Articoli filtrati per data: Aprile 2020

Sin dai primi giorni del mese di marzo sono stati attivati CENTRI DI ASCOLTO allo scopo di offrire un servizio psicologico gratuito per sostenere le persone nell'emergenza Covid-19.

Anche durante il mese di maggio  gli psicologi continueranno a fornire ascolto con l'obiettivo di rassicurare le persone che si trovano in una situazione di disagio.

 

 

Qui l'elenco degli psicologi:

 

“Apprendiamo con grande soddisfazione la nota inviata stamane alla stampa dalla Presidente dell’EBAB Rosa Gentile che rappresenta i numeri ad oggi delle domande pervenute presso l’ente per supportare i lavoratori dipendenti del comparto in questa grave crisi. A lei e ai suoi collaboratori un encomio per quanto impegno hanno profuso in questi mesi. Siamo riusciti a dare un sostegno concreto ad oltre 2000 lavoratori del comparto. 800 imprese artigiane richiedenti. La platea si amplia di giorno in giorno. Nessuno deve essere lasciato solo. Non parliamo semplicemente di numeri, di dati, ma di famiglie lucane.” è quanto dichiara il Coordinatore Regionale UIL ARTIGIANATO Basilicata Diego Sileo. Il Fondo di Solidarietà Bilaterale dell’Artigianato (costituito da Confartigianato, Cna, Casartigiani, Claai, CGIL, CISL , UIL), ha iniziato, grazie al prezioso lavoro delle 21 articolazioni territoriali degli Enti Bilaterali Regionali, ad erogare i primi contributi di sostegno al reddito ai lavoratori delle imprese artigiane previsti per l’emergenza Covid-19. I primi assegni da “cassa integrazione” stanno giungendo ai lavoratori che momentaneamente sono stati sospesi per la chiusura delle attività produttive. “La Bilateralità è uno strumento fondamentale  per supportare il comparto. Riusciremo fuori da questa fase a ridare una nuova linfa ad un mondo spesso dimenticato dalla politica. Il Coordinamento Nazionale UIL, e il Servizio Organizzazione UIL, nei tavoli nazionali con EBNA e il Ministero sta svolgendo un ruolo nevralgico per mettere a sistema maggiori risorse che possano garantire serenità e una ripresa propulsiva nel post-Covid. Auspichiamo che la politica regionale riconosca con strumenti efficaci la presenza di questo mondo fatto di orafi, parrucchieri, idraulici, sarti, falegnami, grafici, pasticceri, panettieri e tanto altro, perché sono la nostra tradizione, sono l’”anima nelle mani” che rappresenta la Basilicata nel Mondo. E in quanto tale va tutelata sempre.”

Garantire il diritto alla salute e la serenità dei lavoratori in vista della progressiva ripresa delle attività produttive. A chiederlo, i segretari generali di Cgil Cisl Uil, Summa, Gambardella e Tortorelli, in una lettera inviata ai prefetti di Potenza e Matera. I sindacati rivendicano di aver assunto all'indomani della firma del protocollo nazionale sulla sicurezza un atteggiamento "responsabile e collaborativo dando positiva interpretazione ai concetti di continuità di filiera e alla necessità di sostenere il sistema produttivo lucano e con esso l'occupazione e la capacità di produrre reddito".

Di qui la decisione di accettare "senza esitazioni le dichiarazioni di chi, per riprendere le attività aziendali, si è impegnato al pieno rispetto delle prescrizioni fissate dal Dpcm del 22 marzo", norme che per Cgil Cisl Uil sono "condizione necessaria e irrinunciabile per consentire la continuità produttiva delle imprese e parte integrante dell'organizzazione del lavoro dei siti che riprendono la propria attività".

Cgil Cisl Uil chiedono ai prefetti di Potenza e Matera "quale condizione propedeutica per affrontare la futura fase di progressivo ampliamento delle attività consentite, di predisporre un'adeguata azione di verifica del rispetto delle prescrizioni di sicurezza e prevenzione e di istituire, contestualmente, un apposito tavolo di monitoraggio che preveda la presenza dei soggetti istituzionali addetti al controllo e delle organizzazioni di rappresentanza datoriale e dei lavoratori".

