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Nell’intervento al Consiglio Confederale della Uil di venerdì scorso il segretario Vincenzo Tortorelli ha lanciato un nuovo allarme: per le “ricadute” sociali ed economiche della pandemia c’è il rischio per tanta parte della società e dell’economia lucana di non farcela, anche nel medio tempo.

Segretario Tortorelli, chi sono i lucani che rischiano di non farcela?

A pagare il prezzo più alto è la popolazione in età da lavoro. Persone che chiedono aiuto. La Uil attraverso il suo Centro Studi lo sta rappresentando in questi giorni con indagini partendo da una valutazione: le fragilità sociali aumentano vertiginosamente!

A rischio c’è dunque la larga fascia di lavoratori e famiglie che si trovano tra occupazione e sospensione dell’attività produttiva: sono i 12mila cassaintegrati con perdite oscillanti intorno a 400/700

al mese; altrettanto per chi ha fruito di congedi parentali, con gravi conseguenze sulla capacità di reddito. Ci sono circa 20mila lavoratori lucani irregolari (800mila nel Mezzogiorno).

Ancora ai margini del mercato del lavoro i richiedenti il Rem, con 2.700 domande; gli 8mila disoccupati in cerca di prima occupazione esclusi dal mercato del lavoro nei prossimi mesi (500mila al Sud).

 

Dunque chi è già precario potrebbe restarlo per sempre?

E’ un altro rischio. Noi guardiamo con rinnovata attenzione a quelle fasce sociali a metà tra attività ed inattività. È il caso degli impieghi forestali assommabili a circa 6.000 unità; il contingente della disoccupazione e del lavoro agricolo immigrato di circa 15.000 unità; quello del reddito di cittadinanza intorno alle 12mila unità. Il ‘resto’ del mondo delle fragilità è riferibile al lavoro nero. Nel ‘purgatorio’ della ‘non attività’ spicca poi la fascia dei pensionati per invalidità ed accompagnamento per circa 25.000 unità. Nel complesso un’articolata sociale di circa. 50/60mila figure e famiglie di lucani sottoposte ai gravi disagi provocati dalla crisi Covid-19.

Un altro conto della precarietà è il mondo del lavoro autonomo, della stagionalità e atipicità di matrice lucana. Un perimetro di circa 57mila unità (richiedenti bonus 600 euro su dati Inps).

Sono tutte fragilità che coinvolgono classi e generazioni diverse. I più giovani impegnati nello spettacolo, nella cultura e soprattutto gli stagionali nei settori economici del turismo. Poi i cinquantenni del settore agricolo, i parasubordinati, i professionisti con partite Iva, numerosi nella classe di età intermedia 30-49 anni.

 

Ma a cosa servono gli strumenti di aiuti messi in campo?

È chiaro che gli strumenti anticrisi messi in campo a livello europeo ed italiano non saranno sufficienti. Il sistema ha necessità di uno scuotimento.

Servono due grandi piani per legare l’emergenza allo sviluppo. Un Fondo di investimento sociale regionale, una grande manovra-ponte di sostegno, di empowerment dei soggetti sociali e delle famiglie

colpite dalla crisi che rinforzi la capacità reddituale, di consumo e bisogni essenziali delle famiglie e dei ceti in discesa sociale per i colpi della crisi da Covid.

Per grandi schemi si può formulare un’agenda di nuove politiche e di campi di intervento da riportare

in un’azione di investimento sociale fondata su di un nuovo modello di prossimità, di valorizzazione dei borghi, di fertile crescita del fattore impresa locale legato all’ambiente ed alle caratteristiche del territorio e del nostro lavoro.

Sempre nel Consiglio Confederale ha lanciato un’idea suggestiva di una regione come ‘organismo-sociale’ che aiuta e transita le tante fragilità sociali verso un nuovo mondo. A cosa

pensa di preciso?

Innanzitutto alla riprogettazione dei settori-driver dello sviluppo per ricavare nuovo lavoro. In una visione di Green New Deal e di transizione energetica, con un vero scambio generazionale.

Abbiamo bisogno di riequilibrare poteri e cambiare organizzazioni, e di modificare radicalmente “come” si fanno le cose e “come” si usano i poteri e denari pubblici. È evidente che facciamo fatica a ritrovare nell’attuale compagine di governo regionale una chiara visione delle cose da fare, un vero e proprio progetto strategico.

C’è una sorta di arroccamento e di spaesamento della Giunta regionale che rischia di portare lontano l’Istituzione dai bisogni reali della comunità regionale. Sfugge l’impianto delle decisioni e delle scelte che appaiono separate e settoriali. Penso, per tutte, alla faticosa risalita, nel dopo Covid, delle funzioni

dell’assistenza sanitaria mentre si presenta uno schema di riordino centrato su due mega aziende, senza ripartire da una rivisitazione complessiva tra ospedale e territorio superando le criticità e le inefficienze registrate e senza interpretare i nuovi emergenti bisogni di salute.

Ora deve essere chiaro che spetta al Governo regionale, superando limitate visioni pregiudiziali nelle

relazioni sindacali, formulare una proposta compiuta di pianificazione che comunque tarda ad arrivare.

 

E i tavoli virtuali e più di recente con le presenze fisiche che il presidente Bardi ha convocato cosa hanno prodotto?

A quei tavoli ci è stato chiesto di fare proposte sui diversi temi, ma è evidente il rischio di cadere nella frammentazione e nella deriva dispersiva di opere ed interventi slegati da una visione complessiva.

