadini, le imprese e tutti i soggetti della comunità regionale. La sperimentazione in atto della tecnologia 5G promossa dal MISE (per un investimento di 60 milioni di euro in 4 anni) va resa un’opportunità strutturata, realizzando un vero e proprio hub della tecnologia mobile di ultima generazione.

Un nuovo assetto e maggiore tutela del territorio
La Basilicata è attraversata da tendenze e attività che se da un lato possono apparire come una opportunità, dall’altro, senza adeguata cultura della manutenzione e del controllo, possono diventare una minaccia. L’impegno della prossima consiliatura dovrà vedere la nascita di un sistema di rete tra tutti i protagonisti, attività industriali, istituzioni preposte, centri di ricerca e università, per un grande programma di prevenzione, tutela e promozione dell’ambiente e del territorio sulle linee guida della tutela delle qualità naturalistiche e paesaggistiche, del sostegno all’agricoltura come per una ricucitura degli squilibri attuali, della tutela del patrimonio culturale dei centri storici. Inoltre va prodotto un grande sforzo nella responsabilizzazione degli enti preposti al controllo e monitoraggio, con investimenti e risorse in tutti i principali assi della qualità dell’aria (emissioni in atmosfera di impianti industriali, termovalorizzatori, estrazioni di idrocarburi, ecc.), dell’acqua (inquinamento falde acquifere per estrazioni petrolifere, ciclo rifiuti, attività agricole e zootecniche, ecc.) e del suolo (ciclo rifiuti urbani, industriali, agricoli, caratterizzazione e bonifiche siti industriali dismessi, ecc.).

Legalità e appalti
La materia degli appalti non tocca la legalità solo intesa quale stretta aderenza delle procedure alle norme, ma rappresenta il luogo emblematico in cui rafforzare la legalità significa dare valore e sostegno al lavoro. In Basilicata assistiamo ad un progressivo impoverimento del lavoro, in particolare di quello più povero e precario, che orbita proprio intorno al mondo degli appalti.
Un susseguirsi di gare per nuovi affidamenti o cambi d’appalto che non garantiscono i diritti acquisiti dai lavoratori, sia in termini di orario di lavoro che di retribuzione. Gare al massimo ribasso sulle quali non viene effettuato alcun confronto preventivo con le organizzazioni sindacali, né dall’ente committente né dalla Stazione Unica Appaltante. Per questo non è più rinviabile l’attivazione di un tavolo per la stesura di un protocollo per la qualità e la tutela del lavoro negli appalti che coinvolga la Regione e le Organizzazioni Sindacali più rappresentative.

Un tema spinoso, quello degli appalti in Basilicata, che ha registrato negli ultimi anni un notevole incremento dei contenziosi e dei conflitti, come dimostrano le numerose vertenze nel settore delle pulizie, della vigilanza, delle manutenzioni, etc, nonché i ritardi strutturali nel comparto delle opere pubbliche. Tra i punti qualificanti del protocollo elaborato dovrebbe figurare il diritto delle organizzazioni sindacali di chiedere un confronto di merito, pena gravi sanzioni per la stazione appaltante, su temi come la salute e la sicurezza; il rispetto delle clausole sociali e/o ambientali; il rispetto del Ccnl e degli accordi territoriali; criteri di valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa con particolare riguardo al rapporto qualità/prezzo e al rispetto delle clausole sociali (anche per imprese extra UE); uno screening preventivo del bando di gara prima della sua pubblicazione.
In Italia, fatte salve poche dovute eccezioni, non abbiamo una Pubblica Amministrazione con la cultura di un forte senso di appartenenza e di dignità. È questo un tema che assume una valenza particolare per la Basilicata, oggetto di mire, negli ultimi anni, di attenzioni da parte della criminalità di diversa estrazione geografica e che sta sviluppando una sempre più forte capacità di intrecciare rapporti con amministratori pubblici e politici locali, finalizzati ad ottenere agevolazioni e appalti di servizi e lavori pubblici, verso un pieno inserimento nell’economia locale. Bisogna presidiare la legalità nei contesti di crescita economica e territoriale, Matera e l’area della Val d’Agri, rafforzando il ruolo della Stazione Unica Appaltante e intervenendo sulla LR n. 24/2010 che deve diventare norma cogente, affinché, anche alla luce delle linee guida ANAC del 13 febbraio 2019, la previsione della cosiddetta clausola sociale non rimanga una mera enunciazione e il diritto al lavoro un lontano ricordo.

