Articoli filtrati per data: Maggio 2020

“I primi dati ufficiali sulle ore autorizzate di cassa integrazione con causale Covid-19 sono solo le prime conseguenze negative prodotte dalla pandemia. Occorre fare il possibile affinchè si riavvi nel miglior modo possibile il sistema Paese senza perdere ulteriori posti di lavoro favorendo la ripresa in tutti i comparti produttivi”. E’ il commento del segretario regionale della Uil Vincenzo Tortorelli sottolineando che nel primo quadrimestre – gennaio-aprile 2020 – in Basilicata si è superato il tetto di 5 milioni di ore erogate (ben 4,2 milioni di ore di cig ordinaria). Circa 500 mila sono le ore di cig in deroga con causale “emergenza sanitaria Covid-19”.L’85% delle ore autorizzate si riferiscono ad una durata di 9 settimane, tetto previsto dal Decreto Cura Italia.
Per quanto riguarda i settori produttivi, il settore delle costruzioni assorbe il maggior numero di ore di cassa integrazione ordinaria; per la cassa integrazione sia in deroga che fondi di solidarietà, troviamo come maggiori richiedenti i settori: commercio all’ingrosso e al dettaglio, alberghi e ristoranti, attività immobiliari, noleggio e servizi alle imprese.

“E’ chiaro – aggiunge Tortorelli – che stiamo parlando di dati riferiti al primo mese di monitoraggio della Causale Covid, ma che potranno subire modifiche con la definizione di tutte le domande di cassa integrazione in Deroga ancora non definite.Molte sono le difficoltà economiche di lavoratrici e lavoratori che, a più di due mesi dalla sospensione delle attività produttive – evidenzia il segretario generale della Uil – ancora non ricevono la cassa integrazione. Per cercare di comprendere meglio le dinamiche sul fronte occupazionale e l’efficacia complessiva in termini di sostegno al reddito degli ammortizzatori sociali vigenti, la Uil continuerà a monitorare l’andamento di tutti gli istituti (Cigo, Cigs, Cigd, FIS e Fondi di Solidarietà Bilaterali) messi in campo per la tutela delle lavoratrici e lavoratori.
La situazione del mondo produttivo ed occupazionale va accuratamente osservata sia in termini di velocizzazione delle procedure di erogazione degli strumenti di sostegno al reddito, sia in termini di copertura degli stessi. Riteniamo, infatti, che quest’ultima debba essere ulteriormente dilatata nel tempo non essendo realisticamente sufficienti, per arrivare all’estate, le ulteriori 5 settimane inserite nel DL Rilancio.
Inoltre – dice Tortorelli – se da una parte il blocco dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, combinato con il rafforzamento degli ammortizzatori, ha permesso la tenuta dei lavoratori con contratti a tempo indeterminato, stesso risultato purtroppo non si è avuto per tantissime lavoratrici e lavoratori con contratti a termine. Per loro, infatti, il contratto scaduto non è stato prorogato o rinnovato, tanto da determinare un aumento dall’ 1 marzo al 9 maggio, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, di 106 mila disoccupati.
Altra problematicità è quella connessa alla novità sui contratti a tempo determinato che entrerà in vigore con il DL Rilancio. Con tale Decreto si potranno prorogare e rinnovare senza causale i contratti a termine fino al 30 agosto. Tale limite, in uno stato emergenziale come questo, non garantisce la piena tutela di queste lavoratrici e lavoratori, poiché li espone comunque alla tagliola dell’ 1 settembre in cui dovrebbero chiedere la Naspi per scadenza di contratto.
Tortorelli infine ribadisce la proposta della UIL di un Fondo mutualistico di investimento sociale come strumento moltiplicativo di risorse e reddito per gettare le basi sul dopo emergenza. Uno strumento finanziario a diretta emanazione regionale, con l’ausilio ed il sostegno dei soggetti legati alla rappresentanza sociale ed imprenditoriale.
Pensiamo ad un Fondo Mutualistico di 200milioni di euro, un prestito delle compagnie petrolifere da restituire a partire dal 2022 per la durata delle concessioni petrolifere al netto di quello che devono dare per le #royalties, l’Ires, la fiscalità statale.