È sempre in agguato il pericolo dello spezzettamento delle questioni. Nei limiti dati, abbiamo accettato unitariamente, con Cgil e Cisl, di sederci ai tavoli pur dopo le sconsiderate battute ed accuse di essere

ancorati a posizioni ottocentesche.

In un confronto serrato e dettagliato con il presidente cerchiamo comunque di censire, settore per settore, dal turismo all’agroindustria al terziario, un elenco delle cose da fare e da tradurre in scelte operative. È chiaro comunque che, insieme a risultati ed obiettivi conseguiti in questo lavoro congiunto

ai tavoli di settore, noi dobbiamo essere sempre vigili e sempre meglio attrezzati a rappresentare i programmi e le cose da fare, con completezza per definire lo scenario le battaglie del nuovo sviluppo.

Per rilanciare i temi di fondo e le azioni da intraprendere per indirizzare la ripresa. E su questi temi impegnarci per concordare intese con le alte forze sociali.

C’è il problema di fondo di una ripresa seria, approfondita del confronto istituzionale. Dobbiamo essere consapevoli che qui c’è un problema. Bisogna fare una battaglia per riprendere a pieno titolo le relazioni istituzionali e farne comprendere il valore generativo di sviluppo ed avanzamento sociale.

Ci riassume i punti cardine della vostra proposta?

Vado per titoli. La crescita Smart. Sviluppo, crescita e competitività dei comparti produttivi strategici per il territorio. Pacchetti localizzativi destinati a nuovi investitori. Puntare ad attrarre imprese del settore farmaceutico, biomedicale e delle attrezzature sanitarie ed igieniche. Imprese agroindustriali, stante la necessità di rilocalizzare tale filiera, per “accorciarla” dal punto di vista geografico, avvicinandola maggiormente ai consumatori.

Imprese dell’Ict, dei servizi on line, dell’e-commerce e della logistica on line che con la crisi sanitaria, hanno conquistato nuove quote di mercato. Pmi operanti nella componentistica per la produzione di energia rinnovabile. Rafforzamento del settore portante dell’automotive. La Rete tra Università, Enti di Ricerca e Imprese. Giovani, tecnologie e saperi. L’Innovazione Verde e Transizione Energetica. La svolta green per l’ambiente e l’energia. La cultura del Territorio. Agricoltura, agroalimentare e ruralità

 

Cosa manca per un sindacato all’altezza della sfida post Covid?

Serve un sindacato critico e costruttivo che tuttavia tiene ben chiaro in testa la prospettiva di regione per cui si batte. Le nostre idee di sviluppo devono trovare una maggiore convinzione nelle nostre battaglie e nel lavoro di rappresentanza delle categorie e di un più vasto mondo del sociale. Un lavoro di riconquista, di fiducia, che, intorno alla rivendicazione di un nuovo modello di evoluzione della nostra regione, si possano ritrovare le istanze per reinventare la regione e reinventare il Paese: sostenibilità, green economy, riforma fiscale e infrastrutture, mobilità. Puntando su un nuovo vitalismo della società, come dice De Rita (Censis), dobbiamo essere in grado di dare risposte a domande insistenti:

quali sono gli spiragli di una ripresa possibile, come riprendere (sia pure in discontinuità) il ciclo di un nuovo sviluppo aperto?

Non si può fare più come prima. I tempi sono straordinari, richiedono scommesse audaci, un muovere le cose con un processo di cambiamento compartecipato tra mondo istituzionale e sistema della rappresentanza sociale, con scelte politiche economiche locali più aggressive per la tenuta sociale ed i nodi strutturali interessati dall’impatto Covid.

Dunque: manovre poderose ed una ragionata selezione dei campi da modificare e degli obiettivi da perseguire.

I dati Istat di recente elaborati e commentati dal CSSEL (Centro Studi UIL) e dalla UIL di Basilicata sul mercato del lavoro sono autorevolmente confermati dalla informativa sui rapporti di lavoro precario oggi diffusi dall’INPS.
L’impatto Covid-19 in Basilicata ha manifestato una corposa contrazione dell’occupazione nel primo trimestre 2020 di circa 7mila unità rispetto al trimestre precedente, attestandosi sulle 185mila unità di cui bisogna considerare circa 5mila in cassa integrazione. Un dato reso ancor più preoccupante, per il CSSEL UIL e per la UIL di Basilicata, per l’incremento dell’inattività dentro cui si ritrovano fasce giovanili ed adulte che si ritirano dal mercato del lavoro percepito come privo di prospettive occupazionali.
L’insieme di questi fenomeni, che segnalano una refrattarietà del mercato del lavoro lucano alla crescita, è confermato dalla dinamica dei flussi assunzionali dell’Osservatorio Precariato Inps su scala nazionale.
I dati riferiscono una forte contrazione (-24%) delle assunzioni, particolarmente rilevante nel mese di marzo, dovuta all’emergenza legata alla pandemia COVID-19. Ad essere interessate sono state tutte le tipologie contrattuali, in particolare di contratti di lavoro a termine (stagionali, intermittenti, somministrati, a tempo indeterminato).
Flessione altrettanto grave si registra anche per le trasformazioni da tempo determinato (-26%), quando avevamo rilevato un volume eccezionalmente elevato, anche per la Basilicata, per effetto dell’impatto delle normative del “Decreto Dignità”.
Il saldo occupazionale, già in progressiva flessione negli ultimi mesi del 2019, è divenuto negativo a febbraio (-29.000) raggiungendo il valore di -254mila posizioni di lavoro rispetto a marzo 2019.
L’impatto Covid-19 ha fortemente interessato i contratti a termine, accentuandone la tendenza alla flessione. Il saldo dei rapporti a termine a marzo 2020 è risultato paro a -359mila, con un forte incremento rispetto a febbraio (-253mila).
Risultati negativi si registrano per i somministrati (-101mila) e stagionali (-78mila).
Per il Segretario Generale UIL Basilicata, Tortorelli, occorrono misure straordinarie di politiche del lavoro per creare opportunità formative e occupazionali di transizione verso il rilancio dei settori produttivi attraverso un quadro programmato di modernizzazione della regione.
Occorrono interventi anticiclici con l’impiego di un Fondo di investimenti sociali a sostegno delle famiglie, delle imprese e del lavoro. Si tratta di mobilitare notevoli risorse ancora non impegnate dei Fondi UE con una riprogrammazione finalizzata a rinforzare i soggetti sociali e produttivi colpiti da Covid-19 e nel contempo a riformare i servizi essenziali per la cittadinanza tra i quali urgente è il varo di un piano sanitario centrato sui nuovi bisogni di salute.