Traiettorie di sviluppo e scelte di politica industriale
La Basilicata degli anni 2019-2024 dovrà superare gli storici ritardi e la carenza di infrastrutture, recuperare il differenziale di sviluppo che ancora condanna la gran parte delle aree interne. Va aperta una riflessione su quale possa essere la futura collocazione del nostro paese nella divisione internazionale del lavoro, le sue specializzazioni produttive, in questo contesto va collocata una strategia industriale e produttiva per la Basilicata. Bisogna chiedere una spinta del Governo centrale che punti ad una modificazione della struttura di impresa e della missione produttiva di intere aree e territori della nostra regione, che punti ad insediare dinamiche di rottura e la nascita di nuove imprese, grandi asset industriali e grandi scelte alla stessa stregua di quella che avvenne per la SATA, per provare a portare fuori dalle secche un’area con difficoltà storiche e strutturali occorre individuare vantaggi competitivi e allocativi per grandi asset di impresa, coinvolgendo grandi imprese private e pubbliche presenti nel Sud, a cominciare da Fiat Chrysler, Leonardo, General Electric, Sevel, Barilla, Ferrero, Nestlé, etc.
È necessaria una proposta complessiva di rilancio del comparto automotive che consenta di riposizionare e proiettare il ruolo di FCA nel mercato internazionale, puntando a una più stretta connessione tra la produzione di autoveicoli, i sistemi di mobilità e i processi di ricerca e innovazione volti allo sviluppo di nuovi propulsori a basso impatto ambientale. Il piano di investimenti annunciato non può colmare, a nostro avviso, il gap accumulato da FCA rispetto ai competitor internazionali. Il piano va potenziato per poter tornare alla piena occupazione negli stabilimenti, chiarendo le scelte di FCA rispetto alla produzione di autoveicoli in Italia. Melfi può diventare la piattaforma di tutto il settore nazionale e internazionale della componentistica dell’auto, se solo se ne assume la centralità attraverso chiare politiche di investimento e di ricerca, coinvolgendo Università e CNR.
Le Zes dovranno servire ad attuare una perequazione tra i territori e per destinare vantaggi allocativi per le aziende che investono al Sud e in Basilicata, in cui esse si configurino non semplicemente come un’oasi di riduzione fiscale, ma soprattutto siano capaci di innescare strategie di rete e opere infrastrutturali, collegamenti veloci e copertura dei disagi e degli svantaggi commerciali per le nostre imprese.
Occorre rilanciare in un quadro programmatico le misure di sostegno alle imprese che operano nel mondo di industria 4.0 e che potenziano l’occupazione, in particolare quella giovanile. Occorre incentivare gli strumenti classici del credito d’impresa e quelli nello stile dei recenti avvisi regionali (#Destinazione Giovani, #Destinazione Over35), oltre a misure che concorrono a rafforzare gli effetti localizzativi di nuove iniziative imprenditoriali.
Un’attenzione particolare andrà inoltre dedicata alla cosiddetta filiera del capitale umano nella consapevolezza che istruzione, formazione, università e ricerca sono essenziali per creare un ecosistema in grado di produrre e accompagnare i processi di innovazione. In tal senso, occorre intensificare gli sforzi per rafforzare la rete dell’apprendimento lungo l’intero arco della vita attraverso la creazione di poli di eccellenza educativa in grado di riaggregare scuole, cfp, dipartimenti universitari e di ricerca, imprese e sindacati su filiere educative specifiche come la meccatronica, le energie rinnovabili e la chimica verde.

