Visualizza articoli per tag: uil

“Cgil Cisl e Uil scelgono quest’anno di celebrare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne sotto lo slogan “Donne libere dalla violenza nel lavoro”. Con il manifesto unitario e la mobilitazione in ogni territorio per porre fine alle violenze e alle molestie di genere, Cgil Cisl Uil vogliono ribadire l'impegno a fare dell’ambiente di lavoro un luogo sicuro e rispettoso della dignità non solo delle lavoratrici e dei lavoratori ma di tutte le persone che vi operano. Nel nostro Paese si affronta quasi esclusivamente la violenza domestica ma la violenza sulle donne ha forme diverse, dalle mura di casa a quella nei luoghi di lavoro, di cui quasi mai si parla e che è in assoluto la meno denunciata, anche se il fenomeno è molto esteso. I dati parlano di un milione e 173 mila donne che hanno subito molestie o ricatti sul posto di lavoro, durante la loro vita, pari all’8,5% delle lavoratrici. Solo lo 0,7% delle donne però ha denunciato, per paura di perdere il lavoro e vergogna di essere giudicate dalla società e dai familiari, per mancanza di fiducia nelle forze dell’ordine, perché pensano che sia meglio trovare soluzioni individuali e in tante, troppe, preferiscono lasciare il lavoro o rinunciare alla carriera. La Basilicata detiene il triste primato di essere tra le prime 4 regioni d’Italia per diffusione del fenomeno delle molestie fisiche sul luogo di lavoro subite da donne di età compresa tra i 15 e i 65 anni. Le iniziative del movimento “MeToo” hanno rotto il silenzio, facendo emergere ricatti, molestie e violenza in alcuni comparti di lavoro, incoraggiando altre donne ad uscire dall’ombra per affrancarsi definitivamente dalla violenza. Dobbiamo fare in modo che l’atto della denuncia attraversi tutti i contesti lavorativi, perché il fenomeno riguarda il mondo del lavoro nella sua totalità e ogni area del pianeta. Non a caso, il nostro impegno non si ferma a livello nazionale ma travalica i nostri confini, attualmente attraverso il sostegno alla Campagna “Stop alla violenza nei luoghi di lavoro” per l’approvazione di una Convenzione e Raccomandazione dell’ILO in materia. Il tema delle molestie, violenze, ricatti e discriminazioni nei luoghi di lavoro ci chiama in causa come organizzazioni sindacali e su questo abbiamo voluto mettere l'accento quest’anno in vista della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, anche alla luce dei numerosi accordi aziendali e territoriali da noi sottoscritti in seguito al recepimento dell’Accordo quadro europeo sulle molestie e la violenza nei luoghi di lavoro. Cgil Cisl e Uil di Basilicata per il 25 novembre aderiranno all’iniziata promossa dalla Crpo e dalla Consigliera regionale di parità con l’esposizione simbolica del drappo rosso per attenzionare tale fenomeno. Per il diritto delle donne alla libertà, al rispetto, nella vita privata e nel lavoro, e ad una vita senza violenza. In Italia le donne continuano ad essere uccise al ritmo di una ogni tre giorni. La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani, eppure in molti casi viene ancora sottovalutata quando non banalizzata. Secondo una ricerca del 2017 fatta dalla Commissione parlamentare sul femminicidio, almeno il 50% delle denunce di reato viene archiviato. I numeri ci dicono che non c'è sufficiente impegno da parte della politica e delle istituzioni nel contrasto alla violenza maschile, con finanziamenti ai centri antiviolenza e alle case rifugio esigui ed esigibili in tempi lunghi.

SETTORE TLC
Il settore delle TLC rischia di entrare in avvitamento con gravi ripercussioni negative per l’intero sistema paese.
Le sbagliate scelte regolatorie che hanno reimposto il quarto operatore, con conseguente nuova guerra dei prezzi e relativa caduta della marginalità, unita ai pesanti aggravi di costo conseguenti alla modalità di assegnazione delle frequenze 5G che hanno causato una fortissima lievitazione dei prezzi con i valori passati dai previsti 2,5 Mld ai 6,6 Mld registrati, mettono l’intero settore delle TLC in una condizione estremamente critica con il rischio di pesanti conseguenze dal punto di vista produttivo ed occupazionale sia direttamente sulle TELCO e sia sul versante delle aziende di appalti di rete.
Il settore delle TLC necessità di scelte di politica industriale che permettano di evitare un processo distruttivo e favoriscano il rafforzamento di uno dei sistemi infrastrutturali strategici per il paese e di permetterne una transizione che eviti contraccolpi negativi.

CALL CENTER
Il comparto dei call center è uno dei più esposti ai problemi della delocalizzazione e della concorrenza sleale sul costo del lavoro. Questi fattori, in un settore già stremato dalla crisi, hanno provocato e stanno provocando gravi crisi occupazionali che non possono e non devono ripetersi.
Il protocollo di autoregolamentazione sottoscritto al MISE il 4 maggio 2017 da tredici tra le principali aziende committenti delle attività di contact center italiane alla prova dei fatti si è rivelato assolutamente inadeguato sia ai fini di un governo positivo dei processi che investono il settore e sia rispetto alle stesse finalità in esso indicate dimostrando, ancora una volta, la necessità di provvedimenti regolatori vincolanti e non affidati alla mera “autoregolamentazione”.
Per queste ragioni SLC CGIL FISTEL CISL UILCOM UIL il 4 settembre u.s. hanno inviato al Ministro Di Maio una richiesta di incontro con allegata la piattaforma sui contact center nella quale sono indicate le proposte che SLC CGIL FISTEL CISL UILCOM UIL avanzano per permettere un futuro dignitoso al settore ed alle migliaia di lavoratrici e lavoratori che vi lavorano.