Occorrono interventi anticiclici ed una visione straordinaria di impiego degli strumenti di welfare attraverso un Fondo di investimenti sociali

I dati del Primo Trimestre 2020 di fonte Istat rappresentano l’impatto forte di Covid-19 sul mercato del lavoro regionale.

Come da previsione CSSEL (Centro Studi Uil) e UIL Basilicata evidenziano che è corposa la riduzione dell’occupazione di 7MILA unità rispetto al trimestre precedente, con un dato complessivo di 184mila unità che riporta agli anni pre-crisi la base occupazionale lucana, diminuendo sia gli occupati uomini (-3mila) che donne (-4mila).

Nel contempo aumenta la sfera dell’inattività dentro cui ritroviamo larghe fasce di popolazione giovanile e adulta che si ritirano da un mercato del lavoro percepito come sterile e privo di prospettive occupazionali. Gli inattivi infatti crescono in 3 mesi di 12mila unità (da 156 mila a 168mila) e rispetto all’anno precedente di 13mila unità.

Anche la riduzione della disoccupazione, di 5mila unità rispetto al t4 2019 e di 16mila rispetto all’anno precedente, conferma una crescita dell’inattività in modo patologico, fenomeno tipico delle economie in recessione.

Questo blocco della crescita occupazionale causato dalla crisi Covid in Basilicata è ancor più evidenziato dalla riduzione del tasso di occupazione che scende dal 51,5% del Quarto Trimestre 2019 al 49,4% nel Primo Trimestre 2020. Lo stesso per il tasso di disoccupazione che perde 2,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

Inoltre Il calo occupazionale coinvolge in modo particolare la sfera del lavoro dipendente, spia di processi strutturali che devono essere approcciati in modo organico con misure efficaci di rilancio della crescita.

I  dati del mercato del lavoro lucano del primo trimestre 2020 rappresentano un quadro di drammatica crisi dell’economia e dell’impianto produttivo regionale impattato dalla crisi COVID. Proprio quando nel 2019 sembrava profilarsi una ripresa graduale.

Questa emergenza rischia di coinvolgere larghe fasce di popolazione in età di lavoro travolgendo l’assetto socio-economico regionale.

Secondo il Segretario Generale della UIL Basilicata, Vincenzo Tortorelli, a fronte di una crisi così complessa e diffusa occorrono interventi anticiclici ed una visione straordinaria di impiego degli strumenti di welfare attraverso un Fondo di investimenti sociali come ponte verso una ripresa produttiva fondata su un profondo rinnovamento dei settori, ristrutturati anche applicando l’innovazione tecnologica. I prossimi due-tre anni dovranno vedere un rilancio di tali misure nelle varie forme, dal manifatturiero all’agroindustria, alla forestazione produttiva, a nuovi strumenti di sostegno al reddito, al lavoro e alle famiglie.

Al 30 aprile dei fondi del POR (Programma Operativo Regionale) Basilicata 2014-2020, mettendo insieme Fesr e Fse, è stato certificato il 32,8% dello speso.

Questo significa che restano da spendere 275,4 milioni di euro (su totale di 840 milioni di euro). È quanto, in sintesi, emerge dal monitoraggio della UIL Servizio Lavoro, Coesione e Territorio sul livello di spesa dei Fondi Comunitari, aggiornato al 30 aprile 2020 sui dati dell’Agenzia per la Coesione Territoriale.

A livello complessivo a sei anni dall’avvio concreto della programmazione 2014-2020 restano da spendere ancora 37,9 miliardi di euro (il 71,2% del totale). Infatti, al 30 aprile 2020, la spesa certificata alla Commissione Europea, tra Programmi Operativi Nazionali e Programmi Operativi Regionali ammonta a 15,3 miliardi di euro (il 28,8%), su un totale di 53,2 miliardi.

In dettaglio in Basilicata nel programma FSE siamo più indietro: le somme certificate sono pari al 25,7% (74,5 milioni di euro su 289,6 milioni). Per il Fesr invece la percentuale del “certificato” sale leggermente al 36,5% (200,9 milioni su 550,6 milioni).

Anche se il nostro monitoraggio va aggiornato agli impegni assunti dalla Regione Basilicata come di tutte le altre per misure, aiuti, contributi decisi per l’emergenza Covid-19, la situazione, come abbiamo denunciato a livello nazionale - commenta il segretario regionale della Uil lucana Vincenzo Tortorelli - è allarmante e non riguarda solo il Mezzogiorno, ma anche molte Regioni del Centro Nord, come anche i Programmi Nazionali a gestione delle Amministrazioni centrali dello Stato.

