Martedì, 17 Settembre 2019 14:05

CAMPAGNA UNITARIA PER LA PARITà DI GENERE

#Libertà #8marzo

“Si chiamerà futura”: è il titolo dell’evento unitario dello scorso 8 marzo, nel quale CGIL, CISL e UIL hanno lanciato la proposta di inserire la prospettiva di genere in tutti i livelli della contrattazione collettiva.

In quella stessa occasione, è stato proposto alle nostre amiche e compagne di scattare una foto e darci l’autorizzazione a utilizzarla: oggi quelle foto sono diventate il cuore di una campagna di comunicazione unitaria, incentrata sui nostri valori e sui nostri storici obiettivi.

A partire da oggi, ogni due settimane pubblicheremo un manifesto con una delle parole chiave che abbiamo scelto, per finire con i manifesti complessivi.

Un percorso che inizia oggi e proseguirà nel corso dei prossimi mesi, fino a febbraio, in una sorta di cammino verso il prossimo 8 marzo: vogliamo sia anche un segnale per contribuire a far sì che questi temi restino sempre ai primi posti dell’agenda politica e mediatica del nostro Paese e non si riducano a essere una bandiera da sventolare una settimana l’anno.

Abbiamo scelto di iniziare con la parola “Libertà”: libertà DI e libertà DA.
Libertà di lavorare, di studiare, di amare, di essere madri e di non esserlo, di spostarsi e viaggiare, di decidere per sé.
Libertà dagli stereotipi, dalla costrizione dei ruoli di genere, dalla paura.

Abbiamo scelto di iniziare con la parola “Libertà”, perché la sua conquista e il suo riconoscimento sono necessariamente il primo passo nel percorso verso una piena parità

In occasione della Giornata Internazionale per la eliminazione della violenza contro le donne, CGIL CISL UIL Basilicata, in collaborazione con l’Università degli Studi della Basilicata, vogliono dedicare a questo tema una particolare attenzione. A settembre di quest’anno, in un paese della provincia di Potenza, Cersosimo, una giovanissima donna, Angela Ferrara, madre di un bambino, donna impegnata, scrittrice, poetessa, è morta, uccisa dal marito.
Sappiamo bene come il tema del femminicidio e, più in generale, della violenza contro le donne, in tutte le sue forme, sia determinata da un dato culturale. Femminicidio è un termine che non indica il sesso della vittima, ma il motivo per cui è stata oggetto di violenza: perché essa non si comporta secondo le aspettative dell’uomo.
A lei, alla sua memoria, vogliamo dedicare questa iniziativa: il Premio “Angela Ferrara”. Il Premio verrà curato, nella organizzazione, dalla Università degli Studi della Basilicata e verrà assegnato a tesi di laurea e di dottorato svolte su tematiche di genere, attraverso un bando di partecipazione che premierà l’impegno di approfondimento delle giovani e dei giovani che vi dedicheranno i propri lavori: dalla letteratura, all’economia, alla filosofia o in altri ambiti, contribuendo, così, a far sì che l’attenzione verso l’argomento sia sempre maggiore e che su di esso si realizzi un patrimonio culturale comune sempre più ampio.
In Italia le donne continuano ad essere uccise al ritmo di una ogni tre giorni. La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani, eppure in molti casi viene ancora sottovalutata quando non banalizzata. Secondo una ricerca del 2017 fatta dalla Commissione parlamentare sul femminicidio, almeno il 50% delle denunce di reato viene archiviato.

Alla memoria di Angela, dunque, rivolgiamo così il nostro pensiero e la nostra azione.

“Cgil Cisl e Uil scelgono quest’anno di celebrare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne sotto lo slogan “Donne libere dalla violenza nel lavoro”. Con il manifesto unitario e la mobilitazione in ogni territorio per porre fine alle violenze e alle molestie di genere, Cgil Cisl Uil vogliono ribadire l'impegno a fare dell’ambiente di lavoro un luogo sicuro e rispettoso della dignità non solo delle lavoratrici e dei lavoratori ma di tutte le persone che vi operano. Nel nostro Paese si affronta quasi esclusivamente la violenza domestica ma la violenza sulle donne ha forme diverse, dalle mura di casa a quella nei luoghi di lavoro, di cui quasi mai si parla e che è in assoluto la meno denunciata, anche se il fenomeno è molto esteso. I dati parlano di un milione e 173 mila donne che hanno subito molestie o ricatti sul posto di lavoro, durante la loro vita, pari all’8,5% delle lavoratrici. Solo lo 0,7% delle donne però ha denunciato, per paura di perdere il lavoro e vergogna di essere giudicate dalla società e dai familiari, per mancanza di fiducia nelle forze dell’ordine, perché pensano che sia meglio trovare soluzioni individuali e in tante, troppe, preferiscono lasciare il lavoro o rinunciare alla carriera. La Basilicata detiene il triste primato di essere tra le prime 4 regioni d’Italia per diffusione del fenomeno delle molestie fisiche sul luogo di lavoro subite da donne di età compresa tra i 15 e i 65 anni. Le iniziative del movimento “MeToo” hanno rotto il silenzio, facendo emergere ricatti, molestie e violenza in alcuni comparti di lavoro, incoraggiando altre donne ad uscire dall’ombra per affrancarsi definitivamente dalla violenza. Dobbiamo fare in modo che l’atto della denuncia attraversi tutti i contesti lavorativi, perché il fenomeno riguarda il mondo del lavoro nella sua totalità e ogni area del pianeta. Non a caso, il nostro impegno non si ferma a livello nazionale ma travalica i nostri confini, attualmente attraverso il sostegno alla Campagna “Stop alla violenza nei luoghi di lavoro” per l’approvazione di una Convenzione e Raccomandazione dell’ILO in materia. Il tema delle molestie, violenze, ricatti e discriminazioni nei luoghi di lavoro ci chiama in causa come organizzazioni sindacali e su questo abbiamo voluto mettere l'accento quest’anno in vista della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, anche alla luce dei numerosi accordi aziendali e territoriali da noi sottoscritti in seguito al recepimento dell’Accordo quadro europeo sulle molestie e la violenza nei luoghi di lavoro. Cgil Cisl e Uil di Basilicata per il 25 novembre aderiranno all’iniziata promossa dalla Crpo e dalla Consigliera regionale di parità con l’esposizione simbolica del drappo rosso per attenzionare tale fenomeno. Per il diritto delle donne alla libertà, al rispetto, nella vita privata e nel lavoro, e ad una vita senza violenza. In Italia le donne continuano ad essere uccise al ritmo di una ogni tre giorni. La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani, eppure in molti casi viene ancora sottovalutata quando non banalizzata. Secondo una ricerca del 2017 fatta dalla Commissione parlamentare sul femminicidio, almeno il 50% delle denunce di reato viene archiviato. I numeri ci dicono che non c'è sufficiente impegno da parte della politica e delle istituzioni nel contrasto alla violenza maschile, con finanziamenti ai centri antiviolenza e alle case rifugio esigui ed esigibili in tempi lunghi.