Gruppo TIM
A distanza di 18 anni dalla privatizzazione di Telecom Italia, il risultato che viene consegnato al nostro Paese è un impietoso bilancio negativo.Da un’azienda tra i maggiori player mondiali del settore, presente in diversi continenti e con una avanzata capacità tecnologica, economicamente sana e adeguatamente capitalizzata, siamo passati ad un’azienda concentrata solo sull’Italia e sul Brasile, con un fatturato attuale (circa 19,8 Mld) sensibilmente più basso di allora (circa 23 Mld), fortemente indebitata (circa 25,3 Mld), con minori investimenti e con decine di migliaia di dipendenti in meno.
SLC CGIL - FISTEL CISL e UILCOM UIL, di fronte alla caotica situazione della gestione del Gruppo ed il
contestuale emergere di “voci” su presunti progetti di “spezzatino”, ribadiscono la loro totale contrarietà al riguardo e la contestuale necessità di difendere il patrimonio industriale, occupazionale e professionale, dell’intero perimetro del Gruppo TIM in Italia, della sua Rete, dei suoi Assets anche a seguito di eventuali operazioni industriali e societarie che potrebbero determinarsi.

Va inoltre ancora una volta ricordato che, in tema di scorporo societario della rete TLC dell’ex monopolista, non vi è nessun esempio in Europa e pochissimi isolati casi nel mondo; il progetto di societarizzazione della Rete che TIM sta avviando deve prevedere il riassorbimento sotto un’unica entità anche di Open Fiber ed il suo mantenimento entro il perimetro del Gruppo per evitare che l’Italia perda un’azienda, la quinta impresa privata del Paese, con una massa critica sufficiente a garantire gli elevati investimenti necessari per l’implementazione della banda Ultra Larga (100 Mbps).
Il gruppo TIM, occupa oggi circa 58.000 addetti nel mondo, dei quali circa 49.300 in Italia cui si aggiunge l’indotto (circa 50.000 addetti) nonostante i colpi subiti in questi ultimi venti anni, ha ancora oggi enormi potenzialità ed un altissimo valore strategico per l’Italia, come testimoniato dai circa 5,7 Mld di investimenti (2017) dei quali circa 2 Mld in innovazione e ricerca con circa 1.300 addetti in attività di innovazione tecnologica ed engineering, per quanto ci riguarda, ribadiamo con forza la necessità che deve rimanere integro ed in tal senso ci batteremo contro ogni ipotesi, da chiunque provenga, di ‘spezzatino’ del gruppo TIM che comporterebbe innanzi tutto esuberi di migliaia di lavoratori ed il depauperamento di un importante driver di innovazione e sviluppo del nostro paese.
La Nuova TIM dovrà garantire scelte di politica industriale coerenti con gli interessi generali del Paese in materia di innovazione, sviluppo digitale e sicurezza delle Reti, dovrà valorizzare, innovare, difendere e sviluppare l’infrastruttura di rete nazionale garantendone l’apertura con una nuova regolamentazione che garantisca le pari opportunità per tutti gli operatori del settore.


Roma 22 novembre 2018


LE SEGRETERIE NAZIONALI
SLC CGIL – FISTEL CISL – UILCOM UIL

La UILTUCS-UIL intende fare chiarezza sulla triste vicenda che riguarda la procedura aperta per l'affidamento del servizio di pulizia ed altri servizi integrati in favore della ditta l'Operosa Soc. Coop. a.r.l. presso l’IRCCS CROB di Rionero in Vulture.
Per ricostruire l’iter: con delibera del Direttore Generale n. 111 del 23.02.2018, si è preso atto della Determina Dirigenziale (n. 20.AB.2017/D.00209 del 21.12.2017), di aggiudicazione definitiva della gara e della procedura aperta per l'affidamento del servizio di pulizia altri servizi integrati, con cui è stato aggiudicato il Lotto 1 (Pulizia e servizi di ausiliariato presso l'IRCCS CROB) in favore della ditta l'Operosa Soc. Coop. a.r.l. per un importo complessivo quinquennale di € 4.473.785,25 oltre iva e oneri per la sicurezza; con D.D.G. n. 376 del 13.06.2018 è stato approvato lo schema di contratto per i servizi di pulizia e ausiliariato, nonché è stata disposta la stipula del suddetto contratto.
All'aggiudicazione ha fatto seguito l'apertura di un tavolo di conciliazione presso la Prefettura di Potenza, richiesto dalle Organizzazioni sindacali, le quali avevano proclamato uno stato di agitazione finalizzato alla tutela dei livelli occupazionali.
Successivamente, in data 29.08.2018, veniva stipulato e sottoscritto il contratto con il Direttore Generale del CROB e il legale rappresentante de L’Operosa Soc.Coop avente per oggetto l’affidamento dei servizi di pulizia ed ausiliariato.
La società aggiudicataria ha dunque proceduto ad una riduzione del 25% del monte orario complessivo dei lavoratori, che in sostanza si è tradotto in una riduzione della medesima misura percentuale sui medesimi contratti di lavoro, con la conseguente diminuzione di quasi il 40 % della retribuzione mensile in favore dei lavoratori.
Successivamente la UILTuCS-Uil con nota del 22.10.2018 rappresentava alla IRCC CROBS di Rionero in Vulture la necessità, ove si fosse paventata la possibilità di un ampliamento dell'appalto, di rimodulare i singoli contratti di lavoro in relazione agli incrementi accordati alla società L'Operosa, in modo tale da poter restituire ai lavoratori almeno in parte i diritti in precedenza acquisiti e ridare, quanto meno in termini di dignità una retribuzione dignitosa a se ed al proprio nucleo familiare.
Da ultimo, non va sottaciuto che la riduzione operata dalla società aggiudicataria ha comportato in termini di organizzazione e ristrutturazione del cantiere notevole pregiudizio ai lavoratori, mediante una disorganizzata o quanto meno approssimativa gestione delle turnazioni, ed una modifica unilaterale delle mansioni che ha comportato una evidente dequalificazione delle maestranze interessate, e infine ci viene segnalato disservizi nei reparti e postazioni di ausiliariato non coperte.
A completamento della ricostruzione: l'IRCCS CROBS con delibera del 06.11.2018 n. 2018/00724 modificava in favore della ditta l'Operosa Soc. Coop. a.r.l. per un importo complessivo quinquennale di € 4.962.678,56 oltre iva con un importo complessivo per 5 anni in aumento di € 488.893,31.