Per Summa, Gambardella e Tortorelli "in vista della graduale risalita produttiva annunciata dal governo è quanto mai opportuno verificare il rispetto in ogni azienda delle misure di prevenzione del contagio al fine di consentire un ritorno al lavoro in tutta sicurezza e serenità. In particolare, andrà valutata l'effettiva consegna ai lavoratori dei dispositivi di protezione individuale e la sanificazione continua di tutti gli ambienti di lavoro. È un lavoro che va fatto subito in modo da farsi trovare preparati quando saranno allentate le maglie del blocco produttivo".

"Gli esperti ci dicono che per un periodo non breve dovremo convivere con il virus adottando nuovi stili di vita e nuove modalità organizzative in campo lavorativo. La realizzabilità di tutto ciò dipende in larga parte dalla capacità delle istituzioni preposte di monitorare il rispetto delle regole collaborando con la rete degli Rls e con le organizzazioni sindacali. L'obiettivo è rimettere in moto il motore produttivo della nostra regione in condizioni di massima sicurezza attraverso un sistema di vigilanza capillare in grado di segnalare e correggere in tempo reale eventuali situazioni anomale, perché prima di tutto viene la sicurezza di chi lavora".

"Riteniamo che la ripartenza debba avvenire nella massima trasparenza dei dati e dell’attuazione delle normative nazionali, regionali e comunali, numerose e spesso molto diversificate. Un buon punto di partenza è il recente rapporto dell'Istat ha tracciato la mappa, aggiornata a marzo, delle attività economiche dell'industria e dei servizi privati sospese e attive, calcolando il peso in termini di addetti per ciascun settore. Dallo studio emerge che in molte regioni del Mezzogiorno oltre la metà dei comuni fanno registrare una quota di addetti appartenenti ai settori aperti superiore al valore medio nazionale. La Basilicata, insieme a Sicilia e Calabria, sempre secondo l’Istat, è oltre la media del 55,7% degli italiani che si reca in ufficio o in fabbrica".

"Il dettaglio territoriale restituisce ancora una volta l'immagine di un paese diviso, dove le restrizioni prese per contenere la diffusione del coronavirus hanno bloccato più lavoratori al Nord che al Sud. È dunque prioritario fare una ricognizione in tutti i comuni della regione, a partire dai capoluoghi e dai centri medio-grandi, per aggiornare i dati alla nuova situazione determinata dal Dpcm del 10 aprile".

La decisione dell'Unità di crisi della Regione di ubicare a Venosa l'unità #COVID19, con il passare dei giorni, sta creando sempre più imbarazzo e preoccupazione tra gli operatori dell'Ospedale e nell'intera comunità venosina. La UIL, all'annuncio di questo provvedimento, ha espresso una posizione di sostanziale condivisione poiché era stato presentato come un rafforzamento delle attività del nosocomio di Venosa, mai avrebbe immaginato che l'esistente venisse, quasi del tutto, smantellato per far posto al centro COVID-19.
Gli ospedali territoriali rappresentano un punto di forza, soprattutto quelli ubicati sui confini con le regioni limitrofe, perché attraggono mobilità sanitaria attiva, come nel caso di Venosa, ed è sbagliato prevederne un loro depotenziamento. Perciò, assistere allo smantellamento del Centro Alzheimer, al trasferimento dell'Oculistica, (una delle eccellenze) e della piastra ambulatoriale di radiologia nell'Ospedale San Francesco, rappresenta una vera sorpresa e una vera incognita sul suo futuro.

A queste condizioni sarebbe stato più logico (come non abbiamo mancato di suggerire) utilizzare l'Ospedale di Pescopagano per questa emergenza poiché già presente una terapia intensiva attrezzata che, guarda caso, è stata anche questa smantellata.

La sensazione che se ne ricava è che sia stato fatto un vero capolavoro di ingegneria istituzionale che, nei fatti, penalizza Pescopagano perché allontana la realizzazione del Centro di Riabilitazione di III livello, per il quale sono stati già spesi diversi milioni, e smantella Venosa senza sapere cosa succederà una volta finita questa tragedia.