CGIL CISL UIL SCRIVONO AL PRESIDENTE BARDI

-- #Covid19 ha messo luce alle ombre del sistema sanitario regionale. Serve la definizione e l'attuazione di un nuovo efficace piano socio-sanitario regionale --

Cassaintegrati e donne della Fca di Melfi tra i più penalizzati dal lockdown. Lo riferiscono il segretario generale della Uil Basilicata Vincenzo Tortorelli e Anna Carritiello componente segreteria (Politiche di Genere) sulla base di dati ricavati da uno studio dell’Ufficio Coesione e Territorio della Uil che raccontano che a parità di guadagni annui i cassintegrati e le molte donne che restano a casa per i figli vedono scendere il reddito più degli autonomi . Una lavoratrice o un lavoratore dipendente Fca in congedo parentale di 30 giorni con retribuzione al 50% su base bimestrale ed il restante congedo parentale a zero ore durante il lockdown ha perso in salario da un minimo di 776 euro ad un massimo di 1504 euro. I numeri – dicono i dirigenti della Uil - mostrano la realtà delle donne con figli che, nelle settimane dell’isolamento a causa del coronavirus, sono quelle che, dal punto di vista economico e lavorativo, hanno perso di più. Specie se dipendenti. In particolare le madri – che a fine anno perderanno quasi un quinto del salario netto - sono quelle più a rischio anche di perdere il lavoro. La cassa integrazione conserva il posto, ma fa calare il compenso e fa parte anche un pezzo di 13esima e 14esima. Ancora più basso il calcolo per i genitori che lavorano come dipendenti se hanno chiesto 15 giorni lavorativi di congedo straordinario rinunciando per qui giorni alla metà dello stipendio. È una cifra che scende ancora se sono stati usati anche i giorni di congedo senza stipendio. Sono sempre più spesso le donne a rinunciare ad andare al lavoro e a utilizzare i congedi. Con le scuole chiuse e la non reperibilità di una baby sitter (oltre ai costi di questa) è la madre in moltissimi casi a restare a casa. Su 9 milioni e 872mila donne occupate in Italia, le madri sono circa 5,4 milioni e, di queste, 3 milioni hanno almeno un figlio con meno di 15 anni. Durante il lockdown hanno lavorato più degli uomini fra smart working e gestione della famiglia. E le loro attività sono le ultime a ripartire e i loro contratti sono spesso precari o comunque meno retribuiti rispetto a quelli degli uomini e, se in famiglia si deve scegliere, a salvarsi è lo stipendio più alto.
Sempre sul congedo parentale, qualche calcolo di approfondimento. 388 euro: questo vale il congedo parentale per chi ha uno stipendio lordo di 1.400 euro. 225 euro per chi ha un part-time a 20 ore settimanali e poco più di 300 per un part-time a 30 ore.
Se aggiungiamo l'ipotetico assegno mensile, per le famiglie con un figlio, di 120 euro (con ISEE inferiore ai 40.000 euro) o di 160 euro (con ISEE annuo inferiore ai 7.000 euro), arriviamo a un massimo di 548 euro.
Misure evidentemente insufficienti, soprattutto considerando che, verosimilmente, nella stragrande maggioranza delle famiglie si deciderà di sacrificare il reddito più basso tra i due coniugi, tipicamente quello femminile, per stare a casa e occuparsi dei bambini. Le donne, che già erano in una condizione economica di debolezza prima di questa crisi - ricordiamo un tasso di occupazione femminile al 50%, con una forte incidenza di part-time, contratti precari e bassi stipendi - rischiano oggi la propria autonomia finanziaria e persino il proprio posto di lavoro.
Servono, al più presto – affermano Tortorelli e Carritiello - servizi di conciliazione adeguati per le famiglie e, nel frattempo, è necessario uno strumento destinato a entrambi i genitori, che copra tutto il periodo in cui i bambini dovranno rimanere a casa e la cui indennità sia pari ad almeno l'80 per cento della retribuzione.

Il messaggio del #PrimoMaggio che il Segretario Generale UIL Basilicata, Vincenzo Tortorelli consegna a tutti i lavoratori e alla società lucana:

"Il primo pensiero va a tutti i lavoratori che in Basilicata in questa emergenza stanno lavorando per garantire la salute dei cittadini e i beni e servizi essenziali, a loro va il nostro ringraziamento.
Il messaggio alla comunità lucana è di stare #uniti per difendere il #lavoro, conferendo a questo primo maggio la prospettiva di un lavoro in salute e sicurezza.
Bisogna prestare attenzione ai temi della #mobilità, agli investimenti per i settori trainanti del #petrolio e dell'#automotive, tra i più esposti alla crisi economica post pandemia, e mettere al centro il #Mezzogiorno già in ritardo per lo storico gap con il resto del Paese. Da qui la proposta della UIL di un #Fondomutualistico di investimento sociale come strumento moltiplicativo di risorse e reddito per gettare le basi sul dopo emergenza. Uno strumento finanziario a diretta emanazione regionale, con l'ausilio ed il sostegno dei soggetti legati alla rappresentanza sociale ed imprenditoriale.
Pensiamo ad un #FondoMutualistico di #200milioni di euro, un prestito delle compagnie petrolifere da restituire a partire dal 2022 per la durata delle concessioni petrolifere al netto di quello che devono dare per le #royalties, l’Ires, la fiscalità statale.
Alla base, il #confronto tra gli stakeholder regionali come condizione necessaria per uscire dalla crisi perchè solo se tutte le forze propulsive economiche, politiche, sociali saranno insieme potremo ottenere un riscatto costruendo un nuovo modello sociale per la nostra comunità.