 

La UILTuCS di Basilicata (con nota pec del 02.11.2018 e succesiva nota del 08.11.2018) chiedeva al CROB e alla società L’Operosa un incontro per la rimodulazione dei contratti ai lavoratori, richiesta negata.
La UILTuCS di Basilicata valutata la sindrome da “ponzio pilato”che coinvolge primariamente il CROB di Rionero ha deciso di proclamare lo stato d’agitazione di tutti i lavoratori chiedendo un incontro urgente alla Prefettura e l’intervento della Magistratura per fare chiarezza sulla vicenda.

Lunedì, 19 Novembre 2018 16:08

PRESENTAZIONE LIBRO "DAPPERTUTTO E RASOTERRA"

Il 29 novembre a Matera presso Casa Cava si terrà la presentazione dell'ultimo libro di Giuseppe De Rita, "Dappertutto e rasoterra",  curata dal  Centro Studi, vicino alla UIL regionale e nazionale, che proprio con il Censis ha costruito in Basilicata un osservatorio privilegiato sui termini attuali di un nuovo sviluppo nel Mezzogiorno, tra criticità ed opportunità nelle strettoie della crisi.
Negli ultimi anni con noi e per il nostro tramite è stato come un ‘ritorno’ del Presidente Giuseppe De Rita e di Giorgio De Rita in Basilicata, a Matera: in particolare a rivisitare le origini dell’impegno culturale di questa scuola di pensiero e di ricerca sociale legata ai modelli dello sviluppo locale.
Con le lenti del Censis abbiamo prodotto e presentato diversi lavori di interpretazione delle potenzialità di sviluppo della Basilicata, a partire dal ‘valore dei beni comuni acqua, energia, foreste’. Un insieme di asset che da soli rappresentano i fondamentali per disancorare il Mezzogiorno interno da rapporti storici di svantaggio che neppure il regionalismo ha saputo recuperare.
Una sorta di rilancio del potere locale che si interroga e si ripiega su di una nuova, non scontata, valorizzazione delle risorse locali, come plasticamente dice De Rita, “una mano che si chiude” per stringere il fascio delle risorse, dei beni comuni e rimetterle nelle dinamiche del ‘globale’, con visione, determinatezza e nuovo protagonismo.
Da qui, dalla Basilicata, da Matera ci sembra opportuno cogliere il senso della fatica del Censis, di De Rita nel riprendere quel respiro profondo della società italiana che ancora oggi si ripropone in fogge nuove ed inusitate. In qualche modo la qualità originale della storia sociale del Paese in cinquant’anni, interpretata dalle Considerazioni generali dei rapporti del Censis raccolti nel testo.

La contestazione, il terrorismo, il sommerso, l’esplosione della piccola impresa, la crescita del ceto medio e la vitalità di una società molecolare il cui sviluppo si è propagato “dappertutto e rasoterra”.
Questo evento assume poi il carattere di alto appuntamento di studio e di approfondimento con il parterre e l’ascolto di rappresentanze locali dei ‘mondi vitali’ e con il concorso-patrocinio degli organismi regionali e nazionali della UIL.
E non rimane fine a se stesso, ma è dentro un lavoro ‘militante’ per leggere ed interpretare i tempi d’oggi, al servizio anche del rinnovamento delle organizzazioni sociali e sindacali.

Ne parlerà con l’autore Oreste Lo Pomo, caporedattore TGR Basilicata.

Gli esecutivi unitari nazionali confederali riuniti il 22 ottobre scorso a Roma, hanno discusso e valutato il DEF e la Legge di Stabilità presentata dal Governo, nonché le proposte di CGIL, CISL e UIL che intendono presentare per la crescita e lo sviluppo del Paese.

A fronte di una chiusura da parte del Governo sulle richieste avanzate dalle OO.SS., si è deciso di continuare la mobilitazione unitaria a sostegno del confronto e, così come deciso dalle Segreterie unitarie nazionali l'8 ottobre scorso, le proposte devono essere discusse e arricchite con le lavoratrici e i lavoratori, le pensionate e i pensionati.

Sono state pertanto calendarizzate due attivi territoriali provinciali:

per il territorio di Matera:
Mercoledì 21 novembre 2018 -Sala Consiliare della Provincia di Matera a partire dalle ore 10,00. Concluderà i lavori Domenico PROIETTI – UIL Nazionale;

per il territorio di Potenza:
Lunedì 26 novembre 2018 – Sala Museo Archeologico Provinciale in Via Ciccotti a Potenza a partire dalle ore 10,00. Concluderà i lavori Maurizio LANDINI - Segretario Confederale Nazionale CGIL.

Tutte le strutture devono considerare questo appuntamento come prioritario nei rispettivi calendari di attività e di impegno.

 


                                                                                         

Giovedì, 15 Novembre 2018 20:05

CAF UIL: AL VIA CAMPAGNA RED 2018

Al via la “campagna RED 2018” : da giorni anche quest’anno gli sportelli delle oltre 60 sedi del CAF UIL sono pronti a fornire l’assistenza e consulenza qualificata per gli adempimenti fiscali dei pensionati e contribuenti e lo faranno in modo capillare in tutto il territorio con le strutture presenti. 
Il modello RED 2018 – spiega Anna Carritiello, responsabile Caf Uil Basilicata - è un modello obbligatorio a carico dei pensionati. Si tratta di una dichiarazione dei redditi online, nella quale vanno indicati i redditi percepiti oltre le pensioni.
Nello specifico Il modello RED 2018 deve essere presentato dai pensionati nei seguenti casi:
• Assenza di un reddito ulteriore rispetto a quello derivante dalla pensione ma con situazione reddituale diversa rispetto a quanto dichiarato nel precedente anno fiscale.
• Titolari di prestazioni collegate al reddito e non comunicate all’amministrazione finanziaria. Il caso più comune è in relazione agli interessi bancari o postali maturati sui propri risparmi.
• Titolari di ulteriori redditi alla pensione come ad esempio nel caso di abitazione principale.
• Titolari di tipologie di redditi rilevanti sotto il profilo previdenziale come nel caso del lavoro autonomo.