Petrolio e transizione energetica
Infine il petrolio e l’energia. Nei prossimi 10-20 anni l’indotto del barile petrolifero
genererà 10-12 miliardi di euro, comprensivi dell’introito dell’Ires ottenuto con la negoziazione sullo Sblocca Italia, e verranno generate circa 250 milioni di royalties l’anno, che possono a loro volta alimentare un grande piano infrastrutturale in grado di cacciare dall’isolamento la Basilicata; va, dunque, subito attivata una nuova contrattazione, un tavolo con ministeri interessati, Eni e Confindustria per una migliore finalizzazione: ci vuole l’impegno a realizzare un piano di investimenti infrastrutturali, a creare nuova occupazione in settori diversi dalla mera attività estrattiva.
Il tema è di assumere sulla questione petrolio un ruolo di coprotagonista con lo Stato, di soggetto produttore e per questa via contribuire ad una programmazione moderna di settore in grado generare effettive ricadute in termine di sviluppo locale oltre la ricchezza estratta nel sottosuolo, aprendo con le compagnie e nel quadro nelle politiche energetiche statuali un ferrato confronto per spostare nel contesto locale pezzi e settori diversificati dell’industria di trasformazione energetica.
Va istituito un Fondo di transizione strutturale che accompagni la riconversione e il mantenimento dei livelli occupazionali attraverso un piano di investimenti che tracci la strada della transizione energetica in Basilicata. Il fondo potrà avere anche, con l’alimento di altre risorse provenienti dalle compagnie, la funzione di sostenere iniziative di bonifica e ripristino dei siti interessati al termine delle estrazioni. Un fondo per investimenti di livello regionale che implementi le royalties, l’Ires sulla produzione e i fondi comunitari, destinandoli alle infrastrutture strategiche, alla sostenibilità e dunque ai bisogni delle generazioni future.
L’esperienza ventennale con le estrazioni petrolifere va letta anche sotto il profilo della governance e delle relazioni tra le compagnie petrolifere, le parti sociali e le comunità locali. Le criticità legate alla messa in esercizio del centro olio di Tempa Rossa e il ben noto caso del centro olio di Viggiano impongono una seria riflessione sulla necessità di un rapporto tra compagnie petrolifere e comunità locali fondato sulla trasparenza, sulla partecipazione e sulla responsabilità. In questo senso va sviluppata e articolata l’idea di istituire organismi partecipativi permanenti in cui possano trovare ascolto le istanze di tutti gli stakeholder coinvolti nelle aree interessate dalle estrazioni petrolifere e che funga anche da luogo di co-progettazione economica e sociale.
In più occasioni abbiamo ribadito l’urgenza di un modello di governance più democratico in cui le molteplici espressioni delle comunità e degli interessi legittimi possano trovare adeguata rappresentanza e soddisfazione dentro un quadro di regole certe. L’attuale modello, imperniato sul negoziato pressoché esclusivo tra compagnie petrolifere e Regione, tutt’al più allargato ai sindaci dei comprensori immediatamente interessati, ha dimostrato in oltre vent’anni di sperimentazione in Val d’Agri carenze evidenti, come dimostra la crescente e giustificata opposizione delle popolazioni locali alle estrazioni petrolifere dinanzi alla condotta omissiva e opaca delle compagnie.

 «Gran parte del progresso sta nella volontà di progredire»

Lucio Anneo Seneca

Il segretario Generale della UIL di Basilicata, su La Repubblica, analizza le questioni alla base dello sviluppo in Basilicata.

 Fondo Sovrano: per lo sviluppo le “royalties” del petrolio per creare lavoro e frenare l’emigrazione dei giovani. 

Risorse naturali: boschi e acque le vere opportunità per il turismo.
Infrastrutture: la “ZES” deve diventare la piattaforma logistica del Mediterraneo.

 

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Dopo tante discussioni e pressioni il “Bando RMI per i lavoratori fuoriusciti dalle platee della mobilità ordinaria ed in deroga per l’inserimento in attività idraulico-forestali” è, finalmente, stato pubblicato e, dal 15 febbraio, i lavoratori interessati possono già presentare domanda.
“Era da tempo che CGIL-CISL-UIL ponevano il tema dei lavoratori che erano stati estromessi dal mondo produttivo ed erano rimasti scoperti di Ammortizzatori Sociali essendo venuta meno la possibilità di ingresso e di proroga della mobilità in deroga. Oggi possiamo dire, con grande soddisfazione, che anche questa platea di ex lavoratori avranno la possibilità di essere inseriti in un contesto che non è un mero ambito di “limbo di attesa” e/o di assistenzialismo. Infatti, come gli altri lavoratori precedentemente inseriti nella “fascia A” del RMI, anche coloro i quali saranno inseriti nella lista dei beneficiari del progetto avranno la possibilità di riappropriarsi della dignità, perduta, di tornare ad essere lavoratori e rientrare nel mercato del lavoro attraverso l’utilizzo in attività idraulico-forestali. Parliamo di una misura già avviata nel 2018 e che sicuramente ha dato buoni risultati nonostante la consapevolezza che il tutto è migliorabile.
Ribadiamo la necessità che in regione Basilicata si dia maggiore centralità alle politiche forestali che sono anche politiche ambientali, paesaggistiche e turistiche. È giunto il momento di parlare con chiarezza di una Forestazione che può e, a nostro parere, deve diventare un vero e proprio motore dell’economia della nostra Regione, anche attraverso l’inserimento di queste nuove unità lavorative ai quali si ridà, con il percorso di cui trattasi, piena dignità sociale di lavoratori".