Il COVID 19 di Venosa, inoltre, rischia ancor più di diventare un carrozzone atteso che la Regione Basilicata disporrebbe di ben due ospedali da campo che potrebbero servire alla bisogna. Anche in questo caso, gli ospedali da campo si costruiscono in due giorni, non è necessario metterli in funzione adesso creando, tra l'altro, non poche incomprensioni con le comunità locali. Sarebbe solo uno spreco di risorse. Quello che bisognerebbe fare, per il momento, è limitarsi ad individuare le aree dove montare questi ospedali e procedere solo in caso di necessità. Anche su questo bisogna essere chiari: i due ospedali da campo e gli 80 posti del COVID 19 di Venosa farebbero della Basilicata il Centro COVID 19 più importante d Italia. Si può fare chiarezza anche su questo? Due Comunità, dunque, Pescopagano e venosa che rischiano grosso per il futuro, malgrado la riorganizzazione della rete ospedaliera sia stata fatta per mantenere in piedi tutti gli ospedali lucani. La UIL e la UIL FPL, pertanto, sono convinte che i promotori di questa scelta non si rendono nemmeno conto delle conseguenze e, bene ha fatto l'Amministrazione Comunale di Pescopagano a protestare energicamente.
Ci si chiede adesso di condividere un percorso per l'utilizzo, in questa fase, del personale; sia chiaro, la UIL e la UIL FPL non daranno il loro consenso a spostamenti e/o trasferimenti senza un quadro chiaro sul futuro dellOspedale di Venosa.

La cosa più logica, in questo momento, sarebbe non quella di chiudere tutte le attività ordinarie, ma mantenere almeno i reparti di Alzheimer, Lungo Degenza e di Medicina Fisica e Riabilitativa, per poi ripartire con il resto delle attività finita l'emergenza.
La UIL e la UIL FPL, nel raccogliere le preoccupazioni del personale dell'Ospedale e della comunità di Venosa, chiedono al Presidente Bardi e all'Assessore Leone di esprimersi con chiarezza sul futuro una volta finita l'emergenza, anche, se possibile, ritornando su una decisione tanto affrettata.

Aprano subito un confronto con il Sindacato su queste problematiche e, più in generale, sulla intera gestione dellemergenza CORONAVIRUS, visto che è ormai imminente l'apertura della fase 2.

Carissimi,

la Santa Pasqua è una ricorrenza molto sentita nelle nostre comunità, ma ad oggi profondamente diversa dal passato.

Tante le iniziative che, per tradizione, animavano i nostri paesi: l’arrivo della Primavera, la settimana Santa, la Pasquetta da sempre avvertiti come occasioni di condivisione.

Serenità, tranquillità hanno lasciato il posto ad un periodo che sarà ricordato con profondo cordoglio per le tante vittime e come momento di solitudine e malinconia per le persone obbligate a rimanere a casa e per gli anziani costretti a vivere la quotidianità senza neppure un abbraccio dai propri cari.

La vigilia di Pasqua coincide con i primi 90 giorni dalla mia nomina a guida della UIL di Basilicata: le cose accadute da quell’11 gennaio, che sembra oggi così lontano, sono davvero tante. Abbiamo tutti perso un caro amico, uno dei primi dirigenti della nostra Uil, Michele Delicio, e siamo stati travolti dall’emergenza Covid-19.

Una pandemia che ci sta cambiando senza darci il tempo di rendercene conto e che rivoluzionerà la nostra società e il lavoro. Prepariamoci ad una fase dove il lavoro rappresenterà un problema non soltanto per chi già non lo aveva, ma anche per tutti coloro che lo perderanno o per i quali si ridurrà.

Voglio ringraziare i nostri iscritti, in modo particolare i lavoratori che vivono sul fronte diretto dell’emergenza per il grande spirito di sacrificio e di solidarietà che stanno mostrando: infermieri, dottori, il personale ospedaliero e tutti coloro che garantiscono i servizi essenziali.