La Uil ha sempre rimarcato la centralità dei servizi e la sua complementarietà con le tutele sindacali facendo sì che la politica dei servizi divenisse parte integrante della politica sindacale confederale. Il sistema dei servizi offerti dal sindacato – sottolinea Carritiello - è una vera e propria supplenza istituzionale nelle attività di enti di assistenza e previdenza e in quelli delle attività fiscali. Un esempio per tutti è dato dai servizi dei Caf Uil e della consulenza di patronato svolta da Ital, in sinergia con le categorie, che ottengono sempre maggiori riscontri. 
I cittadini che ricevono l'indennità di accompagnamento o di frequenza, o l'assegno mensile per l’ invalidità o sono titolari di assegno o pensione sociale, devono ogni anno compilare i modelli ICRIC, ICLAV o ACCAS/PS, presso i Centri del Caf e ricevono assistenza per la compilazione e la trasmissione all'INPS gratuitamente. A partire dal mese di dicembre l'Inps invierà la lettera. 
Gli sportelli dei CAF UIL inoltre si occuperanno in questo periodo di ICRIC (Invalidità Civile RICovero). Sono tenuti a presentare il modulo ICRIC gli invalidi civili titolari di indennità di accompagnamento (solo se trattasi di sollecito) perchè a partire da quest'anno per effetto di una convenzione sottoscritta tra Inps e Ministero del Lavoro preleveranno i dati di ricovero direttamente dalla banca dati del Ministero della Salute. Chi percepisce l' indennità di frequenza sono tenuti a presentare il modello. Nel modello ICRIC si dichiara la sussistenza o meno di uno stato di ricovero in istituto, e se questo è avvenuto a titolo gratuito o a pagamento e l'istituto scolastico di frequenza. In ogni caso il modello va sempre presentato.
ICLAV (Invalidità Civile LAVoro). Sono tenuti a presentare ogni anno il modulo ICLAV gli invalidi civili titolari di assegno mensile.
Nel modello ICLAV si dichiara la permanenza o meno del requisito di mancata prestazione di attività lavorativa o il reddito prodotto negli anni interessati.
Accas/PS (ACCertamento Assegno Sociale / Pensione Sociale) Sono tenuti a presentare ogni anno il modulo ACCAS/PS i titolari di pensione sociale o assegno sociale.
Nel modello ACCAS/PS si dichiara la residenza stabile e continuativa in Italia. Per i soli titolari di assegno sociale sarà necessario dichiarare anche se vi è stato un periodo di ricovero in istituto o meno.

Il dichiarante dovrà conservare la sua copia delle dichiarazioni di responsabilità e la relativa documentazione per 10 anni.
Più efficienza e una maggiore razionalizzazione all’insegna della qualità che ha sempre contraddistinto i servizi della UIL lucana. CAF UIL e ITAL UIL da sempre hanno questo come obiettivo: essere più vicini ai lavoratori e ai cittadini con le nostre assistenze e tutele. Una sfida che la UIL ha deciso di accettare avviando un percorso di adeguamento di strutture ed uffici. Le parole d’ordine sono più efficienza, qualità e omogeneizzazione nei servizi erogati dal CAF UIL e dal Patronato ITAL UIL

La politica fiscale attuata nel Disegno di Legge di Bilancio 2019 ha come obbiettivo pressoché unico la riduzione delle imposte sui redditi da lavoro autonomo (imprenditori e professionisti) e ignora completamente i redditi da lavoro dipendente e da pensione.

Con le novità proposte, di fatto, l’Irpef passa da Imposta sui redditi delle persone fisiche (tutte) a Imposta sui soli redditi da lavoro dipendente e da pensione.

Ciò in quanto con l’introduzione della nuova disciplina, vengono meno, per i redditi diversi da quelli da lavoro dipendente e assimilati, due istituti fondamentali esplicitamente previsti fra i principi e criteri direttivi della legge 825/1971 ovvero:
• progressività dell’ imposta sulle persone fisiche (tutte);
• ritenute alla fonte sui redditi da lavoro autonomo.

Le disuguaglianze impositive, già oggi presenti fra redditi da lavoro dipendente e quelli da lavoro autonomo e/o impresa individuale, verranno ulteriormente ampliate a causa dei benefici fiscali riconosciuti a quest’ultimi derivanti dalle imposte proporzionali e dalla soppressione delle ritenute d’acconto per la stragrande maggioranza dei lavoratori autonomi.

Inoltre la già elevata propensione all’evasione dei redditi interessati al provvedimento aumenterà in ragione delle convenienze dei regimi agevolativi introdotti, che verrebbero meno al superamento delle soglie previste.

Riteniamo che il quadro impositivo delineato dalla legge di bilancio 2018 non sia affatto rispettoso dei principi costituzionali, a partire da quello dell’uguaglianza e arrechi una profonda ferita al criterio della progressività.

Per superare le palesi iniquità impositive fra redditi di natura diversa e prima dell’entrate in vigore dell’imposta proporzionale del 20% prevista per il 2020, è necessario dunque procedere ad un riordino del sistema impositivo che ristabilisca i principi di uguaglianza e di progressività, che riteniamo profondamente lesi dalle misure che verranno introdotte dalla legge di bilancio.

Questi interventi necessitano di una riforma complessiva dell’Irpef che diviene ora ineludibile e deve servire a ristabilire uguaglianza impositiva fra i redditi delle persone
fisiche (lavoratori dipendenti, pensionati e lavoratori indipendenti) sia in relazione alle aliquote e scaglioni di reddito, sia in relazione alle ritenute alla fonte.