Le domande possono essere presentate a partire dal 15 febbraio 2019 ed il termine ultimo è fissato alle ore 12.00 del 1° Aprile 2019.
I requisiti previsti per la presentazione delle domande sono:
1. Aver compiuto il 18° anno di età e non aver raggiunto l’età pensionabile;
2. Essere residenti in Basilicata;
3. Essere fuoriusciti dalle platee dei lavoratori in mobilità ordinaria ed in deroga e non essere percettori di altre forme di sostegno al reddito;
4. Non siano titolari di assegno di invalidità civile e/o di altro trattamento pensionistico o di rendita INAIL superiore a € 400,00 mensili;
5. Non siano inabili al lavoro;
6. Presentino un indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a € 15.500,00.


I cittadini in possesso dei requisiti precedenti, dovranno presentare domanda compilando il formulario di domanda presente sul portale della Regione Basilicata http:/www.regionebasilicata.it ed andando sulla voce “Avvisi e Bandi”.

Le sedi di CGIL-CISL-UIL, comunque, sono a disposizione per i chiarimenti che, nel caso, i cittadini dovranno richiedere.

La manifestazione nazionale unitaria #FuturoalLavoro proclamata da Cgil, Cisl e Uil, per sabato 9 febbraio a Roma, inizialmente prevista a Piazza del Popolo, è stata spostata a Piazza San Giovanni.

«La decisione dello spostamento - spiegano le tre confederazioni - è stata presa per la necessità di trovare una piazza più capiente vista la grande adesione prevista».
La manifestazione è stata indetta da Cgil, Cisl e Uil a sostegno della piattaforma unitaria con la quale le tre confederazioni avanzano le loro proposte e per chiedere al Governo di aprire un confronto serio e di merito sulle scelte da prendere per il Paese.
Creazione di lavoro di qualità, investimenti pubblici e privati a partire dalle infrastrutture, politiche fiscali giuste ed eque, rivalutazione delle pensioni, interventi per valorizzare gli assi strategici per la tenuta sociale del Paese, a partire dal welfare, dalla sanità, dall´istruzione, dalla Pubblica Amministrazione e dal rinnovo dei contratti pubblici, maggiori risorse per i giovani, le donne e il Mezzogiorno. Queste, in sintesi, le priorità di Cgil, Cisl e Uil per la crescita del nostro Paese. Temi che saranno al centro della mobilitazione del 9 febbraio.
Il concentramento dei manifestanti è previsto in piazza della Repubblica alle ore 9.00, dove partirà il corteo che raggiungerà piazza San Giovanni per il comizio conclusivo dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo.

Con la diffusione dei dati Inps di dicembre, si chiude con circa 4 milioni 700 mila ore di cassa integrazione guadagni concesse in Basilicata, il bilancio 2018. E’ sempre la straordinaria ad “allarmare” (2milioni 700 mila ore) con un aumento di più 83,2% in un anno rispetto ad un andamento molto differente dell’ordinaria (2 milioni di ore) che segna un decremento annuo del 31,8%. Lo riferisce la Uil di Basilicata sulla base dei dati Inps. I valori della cassa integrazione sembrano essere tornati quelli precrisi. Vi è però una parte dell’occupazione che continua a perdere il lavoro. Continuano a crescere, infatti, le domande di Naspi che da noi in Basilicata raggiungono nel periodo gennaio-novembre, le 20.513 unità. Quante delle domande derivino da procedure di licenziamento a seguito della fine del periodo della cassa integrazione e quante, invece, siano la conseguenza di contratti a termine scaduti e non rinnovati non è dato conoscerlo.