Per la UIL la salvaguardia e la tutela della salute delle persone rappresentano principi inviolabili, pertanto come sindacato continueremo a lottare e vigileremo affinché in tutti i posti di lavoro siano rispettati i protocolli di sicurezza per evitare che i lavoratori siano esposti al rischio contagio.

Ringrazio i tanti Pensionati, parte più fragile di questa emergenza ma da sempre nostro ammortizzatore sociale. È grazie a loro che tanti figli e tanti nipoti oggi, come nel passato, riescono a sopravvivere in questo delicato momento storico.

Ci si è posta dinnanzi una inaspettata battaglia e per il bene di tutti e della nostra amata terra dobbiamo vincerla e possiamo farlo solo rimanendo uniti come abbiamo sempre fatto in questi anni.

È necessaria una maggiore responsabilità, senza esclusivismi che in questo delicato momento potrebbero risultare fuorvianti.

Un grande e doveroso ringraziamento ai nostri operatori ITAL e CAF che prontamente si sono organizzati per dare assistenza ai tanti iscritti e cittadini in difficoltà, lavorando, come richiedono i tempi, in maniera diversa, utilizzando le nuove tecnologie e digitalizzando tutte le procedure.

A loro e a tutti i nostri iscritti la UIL non farà mai mancare il sostegno quotidiano.

Vi porgo i migliori auguri di una serena Pasqua attraverso le parole di Papa Francesco:

“Preparatevi a tempi migliori, perché in quel momento questo ci aiuterà a ricordare le cose che sono successe ora. Abbiate cura di voi per un futuro che verrà. E quando questo futuro verrà, vi farà bene ricordare ciò che è accaduto. Avere cura ora , ma per il domani”.

 

 

Al Presidente Bardi e al Responsabile della Task force regionale Esposito rilanciamo il nostro invito-appello.

Sono  ancora  tanti i fronti aperti, le incertezze e le disorganicità nei servizi sanitari. Sia chiaro, vogliamo risposte e decisioni trasparenti e non burocratiche. Occorre subito un piano operativo.

Una road map chiara nei tempi, nelle modalità e nel ‘chi fa che cosa’ per tracciare ed attuare le macro-azioni ritenute urgenti e prioritarie che per noi sono essenzialmente tre.

La prima, una campagna estesa di tamponi verso i casi sospetti, probabili e confermati, con riferimento alle categorie più esposte al rischio e coinvolgendo anche i laboratori privati accreditati;

la seconda, disciplinari chiari, operativi e cogenti rivolti direttamente ai responsabili generali o di settore delle Asl, tradotti in ordini di servizio per riallineare il percorso dei pazienti pre-sintomatici e sintomatici tra territorio ed ospedale attraverso protocolli  di ‘scorrimento rapido’ nei reparti verso  spazi attrezzati;

la terza, predisporre strutture Covid-19 di seconda linea senza disarticolare servizi ospedalieri già funzionanti (i casi  da rivedere dell’ospedale di Venosa e di Pescopagano) e reperire spazi alberghieri o collettivi per la presa in carico temporanea dei pazienti a decorso post acuto. Si tratta di operazioni da avviare subito e valide anche per una seconda fase dell’emergenza con assetti e procedure assistenziali più prossime alle nuove condizioni di fragilità sociale delle comunità. La nostra indicazione è di seguire il “modello piacentino” per quanto attiene la prevenzione domiciliare e nel frattempo si renda obbligatoria l’uso di mascherine come accade in Lombardia .

 

Fin qui la contingenza, quali sono invece le proposte della UIL per il dopo-virus?