AL contempo il Governo deve segnare un cambiamento nel contrasto all’evasione fiscale mettendo in campo una reale volontà di contrasto e destinando automaticamente le risorse recuperate direttamente alla riduzione della pressione fiscale a chi, come dipendenti e pensionati, paga regolarmente le tasse.

Per quanto riguarda l’aspetto previdenziale il DdL Bilancio rimanda tutto ad un disegno di legge collegato limitandosi ad allocare le risorse in un apposito fondo, in tal proposito segnaliamo che su detto fondo sarà “gemellato” con quello istituito per il Reddito di Cittadinanza e quindi le risorse eventualmente risparmiate a consuntivo potranno traslare da un fondo all’altro. Questa scelta continua ad alimentare l’indeterminatezza e la poca chiarezza che al momento è generata dalla non separazione netta tra spesa previdenziale e spesa assistenziale nel nostro Paese. La UIL chiederà con forza che venga restituita l’apposita commissione, prevista dalla scorsa legge di bilancio, i cui lavori colpevolmente non sono mai stati avviati.

Sterilizzazione clausole salvaguardia IVA

L’intervento sterilizza integralmente gli aumenti delle aliquote IVA che, come stabilito dalle precedenti leggi di Stabilità, dal 2019 sarebbero dovute passare rispettivamente dal 22 per cento al 24,2 per cento per l’aliquota ordinaria e dal 10 per cento all’11,5 per cento per quella ridotta.

Inoltre, vengono ridotti gli incrementi previsti per le annualità successive.

Più precisamente:

• l’incremento previsto per il 2020 dell’aliquota IVA ridotta è fissato a 1,5 punti percentuali in luogo dei 3 punti percentuali previsti a legislazione vigente;

• l’incremento previsto per il 2020 dell’aliquota IVA ordinaria è fissato a 2,1 punti percentuali in luogo dei 2,9 punti percentuali e a decorrere dal 1° gennaio

• l’incremento previsto per il 2021 è fissato a 2,5 punti percentuali in luogo dei 3 punti percentuali previsti a legislazione vigente.

Estensione del “regime forfetario”

Il regime fiscale forfetario introdotto dalla legge di stabilità del 2015 viene ampliato introducendo un’unica soglia di accesso dei compensi/ricavi pari a 65.000 euro, più elevata rispetto a quelle attuali che variano in rapporto al tipo di attività svolta, ad esempio, per le costruzioni e le attività immobiliari è oggi pari a 25.000 euro, mentre è pari a 50.000 euro per il commercio al dettaglio e all’ingrosso.

Vengono, inoltre, previste l’eliminazione del limite di 5.000 euro di spesa sostenuta per lavoro accessorio, lavoro dipendente e per compensi erogati ai collaboratori, e del limite di 20.000 euro del costo dei beni strumentali.

Si ricorda che il regime agevolato in questione comporta:
• l’applicazione di una imposta sostitutiva che sostituisce IRAP, IRPEF e addizionali regionali;

• l’esclusione dell’applicazione dell’IVA, dagli studi di settore, dagli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità);

• l’esonero dagli obblighi di tenuta dei registri IVA, della dichiarazione e

comunicazioni IVA, delle comunicazioni dei dati delle fatture per lo spesometro. Il contribuente che si avvale del regime forfetario, inoltre, non è soggetto né a ritenuta alla fonte né a sostituti d’imposta, né alla fatturazione elettronica. Non possono fruire del regime in questione:

• gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone o associazioni o imprese familiari , ovvero alle società a responsabilità limitata;

• i soggetti che hanno percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati e

che esercitano attività d’impresa, arti o professioni nei due anni precedenti. I benefici fiscali derivanti dall’ampliamento della platea dei contribuenti per l’innalzamento del limite della soglia di accesso e per l’eliminazione di taluni vincoli, variano in relazione al tipo di attività esercitata.

La relazione tecnica stima il costo, in termini di minori entrate, dell’agevolazione in questione pari a 13.338 milioni di euro nel periodo 2019-2028.

Imposta sostitutiva per imprenditori individuali ed esercenti arti e professioni

A decorrere dal 1° gennaio 2020 è istituita un’imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi (IRPEF), delle addizionali regionali e comunali e dell’imposta regionale sulle attività produttive per le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni (IRAP) che, nell’anno precedente, conseguono ricavi, ovvero che percepiscono compensi, compresi tra 65.000 euro e 100.000 euro.

L’imposta sostitutiva, pari al 20 per cento, può essere applicata (in luogo della tassazione progressiva per scaglioni) al reddito determinato secondo le vigenti disposizioni in materia di determinazione del reddito d’impresa e di lavoro autonomo.

I contribuenti che applicano l’imposta sostitutIVA non subiscono le ritenute d’acconto da parte dei sostituti d’imposta sui ricavi e sui compensi percepiti e non sono tenuti a operare le ritenute alla fonte in qualità di sostituti d’imposta, ma devono indicare nella dichiarazione dei redditi il codice fiscale dei percettori dei redditi che ordinariamente sarebbero assoggettati a ritenuta alla fonte e l’ammontare dei redditi stessi.

Inoltre, i contribuenti persone fisiche che applicano l’imposta sostitutiva del 20 per cento sono esonerati dalla applicazione dell’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) e dai relativi obblighi.
La stima del minor gettito prevista nella Relazione tecnica è di oltre 2 miliardi di euro:
• 109 milioni di euro per il 2019;
• 1.129 milioni di euro per il 2020;
• 855 milioni di euro per il 2022.

Imposta sostitutiva sui compensi derivanti dall’attività di lezioni private e ripetizioni

La norma dispone che, dal 2019, i compensi percepiti per attività di lezioni private e ripetizioni, esercitata da docenti titolari di cattedre nelle scuole di ogni ordine e grado, sono soggetti a un'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi l’aliquota sarà pari al 15 per cento, e dovrà essere versata entro gli stessi termini del versamento del saldo dell'IRPEF.