A questo punto è importante immettere risorse fresche nell’economia reale: la crisi del coronavirus sta colpendo in modo drammatico il tessuto produttivo e sociale del nostro Paese. Vi è bisogno di una nuova iniezione massiccia di risorse nei prossimi mesi per tutelare sia il reddito che i livelli occupazionali dei dipendenti e degli autonomi.

Tornando ai dati del monitoraggio a livello nazionale le risorse da spendere ammontano a 12,9 miliardi di euro sui Programmi Nazionali e quasi 25 miliardi su quelli Regionali. Mentre per quanto riguarda i Programmi Nazionali gestiti delle Amministrazioni centrali dello Stato, il programma “imprese e competitività” deve spendere ancora 2,4 miliardi di euro, “scuola ambienti per l’apprendimento” 2,1 miliardi, “iniziativa occupazione giovani” 1,6 miliardi, “infrastrutture” 1,3 miliardi, “politiche attive e occupazione” 1,2 miliardi. Per quanto riguarda i PON, il programma “iniziativa occupazione giovanile” presenta una spesa certificata che si attesta la 42,8%, “piccole e medie imprese nel Mezzogiorno” al 31,8%, “politiche attive e occupazione” al 27,5%.

Alla luce di questi dati è indispensabile e urgente – a parere della Uil - mettere in moto tutti i processi per assicurare la velocità della spesa concentrando le risorse su pochi obiettivi. Al contempo, per evitare che il Gap Nord/Sud del Paese si ampli, si dovranno affrontare e risolvere le debolezze strutturali del Mezzogiorno: cronica carenza in infrastrutture sanitarie e sociali, salvaguardia e consolidamento del tessuto produttivo delle Regioni affinché esso non venga travolto dalla crisi.

Nel Mezzogiorno servono investimenti immediati e non spalmati nel tempo: per far ripartire il sistema economico, il “Piano Sud 2030” va attualizzato rendendolo da subito operativo.
 
 
 
 
 

Al Presidente Bardi e al Responsabile della Task force regionale Esposito rilanciamo il nostro invito-appello.

Sono  ancora  tanti i fronti aperti, le incertezze e le disorganicità nei servizi sanitari. Sia chiaro, vogliamo risposte e decisioni trasparenti e non burocratiche. Occorre subito un piano operativo.

Una road map chiara nei tempi, nelle modalità e nel ‘chi fa che cosa’ per tracciare ed attuare le macro-azioni ritenute urgenti e prioritarie che per noi sono essenzialmente tre.

La prima, una campagna estesa di tamponi verso i casi sospetti, probabili e confermati, con riferimento alle categorie più esposte al rischio e coinvolgendo anche i laboratori privati accreditati;

la seconda, disciplinari chiari, operativi e cogenti rivolti direttamente ai responsabili generali o di settore delle Asl, tradotti in ordini di servizio per riallineare il percorso dei pazienti pre-sintomatici e sintomatici tra territorio ed ospedale attraverso protocolli  di ‘scorrimento rapido’ nei reparti verso  spazi attrezzati;

la terza, predisporre strutture Covid-19 di seconda linea senza disarticolare servizi ospedalieri già funzionanti (i casi  da rivedere dell’ospedale di Venosa e di Pescopagano) e reperire spazi alberghieri o collettivi per la presa in carico temporanea dei pazienti a decorso post acuto. Si tratta di operazioni da avviare subito e valide anche per una seconda fase dell’emergenza con assetti e procedure assistenziali più prossime alle nuove condizioni di fragilità sociale delle comunità. La nostra indicazione è di seguire il “modello piacentino” per quanto attiene la prevenzione domiciliare e nel frattempo si renda obbligatoria l’uso di mascherine come accade in Lombardia .

 

Fin qui la contingenza, quali sono invece le proposte della UIL per il dopo-virus?

Stiamo valutando con attenzione le misure messe in campo o annunciate a livello nazionale e regionale. Prima i bisogni di emergenza, la spesa e la vita quotidiana. Ma non limitiamoci a questo. Nel Mezzogiorno e nella nostra regione il ‘cosa fare’ per risalire la china richiederà verosimilmente più fatica e la risalita sconterà necessariamente più fatica, più affanno e più malessere e marginalità sociale. E’ intorno a queste valutazioni che si snoda la nostra idea-proposta di Fondo mutualistico  che ha proprio la caratteristica di strumento finanziario a diretta emanazione regionale, con l’ausilio ed il sostegno dei soggetti legati alla rappresentanza sociale ed imprenditoriale. Pensiamo ad un fondo mutualistico di 200 milioni di euro, un prestito delle compagnie petrolifere da restituire a partire dal 2022 per la durata delle concessioni petrolifere al netto di quello che devono dare per le royalties, l’Ires, la fiscalità statale. Qualcuno dovrebbe ricordare che la Uil e il Cssel in tutti questi anni hanno condotto un’iniziativa asfissiante  per la  costituzione del Fondo Sovrano che se ora ci fosse avrebbe rappresentato più che un’ancora di salvezza, un’autentica cassaforte regionale. Inoltre, non ci appassiona il dibattito che lasciamo prima di tutto agli Istituti della sanità, alla scienza, agli esperti sui tempi e le modalità della cosiddetta fase due del Covid-19. Lasciamo a loro la valutazione. Noi come sindacato vogliamo essere pronti alla riapertura che non potrà che essere graduale.