Stiamo valutando con attenzione le misure messe in campo o annunciate a livello nazionale e regionale. Prima i bisogni di emergenza, la spesa e la vita quotidiana. Ma non limitiamoci a questo. Nel Mezzogiorno e nella nostra regione il ‘cosa fare’ per risalire la china richiederà verosimilmente più fatica e la risalita sconterà necessariamente più fatica, più affanno e più malessere e marginalità sociale. E’ intorno a queste valutazioni che si snoda la nostra idea-proposta di Fondo mutualistico  che ha proprio la caratteristica di strumento finanziario a diretta emanazione regionale, con l’ausilio ed il sostegno dei soggetti legati alla rappresentanza sociale ed imprenditoriale. Pensiamo ad un fondo mutualistico di 200 milioni di euro, un prestito delle compagnie petrolifere da restituire a partire dal 2022 per la durata delle concessioni petrolifere al netto di quello che devono dare per le royalties, l’Ires, la fiscalità statale. Qualcuno dovrebbe ricordare che la Uil e il Cssel in tutti questi anni hanno condotto un’iniziativa asfissiante  per la  costituzione del Fondo Sovrano che se ora ci fosse avrebbe rappresentato più che un’ancora di salvezza, un’autentica cassaforte regionale. Inoltre, non ci appassiona il dibattito che lasciamo prima di tutto agli Istituti della sanità, alla scienza, agli esperti sui tempi e le modalità della cosiddetta fase due del Covid-19. Lasciamo a loro la valutazione. Noi come sindacato vogliamo essere pronti alla riapertura che non potrà che essere graduale.

 

Quali sono secondo lei i settori su cui intervenire?

Ci sono alcune priorità  tra cui la manodopera agricola indispensabile alle aziende per far arrivare i prodotti specie ortofrutticoli nelle case. La grande campagna di raccolta nel Metapontino come nel Vulture-Alto Bradano ha sempre richiesto manodopera extraregionale ed estera che ha difficoltà di movimento. E' un nodo che va affrontato come quello della graduale riapertura dei cantieri di costruzione di opere infrastrutturali indispensabili. Ci sono poi i servizi socio-assistenziali per i nostri anziani, ancora più strategici in questa fase di tutela della salute, che diventano un nuovo settore di lavoro, sia pure ancora con gradualità e sistema simile al lavoro agile (centri ascolto e di informazione, assistenza con sistema skype, ecc.). Dobbiamo inoltre pensare già adesso alla Fca Melfi e all'indotto per il “dopo Coronavirus”.  L’automotive è sicuramente il punto più  complesso per tutta una serie di interconessioni nazionali ed intenazionali. In una fase successiva – che auspichiamo a più breve tempo possibile – si dovranno affrontare tutti i temi della ripresa produttiva e dell'occupazione.  Una possibilità importante e da non sottovalutare è la riconversione di impianti di pmi per la produzione di mascherine e presidi personali di tutela salute, oltre che materiale medicale. Alcune imprese italiane lo stanno facendo attingendo ad un fondo nazionale specifico. E' un'opportunità e al tempo stesso un modo per testimoniare sensibilità sociale tenuto conto che dobbiamo ricorrere a massicce importazioni per ora dalla Cina.

 

La Confindustria ha criticato il comportamento dei sindacati in fatto di sicurezza, come risponde?

La priorità assoluta, come nella fase di diffusione del contagio, resta la salvaguardia della salute dei lavoratori, dei pensionati e dei cittadini. In coerenza con il sacrosanto mantra “io resto a casa”, noi chiediamo semplicemente che tutti quelli che possono debbano restare a casa. A questo proposito, le disposizioni nazionali sono un punto di riferimento, ma non ancora sufficienti. Stiamo costantemente valutando in confronto con il Prefetto di Potenza Verdè, in teleconferenza, le attività che intendono riprendere. Ritengo che il Protocollo del 14 marzo non è stato ancora compiutamente attuato in tutti i luoghi di lavoro e, dunque, la sicurezza non è sufficientemente garantita dappertutto. Peraltro, anche lì dove si svolgono servizi, spesso, da eroi, come nella sanità, nella protezione civile, nella sicurezza pubblica, o essenziali, come ad esempio nelle filiere agroalimentare e farmaceutica, solo per citare quelle necessarie alla sopravvivenza, non sempre la sicurezza è assicurata. Non  comprendo pertanto la posizione di Confidustria che del resto è sempre chiamata alla consultazione a livello locale come nazionale. Se non stringiamo tutte le maglie lì dove è possibile, anche quelle attività davvero imprescindibili vengono messe a rischio e le ripercussioni sull’intero Paese possono diventare drammatiche. Chiediamo semplicemente coerenza e, come sempre succede per un Sindacato, per dare forza alle nostre richieste, in questo momento in difesa della salute di tutti, se fosse necessario far rispettare questa coerenza, in alcune realtà potranno essere messe in atto forme di mobilitazione. Ma, responsabilmente, e soprattutto in questo drammatico momento, continuiamo a credere che la via maestra resti sempre quella del dialogo e del confronto.