Anche se i dossier più recenti ci dicono che c'è un calo dei reati in Italia, la violenza sulle donne purtroppo non accenna a diminuire.

La violenza nei confronti delle donne, è bene ricordarlo, è una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione che comprende tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata (Convenzione di Istanbul).

Sono tante, quasi nove milioni, secondo gli ultimi dati Istat, le donne che nel corso della vita hanno subito molestie sessuali: da quelle verbali a quelle fisiche, a quelle sul web.
Molto diffusi i ricatti sessuali sul lavoro, anche se in larga misura sommersi. Uomini che chiedono prestazioni sessuali in cambio di un posto di lavoro o di un avanzamento di carriera, usando il potere e sfruttando la vulnerabilità di chi cerca un impiego o una promozione. Sebbene il fenomeno riguardi anche i lavoratori, sono le lavoratrici ad esserne maggiormente colpite.

Sono un milione e 173 mila le donne che hanno subito molestie o ricatti sul posto di lavoro durante la loro vita lavorativa, pari all’8,5% delle lavoratrici, nonostante l’obbligo da parte dei datori di lavoro di tutelare l’integrità fisica e morale delle/dei dipendenti. Ma solo lo 0,7% delle donne ha denunciato, per paura di perdere il lavoro e la vergogna di essere giudicate dalla società e dai familiari, per mancanza di fiducia nelle forze dell’ordine, perché pensano che sia meglio trovare soluzioni individuali. In tante preferiscono lasciare il lavoro o rinunciare alla carriera.
Quella che avviene nei luoghi di lavoro è la forma di violenza in assoluto meno denunciata.

Tutto questo ci chiama in causa come organizzazioni sindacali, ed è su questo che vogliamo mettere l’accento quest’anno in vista della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le Donne, per portare alla luce quanto di nascosto ancora rimane e per proporci, attraverso le nostre strutture territoriali (sportelli, centri servizi) come interlocutori credibili per l’ascolto, la presa in carico e la gestione dei diversi casi di violenza.

Va in questa direzione anche il recepimento dell'Accordo Quadro Europeo contro le molestie e la violenza nei luoghi di lavoro, siglato nel 2016 da Cgil, Cisl Uil e Confindustria per promuovere nelle aziende la cultura del rispetto e aumentare la consapevolezza dei datori di lavoro, delle lavoratrici, dei lavoratori e dei loro rappresentati.

Sono ormai centinaia nel territorio le declinazioni di questo accordo tra sindacati, aziende, enti pubblici, che lo hanno individuato come terreno di contrattazione, e che sarà importante estendere ulteriormente, rafforzare, implementare, per renderlo maggiormente efficace.

Anche le iniziative del movimento “#MeToo” hanno rotto il silenzio, facendo emergere ricatti, molestie e violenza in alcuni comparti di lavoro, incoraggiando altre donne ad uscire dall’ombra per affrancarsi definitivamente dalla violenza. E’ compito delle organizzazioni sindacali ora fare in modo che l’atto della denuncia attraversi tutti i contesti lavorativi fino a pervadere il mondo del lavoro nella sua totalità, non solo a livello nazionale ma anche internazionale, in linea con il nostro impegno a sostegno della proposta di Convenzione e Raccomandazione dell’ILO per dire ovunque “Stop alla violenza nei luoghi di lavoro”.

Il Manifesto unitario che abbiamo preparato per il 25 Novembre, “Donne libere dalla violenza nel lavoro” e che farà da sfondo alle diverse iniziative che si stanno organizzando a livello locale, vuole ribadire questo nostro impegno per fare dell’ambiente di lavoro un luogo sicuro e rispettoso della dignità non solo delle lavoratrici e dei lavoratori ma di tutte le persone che vi operano.