Il contribuente, tuttavia, ha l'opportunità di far concorrere detti compensi alla formazione del reddito complessivo sulla base dell'esercizio di una specifica opzione. L'applicazione dell'imposta sostitutiva ai compensi in argomento comporta la non concorrenza degli stessi alla formazione del reddito complessivo e, conseguentemente, sui compensi medesimi non sono dovute le addizionali regionali e comunale all'IRPEF.

Per i dipendenti pubblici che svolgono l’attività di insegnamento a titolo privato, sono tenuti a comunicare alla propria amministrazione di appartenenza l’esercizio di attività extra professionale didattica ai fini della verifica di eventuali incompatibilità.

Disciplina del riporto delle perdite per i soggetti IRPEF

Ai soggetti IRPEF, a prescindere dal tipo di contabilità adottato, viene riconosciuta la possibilità di riporto in avanti illimitato delle perdite nell’ambito della determinazione del reddito d’impresa.

Le nuove disposizioni si applicano a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso.

La stima del minori gettito per il periodo 2018-2022 è pari a 347 milioni.

Tassazione agevolata degli utili reinvestiti per l’acquisizione di beni materiali strumentali e per l’incremento dell’occupazione.

Al fine di dare uno stimolo agli investimenti in beni materiali strumentali nuovi e in occupazione, viene introdotto un regime che riduce le imposte sui redditi a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018 (2019, per i soggetti con esercizio coincidente con l’anno solare).

In particolare, l’aliquota IRES viene ridotta di nove punti percentuali, passando dal 24 per cento al 15 per cento.

Il regime si applica anche agli imprenditori individuali, alle società in nome collettivo e in accomandita semplice in contabilità ordinaria, e, più in generale, ai soggetti IRPEF in regime d’impresa. L’agevolazione, nella fattispecie, consiste nella riduzione, a partire da quella più elevata, delle aliquote IRPEF di nove 9 punti percentuali.

E consentito il cumulo delle agevolazioni con altri benefici concessi, fatta eccezione di quelli che prevedono un regime di determinazione forfetaria del reddito.

Le minori entrate conseguenti alla disposizione in questione sono state stimate in 11.477 milioni di euro per il periodo 2019-2024

Cedolare secca sul reddito da locazione di immobili ad uso commerciale

La disposizione estende il regime opzionale della cedolare secca sugli affitti di immobili destinati all’uso abitativo con aliquota ordinaria del 21 per cento anche ai canoni di locazione derivanti dai nuovi contratti che saranno stipulati nell’anno 2019 dalle persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di un’attività di impresa o di arti e professioni, aventi ad oggetto immobili destinati all’uso commerciale di vendita di prodotti e prestazioni di servizi classificati nella categoria catastale C/1 - negozi e botteghe) e delle relative pertinenze, che sono quelle classificate nelle categorie catastali C/2 (magazzini e locali di deposito), C/6 (stalle scuderie e rimesse) e C/7 (tettoie chiuse e aperte) se congiuntamente locate.

Per usufruire del regime opzionale in questione l'unità immobiliare commerciale oggetto della locazione deve avere una superficie complessiva, al netto delle pertinenze, non superiore a 600 metri quadri.

Al fine di evitare che i soggetti con contratti già in corso stipulino un nuovo contratto per avvalersi del regime opzionale della cedolare secca è stato previsto che il regime opzionale non si applica ai contratti stipulati nell’anno 2019, qualora al 15 ottobre 2018 ne risulti già in essere un precedente tra i medesimi soggetti e per lo stesso immobile. Il minore gettito stimato dal 2019 al 2027 è pari a 1230 milioni di euro.

Proroga e rimodulazione della disciplina di maggiorazione dell’iperammortamento

La disposizione prevede la proroga, sia pure in misura diversa, delle agevolazioni già previste riguardanti gli investimenti in beni materiali strumentali nuovi e immateriali funzionali alla trasformazione tecnologica e/o digitale. In particolare, l’iperammortamento viene prorogato anche agli investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2019, ovvero fino al 31 dicembre 2020 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2019 l’ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione. Dal 2020 al 2024 il minor gettito stimato è pari a 2.850 milioni di euro.

Proroga per 2019 delle detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia

Viene prorogata la detrazione del 50 per cento , da suddividere in 10 quote annuali di pari importo, per le spese sostenute nel 2019 per interventi di ristrutturazione edilizia (fino a 96.000 euro per unità immobiliare).

In assenza della proroga in questione dal 2019 sarebbe tornata in vigore la normativa previgente che prevedeva una detrazione pari al 36 per cento elle some spese, fino ad un ammontare complessivo di spese non superiori a 48.000 euro per unità immobiliare.

Proroga per il 2019 della detrazione per interventi di riqualificazione energetica

Anche per il 2019 sarà possibile usufruire della detrazione del 50 per cento delle spese sostenute per interventi di riqualificazione energetica sui singoli immobili, relativi all’acquisto e posa in opera di finestre comprensive di infissi, di schermature solari, di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili. Per gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione di efficienza almeno pari alla classe A(compresi anche apparecchi ibridi e generatori di aria calda a condensazione) la detrazione d’imposta resta pari al 65 per cento dell’importo speso.

Proroga per il 2019 della detrazione per acquisto mobili e grandi elettrodomestici

Per il 2019 per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, fino a 10.000 euro di spesa, finalizzati all’arredo di un immobile oggetto di ristrutturazione, è prevista una detrazione del 50 per cento da ripartire in 10 quote annuali.

Proroga delle detrazioni fiscali per interventi di sistemazione a verde

L’articolo dispone la proroga, per l’anno 2019 della detrazione per un importo pari al 36 per cento delle spese documentate, fino ad un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 5.000 euro per unità immobiliare ad uso abitativo, sostenute ed effettivamente e rimaste a carico dei contribuenti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, l'immobile sul quale sono effettuati gli interventi relativi alla sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi, nonché per la realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili. La detrazione spetta anche con riferimento alle parti comuni esterne condominiali.