 

Cosa chiedete alla Regione per fare leva sulla concertazione, tanto più importante in momenti difficili come questo?

L'Accordo Quadro Regione Basilicata per la Cig in deroga è un primo strumento positivo per garantire che tutti quelli che hanno perso il lavoro ricevano l'indennità salariale. Vorremmo che il metodo concertativo diventasse per la Giunta Bardi pratica quotidiana in tutti i settori e non sporadica. La “mission” del sindacato resta: nessuno sarà lasciato da solo.  Ci vuole una risposta straordinaria e robusta del livello locale nella crisi da Covid 19 per sostenere le esigenze di famiglie e cittadini e quelle delle imprese.

Per questa ragione, sollecitiamo il Governo Regionale a valutare con tutta l’attenzione che merita la nostra proposta di costituzione di un ‘Fondo regionale di investimento sociale’, al quale ho fatto riferimento prima,  che può essere un ottimo strumento moltiplicativo di risorse e di reddito adeguato al difficile momento depressivo e per buttare le basi sul dopo emergenza.

Una strategia dunque anche a sostegno, complemento ed implementazione delle provvidenze che arrivano dal Governo nazionale sostanzialmente centrate sul rinforzo dell’offerta e di protezione sociale.

 

Come funzionerebbe il Fondo che proponente?

Il Fondo , auto sostenuto sul mercato finanziario, oltre al prestito da parte delle compagnie petrolifere di cui parlavo, può essere alimentato da risorse recuperate dalla riprogrammazione dei Fondi Ue, impegnati per il FSE a livello nazionale per soli 4,8 mld di euro. In queste drammatiche ore si sta facendo strada l’ipotesi, che noi invece consideriamo non solo come tale ma una strada perseguibile, di utilizzare i soldi europei per darli a cittadini ed imprese con strumenti e procedure innovativi. Ma non solo fondi comunitari. La dote di costituzione del Fondo può contare su diverse traiettorie: prestiti derivanti da operatori internazionali (Bei-Banca Europea per gli Investimenti); svincolo di impegni per opere e per piani annunciati ma non avviati;  programmi di rilancio per il sostegno alle imprese del Sud connessi al ‘salvataggio’ della ‘Popolare di Bari’; garanzie per  finanziamenti non coperte da Medio credito centrale. Primo compito del Fondo è fornire valori e prodotti al fabbisogno di  prima liquidità immediata delle pmi per risarcire il ristagno e lo stop da caduta della domanda .E poi sostenere la ‘seconda liquidita’ che le imprese, ad emergenza sanitaria declinante, si troveranno a dover affrontare. A cominciare dal far fronte agli impegni del microcredito. Questo primo blocco di soggetti beneficiari, oltre alle pmi racchiude quel vasto mondo delle partire iva che sono e saranno le più esposte al rischio di soccombenza, perdendo valori, storie e capacità d’iniziativa (in Basilicata sono circa 48 mila le figure afferenti questa sfera di attività).  Questi soggetti da riconnettere in una rete diffusa ed allargata ai ‘100 ‘paesi polvere’ con aiuti a breve termine, devono essere rimotivati a ripartire in un contesto di mercato modificato.