 

Quali sono secondo lei i settori su cui intervenire?

Ci sono alcune priorità  tra cui la manodopera agricola indispensabile alle aziende per far arrivare i prodotti specie ortofrutticoli nelle case. La grande campagna di raccolta nel Metapontino come nel Vulture-Alto Bradano ha sempre richiesto manodopera extraregionale ed estera che ha difficoltà di movimento. E' un nodo che va affrontato come quello della graduale riapertura dei cantieri di costruzione di opere infrastrutturali indispensabili. Ci sono poi i servizi socio-assistenziali per i nostri anziani, ancora più strategici in questa fase di tutela della salute, che diventano un nuovo settore di lavoro, sia pure ancora con gradualità e sistema simile al lavoro agile (centri ascolto e di informazione, assistenza con sistema skype, ecc.). Dobbiamo inoltre pensare già adesso alla Fca Melfi e all'indotto per il “dopo Coronavirus”.  L’automotive è sicuramente il punto più  complesso per tutta una serie di interconessioni nazionali ed intenazionali. In una fase successiva – che auspichiamo a più breve tempo possibile – si dovranno affrontare tutti i temi della ripresa produttiva e dell'occupazione.  Una possibilità importante e da non sottovalutare è la riconversione di impianti di pmi per la produzione di mascherine e presidi personali di tutela salute, oltre che materiale medicale. Alcune imprese italiane lo stanno facendo attingendo ad un fondo nazionale specifico. E' un'opportunità e al tempo stesso un modo per testimoniare sensibilità sociale tenuto conto che dobbiamo ricorrere a massicce importazioni per ora dalla Cina.

 

La Confindustria ha criticato il comportamento dei sindacati in fatto di sicurezza, come risponde?

La priorità assoluta, come nella fase di diffusione del contagio, resta la salvaguardia della salute dei lavoratori, dei pensionati e dei cittadini. In coerenza con il sacrosanto mantra “io resto a casa”, noi chiediamo semplicemente che tutti quelli che possono debbano restare a casa. A questo proposito, le disposizioni nazionali sono un punto di riferimento, ma non ancora sufficienti. Stiamo costantemente valutando in confronto con il Prefetto di Potenza Verdè, in teleconferenza, le attività che intendono riprendere. Ritengo che il Protocollo del 14 marzo non è stato ancora compiutamente attuato in tutti i luoghi di lavoro e, dunque, la sicurezza non è sufficientemente garantita dappertutto. Peraltro, anche lì dove si svolgono servizi, spesso, da eroi, come nella sanità, nella protezione civile, nella sicurezza pubblica, o essenziali, come ad esempio nelle filiere agroalimentare e farmaceutica, solo per citare quelle necessarie alla sopravvivenza, non sempre la sicurezza è assicurata. Non  comprendo pertanto la posizione di Confidustria che del resto è sempre chiamata alla consultazione a livello locale come nazionale. Se non stringiamo tutte le maglie lì dove è possibile, anche quelle attività davvero imprescindibili vengono messe a rischio e le ripercussioni sull’intero Paese possono diventare drammatiche. Chiediamo semplicemente coerenza e, come sempre succede per un Sindacato, per dare forza alle nostre richieste, in questo momento in difesa della salute di tutti, se fosse necessario far rispettare questa coerenza, in alcune realtà potranno essere messe in atto forme di mobilitazione. Ma, responsabilmente, e soprattutto in questo drammatico momento, continuiamo a credere che la via maestra resti sempre quella del dialogo e del confronto.

 

Cosa chiedete alla Regione per fare leva sulla concertazione, tanto più importante in momenti difficili come questo?

L'Accordo Quadro Regione Basilicata per la Cig in deroga è un primo strumento positivo per garantire che tutti quelli che hanno perso il lavoro ricevano l'indennità salariale. Vorremmo che il metodo concertativo diventasse per la Giunta Bardi pratica quotidiana in tutti i settori e non sporadica. La “mission” del sindacato resta: nessuno sarà lasciato da solo.  Ci vuole una risposta straordinaria e robusta del livello locale nella crisi da Covid 19 per sostenere le esigenze di famiglie e cittadini e quelle delle imprese.

Per questa ragione, sollecitiamo il Governo Regionale a valutare con tutta l’attenzione che merita la nostra proposta di costituzione di un ‘Fondo regionale di investimento sociale’, al quale ho fatto riferimento prima,  che può essere un ottimo strumento moltiplicativo di risorse e di reddito adeguato al difficile momento depressivo e per buttare le basi sul dopo emergenza.

Una strategia dunque anche a sostegno, complemento ed implementazione delle provvidenze che arrivano dal Governo nazionale sostanzialmente centrate sul rinforzo dell’offerta e di protezione sociale.

 

Come funzionerebbe il Fondo che proponente?