Modifiche alla disciplina del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo

L’articolo in esame opera una risistemazione della disciplina del credito d’imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, introdotta a partire dall’anno 2015 (dall’articolo 3 del decreto legge n. 145 del 2013).

Le modifiche apportate in questa sede toccano vari profili dell’agevolazione, pur lasciandone invariati i presupposti applicativi e la natura incrementale.

Viene, in particolare, disposta l’estensione dell’ambito temporale di applicazione della misura, la riduzione dell’ammontare massimo del beneficio attribuibile in ciascun periodo d’imposta, la rimodulazione delle intensità del beneficio in ragione della tipologia delle spese ammissibili, l’inclusione tra le spese ammissibili del costo dei materiali necessari per lo svolgimento delle attività di laboratorio o per la realizzazione dei prototipi o degli impianti pilota di ricerca e sviluppo sperimentale.

Più precisamente, a partire dal 2019, l’aliquota di agevolazione viene ridotta dal 50 per cento al 25 per cento, prevedendo che per talune tipologie di spese, tale aliquota sia maggiorata al 50 per cento.

Inoltre, a partire dal 2019, il beneficio massimo per singola impresa viene ridotto da 20 milioni di euro a 10 milioni di euro.

Vengono, poi, introdotte modifiche anche sul piano degli adempimenti formali, rendendo generale l’obbligo della certificazione contabile delle spese (oggi circoscritto, di fatto, soltanto alle piccole imprese) e anzi subordinando l’utilizzo in compensazione del credito maturato all’avvenuta certificazione delle spese rilevanti agli effetti del meccanismo di calcolo del beneficio.

Infine, in considerazione della complessità delle attività di controllo sulla corretta applicazione del beneficio, viene previsto lo stanziamento di specifiche risorse per rendere più efficace l’attività di supporto che il Ministero dello Sviluppo Economico potrà fornire in sede di accertamento su richiesta degli uffici dell’Amministrazione finanziaria.

Abrogazione IRI

La disposizione abroga, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2017, il regime opzionale dell’Imposta sul Reddito d’Impresa (IRI), previsto dall’articolo 1, commi 547 e 548, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, concernente la tassazione proporzionale e separata del reddito d’impresa, con l’aliquota Ires, per imprese individuali e società di persone commerciali, nonché S.r.l. (con specifici requisiti).

L’abrogazione della disposizione in esame comporta un maggior gettito in termini di competenza pari a 3.699 milioni di euro per il periodo 2018-2020.

Abrogazione Ace

Viene disposta l’abrogazione dell’Ace (Aiuto della Crescita Economica) sostituita dalle misure sugli utili reinvestiti, con un risparmio d’imposta per il periodo 2019-2024 di 8.718 milioni di euro.

Mercoledì, 14 Novembre 2018 19:52

INTEGRAZIONE MANOVRA DI BILANCIO 2018

Il Disegno di legge in materia di bilancio (A.C. n. 1334) pubblicato sul sito della Camera dei Deputati in data 8/11, ha iniziato il percorso di esame alle Camere prima di giungere al testo definitivo; ad integrazione della nostra circolare n. 44 del 9/11 u.s., comunichiamo quanto segue:

per i Fondi relativi alle politiche per la famiglia, il sociale e la disabilità vengono previsti i seguenti rifinanziamenti

1) un aumento di 100 milioni di euro del Fondo politiche per la famiglia per ciascun anno 2019- 2020-2021,

2) un aumento di 100 milioni di euro del Fondo per la non autosufficienza per ciascun anno 2019- 2020-2021,

3) un aumento di 120 milioni di euro del Fondo politiche sociali per ciascun anno 2019- 2020-2021

4) riconfermato per il triennio i 75 milioni di euro il contributo alle Regioni per il trasporto degli alunni con disabilità,

5) a partire dal 2021 è previsto lo stanziamento di 5 milioni di euro per i caregiver familiari aggiuntivi ai 20 già stanziati dalla manovra di bilancio precedente (triennio 2018/2021)

6) non viene rifinanziato, al momento, il Fondo previsto dalle legge 112/2016, meglio conosciuto come il “ Dopo di noi”, anche se hanno dato rassicurazioni in merito. Rammentiamo che il “ Dopo di noi” è un Fondo strutturale, previsto dal precedente Governo, ed ammonta per il 2019 a 51,1 milioni di euro e 56,1 milioni di euro a partire dal 2020.

Rimangono in sospeso e non rifinanziate una serie di misure a sostegno della famiglia come il bonus bebè (80 euro mensili , per i genitori con ISEE sotto i 25mila euro), il voucher baby sitter (un sostegno economico per baby sitter o asilo nido, rinunciando al congedo facoltativo dopo i 3 mesi obbligatori di maternità) ed il congedo padri obbligatorio sperimentale (4 giorni valido solo per il 2018 ) anche se fonti del Governo ne assicurano il rifinanziamento tramite appositi emendamenti.

La manovra completa è consultabile al sito :
http://www.camera.it/leg18/126?tab=2&leg=18&idDocumento=1334&sede=&tipo=

In allegato, la tabella del tomo I dove si evincono i rifinanziamenti sulle politiche sociali.

 

Anche se i dossier più recenti ci dicono che c'è un calo dei reati in Italia, la violenza sulle donne purtroppo non accenna a diminuire.

La violenza nei confronti delle donne, è bene ricordarlo, è una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione che comprende tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata (Convenzione di Istanbul).

Sono tante, quasi nove milioni, secondo gli ultimi dati Istat, le donne che nel corso della vita hanno subito molestie sessuali: da quelle verbali a quelle fisiche, a quelle sul web.
Molto diffusi i ricatti sessuali sul lavoro, anche se in larga misura sommersi. Uomini che chiedono prestazioni sessuali in cambio di un posto di lavoro o di un avanzamento di carriera, usando il potere e sfruttando la vulnerabilità di chi cerca un impiego o una promozione. Sebbene il fenomeno riguardi anche i lavoratori, sono le lavoratrici ad esserne maggiormente colpite.