Se osserviamo, però, i dati Inps sulle nuove attivazioni di rapporti di lavoro, emerge chiaramente - commenta il segretario generale regionale Carmine Vaccaro - la flessione di rapporti di lavoro a termine ed in somministrazione in concomitanza dell’entrata in vigore del Decreto Dignità. Ciò ci induce a ritenere che la crescita delle domande di disoccupazione sia anche l’effetto delle novità di un decreto dignità che è stato poco attento alle esigenze di flessibilità di ogni singolo settore e dell’importante ruolo che sulle tipologie contrattuali può svolgere la contrattazione collettiva.
Naturale è stato, quindi, procedere a trasformazioni a tempo indeterminato di alcuni contratti a termine, come dimostrano i dati della crescita dei contratti standard, anche se si tratta di un trend già presente dall’inizio dell’anno dove probabilmente a fare la differenza è stato soprattutto il vigente sistema di incentivi.
E’ evidente - aggiunge - che servono investimenti per creare posti di lavoro, altrimenti l´occupazione strutturale e di qualità non crescerà. La direzione giusta è ancora quella del lavoro, del nuovo lavoro e di una compagine sindacale che vira, svolta verso nuove definizioni. Noi ci attendiamo una discontinuità nei metodi di governo e nelle politiche di sviluppo e ci dobbiamo attrezzare per elevare il livello del confronto. Ma siamo consapevoli che le questioni strutturali da affrontare nel paese e nella regione sono quelle su cui abbiamo appuntato la nostra attenzione nei mesi scorsi. Investi- menti e diminuzione del fisco a lavoratori dipendenti e pensionati per rilanciare i consumi interni, sono importanti richieste che porteremo in piazza nella grande manifestazione unitaria nazionale del prossimo 9 febbraio.

“L’evento “Welfare Basilicata. Un anno dopo” che la Giunta Regionale ha promosso per il 25 gennaio prossimo allo scopo di fare il punto sui temi della lotta alla povertà, delle azioni a sostegno delle disabilità e del sociale come motore di sviluppo capace di creare posti di lavoro qualificati è la scadenza ravvicinata per indicare i tempi, per noi immediati, le modalità e i contenuti del nuovo bando sul Reddito minimo di inserimento”. E’ quanto sostiene il segretario generale della Uil Basilicata Carmine Vaccaro, sollecitando l’assessore Cifarelli, di intesa con la Franconi nel doppio ruolo di presidente facente funzioni e assessore alla Salute-Welfare, a riconvocare il tavolo con le parti sociali al quale la Uil riproporrà un progetto-cardine su welfare e lavoro con un rafforzamento-qualificazione e ristrutturazione del reddito di inserimento in stretta relazione con il prossimo Reddito di Cittadinanza. Il 2018 è stato un anno di partenza per la misura che ha fatto della nostra Regione la prima in Italia ad aver formalizzato un simile percorso di contrasto alla povertà, quanto mai doveroso, attraverso iniziative di pubblica utilità che servono alla vita quotidiana delle nostre comunità. L’esperienza che abbiamo avviato – dice il segretario della Uil – va perciò alimentata ed aggiornata con una più efficace progettualità partendo dalla positività sinora espressa, soprattutto per i servizi ai Comuni, la difesa del territorio e dell’ambiente, e dalla consapevolezza che non possono essere certamente redditi di sussistenza a dare dignità sociale specie a quanti si ritrovano, con famiglia a carico, per età troppo giovani per andare in pensione e troppo “vecchi” per trovare un nuovo lavoro, come i lavoratori in deroga o in cig ordinaria. E’ necessario individuare dunque le date di apertura dei cantieri dando seguito alla bontà del progetto.

Per la Uil il contrasto alla povertà e al disagio sociale resta una priorità che tocca troppe persone. Per questo non basta più il Reddito Minimo di inserimento ma occorrono altre misure più incisive in particolare per accrescere occasioni ed opportunità di lavoro buono e stabile. In attesa di verificare le condizioni del provvedimento nazionale, deve essere proprio il tavolo regionale lo strumento – afferma Vaccaro – per mettere a punto una strategia univoca nazionale-regionale di contrasto alla povertà e al disagio sociale con l’obiettivo di rendere più omogeneo il sistema superando le attuali sperequazioni territoriali. Noi continuiamo a pensare che si debba trasformare una misura passiva del lavoro in una straordinaria occasione di politica attiva del lavoro. Inoltre, i dati Istat confermano che l’Italia ha bisogno di invertire il trend, spostando gli investimenti sulla protezione sociale in un’ottica inclusiva e nello sviluppo della rete dei servizi territoriali per intercettare i nuovi bisogni, legati soprattutto all’andamento demografico, e offrire le adeguate risposte. 
In una situazione politica incerta è dunque necessario porre l’attenzione sul welfare e sui servizi di assistenza alle persone, cogliendo la grande opportunità di sviluppo che questi rappresentano: un grandissimo valore di crescita produttiva, occupazionale, valoriale, culturale nonché di giustizia sociale e di risparmio nel lungo termine. Per tutto questo – conclude – non possiamo perdere altro tempo e dobbiamo “sporcarci le mani” a favore degli ultimi senza lasciarsi distrarre da dinamiche elettorali”.

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