 

Dopo l’ennesima morte in Basilicata non possiamo più aspettare.
La UIL lo sta dicendo da tempo Presidente Bardi: ci ascolti!
L’ampliarsi dei fenomeni diffusivi da contagio Covid 19 nelle scorse settimane e i decessi di persone giovani anche in Basilicata ci obbliga a tutti non solo a riflettere ma soprattutto ad agire #adessonondopo.
Questa emergenza ci impone di governare i processi dell’offerta sanitaria senza ritardi ma puntando alla prevenzione nelle diverse direzioni delle scelte strategiche ed operative.
Appare evidente che le funzioni di indirizzo, di programmazione e di gestione del sistema sanitario nel suo complesso, in una situazione di eccezionalità, oltre che essere presidiate dagli organismi ordinari del Dipartimento regionale e delle aziende e della #taskforce deputata, debbano essere assistite e supportate da un nucleo di consulting presidiato da “figure di alto profilo tecnico-scientifico” scelte nel mondo accademico ed in strutture di eccellenza nazionali.
E’ indispensabile un trasferimento diretto e rapido di alte competenze per la rimodulazione straordinaria ed urgente della rete ospedaliera e territoriale, definendo scenari certi ed accreditati scientificamente sul #chefareora per mettere in fila il set di servizi di diagnosi e cura per l’emergenza da Covid19.
E nel contempo del #chefareora per dare una continuità di offerta, in modo tutt’affatto nuovo, verso quella larga fascia di popolazione non –Covid 19 che non può rimanere in uno stato di sospensione.
Ribaltando il processo di cura. Prima la presa in carico territoriale e poi quando occorre quella ospedaliera. Con equipes e nuclei di operatori, assumendone di nuovi, allertati all’insorgenza della malattia, seguendo i pazienti con il tracciamento a domicilio della evoluzione di Covid 19 (modelli Piacenza e Veneto), impiegando i dispositivi del caso (tamponi, saturi metri etc…).
Nel Piano di salute si prevedano correttamente anche strutture Covid 19 di seconda istanza, reparti che non devono impattare le funzioni ordinarie, da riassestate e non ridimensionare o peggio squinternate a caso (come purtroppo sta avvenendo per gli ospedali di Venosa e Pescopagano, decisione da rivedere!). Questa manovra deve trovare una precisa forte volontà della Regione con finanziamenti straordinari prevedibili in almeno 10 milioni come primo impianto della sorveglianza attiva, sono misure da avviare subito. Senza editti ed annunci, ma con azioni, con atti di gestione efficaci definiti con scadenze e con effetti tangibili verso lo stato di salute della popolazione.
Occorre subito pianificare nella regione una grande manovra di riordino delle reti assistenziali che non può essere lasciata ad interventi separati, settoriali, improvvisati e senza l’apporto di valutazioni, indagini e simulazioni ‘ in progress’ di tipo epidemiologico, infettivologico e di alta programmazione ed organizzazione tecnico sanitaria.
Si tratta di disegnare ed attuare subito, con l’innesto di queste figure, gli scenari in evoluzione degli impatti credibili del contagio nella regione, da cui ricavare un “piano emergenziale” dentro cui allineare le traiettorie assistenziali tra ospedale e territorio, tenendo conto dei
profili di salute peculiari della regione nonchè della distribuzione estremamente diffusa degli abitati.
In particolare occorre una riscrittura ed articolazione della rete territoriale dei servizi e studiare misure per tenere in carico le diverse fasce di popolazione che non possono rimanere nel limbo assistenziale ora e dopo l’emergenza.
Uno schema che preveda anche l’ubicazione e le modalità funzionali di strutture Covid 19 di seconda linea, ben relazionate con gli “Hub Regionali” di infettivologia e dell’emergenza, con diagrammi di flusso ben definiti.
Si tratta di reparti speciali e straordinari che non devono impattare le funzioni ordinarie, le quali in modo evolutivo devono essere riassestate e non ridimensionate o peggio squinternate a caso.
Al nucleo di esperti si può affidare anche il compito di prefigurare schemi e sistemi di alta formazione on the job di una nuova leva di figure direzionali e di gestione per avviare una nuova fase del sistema socio-sanitario, come asse di una ripresa della regione dopo la crisi ed in stretta connessione con gli scenari innovativi che si prefigurano nella comunità scientifica.
E’ chiaro che per essere operativo e propulsivo il nucleo di esperti debba avere garantito ed assicurato una interfaccia diretta verso gli organi politico decisionali della regione, verso la #taskforce e verso la più vasta rete dei soggetti sociali ed istituzionali della regione.

Vincenzo Tortorelli Segretario generale Uil Basilicata

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