Sono un milione e 173 mila le donne che hanno subito molestie o ricatti sul posto di lavoro durante la loro vita lavorativa, pari all’8,5% delle lavoratrici, nonostante l’obbligo da parte dei datori di lavoro di tutelare l’integrità fisica e morale delle/dei dipendenti. Ma solo lo 0,7% delle donne ha denunciato, per paura di perdere il lavoro e la vergogna di essere giudicate dalla società e dai familiari, per mancanza di fiducia nelle forze dell’ordine, perché pensano che sia meglio trovare soluzioni individuali. In tante preferiscono lasciare il lavoro o rinunciare alla carriera.
Quella che avviene nei luoghi di lavoro è la forma di violenza in assoluto meno denunciata.

Tutto questo ci chiama in causa come organizzazioni sindacali, ed è su questo che vogliamo mettere l’accento quest’anno in vista della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le Donne, per portare alla luce quanto di nascosto ancora rimane e per proporci, attraverso le nostre strutture territoriali (sportelli, centri servizi) come interlocutori credibili per l’ascolto, la presa in carico e la gestione dei diversi casi di violenza.

Va in questa direzione anche il recepimento dell'Accordo Quadro Europeo contro le molestie e la violenza nei luoghi di lavoro, siglato nel 2016 da Cgil, Cisl Uil e Confindustria per promuovere nelle aziende la cultura del rispetto e aumentare la consapevolezza dei datori di lavoro, delle lavoratrici, dei lavoratori e dei loro rappresentati.

Sono ormai centinaia nel territorio le declinazioni di questo accordo tra sindacati, aziende, enti pubblici, che lo hanno individuato come terreno di contrattazione, e che sarà importante estendere ulteriormente, rafforzare, implementare, per renderlo maggiormente efficace.

Anche le iniziative del movimento “#MeToo” hanno rotto il silenzio, facendo emergere ricatti, molestie e violenza in alcuni comparti di lavoro, incoraggiando altre donne ad uscire dall’ombra per affrancarsi definitivamente dalla violenza. E’ compito delle organizzazioni sindacali ora fare in modo che l’atto della denuncia attraversi tutti i contesti lavorativi fino a pervadere il mondo del lavoro nella sua totalità, non solo a livello nazionale ma anche internazionale, in linea con il nostro impegno a sostegno della proposta di Convenzione e Raccomandazione dell’ILO per dire ovunque “Stop alla violenza nei luoghi di lavoro”.

Il Manifesto unitario che abbiamo preparato per il 25 Novembre, “Donne libere dalla violenza nel lavoro” e che farà da sfondo alle diverse iniziative che si stanno organizzando a livello locale, vuole ribadire questo nostro impegno per fare dell’ambiente di lavoro un luogo sicuro e rispettoso della dignità non solo delle lavoratrici e dei lavoratori ma di tutte le persone che vi operano.

Lo scorso 8 novembre è stata depositata una importantissima sentenza della Corte Costituzionale (sent. n. 194), che ha dichiarato “incostituzionale” il criterio di determinazione dell’indennità spettante al lavoratore a seguito di un licenziamento illegittimo.

Questa sentenza si muove nel campo di applicazione del d.lgs 23/2015 che, come ben sapete, ha introdotto il c.d. regime sanzionatorio a tutele crescenti applicato, in caso di licenziamento illegittimo, alle lavoratrici e lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015.

La norma censurata, e dichiarata incostituzionale con tale pronunciamento, è l’art. 3, comma 1 nella parte in cui prevede, in caso di ingiustificato licenziamento, una indennità crescente pari a 2 mensilità per ogni anno di servizio. Ed è proprio l’ancoraggio dell’indennità alla sola anzianità di servizio ad essere stata bocciata dalla Consulta per contrasto al principio di eguaglianza e di ragionevolezza.

La spiegazione trova la sua ragion d’essere in questo breve estratto della sentenza “In una vicenda che coinvolge la persona del lavoratore nel momento traumatico della sua espulsione dal lavoro, la tutela risarcitoria non può essere ancorata all’unico parametro dell’anzianità di servizio. Non possono che essere molteplici i criteri da offrire alla prudente discrezionale valutazione del giudice chiamato a dirimere la controversia. Tale discrezionalità si esercita, comunque, entro confini tracciati dal legislatore per garantire una calibrata modulazione del risarcimento dovuto, entro una soglia minima e massima”.

Da ciò ne deriva che per le cause in corso e quelle che seguiranno, il giudice potrà comminare la misura dell’indennizzo spettante alla lavoratrice o lavoratore illegittimamente licenziato:
- nel range tra 6 e 36 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il trattamento del TFR (mensilità che, ricordiamo, sono state così aumentate dal Decreto Dignità)
- in base all’anzianità di servizio, ma anche in funzione di altri criteri quali il numero di dipendenti occupati in azienda, le dimensioni dell’attività economica, il comportamento e le condizioni delle parti.
Pertanto, rispetto al testo aggiornato del d.lgs 23/2015 che vi abbiamo inviato nei giorni scorsi, occorre considerare tale ulteriore e riformata versione dell’art.3, comma 1, come di seguito riportata:
“Art. 3 Licenziamento per giustificato motivo e giusta causa
1. Salvo quanto disposto dal comma 2, nei casi in cui risulta accertato che non ricorrono gli estremi del licenziamento per giustificato motivo oggettivo o per giustificato motivo soggettivo o giusta causa, il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di un'indennita' non assoggettata a contribuzione previdenziale di importo pari a due mensilita' dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a sei e non superiore a trentasei mensilita'”.

Riteniamo che questa sentenza abbia finalmente aperto una breccia, seppur non risolutiva, ad un sistema disequilibrato in cui la libertà di organizzazione dell’impresa predomina rispetto alla tutela del lavoratore ingiustamente licenziato.

Pagina 4 di 6