Il Fondo , auto sostenuto sul mercato finanziario, oltre al prestito da parte delle compagnie petrolifere di cui parlavo, può essere alimentato da risorse recuperate dalla riprogrammazione dei Fondi Ue, impegnati per il FSE a livello nazionale per soli 4,8 mld di euro. In queste drammatiche ore si sta facendo strada l’ipotesi, che noi invece consideriamo non solo come tale ma una strada perseguibile, di utilizzare i soldi europei per darli a cittadini ed imprese con strumenti e procedure innovativi. Ma non solo fondi comunitari. La dote di costituzione del Fondo può contare su diverse traiettorie: prestiti derivanti da operatori internazionali (Bei-Banca Europea per gli Investimenti); svincolo di impegni per opere e per piani annunciati ma non avviati;  programmi di rilancio per il sostegno alle imprese del Sud connessi al ‘salvataggio’ della ‘Popolare di Bari’; garanzie per  finanziamenti non coperte da Medio credito centrale. Primo compito del Fondo è fornire valori e prodotti al fabbisogno di  prima liquidità immediata delle pmi per risarcire il ristagno e lo stop da caduta della domanda .E poi sostenere la ‘seconda liquidita’ che le imprese, ad emergenza sanitaria declinante, si troveranno a dover affrontare. A cominciare dal far fronte agli impegni del microcredito. Questo primo blocco di soggetti beneficiari, oltre alle pmi racchiude quel vasto mondo delle partire iva che sono e saranno le più esposte al rischio di soccombenza, perdendo valori, storie e capacità d’iniziativa (in Basilicata sono circa 48 mila le figure afferenti questa sfera di attività).  Questi soggetti da riconnettere in una rete diffusa ed allargata ai ‘100 ‘paesi polvere’ con aiuti a breve termine, devono essere rimotivati a ripartire in un contesto di mercato modificato.

 

Da una parte l’emergenza sanitaria, dall’altra quella legata al futuro del comparto produttivo lucano. Passata la tempesta che ne sarà delle nostre aziende? Ne parliamo con il segretario regionale della Uil, Vincenzo Tortorelli: «I numeri dei contagi sono ancora bassi ma vanno intensificati gli sforzi partendo dal rafforzamento e della messa in sicurezza del sistema sanitario regionale».

In che modo? «Dispositivi di sicurezza individuali adeguati e sicuri per tutti, tamponi a tutto il personale sanitario e dei servizi, separazione attraverso un percorso specifico dei reparti Covid-19 dal resto delle unità operative degli  ospedali, assunzione di nuovo personale sanitario a partire da tutte le graduatorie in essere».

Sul fronte organizzativo la Regione punta sull’ospedale di Venosa per ampliare la disponibilità di posti per la terapia intensiva. Cosa ne pensa? «È la scelta giusta. Non ci convince, però, la decisione di smantellare i posti di Terapia Intensiva, già presenti ed attrezzati presso l’ospedale di Pescopagano».

Il sistema di emergenza sanitaria fa capo alla Task force regionale. Crede che stia operando al meglio?

«Penso che sia indispensabile la nomina di un “Commissario Speciale” che dovrebbe avrebbe un ruolo di “comando unico” per il contenimento del virus sul territorio, per gli approvvigionamenti e per la logistica ospedaliera.

Smantellando la Task force? «No, magari integrandola o avvalendosi del consulto di figure di alto spessore tecnico-scentifico. Occorre una riscrittura ed articolazione della rete territoriale dei servizi e studiare misure per tenere in carico le diverse fasce di popolazione che non possono rimanere nel limbo assistenziale ora e dopo l’emergenza. Esempi concreti di intervento a domicilio di équipe dedicate sono sperimentate nelle realtà colpite dal contagio al Nord tra cui Piacenza».

Sul fronte del rapporto con i cittadini ci segnalano ritardi nei tamponi e nelle comunicazioni sulla positività o meno...

«È vero, i cittadini ci chiedono più rapidità nella gestione dei contagiati e dei loro familiari. Molte volte vengono lasciati a casa in quarantena (giustamente) ma hanno bisogno di supporto, di informazioni più precise e dettagliate e di un supporto anche psicologico (molti familiari vanno in confusione). Ecco anche per questo un comando unico aiuterebbe».

Anche l’economia lucana soffre in questa emergenza...

«In questo momento la priorità assoluta è la salvaguardia della salute dei lavoratori, dei pensionati e dei cittadini. In coerenza con il sacrosanto mantra “io resto a casa”, noi chiediamo semplicemente che tutti quelli che possono debbano restare a casa. A questo proposito, l’ultimo Dpcm rappresenta un passo avanti, ma non basta ancora, perché ci sono altre attività che vanno sospese. Inoltre, il Protocollo del 14 marzo non è stato ancora compiutamente attuato in tutti i luoghi di lavoro e, dunque, la sicurezza non è sufficientemente garantita dappertutto. Peraltro, anche lì dove si svolgono servizi, spesso, da eroi, come nella sanità, nella protezione civile, nella sicurezza pubblica, o essenziali, come ad esempio nelle filiere agroalimentare e farmaceutica, solo per citare quelle necessarie alla sopravvivenza, non sempre la sicurezza è assicurata. Per questi lavoratori, inoltre, chiediamo che sia aumentato significativamente il bonus già previsto dal Governo. Ebbene, se non stringiamo tutte le maglie lì dove è possibile, anche quelle attività davvero imprescindibili vengono messe a rischio e le ripercussioni sull’intero Paese possono diventare drammatiche ».

Una volta superata l’emergenza cosa si dovrebbe fare. L’Accordo quadro per la Cassa integrazione in deroga è la strada giusta?