Per celebrare i 50 anni dello Statuto dei lavoratori - la #legge300 fu infatti approvata il 20 maggio 1970 - le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato un convegno on-line che si terrà

--- mercoledì, 20 maggio, alle 16 --

in diretta streaming sulle pagine Facebook delle tre organizzazioni sindacali e sulla piattaforma LiveGo.

? Interverranno i Segretari Generali Angelo Summa, Enrico Gambardella e Vincenzo Tortorelli; l'On. Cesare Damiano; Marta Fana, ricercatrice di economia al Sciences Po di Parigi; Giuseppe Acocella, rettore dell'Università Giustino Fortunano. I lavori saranno coordinati dal giornalista Vito Verrastro.

"Lo Statuto dei lavoratori, a distanza di mezzo secolo dalla sua approvazione, rappresenta tutt'ora lo scheletro giuridico che disciplina i rapporti tra lavoratori e imprese, a dimostrazione della lungimiranza delle forze politiche che vollero approvarla sotto la guida di Gino Giugni. Per noi resta una sorta di Costituzione di secondo rango che dà piena e organica attuazione ai diritti sociali sanciti dalla Costituzione repubblicana. La legge 300 fu il culmine di un movimento sociale che aveva visto qualche anno primo lavoratori e studenti marciare insieme per un paese più giusto e proprio in quanto espressione delle forze progressive incontrò sul suo cammino resistenze e tentennamenti".

"Mentre il paese piombava nella stagione buia del terrorismo e della strategia della tensione e nelle città risuonava l'eco delle bombe - continua Summa, Gambardella e Tortorelli - il movimento sindacale italiano, con lo Statuto dei lavoratori, seppe guardare avanti rifondando su una più ampia base sociale il patto repubblicano del '48 e aprendo al contempo una feconda stagione di riforme che di lì a poco avrebbe cambiato profondamente il volto della società italiana. Nonostante i ripetuti tentativi, a volte riusciti, a volte sventati, di manomettere e stravolgere il senso di questa legge fondamentale, lo Statuto dei lavoratori si conferma ancora baluardo di diritti e di democrazia. È per questo che, seppure le inedite costrizioni imposte dalla pandemia, abbiamo deciso di celebrare comunque questo appuntamento per ricordare che i diritti non vanno mai dati per acquisiti ma sono una conquista da rinnovare quotidianamente".

"Oggi, mentre il paese è alle prese con le lacerazioni provocate al tessuto economico e sociale dalla pandemia e nella società il disagio rischia di degenerare in rabbia, ribadire l'importanza dello Statuto dei lavoratori assume il significato di un monito a quanti pensano di riproporre in nome dell'emergenza vecchie ricette che, nell'attuale contesto, finirebbero per allargare le disuguaglianze sociali. Questo è il momento della coesione e dell'unità. Dalla pandemia si esce con la consapevolezza che ciascuno è parte di un destino comune e che nessuno può salvarsi da solo. In tal senso, ricordare oggi le conquiste sociali del passato deve essere uno sprono per immaginare nuove e più avanzate conquiste per il futuro del movimento dei lavoratori, con strumenti e diritti adeguati ai tempi, per ampliare la coperta dei diritti e della rappresentanza a chi oggi non ha né diritti, né voce".

L’intervista ai microfoni di Trmtv.it al Coordinatore Regionale UIL Artigianato Basilicata Diego Sileo sulla riapertura delle attività del comparto artigiano.

Da lunedì 18 Maggio inizierà - non senza difficoltà - la fase di ripresa anche nel comparto artigiano in Basilicata. Dalle interlocuzioni con consulenti del lavoro, imprenditori e lavoratori registriamo un grande affanno per questa ripartenza. Una incertezza preoccupante che ci porta a chiedere cosa possa fare l’Ente Regione a supporto di questo settore che più volte, come Coordinamento Regionale UIL Artigianato, abbiamo messo in guardia perché  “debole” per ragioni contrattuali e per la mancanza di strumenti finanziari di supporto alle imprese.