«È un primo strumento positivo per garantire che tutti quelli che hanno perso il lavoro ricevano l’indennità salariale. Vorremmo che il metodo concertativo diventasse per la Giunta Bardi pratica quotidiana in tutti i settori e non sporadica. La «mission» del sindacato resta: nessuno sarà lasciato da solo. Tra le priorità: la manodopera agricola indispensabile alle aziende per far arrivare i prodotti specie ortofrutticoli nelle case. La grande campagna di raccolta nel Metapontino come nel Vulture-Alto Bradano ha sempre richiesto manodopera extraregionale ed estera che ha difficoltà di movimento. È un nodo che va affrontato come quello della graduale riapertura dei cantieri di costruzione di opere infrastrutturali indispensabili. Ci sono poi i servizi socio-assistenziali per i nostri anziani, ancora più strategici in questa fase di tutela della salute, che diventano un nuovo settore di lavoro, sia pure ancora con gradualità e sistema simile al lavoro agile (centri ascolto e di informazione, assistenza con sistema skype). Dobbiamo inoltre pensare già adesso alla Fca Melfi e all’indotto per il “dopo Coronavirus”. In una fase successiva – che auspichiamo a più breve tempo possibile – si dovranno affrontare tutti i temi della ripresa produttiva e dell’occupazione».

”DA DOMANI I LAVORATORI DEL COMPARTO ARTIGIANO SI SENTIRANNO MENO SOLI”.

Venerdì 31 Gennaio presso “Scambiologico” a Potenza si è tenuto il Coordinamento Regionale della UIL Artigianato Basilicata. Presenti all’incontro il Segretario Generale della UIL Basilicata Vincenzo Tortorelli, il Responsabile Nazionale UIL Artigianato Mauro Sasso, i componenti del coordinamento regionale, i segretari e responsabili delle categorie, i membri di CGIL e CISL facenti parte del comitato di gestione EBAB.
“I lavoratori dipendenti artigiani di questo Paese – sottolinea il Responsabile Nazionale UIL Artigianato Mauro Sasso - sono lavoratori deboli: ricevono una retribuzione più bassa rispetto alla pari funzione con i comparti dell’industria, lavorano in aziende piccole entro cui la capacità negoziale del sindacato è complicata e la loro dimensione determina una maggiore esposizione agli andamenti di mercato. Per  questo, più di altri lavoratori, rischiano di perdere il posto o comunque di cambiare spesso la loro funzione. “ A sostegno della debolezza evidente della categoria artigiana, negli anni è stato costituito un sistema di bilateralità tra datori di lavoro e sindacato, di varia entità e importanza sul piano economico: dal bonus per l’acquisto di libri scolastici per i Vigli, dal contributo per l’abbonamento al trasporto pubblico (etc…) ad una sanità integrativa, un fondo per la formazione interprofessionale, a un organismo
paritetico per la sicurezza sui luoghi di lavoro, a un fondo di supporto al reddito come ammortizzatore sociale, una sorta di cassa integrazione per le aziende che attraversano momenti di difficoltà. Molte ditte artigiane però rimangono fuori dalla bilateralità offerta dall’EBAB (Ente Bilaterale Artigianato Basilicata), ignorando che quello è un obbligo; le aziende che stanno all’interno non conoscono i loro diritti. È da queste constatazioni che la UIL regionale ha avviato un progetto programmatico e attuativo della sua azione nel comparto artigiano. “Dove vogliamo andare!” è il titolo dell’iniziativa che si propone di dare un rinnovato slancio in termini di rappresentanza ad un mondo che, per troppo tempo, non ha avuto attenzioni e risposte. Nel corso dell’evento è stato nominato Coordinatore regionale UIL Artigianato Basilicata Diego Sileo, 32 anni, che, nel suo intervento, ha portato una disamina attenta della situazione attuale della bilateralità lucana, dei servizi e delle prestazioni offerte e di quelli possibili, illustrando spunti concreti sul lavoro da svolgere insieme alle categorie confederali in un’ottica di responsabilità comune. “Da domani – ha affermato Sileo – i lavoratori del comparto artigiano si sentiranno meno soli”. Una strategia con cui la UIL conferma il proprio impegno per la ripresa complessiva del settore sul piano della bilateralità e su quello politico organizzativo, economico e strutturale di questo territorio.

 

Contatti Coordinatore regionale UIL Artigianato Basilicata:                                                                                                                Diego SILEO - cell. + 39. 349. 2553919 | e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

Le retribuzioni medie dei lavoratori lucani dipendenti del settore privato sono di circa 700 euro mensili in meno di quelle medie dei lavoratori lombardi e di circa 500 euro mensili in meno di quelle dei lavoratori piemontesi ed emiliani. Lo riferisce la Uil Basilicata che, avvalendosi dei dati Inps pubblicati nell’Osservatorio sui lavoratori dipendenti del settore privato, ha elaborato uno Studio incentrato sull’analisi delle retribuzioni medie mensili delle lavoratrici e lavoratori riferite all’anno 2018. Si tratta – precisa la Uil - di una mappatura che, seppur non esaustiva della totalità dell’occupazione dipendente (sono infatti esclusi gli operai agricoli e domestici), intende fotografare la composizione geografica, per qualifica, per genere e per età di tale tessuto occupazionale, ponendo particolare attenzione a come questi indicatori influiscano sulle retribuzioni medie mensili di ogni lavoratrice e lavoratore. Nei dati emergono alcuni elementi di criticità divenuti strutturali nel nostro mercato del lavoro: il divario retributivo di genere a parità di qualifica ed una bassissima presenza femminile nelle qualifiche più alte; un Mezzogiorno caratterizzato da retribuzioni medie mensili più basse rispetto al Centro-Nord, ciò dovuto anche ad una forte componente di lavoro part-time che riduce le giornate retribuite.

Per tornare alla Basilicata, che si colloca al quart'ultimo posto della graduatoria, le retribuzioni medie ammontano a 1.243 euro (Lombardia 1.944 euro, Piemonte 1.738 euro, Emilia 1.730 euro) con forte differenza tra lavoratori Full Time (circa 1.600 euro al mese) e Part Time (632 euro al mese).

I dati accompagnati da tabelle e grafici – commenta il segretario regionale della Uil Vincenzo Tortorelli – sono molto più eloquenti di tante parole di analisi, ma alcune riflessioni meritano di essere fatte. Innanzitutto per la Uil sono questi temi su cui occorrerà continuare a lavorare con costanza, cercando di ridurre, fino ad eliminare, le disparità di genere e territoriali.

Le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali convocano per il giorno 19 febbraio alle ore 10.00 presso il Park Hotel di Potenza gli Stati Generali del Lavoro, un Patto per la Basilicata con al centro i temi del lavoro e dello sviluppo al fine di imprimere un rilancio dell’economia lucana.

La Basilicata non può aspettare! 

 
Lunedì, 13 Gennaio 2020 09:00

UIL: TORTORELLI NUOVO SEGRETARIO REGIONALE

Vincenzo Tortorelli, 49 anni, dipendente FCA dove ha iniziato l'attività sindacale nel 1995, già segretario Uilp, è il nuovo segretario regionale della Uil della Basilicata. E' stato eletto oggi per acclamazione dal Consiglio Regionale della
Uil che si è riunito, alla presenza del segretario generale nazionale Carmelo Barbagallo, in seduta straordinaria con all'ordine del giorno le dimissioni di Carmine Vaccaro.
Con la passione e l’impegno di tutti, dall’iscritto, al rappresentante aziendale, al segretario di categoria, ai responsabili del territorio, Vaccaro – eletto perla prima volta segretario regionale nel 2009 - ha contribuito a fare della Uil di Basilicata un'organizzazione essenziale e imprescindibile per dare vita e prospettiva ad un credibile progetto di cambiamento della Basilicata.
La Uil conta oltre 33mila iscritti, una presenza capillare sui territori, una rete di servizi ai lavoratori, ai pensionati, ai cittadini.
“Nell'anno del 70esimo anniversario della fondazione della Uil – ha detto Vaccaro - consegno un sindacato ‘visionario’, un sindacato che si fa soggetto, attore dello sviluppo, responsabile e coraggioso,aperto e gentile. La sfida che lanciamo – che ha come punto di riferimento il Manifesto di Cgil, Cisl, Uil per il
lavoro e la Basilicata 2030 - è di ridefinire un vero Piano di sviluppo regionale a valenza strategica, compartecipato e condiviso da larghi starti della società lucana. Decisivi sono i piani di settore, mettendo ‘a posto le tante filiere produttive sconnesse. Una scelta unitaria che per noi è irreversibile.
Un modello di sviluppo più sociale che economico a ‘marca lucana’. Ci aspettiamo ora dalla giunta regionale una bozza che preluda a un progetto- regione 2030 compartecipato, per aprire i comparti dell'economia regionale a catene del valore europee ed internazionali. Serve una condivisione tra gli attori
dello sviluppo e serve una coesione finanziaria di alto profilo, capace di innervare e sostenere i processi industriali e la nuova imprenditoria. A distanza di mesi dall'insediamento del Presidente Bardi e della sua Giunta siamo, purtroppo, ancora a livello di enunciazioni di principio. Fatico ad individuare
segni evidenti e chiari di rinnovamento che, mi pare, viene continuamente rinviato”.
Quanto al suo futuro, Vaccaro ha detto: “sarà la Uil a decidere se e quale possa essere il mio nuovo contributo per il sindacato. Sono sincero: da quando ho fatto la scelta di lasciare e favorire il rinnovamento non sono mai stato preso dall'ansia di cosa fare dopo. In discussione non è il mio destino ma quello della Uil, quello che la Uil in Basilicata sarà capace di fare per dare risposte al destino dei giovani, delle donne, degli anziani. Si cambia nel momento in cui si percepisce che per il bene della UIL e della Basilicata bisogna passare il testimone perché bisogna fare cose nuove con persone nuove e giovani”
Per Vincenzo Tortorelli “nella Uil la “staffetta generazionale” non è pura teoria ed oggi – ha detto -lo dimostriamo. Quando mi è stato chiesto un impegno diretto nella Uilp non mi sono tirato indietro. Ho pensato che il sindacato ha bisogno di cooperazione intergenerazionale perchè è principalmente l'allungamento della vita a chiedercelo. Adesso mi appresto a fare un viaggio di ritorno: dopo aver dato il mio contributo ai pensionati – conservando sempre i rapporti con la confederazione
e le categorie – riprendo il percorso decisamente più impegnativo senza nasconderne le difficoltà. Non so in quanti altri sindacati, partiti, associazioni sia successo questo. Ma fa parte – e lo dico con orgoglio – del modello Uil lucano che abbiamo costruito”.
Tra i punti programmatici da affrontare e rinviati al prossimo Consiglio Regionale Tortorelli ha indicato il rilancio della confederalità. Il nuovo segretario regionale
della Uil Basilicata ha anche fissato i principali punti su cui baserà la sua azione sindacale: riposizionamento sui territori; potenziamento della rete dei servizi del Patronato e dei Caaf; ridare sempre e in ogni momento l’occasione agli iscritti di partecipazione attiva al sindacato.
Al termine sono stati eletti due nuovi componenti della segreteria regionale (Antonio Gugliemi e Gerardo Nardiello) confermando gli altri che affiancano Tortorelli (Anna Carritiello, Francesco Coppola, Bruno Di Cuia, Giuseppe Pietrantuono e il tesoriere Cataldo Amoroso).

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