Le difficoltà per questi piccoli imprenditori sono evidenti, ed ora si troveranno a dover far fronte ad una riapertura che prevederà, senza dubbio, grandi costi per la messa in sicurezza e la sanificazione degli spazi per via dei protocolli istituiti dal SSN. Le imprese artigiane sono al collasso e non ci sono ancora in essere strumenti agili per ripartire in sicurezza sanitaria e finanziaria. Pensiamo ai parrucchieri, centri estetici, orafi, impiantisti, falegnami, carrozzieri, panifici e a tutti coloro che a breve dovranno riaprire la saracinesca della loro attività.

E’ una regione, la nostra, che sopravvive grazie al lavoro delle piccole imprese. Non dobbiamo restare a guardare. Dopo il decreto dell’11 Marzo, a seguito dell’interlocuzione tra Governo e parti sociali, immaginavamo che le attività dei piccoli artigiani riprendessero, seppur a ritmo lento, il mese successivo. Il Covid-19 e le informative della Protezione Civile e i dispositivi emanati successivamente hanno rallentato sempre di più questo processo di riavvio delle attività portando a ricadute pesanti su tutto il comparto, con conseguenze pesanti sui lavoratori dipendenti che continuano a vivere un momento molto complicato che ha acuito le situazioni di disagio sociale e in taluni casi di povertà.

Lo strumento del Fondo di Solidarietà per l’Artigianato, istituito da parti sociali e datoriali, che ad oggi tutela oltre 3 mila lavoratori in Basilicata, ha funzionato, sta attualmente lavorando a ritmi serrati, provvedendo al riconoscimento delle somme dovute a ciascun lavoratore iscritto all’Ente Bilaterale Artigianato Basilicata, diventando un ammortizzatore sociale efficiente seppur nelle difficoltà tipiche di uno strumento autonomo. 

Grazie allo sforzo di Fausto Cacciatori, presidente del Fondo di solidarietà bilaterale dell'artigianato, e come UIL, a livello nazionale con il grande lavoro del Coordinatore Nazionale Sasso e della segretaria Confederale UIL Veronese abbiamo chiesto in questi giorni al Ministro del Lavoro Catalfo e dell'Economia Gualtieri di onorare l’impegno preso il mese di Aprile trovando al più presto le risorse per coprire tutta la platea. Verrano dunque attribuite risorse complessive per 1.100 milioni di euro per completare l'erogazione delle prestazioni relative alle 9 settimane di "cassa integrazione" già utilizzate e a fronte delle ulteriori 9 (5+4) settimane previste. In più, è stata creata una riserva economica, di 2.700 milioni di euro, cui potranno avere accesso i Fondi e se non dovessero bastare i soldi in questa fase attribuiti e, fra i soggetti potenzialmente beneficiari, è richiamata la norma istitutiva di FSBA. Nella davvero complicata situazione sotto il profilo sanitario, economico, produttivo, occupazionale, il Comparto Artigiano, nel suo insieme, sta dimostrando di saper reagire. Quelle di FSBA sono le prestazioni erogate con maggior celerità ai lavoratori, direttamente o alle aziende che hanno anticipato (e, nel disastro complessivo che sta travolgendo le lavoratrici ed i lavoratori che attendono l’Inps o il passaggio di carte dalle Regioni…). Gli accordi per l’applicazione del Protocollo per la ripresa delle attività produttive “in sicurezza” sono già stati sottoscritti in molte regioni ed altre arriveranno a breve, con al centro l’azione degli Rlst e l’attività della rete OPNA-OPRA-OPTA.  Il Fondo per la sanità integrativa (San.Arti.) ha allargato le protezioni e generosamente sostenuto la sanità pubblica. Fondartigianato, invece, ha adottato nei giorni scorsi una specifica linea di finanziamento della formazione in materia di igiene e lavoro in sicurezza nonché rimodulazione dei processi produttivi in conseguenza del virus. E le provvidenze, per lavoratori e aziende, gestite dalla bilateralità regionale non si sono certamente fermate, anzi sono state rafforzate in molti contesti.

In Basilicata dobbiamo iniziare a progettare nuove linee guide per rafforzare il comparto andando oltre gli strumenti nazionali. Nessun artigiano deve essere lasciato solo. Lo chiediamo anche alla politica locale provando, finanche con il supporto delle parti sociali, di mettere a bilancio un fondo agile, senza procedure stringenti, per consentire una ripartenza del settore che dal 18 Maggio vede finalmente il via libera.

Come UIL di Basilicata auspichiamo che il grido dell’artigianato lucano arrivi ai tavoli della Giunta e del Consiglio regionale di Basilicata, e che porti al più presto a far comprendere che siamo ancora in tempo per evitare una crisi storica del settore. E’ il momento di ripartire con coraggio, ma soprattutto con sinergia.